Zia Tibia 2026: A Nightmare on Elm Street 3: Dream Warriors

Regia – Chuck Russel (1987)

Oggi ci allontaniamo un po’ dall’horror dei primi 2000 per celebrare degnamente Chuck Russel. Il regista è scomparso sabato a soli 74 anni, e a me pare che questo blog stia diventando una sorta di necrologio perenne. Anche per chi è appassionato di cinema dell’orrore e possiede quindi una certa dimestichezza con la morte, è una cosa difficile da accettare, ma con cui tocca fare i conti, sempre di più, mentre il tempo passa.
Chuck Russel esordisce proprio con Dream Warriors, caricandosi sulle spalle l’ingrato compito di riportare in carreggiata una saga che avevano già dato per spacciata. Al netto delle rivalutazioni postume e della chiave interpretativa queer, di cui abbiamo discusso parecchie volte, il secondo capitolo di Nightmare è un fallimento artistico e commerciale, per tante ragioni (discusse anche quelle), ma soprattutto perché snatura il personaggio di Fred Krueger, che da entità che infesta i sogni, si trasforma in un banalissimo caso di possessione. La New Line si trova quindi nella scomoda posizione di decidere se mettere una pietra tombale su Nightmare o provare a rivitalizzarlo. Sceglie la seconda opzione e richiama all’ovile un piccatissimo Wes Craven, che non può dirigere il film (aveva un contratto in piedi per Deadly Friend), ma propone un paio di soggetti.

Tra questi c’è persino la bozza di quello che poi sarebbe diventato New Nightmare, ma per il momento non ci interessa: la New Line lo trova troppo astruso per interessare il grande pubblico. Dopo vari tentativi, si arriva a una prima sceneggiatura che contiene tutti gli elementi presenti poi in Dream Warriors, solo è molto più cupa, feroce e costosa da mettere in scena. Di soldi non ce ne sono tantissimi, quindi intervengono Russel e il suo compare e collega Darabont a dare qualche aggiustatina e ad aggiungere l’umorismo nero che, da lì in poi, avrebbe caratterizzato la serie intera, insieme al suo sconfinamento nel fantastico puro, oserei dire quasi fantasy. Ci si allontana dallo slasher, quindi, e si passa a fare un’altra cosa, non dico del tutto inedita (c’era Phantasm, per esempio), ma neanche così consueta. L’idea di raccontare un gruppo coeso che affronta la minaccia rappresentata da Krueger è di Craven, quella di ambientare il tutto dentro a un istituto per adolescenti problematici e con problemi del sonno arriva dopo, e credo sia farina del sacco di Darabont. Anche far tornare Nancy è stata una scelta di Craven, tanto che, prima di inserirla nello script, Wes ha fatto una telefonata a Heather Langenkamp per chiederle se avrebbe acconsentito a partecipare al film.
Insomma, non sto qui a dirvi come si è svolto l’intero processo di scrittura, perché è una faccenda lunga e noiosa, ma è importante sottolineare che Dream Warriors è frutto di diverse teste e di diversi spunti che arrivano da svariate direzioni, e il risultato, lungi dall’essere un puzzle tutto storto, è il miglior capitolo di tutta la saga. Sì, rivisto oggi, Dream Warriors è anche superiore al capostipite. Denunciatemi.

Da un punto di vista strutturale, Dream Warriors funziona come un moderno legacy sequel, solo che arriva in anticipo di quasi quarant’anni. Segna, infatti, il ritorno alle origini di un franchise che, nel frattempo, si era perso per strada, richiama in causa la final girl del primo capitolo e la circonda di nuove leve destinate a raccogliere la sua eredità in un passaggio di consegne che Scream avrebbe tentato nel 2022 e nel 2023 e che non è riuscito a portare a termine. Dream Warriors sì, dato che ci ammazza Nancy senza tante cerimonie nel finale, un evento che io sto ancora elaborando e, a questo punto, non credo mi riprenderò mai più dal lutto. Sappiamo che, sulla carta, Dream Warriors avrebbe dovuto concludere la storia di Krueger e delle sue vittime, ma in tutta sincerità, non credo che Robert Shaye avesse davvero intenzione di abbandonare così presto la sua gallina delle uova d’oro: tutto dipendeva da come si sarebbe comportato il film al botteghino. Si comporta molto bene, incassando 44 milioni di dollari a fronte di un budget che si aggira tra i 4 e i 6 milioni e diventando il più grosso incasso nella storia della New Line, che ricordiamolo, all’epoca non era la New Line de Il Signore degli Anelli, era un piccola casa di produzione indipendente. Per l’epoca e per le dimensioni della New Line, si trattava di una montagna di soldi.

Il successo del film è facilmente comprensibile: Dream Warriors vive di trovate geniali a ogni sequenza, a volte ce ne sono tre o quattro sparse all’interno di un’unica scena, e non parlo soltanto delle sezioni (ampie) del film dedicate agli incubi, parlo anche di semplici momenti di raccordo. Mi viene sempre in mente la presentazione dei ragazzi ricoverati nell’istituto all’inizio: un lungo piano sequenza in corridoio, con i pazienti che sbucano dalle stanze e il dottor Gordon (Craig Wasson) che li saluta uno a uno. Sarebbe facile elencare cose come il Freddy serpentone che si vuole ingoiare Kristen (Patricia Arquette), la ricostruzione della casa al 1428 di Elm Street, Freddy Burattinaio, la sua fornace, la televisione che fulmina la povera Jennifer o la splendida discarica. Sono tutte cose eclatanti, che hanno lasciato il segno nell’immaginario, e che fanno parte di un’estetica, quella del cinema fantastico degli anni ’80, improntata sul procedere per accumulo, barocca, sfarzosa anche quando non c’era il budget adeguato; un modo di fare cinema basato sulla collaborazione gomito a gomito con dei professionisti degli effetti speciali meccanici (qui abbiamo sua maestà Kevin Yagher), in grado di rendere reali i peggiori incubi e le visioni più folli dei registi. È tuttavia nelle minuzie che si nota quando fosse davvero bravo Russel, nel modo in cui fa interagire i personaggi, che sono tanti, tutti ben caratterizzati, anche se molto brevemente, nell’atmosfera che riesce a costruire anche quando Krueger non è presente.

Prendere un gruppo di reietti, abbandonati dalle proprie famiglie, disabili e considerati, già alla loro età, un peso da smaltire e un problema non da risolvere (ché nessuno è interessato a questo), ma da rinchiudere, e dare loro il potere di sconfiggere un mostro così carico di implicazioni di natura psicologica come Freddy, denota una sensibilità fuori dal comune per l’epoca. Non so quanto, la bellezza di 39 anni fa, questa cosa sia passata e se sia stata oggetto di discussione, ma oggi non è possibile ignorarla.
Dream Warriors parla, andando a grattare la superficie, di suicidio, salute mentale, di un sistema che non ha a cuore il benessere dei suoi soggetti più fragili, e di una creatura che di questa indifferenza si nutre, e sfrutta le debolezze delle sue vittime, il loro isolamento, l’accondiscendenza con cui l’autorità li tratta, per diventare sempre più forte. Se nel primo film Krueger rappresenta le colpe dei padri che ricadono sui figli, qui il discorso si amplia e diventa, in senso molto craveniano, tanto per cambiare, un parassita che mangia le persone più indifese e più sole, depositate da genitori (quando non assenti, dannosi) in un luogo in cui i ragazzi dovrebbero essere al sicuro. E se non lo sono non è per la presenza di Krueger, ma perché il personale cui sono affidati non possiede e non vuole neanche conoscere, gli strumenti per proteggerli.
A parte Nancy, a sua volta vittima, in gioventù, di due genitori incapaci di prendersene cura, e che ora arriva a martirizzarsi per difendere i suoi ragazzi perduti. Bellissimo, io piango.

Ci sono tanti di quei dettagli da tenere in considerazione, che fanno somigliare Dream Warriors a un film del XXI più che del XX secolo: Taryn (Jennifer Rubin) che nei suoi sogni è “bellissima” e il suo essere bellissima non potrebbe essere più distante dai canoni di bellezza dell’epoca; Nancy che non è il love interest del dottor Gordon (c’era un bacio tra di due che è stato giustamente tagliato), e fa a meno per tutta la durata del film dell’approvazione maschile; la sua relazione con Kristen che, e nessuno potrà levarmelo dalla testa, è una tragica storia d’amore e si conclude con Kristen che la tiene tra le braccia e le dice: I won’t let you die. I’m gonna dream you into a beautiful dream, forever and ever”; il fatto che Fred sia nato da uno stupro di gruppo e che sia quindi figlio della prevaricazione degli uomini sulle donne.
Dream Warriors non è invecchiato di un giorno solo, non ha un fotogramma di troppo, non ha una cosa fuori posto.
Forse io sono di parte perché quella di Nightmare è la mi saga preferita, Nancy è la mia final girl preferita, Fred è il mio uomo nero preferito e Wes Craven, beh, lo sapete cosa significa Wes Craven per me. Ma, e qui torniamo a bomba alla persona che ci ha lasciati sabato, rendendo il mondo un posto un po’ più triste, l’energia grezza ed esplosiva del film è soprattutto dovuta al coraggio e all’incoscienza di un giovane regista al suo esordio dietro la macchina da presa.
Mi mancherai tantissimo, signor Russel, grazie per questo regalo.

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