Hunter Hunter

Regia – Shawn Linden (2020)

Nel marasma di fine anno, Hunter Hunter rischia di passare inosservato, come spesso succede ai film horror che escono nel periodo delle feste. La gente ha voglia di allegria e spensieratezza, dicono. Io invece vorrei ci fossero più film come questo. Vi avviso: non leggete il mio post se ancora non lo avete visto, perché potreste rovinarvi una delle esperienze cinematografiche più forti del 2020. E non soltanto perché c’è Devon Sawa che fa il papà, quello è uno shock culturale da sommare alla già citata Mena Suvari che fa la mamma, due prove inconfutabili del nostro invecchiamento. Hunter Hunter è un film che si dovrebbe vedere senza alcuna nozione su trama o personaggi. Andateci alla cieca e poi mi dite. Ovviamente, farò parecchi SPOILER.

In teoria, è un thriller survivalista come ce ne sono tanti: una coppia sposata con figlia tredicenne a carico vive in una baita nei boschi, isolata dal resto dell’umanità, e sopravvive vendendo le pelli degli animali e mangiandone la carne. Papà Joseph e la di lui figlioletta passano le giornate a mettere trappole, mentre la mamma, Emma (Camille Sullivan, su cui poi torniamo), si smazza le incombenze tipo caricare il bottino di caccia sul furgone e andare a vendere il tutto allo spaccio del paesino più vicino. Ora, ci sono due problemi: il primo è che Emma è stufa di fare questa vita e preme perché suo marito la smetta di comportarsi come un uomo delle caverne e accetti l’esistenza del vivere civile; il secondo è la minacciosa presenza di un lupo, solitario e incattivito, che si aggira proprio nei dintorni della loro capanna. Il nostro Sawa, un bel giorno, parte per mettersi sulle tracce dell’animale e non torna più indietro, lasciando Emma e la giovane Renee da sole a dover sopravvivere in un ambiente sempre più ostile. La faccenda si complica ulteriormente con l’arrivo di un uomo ferito e bisognoso di cure (Nick Stahl) che racconta di essere stato aggredito dal lupo a pochi metri dalla cabin in the woods delle protagoniste.

In pratica, è un thriller survivalista molto classico per circa un’ora e dieci minuti, che procede persino un po’ sonnacchioso, soprattutto nella prima parte quando assistiamo alla vita quotidiana dei nostri eroi nei boschi, una routine durissima, che comincia la mattina quando è ancora buio e finisce a tarda sera, frutto di una scelta che a noi appare del tutto incomprensibile e che infatti comincia a pesare parecchio sulla povera Emma, di cui non sappiamo quasi nulla, se non che, forse, arriva da un ambiente un po’ diverso, più addomesticato, rispetto a quello del marito. La sua improvvisa scomparsa, la lascia con una serie di grattacapi non indifferenti, tra cui quello di procurarsi da mangiare e di difendersi dal lupo.
Ma non è il lupo il vero problema di Emma, come del resto non lo era di Joseph, perché c’è un predatore molto più pericoloso in quei boschi.
Tutto ben gestito, ma prevedibile, direte voi, e infatti Hunter Hunter si segue sapendo già dove andrà a parare, se non che a un certo punto impazzisce malissimo, impazzisce entrando in modalità infernale, e tu sei lì che pensi: “ah sì, è il solito thriller nei boschi con il lup… OH PORCA MERDA CHE CAZZO STA SUCCEDENDO?”
Ecco, mi scuso per il maiuscolo e per il linguaggio poco critico, ma non avrei proprio saputo spiegarlo meglio.

Cominciamo col dire che, se vostra moglie vi dice che è stanca dello stile di vita non propriamente urbano da voi scelto, forse sarebbe il caso di ascoltarla, perché in fondo, andando a sintetizzare al massimo, Hunter Hunter parla di questo: di una donna che ha ragione su tutto e paga un prezzo altissimo per gli errori altrui; parla di un uomo così cocciuto e così convinto delle proprie capacità survivaliste, da ignorare, volutamente, ogni campanello d’allarme e da andarsene impettito incontro alla morte; parla di come un certo tipo di vita arrivi a indurirti, e non in senso positivo: non c’è nulla di eroico o romantico o addirittura epico nella sconfitta umana di Emma e nella sua folle e disperata vendetta, anzi. E, se non fossimo abituati ad anni e anni di film che esaltano certi personaggi e ne fanno dei modelli di riferimento, forse non ci troveremmo impreparati di fronte alla brutalità del finale di Hunter Hunter: l’ho rivisto due volte, e in realtà è preparato con cura, non arriva a sorpresa, è anzi la logica conclusione di tutto quello che abbiamo visto in precedenza.

Nonostante si resti attoniti di fronte a tanta violenza (e vi assicuro, credo sia la sequenza più estrema dell’anno, senza rivali proprio), è la desolazione della scena finale che, ne sono certa, ci accompagnerà a lungo: la svolta che tramuta Hunter Hunter in un revenge movie è portata avanti dal regista Linden senza un briciolo di compiacimento, ma come un qualcosa di inevitabile; raggiunto il punto di rottura, Emma smette di essere umana ed eccola applicare su chi le ha fatto del male, anzi, le ha tolto ogni cosa, le lezioni apprese dal marito in tutti gli anni passati nella capanna. Non ha scelta: non ci sono autorità a cui rivolgersi, ci ha provato e nessuno le ha dato retta; se la polizia si fa viva, lo fa sempre troppo tardi. Emma è sola, ed è incattivita come il lupo di cui aveva tanta paura.

Più che Devon Sawa, la “star” del film, che comunque sparisce dalla circolazione dopo una quarantina di minuti, il fulcro intorno a cui ruota Hunter Hunter è Camille Sullivan. Io questa attrice non la conoscevo proprio. Scorrendo la sua lista di film e serie tv su Imdb, mi rendo conto di averla vista in svariate circostanze, ma di non averle mai prestato più di tanta attenzione. In un 2020 horror pieno zeppo di interpretazioni femminili straordinarie (Elizabeth Moss, Emily Mortimer e Haley Bennet), la sua potrebbe non ottenere il riconoscimento che merita, eppure credo che sia tranquillamente al livello delle sue colleghe, se non anche un paio di spanne sopra.
Voi lo sapete che la vostra affezionatissima, ogni anno, trova un horror un po’ al di sotto dei radar di cui innamorarsi. Un film un po’ meno chiacchierato degli altri, ma che cerco di spingervi a guardare con ogni mezzo a mia disposizione. Quest’anno l’innamoramento è sopraggiunto proprio all’ultimo secondo utile: Hunter Hunter non è l’horror migliore dell’anno, tutt’altro, ma gli ultimi venti minuti mi sono rimasti nel cuore. E anche nello stomaco rivoltato: mi sono tornati su tutti i pranzi dal ’78 a oggi. Siete avvisati.

8 commenti

  1. Lucia mi hai fatto venire acquolina in bocca ma dove lo trovo ora questo capolavoro ??😭😭

  2. O.K., allora mi impegno a NON leggere il post prima di aver visto il film 😉

  3. Ahia che botta.
    Nei commenti si può far spoiler? Nel dubbio avviso spoiler!
    Il film è bello, ben costruiti i personaggi, i poliziotti che vedi per poco ti restano nel cuore, la rossa pure, descritta perfettamente con nulla.
    Quel non vedere la figlia e nel mentre l’inquadratura ferma sulla madre nel finale ti uccide. Ti uccide. Non è nemmeno il termine giusto vendetta quel che succede dopo. Non sembra giusta, nè catartica, nè atto di rabbia. La scelta sonora è pazzesca (in tutto il film), il muto finale ti lascia svuotato.

    1. L’importante è avvisare, poi facciamo tutto gli spoiler del mondo!
      Comunque sì, è una mazzata, ed è meglio arrivarci senza avere la più pallida idea di quello che ci aspetta.

  4. Maria Alessandra Cavisi · · Rispondi

    Con questi ultimi venti minuti e questa violenza inaudita ovviamente mi hai incuriosita parecchio. Segno anche questo nell’insormontabile lista di cose che ho da guardare.

  5. Appena finito di vedere, gran bel film; adoro i racconti che iniziano lenti, dove la tensione sale piano piano, ma lungo tutto il film, fino ad arrivare alla deflagrazione finale.
    E poi

    SPOILER

    bellissima la scena finale vissuta tramite la musica che Emma ascolta nelle cuffie.

    Personalissima classifica delle attrici che hai citato:
    Haley Bennet
    Camille Sullivan
    Elizabeth Moss
    Emily Mortimer

  6. Finito di vedere ora e mi sono precipitato a leggere il tuo commento.
    Innanzitutto grazie, per me non è il migliore horror dell’anno, è il secondo migliore horror dell’anno 😀
    Per il resto niente, neanche spoiler, puro annichilimento emotivo.

    1. C’è poco da fare: ti calpesta. Ne esci sminuzzato. Quella musica poi…

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