10 Horror per un Anno: 1963

Gli anni ’60 sono un periodo davvero strano per l’horror, perché è quasi impossibile da definire con chiarezza. Se ci fate caso, siamo abituati a identificare gli anni ’70 con l’ascesa del new horror, gli anni ’80 con lo splatter, i ’90 con la crisi e via così. Certo, sono tutte semplificazioni grossolane, e abbiamo visto in tantissimi casi che non era affatto così, che il genere si è sempre contraddistinto per la sua varietà interna, per come, anche nel corso di un solo anno, fosse sempre possibile avere a disposizione film diversissimi tra loro. Eppure le semplificazioni sono utili a un discorso di carattere storico. Con gli anni ’60, ogni semplificazione va un po’ a farsi benedire, perché è vero: c’era la Hammer, c’erano i Poe Film di Corman, c’era il gotico italiano, e pare quindi naturale convincersi che sia il gotico la cifra cui ascrivere il decennio.
Eppure non è proprio così, perché gli anni ’60 sono anche quelli in cui il gotico cominciava a mostrare la corda, a essere obsoleto, a essere distrutto dai suoi stessi creatori. Tutto questo pippone per dirvi che sì, gli anni ’70 sono e resteranno sempre i miei preferiti, ma il genio del decennio precedente è un qualcosa di irripetibile.

1. I maghi del Terrore – Regia di Roger Corman (Uscito negli USA il 25 Gennaio del 1963)

E a proposito di genio, ecco a voi il quinto film del ciclo di Corman, con Vincent Price, Peter Lorre, Boris Karloff, Hazel Court e un giovanissimo Jack Nicholson, anche lui nato e cresciuto alla corte del divino Roger.
The Raven (questo il titolo originale) nasce perché Matheson e lo stesso Corman si erano divertiti un mondo a realizzare l’episodio più virato alla commedia de I Racconti del Terrore, uscito l’anno prima. Perché allora non girare un film che fosse dichiaratamente una commedia? E così arriva nelle sale The Raven, la storia di una sfida tra stregoni potentissimi, uno dei quali (Lorre) ha le sembianze di un corvo, unico filo sottilissimo che lega il film a Poe. Girato in appena due settimane, con il povero Karloff che faceva una fatica bestiale ad adattarsi alle frequenti improvvisazioni di Price e Lorre, I Maghi del Terrore è una deliziosa commedia di ambientazione gotica che, sono sicura, vi farà passare 90 minuti di gioia pura.

2. La Ragazza che Sapeva Troppo – Regia di Mario Bava (Uscito in Italia il 14 Febbraio del 1963)

Continuando a parlare di genialità, arriva Mario Bava e si inventa il Giallo all’italiana, così quando Argento ancora portava il pannolino o quasi (sì, lo so che Argento aveva 23 anni, è un’iperbole). È vero che La Ragazza che Sapeva Troppo nasce dalla volontà della AIP di capitalizzare sul successo che i krimi tedeschi stavano avendo proprio in quel periodo, ma il talento di Bava sta tutto nel non adattarsi a copiare i codici di un genere all’epoca molto popolare, bensì a creare qualcosa di nuovo, destinato anche a fare la fortuna del cinema italiano all’estero per parecchi anni a venire.
In Italia, il film andò malissimo, mentre ebbe un buon successo di pubblico negli Stati Uniti, dove fu distribuito dalla AIP l’anno successivo, in una versione differente e con il titolo di Evil Eye.

3. Gli Uccelli  – Regia di Alfred Hitchcock (Uscito negli USA il 29 Marzo del 1963)

E niente, oggi i geniacci ci piovono in testa da ogni direzione, un po’ come quei malefici pennuti fanno alla povera Tippi Hedren, e Hitchcock non è il solo genio di questo film, perché bisogna sempre ricordarsi di Daphne Du Maurier, autrice letteralmente saccheggiata dal cinema (e da Alfred in più di un’occasione), dal cui racconto è tratto anche The Birds. Pur trattandosi di uno dei maggiori successi commerciali di Hitchcock, la critica, al solito, non lo prese benissimo, ai tempi.
In realtà, è un film molto controverso e problematico e, al di là della fattura quasi miracolosa, degli effetti speciali all’avanguardia, e della capacità di Hitchock di creare un’atmosfera di tensione quasi insostenibile, presenta delle tematiche di un certo peso, e una visione dell’umanità non proprio piacevolissima. L’impressione è che il regista simpatizzasse molto più con gli uccelli (di cui condividiamo spesso il punto di vista) che con i protagonisti umani.

4. Paranoiac – Regia di Freddie Francis (Uscito in USA il 15 Maggio del 1963)

In qualunque elenco di film anni ’60 il nome di Francis non può mancare, regista (e direttore della fotografia) mai abbastanza celebrato.
Paranoiac è una produzione Hammer, dell’altra Hammer, come amo spesso dire, non quella famosa dei film gotici basati sui vecchi mostri Universal, ma quella un po’ più oscura dei thriller realistici, un filone nato sulla scia di Psycho e che, nel corso degli anni, ha sfornato parecchi gioielli. Credo che Paranoiac sia uno dei migliori, dei più raffinati e, allo stesso tempo, scabrosi; Paranoiac, senza essere mai davvero esplicito, infrange una bella serie di tabù e, con la sua narrazione fatta di svolte improvvise e colpi di scena a raffica, ti coglie sempre con la guardia abbassata e ti sorprende. E comunque, dove si trova Oliver Reed che fa lo psicopatico alcolizzato, mi troverò sempre anche io.

5. Blood Feast – Regia di Herschell Gordon Lewis (Uscito negli USA il 6 Luglio 1963)

Come sempre, quando si tratta di Gordon Lewis, non parliamo di un buon film, anzi, questo guazzabuglio di divinità egizie e omicidi creativi può essere a stento definito un film, tanto è dilettantesco, recitato in maniera imbarazzante e privo della minima ambizione non dico artistica, ma semplicemente di fare un lavoro decente; eppure è un film importantissimo, perché il gore nasce proprio qui. Non che non ci fosse stata violenza in parecchi B movie precedenti, e non che fosse mancato il sangue nelle produzioni Hammer, per esempio. Ma nessuno aveva mai avuto il coraggio, l’incoscienza o anche soltanto la mancanza di vergogna, di spingersi così in là con ciò che era lecito mostrare in campo. Oggi, gli effetti speciali dozzinali di Blood Feast ci appaiono datati, ingenui, anche un po’ ridicoli, ma nel ’63 era roba da far rivoltare lo stomaco, ed è giusto riconoscere al Padrino del Gore i giusti meriti.

6. Matango – Regia di Ishiro Honda (Uscito in Giappone l’11 Agosto del 1963)

Credo che a tutti voi il nome di Honda non sia affatto nuovo; parliamo, dopotutto, del regista di Godzilla (E di Rodan e di Mothra e via così, all’infinito), ma forse non tutti conoscete Matango, che non è un film di kaiju, ma un serissimo horror psicologico, dai toni e dall’atmosfera molto distanti rispetto a quelli di solito associati al cinema kaiju di Honda. È vero che il regista aveva già diretto altri horror senza mostri giganti, eppure Matango costituisce un momento unico nella sua carriera, un film quasi sperimentale, se mi passate il termine, quasi un body horror ante litteram, dato che ha al centro delle trasformazioni anche abbastanza traumatiche del corpo umano. Fu vietato in Giappone proprio a causa del trucco, che ricordava in maniera sinistra le vittime delle bombe atomiche.
Se ci tenete a conoscere il mio umile parere, si tratta di un grandissimo film che bisognerebbe trattare con maggiore considerazione. Ma siamo qui anche per questo, no?

7. I Tre Volti della Paura – Regia di Mario Bava (Uscito in Italia il 23 Agosto del 1963)

E Mario Bava fa doppietta, ancora una volta. Poco ci è mancato che non facesse tripletta, dato che nel 1963 sono usciti ben tre film diretti da lui, ma poi mi sembrava di esagerare e di non dare abbastanza spazio agli altri.
All’inizio del post abbiamo accennato alla questione del gotico, di qualunque nazionalità, come principale modalità dell’horror anni ’60 e, allo stesso tempo, come sistema già messo in crisi da fattori esterni e interni: il finale di Black Sabbath, quando la macchina da presa si allontana da Boris Karloff che cavalca nella notte, mostrando i tecnici della troupe e il cavallo di legno, è uno dei simboli di questo lunghissimo tramonto, culminato nel fallimento della Hammer e nella nascita, a breve, del Giallo e del New Horror. Ma, a parte queste considerazioni, I Tre Volti della Paura è una pietra miliare del cinema di genere italiano e una preziosa lezione di messa in scena per tutti.

8. The Haunting – Regia di Robert Wise (Uscito negli USA il 18 Settembre del 1963)

Credo di avere già detto tutto su questo film; per la sottoscritta, si tratta dell’horror degli anni ’60 per eccellenza: se dovessi, costretta con le spalle al muro, fare una classifica dei migliori horror del decennio, il film di Wise sarebbe al primo posto, staccando la concorrenza senza colpo ferire, e non solo perché è tratto dal più bel romanzo di sempre, ma perché riesce a portarlo al cinema con un rispetto assoluto, ma senza alcun complesso di inferiorità: Wise taglia dove c’è bisogno di tagliare, si prende le sue libertà per garantire un impatto cinematografico alla vicenda, di per sé, niente affatto semplice da tradurre in immagini, e realizza così un’opera complementare al romanzo, al suo stesso livello. Un po’ quello che ha fatto Flanagan l’anno scorso. Ecco, se ci fosse un’apocalisse e gli unici frutti dell’ingegno umano a sopravvivere fossero il romanzo di Jackson, il film di Wise e la serie di Flanagan, potrei non essere troppo dispiaciuta. Questo per cercare di darvi l’esatta misura di quanto io ami la storia di Hill House.

9. Terrore alla 13ª Ora – Regia di Francis Ford Coppola (Uscito negli USA il 25 Settembre del 1963)

Roger Corman voleva un thriller che facesse, al solito, il verso a Psycho, con atmosfera gotica (ovviamente) e omicidi brutali; Coppola, dopo aver fatto il tecnico del suono sul set di un paio di film diretti da Corman, voleva esordire dietro la macchina da presa in maniera ufficiale. In altre parole, non voleva girare un altro soft-core. Coppola scrive così la sceneggiatura di Demetia 13, la passa a Corman che gli mette a disposizione soldi (pochi) e libertà creativa (totale), ma poi, quando il film è completo, si incazza come un furetto, licenzia Coppola e assume un altro regista per aggiungere del materiale. Perché, si sa, Corman non era un tipetto facile con cui avere a che fare. Alla fine, tuttavia, fu solo aggiunto un prologo sul modello di quelli fatti da William Castle, e il film mantenne la sua forma originaria.
Che non è male affatto: Dementia 13 è violento quanto basta, con la sua bella dose di erotismo, una protagonista perfetta e, a oggi, ha assunto quello status di cult che gli sta a pennello.

10. L’Uomo dagli Occhi a Raggi X – Regia di Roger Corman (Uscito negli USA il 23 Ottobre del 1963)

Questa lista, me ne rendo conto ora, somiglia sempre più a un one man show di Roger Corman, ma con gli anni ’60, vi dovete abituare al suo essere onnipresente. Credo che, insieme a un film che horror non è, e di cui qui non si è mai parlato, L’Odio Esplode a Dallas, L’Uomo dagli Occhi a Raggi X sia il capolavoro da regista di quel volpone e figlio di buona donna che speriamo Dio ci conservi così in eterno.  La concezione di orrore presente in questo film è di un’originalità che non ha pari, almeno a quei tempi. Non ha niente a che vedere con il gotico e, se lo spunto iniziale è più vicino alla fantascienza che all’horror vero e proprio, le conseguenze, portate da Corman all’estremo consentito dal budget irrisorio a disposizione, sono di orrore puro. Cosmico, oserei dire, lovecraftiano senza chiamare in causa tentacoli o Grandi Antichi. Credo sia il modo migliore di concludere un anno così variegato e pieno di genialità dispensata a piene mani dalle divinità del cinema horror.

15 commenti

  1. Una lista di film veramente ottima! Io sono sempre contento quando leggo qualcuno parlare di Mario Bava e in questo caso hai parlato di due dei suoi migliori film. Quell’uomo ha dato tantissimo al cinema italiano e nel nostro Paese nessuno se ne rende conto.

    1. Nel nostro paese nessuno si rende conto di niente. Si dice sempre che per essere riconosciuto, devi morire. Ma a Bava non è stata concessa neppure l’ipocrita gloria post mortem…

  2. Calvin · ·

    Anno veramente straordinario tra Bava, Corman, Wise, Francis e quel geniaccio di Honda che mette su un film veramente lisergico.

    Di Bava, personalmente, amo moltissimo la Frusta e il corpo e meno La Ragazza che sapeva troppo, ma son gusti.

    Comunque, come al solito, grazie per il lavorone che fai.

    1. È anche un fatto di importanza storica del film, perché La Ragazza che sapeva troppo è il capostipite di un intero filone. Questo è il motivo per cui, alla fine, ho scelto lui e non La Frusta e il Corpo, che personalmente apprezzo moltissimo anche io.
      Prego! 😉

      1. calvin · ·

        Se parli di importanza cinematografica hai ragione da vendere, la frusta e il corpo alla fine è un film meno innovativo dal punto di vista della storia del cinema italiano.
        Però, a memoria mia, correggimi se sbaglio, è il primo fil italiano e probabilmente il primo film in assoluto che io ricordi che tratti in maniera così esplicita il tema del sadismo e del masochismo.

        Comunque sia capisco il tuo discorso (perché in un blog di cinema conta, sono d’accordo, più l’innovazione formale-cinematografica che quella dei temi) e, soprattutto, capisco la difficoltà di dover escludere un qualsivoglia film di Bava da una qualsivoglia lista dei film più belli.

  3. Bello vedere Matango in questa lista – io lo vidi al cinemino dellaparrocchia quandoa vevo dieci o dodici anni(sì, il nstro cineminoparrocchiale aveva una programmazione che oggi ferebbe venire un coccolone al MOIGE).
    Rivisto più volte, il film ha anche una fortissima carica di satira politica/critica sociale del Giappone del boom economico. E naturalmente è basato su una storia di William Hope Hodgson.
    Mi sa che prima o poi ci farò un post.

    1. Mi sconvolge sapere che qualcuno possa aver avuto l’idea di proiettare Matango in un cinema parrocchiale. Ma mi sconvolge in senso positivo 😀

      1. Giuseppe · ·

        Confermo che, ai tempi che furono, c’erano cinema parrocchiali che programmavano film di questo calibro come fossero acqua fresca 😉
        Riguardo a Honda, altri suoi titoli “non “kaiju” da ricordare assieme all’ottimo Matango sono senz’altro Uomini H e The Human Vapour… per il resto, anche questa magnifica annata ’63 si rivela piena di titoli eccellenti (forse per Blood Feast non è il termine adatto, vero, ma quello che conta è il suo ruolo di iniziatore del gore, appunto) compresa quella divertentissima commedia cormaniana in cima alla lista che i tre “sfidanti” Karloff, Price e Lorre riescono a rendere davvero magica 😉
        P.S. Almeno rimaniamo noi a ricordare Bava e dargli il tributo che merita…

  4. valeria · ·

    un listone pazzesco come al solito, ma ti adoro per aver inserito “paranoiac”. quel film merita tanto amore ❤

    1. Paranoiac lo conosciamo in quattro. Io l’ho rivisto questo autunno e l’ho trovato anche più bello di quanto mi ricordassi. Tantissimo amore.

  5. Accidenti, qui me ne mancano veramente tanti…

    Io sono stato svezzato all’horror con i film di Corman (mia mamma praticamente me li ha fatti guardare tutti fin dalla culla: “se finisci i piselli stasera guardiamo Il pozzo e il pendolo”), quindi puoi immaginarti quando ho visto I maghi del terrore. Spasso assoluto (e probabilmente avevo ancora la TV in bianco e nero)!

    Gli uccelli l’ho visto molto di recente (persino al cinema! Nell’ultima sala miracolata rimasta a Cremona) e non saprei proprio cosa aggiungere di intelligente (eccetto che mi sono innamorato di Tippi, ma queste sono cose personali e nemmeno tanto intelligenti).

    Su The Haunting di Wise e Hill House di Flanagan concordo al 100%. Ho lì il libro sul comodino che mi guarda speranzoso da tre mesi e ancora non l’ho iniziato, ma solo perché sono un nichilista, non c’è altra spiegazione. Film e serie tv sono due opere molto diverse che apprezzo entrambe moltissimo, la seconda soprattutto per la centralità assoluta dei personaggi ai quali cominci a volere bene dal primo secondo. Per come la vedo io non c’è orrore più orrore di quello, come definirlo… ? esistenzialista?. Quel confine sottile e ambiguo che può esserci tra la vita e la morte, nello scorrere del tempo, nel nostro percepire la realtà e i suoi cambiamenti. Insomma roba che a che fare più con la mente che con il corpo.

    Ma comunque Dio benedica gli slasher! (che va bene fare gli intellettuali ma fino a un certo punto :D)

  6. Blissard · ·

    Ottima lista come sempre, Lucia.
    Mi unisco agli ammiratori de La frusta e il corpo, ma anche La ragazza che sapeva troppo è adorabile, difficilissimo scegliere tra i due.
    Non conosco Paranoiac e Terrore alla 13a ora, ma mentre del secondo ho sentito abbastanza parlare – non sempre in termini edificanti – del primo non ho praticamente notizie. Mi associo alla tua frase “E comunque, dove si trova Oliver Reed che fa lo psicopatico alcolizzato, mi troverò sempre anche io” 😀 e parto alla ricerca.
    Che bello leggere di Matango e de L’uomo dagli occhi a raggi x (per un certo periodo alle feste universitarie con quelli che l’hanno visto con me alle feste ci dilettavamo a ballare come fa Ray Milland nel film).
    Gli Uccelli e The Haunting sono due cinque stelle, poco da aggiungere a riguardo.

  7. Gargaros · ·

    Matango è tratto da una storia breve di Hodgson, di cui consiglio la lettura. Il titolo: “Una voce nella notte”. In rete trovate sia il pdf che l’audio su Youtube.

    1. Stefano69 · ·

      Hill House è davvero uno dei più grandi capolavori donati all’umanità! Corretto considerare il film come opera complementare al libro, la pellicola ne viene ulteriormente valorizzata.
      Complimenti come al solito per il lavoro, che anche stavolta mi regala alcune perle sconosciute 🙂

  8. Tiri sempre fuori perle anche in un’annata dove i capolavori non mancano ❤

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