Zia Tibia 2026: Primeval

Regia – Michael Katleman (2007)

Continuiamo a parlare di coccodrilli e, complice la sua presenza comoda e agevole su Disney Plus, oggi ci tocca il film che ha segnato il destino di Rogue e del suo regista McLean, come ho raccontato nel post della scorsa settimana (trovate lì tutte le informazioni in merito).
Primeval ci avvisa sin dalla locandina, con una scritta a caratteri rosso sangue per maggior effetto sensazionalistico, di essere ispirato a una storia vera, perché si sa, il basato su fatti realmente accaduti dovrebbe, in linea del tutto teorica, attirare più gente in sala. Nel caso in questione non è andata così, anche perché dipende da quale storia vera parliamo, che figuriamoci cosa cazzo gliene frega agli americani di un coccodrillo attivo in Burundi, con l’infelice nome di Gustave, poi.
Sì, Gustave il coccodrillo esiste davvero, e uso il presente perché, nonostante alcune voci circolate sulla sua morte, pare sia ancora vivo, un arzillo settantenne di sei metri che sguazza felice nel fiume Ruzizi e, ogni tanto, sgranocchia qualche essere umano. Capita.

Gustave assurge agli onori della cronaca dopo un tentativo di cattura non andato a buon fine: nel esce infatti sulla CBS il documentario Capturing the Killer Croc, che racconta di una spedizione scientifica, nata allo scopo di infilare Gustave dentro una gabbia, e poi costretta a tornarsene a casa con la coda tra le gambe, perché nel frattempo era leggermente scoppiata una guerra civile e il povero Gustave era diventato l’ultimo dei problemi presenti in zona.
Uno dei capoccia della Disney (lo giuro su quanto ho di più sacro) legge questa storia e pensa che deve essere un’ottima idea farci un film. Si entra quindi in produzione con il regista televisivo Katleman, che poi non avrebbe più diretto un altro lungometraggio. Chiediamoci perché. Fingiamo stupore.
Il film prende soprattutto spunto dalla spedizione fallita e racconta di un giornalista televisivo inviato in Burundi per documentare la cattura di Gustave, nel bel mezzo di un conflitto a fuoco tra bande rivali. Il territorio di Gustave è dominato da un signore della guerra che si fa chiamare “Piccolo Gustave” (anche questo ve lo giuro su quanto ho di più sacro). I nostri scopriranno, sempre fingendo stupore, che il coccodrillo di sei metri è un orsacchiotto in confronto agli esseri umani. E ora che abbiamo svelato i retroscena di Gustave, facciamo partire la sigla!

Il giornalista a capo della spedizione è interpretato da Dominic Purcell, che va sul set in un momento di pausa tra una stagione di Prison Break e l’altra. Ad accompagnarlo troviamo un cameraman cui tocca l’ingrato compito di fungere da comic relief, una collega che di solito si occupa di notizie sui gattini recuperati dai pompieri sugli alberi, e QUINDI la mandiamo a caccia di coccodrilli, uno scienziato convinto che i coccodrilli siano migliori delle persone e, per chiudere, un cacciatore che vuole risolvere il problema di Gustave con le bombe a mano. Il cacciatore è interpretato da un attore di razza come Jürgen Prochnow e gli perdoniamo tutto.
Non appena arrivano, si accorgono che i locali li guardano con quel filino di disprezzo che di solito si riserva ai mentecatti, forse perché lo sono. Con tutti i coccodrilli (e gli alligatori) che ci sono negli Stati Uniti, dovete proprio venire a rompere il cazzo ai nostri coccodrilli? E con una guerra civile in corso? Ma voi siete un branco di disgraziati. O semplicemente, siete americani, e ci volete colonizzare persino i rettili.
Il povero Gustave, in tutto questo, lo intravediamo a stento, giusto per farci capire che parliamo di un film su un coccodrillo assassino, ma non fa la sua comparsa fino a circa metà film, tanto che viene quasi da chiedersi se siano previsti coccodrilli nel vostro film sui coccodrilli.

Ci si può (se proprio non si ha di meglio da fare) approcciare a Primeval in due modi: il primo è prenderlo per un film serio, che cerca di fare un discorso sulla malvagità intrinseca della natura umana e su come, nonostante tutto, siamo fragili e impotenti di fronte alla potenza di madre natura quando ci si scatena contro. Ma non vi conviene, anche se Primeval vorrebbe tantissimo essere questo tipo di film. Ci prova in ogni maniera possibile e immaginabile, si sforza tantissimo e non ci riesce mai, risultando anche parecchio offensivo e completamente fuori luogo. C’è però un secondo tipo di approccio, ed è quello che consiste nel guardare Primeval come se fosse un B movie caciarone che sbaglia ogni singolo obiettivo tranne quello di intrattenere con un coccodrillo di sei metri che si mangia la gente. Allora sì, allora ci si diverte, nonostante le intenzioni di chi ci ha lavorato fossero diverse, o forse proprio perché erano diverse. Insomma, Primeval ha l’ambizione di un Cuore di Tenebra a caso e finisce per essere un mezzo gradino sopra all’Asylum, ed è così sbilanciato nell’alternanza tra i momenti che dovrebbero essere “gravi” e quelli in cui Gustave si lancia al galoppo ruggendo in mezzo alla Savana, che spesso sembra di assistere a due film diversi.

Il vero problema è che i vari exploit di Gustave sono minoritari rispetto alle scene in cui il simpatico coccodrillo non è presente, perché Primeval ci tiene tanto a dimostrare di non essere “solo” un film su un rettile di sei metri. Infatti, sin dalla campagna pubblicitaria, la distribuzione aveva deciso di presentarlo al pubblico come un film su un serial killer. Si è visto quanto ha giovato loro questa astuta mossa, ma chi sono io per contestare le scelte di chi ne sa tanto più di me. Sta di fatto che sarebbe un bellissimo mediometraggio su un coccodrillo che insegue un manipolo di deficienti in mezzo alle fratte, mentre alcuni tizi armati fino ai denti cercano, anche quelli, di far loro la pelle. L’azione è ben gestita, i jump scare con il musetto di Gustave che spunta dall’acqua funzionano, c’è sangue in abbondanza e il body count è alto. Il tenero Gustave è interamente realizzato in post produzione e a volte i suoi movimenti sono fluidi e credibili (di notte), altre è abbastanza posticcio e sproporzionato (di giorno). Il regista avrebbe voluto un animatrone, se lo sono pure portato fino in Sud Africa (luogo delle riprese), ma una volta messo in acqua, si sono accorti che non avrebbe dato l’effetto desiderato e hanno deciso di usare la CGI.
Non credo tanto a questa storia, sinceramente. Al contrario, penso che la produzione abbia fatto due calcoli e si sia resa conto che realizzare Gustave dal vero non era conveniente, altrimenti avremmo avuto, come capita spesso, un ibrido tra animatronica e CGI.

Gustave, che nelle intenzioni rappresenterebbe la natura invincibile, di fronte alla quale la miserabile volontà umana cessa di avere peso e rilevanza, è di fatto un mostro assetato di sangue umano. Poi la colpa è comunque nostra, perché ammazzandoci allegramente tra di noi, abbiamo fatto finire le carcasse nel suo fiume, e Gustave si è assuefatto alla nostra carne stoppacciosa e insapore. Nella realtà, pare che le dimensioni di Gustave non gli permettano di nutrirsi delle classiche prede dei suoi colleghi, e quindi debba darsi alla caccia grossa per sopravvivere. E, in ogni caso, delle circa trecento vittime che gli sono state attribuite nel corso dei suoi settant’anni di vita, Gustave ne ha pure mangiate poche. Ci assaggia e ci risputa perché, giustamente, ci schifa.
Primeval è uno scombiccherato e, a suo modo, simpatico fallimento che però si guarda con un certo piacere perverso. Vale il prezzo dell’abbonamento a Disney Plus la sequenza in cui Gustave schiaccia tra le sue fauci il cranio di un malcapitato, con fontanella di sangue allegata. Lì si fa la ola come se la Roma avesse vinto il derby e si spegne la tv soddisfatti.
Di più, non penso sia lecito chiedere a un film di questo tipo. Se avete notizie fresche sullo stato di salute del vero Gustave, fatemi sapere. Ci tengo.

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