
Regia – Sébastien Vanicek (2026)
Finalmente, e pure per un pelo, perché ho sbagliato orario del cinema, ma questo dipende soltanto dal mio stato ormai irreversibile di rincoglionimento, e forse pure un po’ dal caldo. In ogni caso, sono riuscita a vederlo e, con enorme soddisfazione, sono qui per dirvi che non esiste ancora un Evil Dead che si possa definire brutto. Poi, ognuno avrà il suo preferito, avrà la sua classifica (e quando uscirà anche Wrath faremo la nostra, promesso), però sfido davvero chiunque a trovarne uno che non sia un buon horror.
Io credo che la saga di Evil Dead funzioni così bene perché non ha continuità, e quella poca che c’è, non è il perno intorno a cui ruota ogni sceneggiatura; al massimo è un aggiunta per strizzare l’occhio ai fan, e i film si reggono benissimo in piedi anche senza. Anche se, nella trilogia d Raimi, a legare tra loro i film c’erano il regista e il personaggio di Ash, ogni film ha una direzione molto caratteristica che lo distingue dagli altri, e lo stesso discorso vale per il remake del 2013, per Rise e, ovviamente, per Burn.
Nel caso di Burn, affidare la regia a Vanicek, che ha esordito nel 2024 con il bellissimo Vermines, ci porta subito in zona New French Extremity, e se c’è una cosa che può farmi battere forte il cuore è associare il cinema horror estremo francese con le deadites di Evil Dead. È una miscela esplosiva, e anche una roba che non si era mai fatta prima. Evil Dead Burn, per messa in scena e anche (in parte, ma poi ci arriviamo), da un punto di vista concettuale, mi ha ricordato tantissimo A’L’Interieur dei miei ragazzi Bustillo e Maury. Sarà per la sistematica distruzione di un interno, sarà per come la casa in cui si svolge gran parte del film diventa, da un certo punto in poi, un organismo ferito che rigurgita sangue, sarà perché Vanicek, come i suoi colleghi più grandi, non si ferma davanti a niente, e non esiste un solo tabù che riesca a metterlo in imbarazzo, ma io mi sono sentita avvolgere da una sensazione di conforto e gioia, e pure da un pizzico di nostalgia per una stagione selvaggia che è durata troppo poco.
Credo che, quando si offre a un regista un film di Evil Dead, è come se si desse in mano a un bambino un enorme martello con cui sfasciare le cose. Poi bisogna vedere cosa si sceglie di sfasciare ogni volta, partendo comunque da una base che tutti ormai conosciamo a memoria, perché Evil Dead è, di fatto, una saga di possessione in cui l’elemento salvifico/religioso è del tutto assente.
Bisogna però dare credito a quello che, sono convinta, è il vero ideologo del nuovo corso di Evil Dead: non Raimi, non Tapert, non Campbell, ma Lee Cronin. È stata di Cronin l’intuizione di ambientare Rise in un contesto familiare, perché è evidente che a lui la famiglia stia profondamente sul cazzo come concetto. Solo che (e si nota anche nel tanto bistrattato, ma non da me, La Mummia), quella di Rise era una famiglia amorevole, anche se un po’ sgangherata. Vanicek fa il passo successivo e mette in scena uno dei nuclei familiari più odiosi, rivoltanti e spregevoli a memoria d’uomo. Gente che non vedi l’ora venga posseduta e poi fisicamente smantellata dalle deadites. Pezzo per pezzo, possibilmente soffrendo le pene dell’inferno.
Il film racconta infatti di una riunione di famiglia nella peggiore delle circostanze: un funerale. La morte è quella del figlio maggiore Will (ucciso proprio da una vecchia conoscenza nel prologo), e alle esequie ci sono i genitori, il fratello minore di lui con relativa compagna, la nonna invalida e la moglie di Will, Alice (Souheila Yacoub), una giovane donna francese detestata senza alcun motivo dai suoceri. Dopo la cerimonia (esilarante, non riuscivo a smettere di ridere), ci si riunisce tutti per un pranzo nella fatiscente magione di famiglia e scoppia la prevedibile cagnara. Riusciranno gli unici essere umani decenti a uscirne vivi?
Il tema centrale del film di Vanicek è l’abuso: la famiglia protagonista del film si fonda sull’abuso, sia esso fisico o psicologico, non ha molta importanza. Se l’essere cresciuti con un padre violento, per Will e per suo fratello Joseph (Hunter Doohan) viene lasciato intendere, ma mai dichiarato, c’è tutta una sottotrama su ciò a cui Will sottoponeva Alice mentre stavano insieme, e anche lì, si fa capire chiaramente che fosse una cosa data per scontata e nota a tutti.
L’atmosfera che si respira, prima ancora che la prima entità faccia la sua comparsa, è non solo tetra per ovvi motivi, ma soffocante, quasi dolorosa da sopportare, tanto che l’arrivo delle deadites è quasi una liberazione, perché almeno ci si può scatenare. Aggiungete che Vanicek condisce ogni interazione tra i personaggi con una sferzata di umorismo nero e ferocissimo, e avrete ben chiaro il quadretto che vi aspetta. Evil Dead Burn potrebbe sembrare il più serioso tra i film della saga (se la batte con quello del 2013), ma non fatevi ingannare, è soltanto che il senso dell’umorismo di Vanicek è rotto e non ha pietà di nessuno. Certo, il personaggio della nonna con una gamba di legno è quello sulle cui spalle viene caricata tutta la parte grottesca del film, ma c’è tutta una serie di sottigliezze, di battute destinate a suonare come una sentenza di morte a posteriori, di momenti in cui non sai se ridere o vomitare che, come nella migliore delle tradizioni, ti fanno capire che sì, anche in questo caso sei nelle mani di uno squilibrato e, se non stai al gioco, si salvi chi può.
Se l’umorismo macabro americano è plateale, ovvio, spesso pure un po’ sciocco, quello del giovane regista francese è arido come un deserto. Non ha come obiettivo scaricare la tensione, ma aumentarla a dismisura, non ti deve far uscire dal film e tranquillizzarti, non è mai catartico, ti spinge ancora di più dentro a questa accozzaglia di gente sgradevole con cui sei forzato a passare un centinaio di minuti. In mezzo al serraglio ci sono le povere Alice e Thya, la prima con il ruolo designato di final girl, mentre la seconda lo sapete già che ruolo avrà, se avete visto il trailer del film o mezza clip in giro per la rete: è l’unica vera alleata di Alice, ed è quella che le viene strappata via per prima, perché Alice deve essere sola, a combattere non soltanto con le entità demoniache, ma anche con delle persone che la odiano per il puro fatto di esistere, di non essere considerata all’altezza del defunto primogenito (che la gonfiava come una zampogna, ma sono dettagli).
Questo disprezzo quasi rabbioso per la borghesia arriva dritto dalla New French Extremity, è proprio figlio suo, e le vittime sono sempre donne messe in una condizione minoritaria e prive di qualsiasi forma di supporto.
Ora, scaricare addosso al pubblico questo nucleo incandescente, e riuscire a divertirlo come se fosse sulle giostre, è una questione di delicato equilibrio e di ritmo, soprattutto: Evil Dead Burn parte leggermente in sordina, ma poi accelera e comincia a correre a trecento chilometri all’ora, con dei picchi di gore e violenza pura che mi hanno travolta e, in una scena in particolare, fatto lanciare dei gridolini da fan girl entusiasta in sala. Se ne esce galvanizzati, anche se un po’ acciaccati, perché Madonna mia, Sébastien, ma cosa ti avrà mai fatto il corpo umano per ridurlo così, ma comunque felici e pieni di immagini stupende che ti restano impresse nel cervello; si sa che Evil Dead funziona soltanto a condizione che dietro la macchina da presa ci sia un funambolo, è sempre stata una saga tutta “about the camera”, e anche questo nuovo capitolo non fa eccezione: non c’è una sola trovata visiva che non sia efficace.
Se riuscite, andate a vederlo in sala e, mi raccomando, rimanete fino alla fine dei titoli di coda: c’è una bellissima sorpresa.











Come scrissi ad aprile,La Mummia di Lee Cronin faccio tutt’ora fatica a giudicarlo come film su di una mummia egizia,ricordava altro,ma facendo appello al mio senso pratico,e giudicandolo come intrattenimento horror di pancia,forte anche di una seconda visione,e’ stato molto divertente,tanto che ho da poco acquistato il blu ray.In pratica La Mummia e stato il mio Evil Dead del 2026,al contrario l’Evil Dead ufficiale di quest’anno mi ha trovato a fine visione annoiato e deluso,per la prima volta nella saga,mi spiace,ma e capitato.😞
Purtroppo in sala penso proprio di non riuscire a vederlo, ma comunque lo recupererò (son curioso di vedere cos’è riuscito a combinare Vanicek, qui)…