Gli Horror del 2020: ovviamente una top 20 – Seconda Parte

Se avete seguito un minimo l’horror in questo anno disgraziato, non credo avrete poi molte sorprese nella seconda parte della mia lista, se non altro perché non ci vuole niente ad andare per esclusione. Più che altro, la difficoltà è stata nell’attribuire un ordine di preferenza ai film. Alla fine, ha prevalso il celeberrimo e scientifico criterio dei “cazzi miei”, ovvero più un film mi ha colpita sul piano personale, più so trova in alto, perché dopotutto si equivalgono e la qualità è, in ogni caso, molto molto alta. Il primo posto è stato in bilico fino a tre minuti prima di sedermi a scrivere il post, anzi, lo è ancora e probabilmente deciderò a sentimento poco prima di pubblicare.
Ma basta mettere le mani avanti, veniamo a noi.

10. Vivarium – Regia di Lorcan Finnegan

Non è, per fortuna, un film sulla quarantena (anche perché è stato girato nel ’19), ma è il film che, meglio di tutti, riesce a restituire lo stato d’animo da quarantena vissuto da molti di noi nel corso di tutto l’anno: l’isolamento, la ripetitività di giornate tutte uguali, l’essere confinati in uno spazio angusto da cui non è possibile uscire. Eppure, se fosse solo questo, la sua portata sarebbe, per così dire, limitata a lasso temporale (si spera) breve. Invece Vivarium ha anche tante cose da dire sul concetto di famiglia tradizionale, sui ruoli di genere (lui che in pratica crepa scavandosi da solo la fossa, lei che accetta con passività di essere la datrice di cure principale, tanto per dire le prime due cose che mi vengono in mente), ed è un’esperienza da incubo, surreale nella messa in scena e nella struttura, ma fin troppo vicino alla nostra esistenza nei contenuti.

09. His House – Regia di Remi Weekes

Molto spesso mi è capitato di dire che, la grande novità apportata dall’horror più recente al cinema è stata un cambiamento graduale ma irreversibile del punto di vista da cui si guardano le cose e, di conseguenza, da cui si raccontano le storie. Non c’è più una sola esperienza umana (indovinate quale) considerata universale, ma finalmente ce ne sono innumerevoli, e nessuno mi toglierà dalla testa che sia stato l’horror, per primo, a portare avanti questa tendenza. Ho le prove. His House potrebbe rappresentare il manifesto della moltiplicazione e arricchimento di prospettive: è un horror politico che racconta il dramma dei due rifugiati dall’interno e ci priva di ogni appiglio o senso di familiarità che di solito rendono digeribili queste storie per un pubblico bianco e occidentale. Come bonus, te la fare nei pantaloni a più riprese. Cos’altro si può chiedere a un film?

08. Color Out of Space – Regia di Richard Stanley

Nessuno ci credeva, al ritorno di Richard Stanley dopo quasi 25 anni di assenza dal grande schermo. Neppure io ci ho creduto fino in fondo, soprattutto quando è arrivata la notizia che c’era di mezzo NIcholas Cage, oramai diventato un meme vivente e non più un attore. E invece, Stanley ci ha buggerati tutti e ha adattato Lovecraft con classe, indipendenza e il giusto grado di devozione, riscuotendo un enorme successo di pubblico e critica, tanto che ora è al lavoro su altri due film tratti dal grande scrittore. È persino riuscito, anche se solo fino a un certo punto, a contenere Cage e a relegarlo sullo sfondo, almeno fino all’ultimo quarto d’ora. Ma lì il film impazzisce completamente, e ci sta pure che Cage crei il panico.
L’impressione è quella di avere un regista che, in questi 25 anni, si è sempre aggiornato. Non so se lo abbia fatto davvero o se il suo è “solo” un talento naturale, ma il risultato è di una modernità sconcertante.

07. Hunter Hunter – Regia di Shawn Linden

Di questo ne abbiamo parlato da pochissimi e anzi, è stata l’ultima recensione del 2020: come potete vedere, ha fatto una certa impressione alla vostra affezionatissima, dato che si trova qui. È una strana bestia di survival, Hunter Hunter, ed è fortemente consigliata la sua visione a stomaco vuoto. Anche qui, vale lo stesso avvertimento dell’articolo a esso dedicato: vedetelo senza alcuna nozione, non guardate neppure il trailer, per una volta tanto, lasciatevi cogliere con la guardia abbassata. E andrà a finire che pure voi ve ne innamorerete come me.

06. Possessor – Regia di Brandon Cronenberg

Brandon Cronenberg è cresciuto, maturato e si è pure incazzato il doppio rispetto a 8 anni fa. Possessor è un film di una ferocia inaudita, rabbioso e violento, e tuttavia sempre raggelante come Antiviral. È evidente che Cronenberg sta costruendo un universo filmico di distopie pericolosamente vicine al presente, tanto che definirle distopie pare quasi un eccesso di ottimismo. Se dico che sto rischiando di preferirlo al padre, mi volete ancora bene? Comunque, in questi casi mi sembra si dica “clamorosa conferma”, o qualcosa del genere. Un grosso passo avanti rispetto ad Antiviral, che già era bellissimo di suo.

05. Gretel & Hansel – Regia di Oz Perkins

Abbiamo l’erede di In Compagnia dei Lupi, signori, e ce lo ha donato un altro figlio d’arte (raccomandato, dirà qualcuno), che fino alla sua terza prova dietro la macchina da presa mi aveva sempre lasciato un senso di incompiutezza: bravo, per carità, esteticamente raffinato, ma un po’ involuto e spesso vuoto per quanto riguarda la struttura del racconto. Con Gretlel & Hansel, Perkins ovvia all’inconveniente dei suoi film precedenti, in parte perché la storia è vecchia come il mondo e lui ne rispetta tutti gli snodi fondamentali, in parte perché quegli aggiustamenti e aggiornamenti che apporta al cuore stesso della vicenda funzionano benissimo. Se fate parte della schiera di strambi individui cui ha infastidito il cambio del titolo, girate al largo e nessuno si farà male.

04. The Invisible Man – Regia di Leigh Whannel

Il Dark Universe è vivo e lotta insieme a noi, perché se lo è preso la Blumhouse che sa come si fanno certe cose, e infatti via i budget faraonici e i baracconi da blockbuster, ed ecco una dimensione più intima e ridotta, da camera, come nella migliore tradizione della Casa di Jason Blum.
Di nuovo, siamo nell’ambito del dirottamento del punto di vista tanto caro all’horror più recente: in questo caso, si passa da quello dello scienziato corrotto dalla sua invenzione, a quello della vittima dei suoi abusi, la moglie che finalmente ha il coraggio di lasciarlo e la paga cara, non solo perché lui è un sociopatico che può rendersi invisibile, ma perché nessuno le crede. Interpretazione gigantesca di Elisabeth Moss e grandissimo lavoro di scrittura e regia da parte di Whannel, cui rinnovo le mie scuse.

03. Swallow – Regia di Carlo Mirabella-Davis

Il primo film sul podio è anche quello meno classicamente horror del nostro breve excursus, ma noi da queste parti non ci formalizziamo troppo sulle etichette e sappiamo che l’horror è diventato il genere più malleabile e liquido, capace di infilarsi e infiltrarsi dappertutto. Mirabella-Davis è un esordiente e, per raccontare questa stranissima storia di disturbi alimentari poco noti, si ispira a sua nonna, rinchiusa in un istituto e poi lobotomizzata perché si lavava ossessivamente le mani.
Di grandi interpretazioni femminili il 2020 è stato davvero pieno, ma credo di poter affermare senza tema di essere smentita che quello di Haley Bennet è stato uno dei ruoli più complessi e coraggiosi. Swallow è un body horror senza una sola goccia di sangue, ed è anche il racconto di una persona che si riappropria del suo corpo. Se ve lo siete persi a marzo, recuperatelo e amatelo.

02. The Dark and the Wicked – Regia di Bryan Bertino

Bertino, l’autore horror più sottovalutato dell’universo conosciuto, qui firma il suo capolavoro, un film da non affrontare a cuor leggero, perché è di un nichilismo e di una disperazione senza pari, con una concezione di Male assoluto, inspiegabile, senza compromessi, con cui non si può scendere a patti e, se per capriccio ha deciso di prenderti di mira, finirà per annientarti, prima psicologicamente e poi fisicamente, fino a non lasciare nulla di te. L’ho visto due volte di fila, nella stessa sera, e non credo che avrò più la forza di rivederlo, perché tocca delle corde troppo profonde e mi dice cose che non voglio sentire. Però è giusto che si trovi qui, quasi a pari merito con la prima posizione.

01. Relic – Regia di Natalie Erika James

Il film di Bertino e questo di James hanno in realtà un impianto concettuale molto simile, ma quello che Bertino ti grida in faccia brutalmente (assestandoti anche un paio di ceffoni, sia mai che tu non comprenda tutto e subito), Relic te lo dice con la dolcezza di un abbraccio che, credo, resterà nella mente e nel cuore di chi ha avuto la fortuna di vederlo.
Ho un fortissimo déjà-vù del 2014, quando Babadook si trovava in cima alla mia lista di preferenze dell’anno: anche qui abbiamo una regista esordiente e, come Jennifer Kent, James è australiana. Intendiamoci, sono due registe molto diverse, e Babaook e Relic sono due film che non si somigliano neanche un po’, tranne forse per il fatto di svolgersi in interni grigi e in disfacimento. E tuttavia, sono felice di tornare a mettere una donna in cima alla classifica, e sono felice che venga dalla mia terra promessa, ovvero l’Australia.
Relic ha un significato molto particolare per me ed è difficile essere oggettiva nel giudicarlo: è ancora troppo vicino il trauma e ancora la ferita non si è rimarginata, semmai lo farà, e non credo. Però mi consola non essere l’unica ad averlo eletto horror dell’anno; lo hanno fatto anche i ragazzi di Bloody Disgusting, e se non vi fidate di me, almeno fidatevi di loro.

12 commenti

  1. Tra quelli visti della classifica il mio preferito è The invisible man, a cui non ho trovato un difetto e che mi ha veramente agghiacciato. Per il resto, cercando un po’ di “leggerezza” in questi giorni, per capodanno mi butterò su The mortuary collection.

    1. The Mortuary collection è davvero un gran divertimento!

  2. Cavolo, di questi ne ho visti 4 su 10, neanche troppo male, dai! “The Invisible Man” uno dei migliori horror del decennio, imho. “Possessor” mi ha fatto schifo, così come pure “Antiviral”. “Color out of space” molto carino, specie per il body horror (la madre era spaventosa). “Relic” carino, ma noiosetto. Sai che non è il mio genere 😀

    1. No, Relic non è decisamente il tuo genere 😀
      Però per me ha toccato delle corde davvero profonde e l’ho trovato di una poesia irraggiungibile.

  3. Ne ho lette di cotte e di crude sul film di Nicolas cage 😝

  4. Me ne mancano due!..Vivarium e Relic li ho trovati straordinari..Possessor è veramente un pugno nello stomaco…His House mi ha commosso..the dark and the Wicked a mio avviso è stato sottovalutato.

    1. Forse perché è uscito a metà novembre e non c’è stato il tempo per metabolizzarlo. Comunque sì, è stato fatto passare un po’ in sordina!

  5. Riguardo a Color Out of Space, che dire… abbiamo aspettato quasi 25 anni il ritorno di Stanley su grande schermo, ma ne è decisamente valsa la pena (e anche Nicholas Cage qui, alle prese con un orrore lovecraftiano di alto livello, funziona più del solito) 😉
    Splendido anche His House, tra gli altri (meritevoli) titoli compresi nella seconda parte della lista…
    P.S. Buon Anno (con tutto il cuore, davvero) ❤

    1. Buon anno a te, Giuseppe, e speriamo che il prossimo non faccia schifo come questo ❤

  6. Un bel ventello!
    Auguroni Lucia

    1. Pare che anche quest’anno l’horror non ci stia a morire 😀
      Tanti auguri anche a te!

  7. Maria Alessandra Cavisi · · Rispondi

    Sapevo che avrei trovato Relic al primo post, film davvero straordinario. Di questi mi manca solo Hunter Hunter. Tutti gli altri li ho amati e apprezzati molto.

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