
Regia – Ian Tuason (2026)
Nonostante il 2025 sia stato un anno straordinario per il cinema dell’orrore, è stato avaro di film che fosse genuinamente paurosi. Sappiamo che l’horror non è obbligato a fare paura, che non è la sua unica missione, quindi la mia non è una lamentela, è soltanto una constatazione. Nel 2026, invece, hanno deciso di spedirci al creatore. Badate bene: quando parlo di paura non mi riferisco neanche a un film come La Mummia, che è spaventoso e ti fa tornare su la colazione del mattino. La paura è una faccenda più sottile, è un’emozione che anticipa un evento, se vogliamo metterla giù nel modo più semplice e schematico possibile. Quando poi l’evento si verifica, ci può prendere il celeberrimo spaventacchio, ma la paura termina lì. Paura è quando cammini in un corridoio buio. Spaventacchio è quando vai sulle montagne russe.
Undertone apre le danze di una collezione primavera/estate che potrebbe seriamente compromettere le nostre facoltà mentali: abbiamo, in rapida successione, Passenger in arrivo nelle nostre sale il 21 maggio, e Backrooms, che piomba da noi la settimana successiva. Ancora non c’è una data per quello che, secondo me, finirà per essere l’horror che ci darà il colpo di grazia, ovvero Hokum, ma pure lui è previsto per giugno, massimo luglio. E questo, soltanto per quel che riguarda le uscite cinematografiche in Italia.
Evocare la paura non è una cosa semplice da fare, e Undertone sceglie forse il percorso più complesso di tutti, quello di fare paura senza usare, neanche una volta, un jump scare, senza quindi rilasciare mai la tensione accumulata. Aggiungete pure che il veicolo attraverso cui passa la paura è di tipo sonoro, perché Undertone è un found footage audio, un Paranormal Activity dove al posto delle telecamere piazzate nella camera da letto dalla coppia protagonista, ci sono degli mp3 inviati a un podcast che si occupa di paranormale.
Undertone è infatti il nome del podcast condotto da Evy (Nina Kiri) e da Justin, del quale sentiamo soltanto la voce. I due, a ogni episodio, analizzano un caso che dovrebbe essere di natura soprannaturale. Evy fa la parte della scettica, Justin del credulone.
Per Evy è un periodo difficile, perché è tornata a vivere a casa di sua madre, terminale, per prendersene cura nei suoi ultimi giorni di vita. Continua tuttavia a incidere ogni settimana le puntate, e voi non potete immaginare quanto mi sia sentita vicina a lei, per motivi personali.
Sempre alla ricerca di nuovi casi, Justin le propone di ascoltare durante gli episodi dei misteriosi file che gli sono arrivati via mail. Si tratta di 10 registrazioni di provenienza ignota. Nella prima, un tale Mike, per provare alla sua fidanzata che parla nel sonno, decide di piazzare un registratore nella camera da letto. Non lo avesse mai fatto, mannaggia a lui e a tutta la sua discendenza.
Infausto, sfavorevole, avverso (per il prevalere, nelle antiche tradizioni popolari, della credenza che gli auspìci provenienti da sinistra fossero di cattivo augurio); che fa presagire sventure e danni, lugubre; bieco, torvo, minaccioso.
Questa è la definizione che dà il dizionario Treccani dell’aggettivo sinistro. Undertone è un film sinistro, dall’inizio alla fine, da quando conosciamo la povera Evy sentiamo immediatamente che su di lei incombe la tragedia; perché sua madre sta morendo e lei, per quanto cerchi di gestire la cosa al massimo delle proprie possibilità, è devastata dai sensi di colpa; perché è da sola a portarsi sulle spalle questo peso enorme; perché il suo ragazzo non ha alcuna intenzione di darle una mano e, al massimo, la invita a una festa perché “uscire di casa ti fa bene. Tanto tua madre non va da nessuna parte”. L’unica persona sulla quale può contare è Justin, che vive a svariati chilometri di distanza.
Sappiamo bene cosa succede in un horror alle persone nella situazione di Evy: diventano dei portali di accesso per il male, in qualunque forma esso si presenti.
Non è proprio uno spoiler, ma è comunque un dettaglio dello sviluppo della trama, quindi potete saltare le prossime tre o quattro righe se volete, ma io mi sento di avvisarvi sulla natura del male evocato in Undertone. La ragione è che, arrivandoci impreparati, se siete sensibili a certe tematiche, potreste starci male, e io non voglio che vi succeda niente del genere. Si tratta di una demone, le cui origini risalgono all’antica Mesopotamia, di nome Abyzou, che ammazza i neonati o le donne incinte. O fa ammazzare i propri figli alle madri. Una personcina a modo, insomma, anche di compagnia.
Mentre procede l’ascolto dei file, Evy nota che, nella casa di sua madre cominciano a verificarsi dei fenomeni bizzarri, ma talmente vaghi da poter essere relegati a pura suggestione, dato che il contenuto delle registrazioni si fa sempre più inquietante, e sembra avere tutta una serie di connessioni con Evy, e con il momento difficile che sta attraversando.
Undertone è un esordio, e questo ci tengo a sottolinearlo, perché di esordi così ce ne sono davvero pochi. Il regista ha alle spalle la solita manciata di cortometraggi e, in origine, questo doveva essere un radio drama, che soltanto in una fase successiva è diventata una sceneggiatura per il cinema. Una delle principali fonti di ispirazione, a sentire Tuason, è stata Jennifer Kent con il suo Babadook, in particolare il modo in cui la regista riesce a rendere minacciosi gli oggetti di uso comune disseminati in giro per i vari ambienti. Non so se vi ricordate un certo cappotto.
Il film è stato girato nella casa dei genitori del regista, e questo sarebbe un dettaglio di poco conto, se non fosse che, avendo un solo personaggio in scena per la quasi totalità della sua durata, Undertone ha bisogno di dare molto peso al luogo in cui si svolge.
L’appartamento di Evy (o meglio, di sua madre) ha qualche anno sulle spalle, ma non è antico, è soltanto fuori moda, con quell’arredamento da metà anni ’90 immediatamente riconoscibile, un po’ logorato dal tempo, ma dignitoso. Non sta andando in rovina, anzi, è tenuto bene, da qualcuno che ci tiene, è così reale che quasi lo senti respirare. Non ne usciremo neanche un secondo, quindi è il vero co-protagonista del film.
Da un punto di vista estetico, la cosa più interessante di Undertone è il modo in cui la macchina da presa si muove all’interno della casa, e come utilizza lo spazio negativo per farci rimpiangere il momento in cui abbiamo premuto play.
Mentre siamo impegnati ad ascoltare le registrazioni, i nostri occhi si spostano impazziti nelle zone buie, e si convincono che ci sia qualcosa nascosto in ogni angolo.
Nina Kiri è bravissima a sostenere tutto il film da sola. La sua discesa nella paranoia e poi nel terrore puro e incontrollabile è sempre credibile, in particolare perché si parte da una posizione di forte scetticismo, che viene sgretolato con l’avanzare dei minuti. Semmai è esistito un film cui calzasse a pennello la definizione di slow burn, quello è Undertone. Ma non signifca che sia lento, anche perché sta sull’oretta e mezza di durata; significa che ti prende poco a poco, ti trascina insieme a Evy in un incubo sonoro che sarà difficile scrollarsi di dosso.
Ad aprile 2026, Undertone è il film più pauroso dell’anno. Non ve lo perdete.










