
Regia – Renny Harlin (2026)
La stagione dei film di squali di merda va avanti a gonfie vele con il ritorno al genere del nostro amato Renny Harlin: Deep Water arriva ventisette anni dopo Blu Profondo, e con il bagaglio di una carriera altalenante a pesare sulle spalle del regista finlandese prestato a Hollywood sin dal 1987. Se leggete la robaccia che scrivo da un po’, sapete che ho un debole per il cinema di Harlin e che considero Blu Profondo il miglior film di squali dopo Jaws, che è anche fuori gara in quanto inarrivabile e irripetibile.
Detto ciò, non avevo aspettative altissime, perché è da un po’ di tempo che Harlin non azzecca un film e la sua trilogia reboot di The Strangers, nonostante abbia delle cose buone, si è rivelata un mezzo pastrocchio. È anche vero che c’è un aereo che precipita in mezzo agli squali e, se ti chiami Renny Harlin, non puoi sbagliarlo un film così.
Per nostra fortuna, non lo ha sbagliato.
Ben (Aaron Eckhart) è il secondo ufficiale su un volo che parte da Los Angeles e deve arrivare a Shangai, pilotato da Ben Kingsley (sempre una gioia rivederlo); mentre l’aereo sorvola l’oceano, scoppia un incendio a bordo, la situazione si fa molto grave e i nostri sono costretti ad ammarare. La sfiga tuttavia vuole che vadano a sbattere contro una barriera corallina, che spezza in tre parti l’aereo, spedendo ogni parte in un punto diverso. I pochi sopravvissuti dovranno attendere i soccorsi, ma sono precipitati in mezzo agli squali mako, che per forza sono mako, e forse sono proprio quelli di Blu Profondo, perché ci si mettono d’impegno a voler fare fuori tutti, quasi fosse una faccenda personale o come se non mangiassero da un paio di mesi e si fossero tenuti a stecchetto per andare all’all you can eat.
È, ovviamente, paradossale quello che accade dal momento in cui la prima pinna dorsale affiora sulla superficie dell’acqua, ma il patto con lo spettatore è proprio quello: il film di squali di merda è sempre paradossale. Quelli realistici si contano sulla punta delle dita e, di solito, gli squali sono un elemento di contorno, perché essere attaccati e divorati da uno squalo è un evento che si verifica molto di rado.
È una premessa doverosa da fare ogni volta che si parla di un film di questo genere particolare, in parte per continuare a difendere il buon nome di questi splendidi animali, in parte per mettere a tacere sul nascere quelli che si lamentano perché, mamma, non è plausibile.
Non deve essere plausibile, deve essere divertente, e Deep Water è divertentissimo dall’inizio alla fine, e più la spara grossa, più esagera, più fa vedere questi mako che saltano fuori dall’acqua per affondare le zattere su cui galleggiano i superstiti, più è divertente.
Renny Harlin non sa cosa sia la sobrietà, se per caso nel corso degli anni dovesse aver imparato il significato del termine cercandolo sul dizionario, è arrivato alla conclusione che gli fa schifo e non vuole toccarla neanche con la canna da pesca. Renny Harlin è un regista eccessivo, mai a suo agio con le sottigliezze, perfetto per il periodo storico in cui ha diretto i suoi film migliori, in difficoltà ad adattarsi al cinema odierno. Per questo, Deep Water sembra uscito dritto dagli anni ’90: è quasi un fondo di magazzino.
Deep Water è un disaster movie a budget medio-alto (quaranta milioni di dollari), con la tipica galleria di personaggi che ci si aspetta dal filone, tutti con il destino segnato e perfettamente leggibile dal minuto uno. Lo inizi e sai già come andrà a finire, chi morirà, chi sopravviverà e sai anche il modo in cui le morti avverranno, ma non ti importa, perché è una formula che funziona e perché entri in una comfort zone inaugurata negli anni ’70 dai vari Airport e dal nostro amico Irwin Allen. Il disaster movie ha una precisa scansione e un altrettanto preciso andamento: all’interno del vasto spettro del cinema di puro intrattenimento, il catastrofico è il genere che ha subito il minor numero di cambiamenti nel corso degli anni, e non per ragioni di pigrizia, ma perché il suo mestiere è di raccontare sempre la stessa cosa: la nostra capacità di sopravvivere anche in condizioni impossibili, la nostra disposizione al sacrificio o, al contrario, a passare sopra ai cadaveri altrui pur di continuare a respirare anche solo un altro istante; insomma, le varie reazioni di un campione di esseri umani che viene messo alla prova.
Questo aspetto, Deep Water lo cura benissimo: è un disaster movie da manuale.
Direi che funziona meglio come catastrofico puro che come film di squali: la sequenza dell’incidente aereo che porta i nostri protagonisti tra le fauci dei mako è uno sfoggio di pura classe da parte di Harlin, ed è genuinamente spaventosa. Dal momento in cui un bagaglio nella stiva prende fuoco all’impatto con l’acqua, Harlin scatena il panico a bordo e si smette di respirare, tanto che quando si arriva finalmente agli squali, ci si sente quasi sollevati. E pure un po’ delusi, perché il picco del film è già stato raggiunto, e il resto è sì piacevole e simpatico, ma sparisce al confronto con l’apocalisse su scala ridotta cui abbiamo assistito durante la caduta. È una scena che non ci risparmia niente e, se avete qualche fobia legata al volo o agli aerei, state sicuri che la troverete rappresentata e messa in scena nel modo più atroce possibile. Non dico miglior scena d’azione del 2026, ma insomma, stiamo lì.
Una volta arrivati nell’oceano, Harlin divide in tre piccoli gruppi i passeggeri superstiti: in parte siamo in zona Airport ’77, in parte il film fa il verso al Poseidon, con un personaggio che è la copia carbone di quello di Shelly Winters (anche citata direttamente). Poi gli squali fanno la loro gloriosa comparsa e, al netto dei soliti problemi relativi alla loro resa in CGI, sempre carente, non importa quanti soldi si abbiano a disposizione, Deep Water sale quindici metri sopra le righe e non scende più.
Ho gli occhi che mi brillano se penso a una certa scena con un elicottero che è un auto-omaggio e una dichiarazione d’amore a noi che difendiamo Blu Profondo dal 1999 e non abbiamo mai smesso. E tu lo senti, lo sai che Harlin l’ha girata per te: ti sembra quasi di averlo accanto che sghignazza tutto contento, quindi sì, per quanto mi riguarda, Deep Water è un successo e ha superato ogni mia aspettativa. Sinceramente non ci credevo, e chiedo scusa a Renny Harlin per aver dubitato di lui.
Ribadisco l’ovvio un’altra volta: Deep Water è riservato strettamente agli appassionati per un genere molto specifico, molto circoscritto e anche molto in disuso, non il film di squali di merda, ma il catastrofico vecchia scuola. Gli altri lo troveranno assurdo, sciocco, poco verosimile, senza approfondimento e pure banale, nonché fuori tempo massimo. Che sia fuori tempo massimo è la realtà ed è già un miracolo che qualcuno abbia dato quaranta milioni a Renny Harlin per girarlo. Lo ringrazio molto per il regalo che ci ha fatto.
Dovrebbe uscire in sala da noi il 23 luglio, ma non mi fido. Se arriva, torno a vederlo su grande schermo.










