I Miei Horror Preferiti: Gli Anni ’90

Devo dire che, rispetto alle vie crucis precedenti, gli anni ’90 si sono rivelati un’impresa relativamente semplice: è vero che, col tempo, sono arrivata a rivalutare gli horror, ed è vero che il Ciclo Zia Tibia dell’estate 2020 sarà dedicato agli anni ’90, ma è anche vero che il campo di scelta è molto più ristretto e individuare i film preferiti costa meno sensi di colpa e dolori di panza.
Ciò detto, ci saranno alcune decisioni scontatissime, mentre altre hanno sorpreso me stessa per prima, soprattutto una, che ho difficoltà a capire io, figuriamoci a spiegarla a voi, ma ci proveremo. Apriamo le danze.

1990: L’Esorcista III – Regia di William Peter Blatty

E cominciamo subito con una scelta poco ortodossa, considerando il ben di Dio uscito nel 1990. Vi faccio un rapido elenco: Misery, Cabal, Jacob’s Ladder, Tremors, per citare soltanto i più famosi, e io vado a estrarre il terzo seguito di un capolavoro riconosciuto anche da chi con l’horror bazzica poco. Mi fa male soprattutto escludere Jacob’s Ladder, ma al cuore non si comanda, e l’accoppiata Blatty e George C. Scott che meditano sul male e sulla presenza di Dio nel mondo alla fine vincono. 
Perché è il mio preferito: se posso essere rozza e poco sottile, credo che in questo film ci sia il più bel jump scare della storia del cinema. 

1991: Il Silenzio degli Innocenti – Regia di Jonathan Demme

Qui, invece, non c’è neanche da porsi la questione, perché Jonathan Demme (ci manch) sbaraglia la concorrenza senza alzare neanche un sopracciglio: semplicemente, qualunque horror, e non solo, uscito nel ’91 è imparagonabile, per qualità e impatto a Il Silenzio degli Innocenti. Se qualcuno dovesse cercare di convincervi che non si tratta di un horror, siete pregati di mostrargli l’uscita ed emanare nei suoi confronti un’ordinanza restrittiva, per eradicarlo più facilmente dalla vostra vita. 
Perché è il mio preferito: oltre al fatto non trascurabile di aver portato l’horror in cima al mondo per la prima volta da quando esiste il premio Oscar, siamo in presenza di un’opera in grado di definire non soltanto un genere, ma anche un’epoca cinematografica. 

1992: Dust Devil – Regia di Richard Stanley

Mi dispiace per Candyman, ma che gli volete dire a un film che riusciva a essere bellissimo persino mutilato in maniera sconcia e indecente? Davvero, con tutto l’amore che posso provare per l’uomo con l’uncino di Barker e Rose, Dust Devil è unico nel suo genere, è l’opera di un artista, di un pazzo e di un visionario, che infatti ha dovuto aspettare quasi trent’anni per tornare alla regia. 
Perché è il mio preferito: non esiste un’altro horror con questa atmosfera. Vi sfido a trovarlo. 

1993: Cronos – Regia di Guillermo del Toro

Conscia di rischiare la lapidazione, scelgo l’esordio di Guillermo mio invece di Raimi, ma proprio tutta la vita senza voltarmi indietro. Una storia di vampiri così atipica e personale, per di più al primo film in carriera, è segno di avere a che fare con un regista destinato a lasciare un’impronta indelebile sul cinema, e infatti è di del Toro che parliamo, che lo so, dopo aver fatto man bassa di Oscar nel 2018, è passato per alcuni dalla parte del nemico (ma già ci era passato ai tempi di Pacific Rim, quindi non è un problema che mi riguarda), ma non ha mai toppato un film in 27 anni di carriera. 
Perché è il mio preferito: del Toro e io abbiamo la stessa concezione di horror. Fatemi causa.

1994: Dellamorte Dellamore – Regia di Michele Soavi

Esiste ancora qualche anima miserabile convinta che l’ultimo horror di Soavi sia una specie di film spazzatura su cui sghignazzare scompostamente. Provo tanta pietà nei loro confronti, perché non hanno idea di cosa sia la poesia del macabro e comunque finiranno all’inferno. Come tutti quelli che prendono sottogamba Soavi, del resto. Non è una scelta scontata, perché nel ’94, a fare concorrenza troviamo il primo esperimento metacinematografico di Craven e uno dei film più strani (e migliori) di Peter Jackson, ovvero Creature del Cielo. Ma credo che Dellamorte Dellamore superi tutti a sinistra. 
Perché è il mio preferito: è il canto del cigno dell’horror italiano. Triste e bellissimo. 

1995: Il Seme della Follia – Regia di John Carpenter

Scelta scontatissima, eppure doverosa. Per i pedanti: sì, il film è stato prodotto nel ’94, ma è uscito in sala soltanto l’anno successivo, e qui fa fede la data di distribuzione, quindi non fate storie. Per molti, è il punto più alto raggiunto da Carpenter in tutta la sua carriera, e non riesco a dar loro torto, anche se per quanto mi riguarda non esistono punti bassi nella carriera di Dio. Però va detto che, con Il Seme della Follia, John raggiunge l’apice del suo percorso artistico, e realizza l’horror perfetto. 
Perché è il mio preferito: è un film teorico, se vogliamo. Fa, con la narrativa, quello che avrebbe fatto l’anno dopo Craven con il cinema, ma in maniera meno “popolare”.

1996: Scream – Regia di Wes Craven

Dai, su, avevate qualche dubbio in proposito? Se ce lo avevate, o siete capitati da queste parti per la prima volta (e in tal caso, benvenuti), oppure tutti questi anni non vi sono bastati. Curiosamente, ho fatto da pochissimo una maratona in quarantena di tutti e quattro i film, e il fattore invecchiamento rasenta lo zero. Soprattutto il capostipite della saga, è ancora un film che scorre come una locomotiva sui binari, non annoia un secondo, e persino i giochetti meta, che dovrebbero essere quelli a cui il tempo ha fatto il servizio peggiore, funzionano ancora. Immortale, storico, imprescindibile Scream. 
Perché è il mio preferito: avete sul serio bisogno di saperlo?

1997: The Night Flier – Regia di Mark Pavia

Per il ’97 è stata una gara a due senza esclusione di colpi tra Mark Pavia e Paul W. Anderson, vinta dal primo per un soffio, e nonostante io li ami quasi allo stesso modo. Alla fine ha prevalso uno dei migliori adattamenti kinghiani mai realizzati, e anche uno dei meno noti, caduto nel dimenticatoio troppo presto. Nel mentre stiamo ancora tutti qui ad aspettare una sua uscita in Blu Ray, se non è chiedere troppo. Gli anni ’90 sono pieni di ottimi vampiri. Per quanto mi riguarda, del Toro e Pavia si portano a casa i più suggestivi. 
Perché è il mio preferito: se mai nella vita dovessi tenere una lezione su come si mette in scena una trasposizione da un racconto breve, userei The Night Flier come esempio. 

1998: The Faculty – Regia di Robert Rodriguez

Lo sappiamo tutti che il miglior horror del ’98 è Vampires, ma io mi sono imposta come regola quella di non mettere mai due o più film di uno stesso regista, e quindi arriva buon secondo questo strano ibrido tra teen horror alla Scream e fantascienza sulla falsa riga de L’Invasione degli Ultracorpi, diretto da un Rodriguez in formissima. Rivisto di recente (perché quando parti con Scream, poi passi alla sua progenie), è ancora un film delizioso, perché sfugge dall’ingombrante ombra del genitore Craven, in parte cambiando genere, e in parte cambiando regole. Cast pazzesco, tra giovani divi dell’epoca e veterani che si divertono un mondo. Ma il mio cuore batte sempre e soltanto per Clea DuVall.
Perché è il mio preferito: è l’unico film che esce vincitore dall’emulazione della scena del test de La Cosa. Scusate se è poco. 

1999: Echi Mortali – Regia di David Koepp

E qui so di cogliervi in contropiede, perché tutti vi aspettavate Blu Profondo, e me lo aspettavo anche io, sinceramente. Poi, una rapida occhiata al post dedicato al 1999 mi ha fatto capire che, con tutto il mio folle amore per gli squali e per Renny Harlin, Echi Mortali è la più bella ghost story degli anni ’90 ed è vittima di una sottovalutazione quasi criminale. Io ve ne parlerò finché avrò vita, e se è necessario, vi obbligherò con la forza a vederlo. 
Perché è il mio preferito: Richard Matheson. E non ho altro da dire su questo argomento. 

22 commenti

  1. eh ne ho visti due ^^
    di uno ho letto anche il libro prequel

  2. Ivo Salvatico · · Rispondi

    Credo che una delle regole base della vita sia non prendere mai sul serio qualcuno che considera spazzatura Dellamorte Dellamore.

    1. Sono dei poveri infelici.

  3. valeria · · Rispondi

    con questo post mi hai ricordato che devo assolutamente recuperare “the night flier” e riguardare “il silenzio degli innocenti” 😀 vado con la mia classifica!

    1990: (anno di nascita della sottoscritta) tremors. mi piange il cuore a sacrificare “misery”, ma non si poteva fare altrimenti.
    1991: the people under the stairs
    1992: bram stoker’s dracula
    1993: the dark half
    1994: dellamorte dellamore, senza pensarci neanche mezzo secondo.
    1995: haunted, a mio parere uno dei film sui fantasmi più inquietanti e sottovalutati di sempre.
    1996: scream (con “the frighteners” ex aequo sul podio)
    1997: the devil’s advocate (uno di quei film visti da ragazzina che mi fece venire gli incubi per giorni XD)
    1998: ring
    1999: e come al solito, dev’esserci almeno un anno che mi fa penare. allora, andando di pancia dico “blu profondo”. non posso però non aggiungere anche “sleepy hollow”, “stigmata” e “stir of echoes”. come cavolo si fa a scegliere, mannaggia! XD

    1. Sei del ’90? Ma sei una pupa! Giovanissima. E io mi sento improvvisamente decrepita 😀

  4. […] così la mia vicina di cella e complice Lucia Patrizi ha postato su Il Giorno degli Zombi i suoi dieci film preferiti della decade 1990-1999, e come al solito è difficile non concordare […]

  5. Concordo totalmente con questa lista a parte il film del 98. Sopratutto Night Flies, visto al cinema se ripenso al finale tremo ancora.
    Pavia che fine ha fatto? Come mai registi anche molto bravi poi scompaiono? Ma che è c’è una specie di Reneè Ferretti che elimina quelli che non girano a cazzo di cane?

    1. Mark Pavia ha diretto un ottimo slasher nel 2016, Fender Bender. Ora stava finendo un altro horror. Diciamo che ci ha messo quasi 20 anni, ma è tornato al lavoro a pieno regime!

  6. All’epoca quando vidi Dellamorte Dellamore e dissi che secondo me e’ un gran film, fui sbeffeggiato pubblicamente.. Siamo un club, ma stiamo bene cosi’ tra di noi!

    1. Siamo pochi eletti.

  7. Annarita · · Rispondi

    il problema, l’unico problema, di Dellamorte Dellamore , è che-per dirla alla Renè Ferretti sopracitato- ha per protagonista una VERA cagna maledetta…

    1. Verissimo, ma ha un ruolo tale da farla recitare il meno possibile, è più una presenza che un personaggio, ha pochissime battute e quindi è meno fastidiosa del previsto.

  8. Ottima scelta di titoli, non c’è che dire

  9. Niko Tanopulos · · Rispondi

    Concordo con una buona metà dei titoli.

    Premettendo che gli anni novanta sono ricchi di film a cavallo tra i generi thriller e horror e che io sono di manica larga (se un film ha un certo sapore, se si rifà ad un certo immaginario… lo arruolo nell’”armata delle tenebre”), ecco la mia lista:

    1990: Allucinazione perversa (ma Adrian Lyne è sfuggito ai Graboids solo per un soffio)
    1991: Il silenzio degli innocenti (devo controllare attentamente il fondo della mia auto: Max Cady potrebbe cercarmi per vendicarsi)
    1992: Dust Devil (bellissimo)
    1993: Cronos (idem)
    1994: Il guardiano di notte (di certo non un capolavoro ma instilla una sana inquietudine ad ogni visione. Il Meta-Freddy segue ad un’incollatura. Quando da ragazzino vidi Dellamorte Dellamore rimasi molto contrariato in quanto me l’avevano spacciato come “il film di Dylan Dog”. Non l’ho più rivisto da allora, dovrei recuperarlo)
    1995: Il seme della follia (El dia de la Bestia sul podio: la presenza di Gianni Ippoliti è straniante ma coerente al contesto di folle cialtroneria.)
    1996: Scream (Tesis mi piacque moltissimo, ma il film di Craven regge meglio alla risoluzione dell’intreccio giallo. Scream te lo godi la seconda volta, la terza, la quarta…)
    1997: Funny Games
    1998: Vampires (troppo divertente! Forse James Woods è stato lasciato eccessivamente allo stato brado ma chi sono io per criticare il Maestro?)
    1999: Audition (palloso per l’80 %, ma quel che rimane ti fa sbriciolare i denti per la tensione)

    1. Anche qui siamo assolutamente di manica larga, con una concezione dell’horror che più elastica non si può.
      Su Dellamorte Dellamore, fu una strategia suicida, quella di spacciarlo, ai tempi, come il film di Dylan Dog, quando non lo è affatto.
      Fece perdere al film un sacco di consensi e un sacco di potenziali spettatori, quando il passaparola fece capire a tutti che no, non era il film su Dylan Dog.
      Pessima strategia.

  10. Stefano69 · · Rispondi

    Bellissimo elenco, devo ancora vedere The night flier e Dust Devil, inoltre confesso (non lapidatemi) che all’epoca Dellamorte Dellamore non mi lasciò un ricordo indelebile, ma mi sento in obbligo di rivederlo quanto prima.
    Spulciando negli anni ’90, vedo che spesso la scelta del film preferito è difficile, ma altrettanto spesso è obbligata, ecco quindi la mia lista.
    1990 Jacob’s Ladder (mi rifiuto di usare il titolo italiano)
    1991 Il silenzio degli innocenti
    1992 ex aequo per Candyman e Dracula
    1993 Bagliori nel buio
    1994 Intervista col vampiro
    1995 Il seme della follia
    1996 Scream
    1997 Punto di non ritorno
    1998 The faculty
    1999 Echi mortali

    1. Dellamorte Dellamore può lasciare spiazzati, su questo non c’è dubbio. E neanche deve per forza piacere. Ridicolizzarlo senza alcuna motivazione plausibile, è un’altra cosa, quindi stai tranquillo, nessuna lapidazione, anzi 😉
      Ottimo elenco!

  11. Giuseppe · · Rispondi

    Questa volta è più facile! Abbiamo solo due titoli non in comune…
    1991: La Casa Nera (horror politico e sociale di rara potenza)
    1998: Ring (spiace per Vampires ma questo è un J-Horror imprescindibile, oltre ad essere rimasto a tutt’oggi uno dei pochissimi con un remake USA accettabile)
    E per quanto riguarda la tua (e mia) scelta per il 1999, era esattamente quella che mi aspettavo di trovare: sì, Echi Mortali e non Blu Profondo… me lo sentivo, visto che condividiamo lo stesso motivo di fondo (migliore ghost story della decade nonché criminalmente sottovalutata) 😉

    1. Su Ring hai ragione, è imprescindibile, ma io credo che, per una volta tanto, il remake sia migliore dell’originale.
      Sono una brutta persona 😦

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Ma manco per idea 😉 Di sicuro, il remake Verbinski è riuscito ad essere rispettoso dell’originale e la cosa non era affatto facile né scontata, dovendosi rivolgere a un pubblico non nipponico (e quindi abituato a tempi, caratterizzazioni e dinamiche fra personaggi molto differenti, per non parlare del folklore “spettrale” di riferimento)…

  12. Davide Locatelli · · Rispondi

    Dellamorte dellamore purtroppo alla prima visione mi ha fatto incazzare. Un po’ perché ero andato come tutti pensando di vedere una sorta di prequel a Dylan Dog, l’ aver usato Ruper Everett ha portato molti a crederlo. Poi negli anni maturando anche io ho capito che era un bel film. Rimpiango sempre non abbiano voluto azzardare Dylan avendo Everett a disposizione.
    The night flyer ne ho consumato la cassetta alla ricerca di particolari cercando con il fermo immagine di vedere la foto dell’aviatore notturno.

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