Zia Tibia 2026: Babysitter Wanted

Regia – Jonas Barnes, Michael Manasseri (2007)

Ce se so’ messi in due a dirige’ ‘sta stronzata. Scusate, ma quando lavoro a una stagione di Rocco Schiavone mi torna su tutta la romanità e mi dovete sopportare così. Detto ciò, Babysitter Wanted andava fortissimo in rete intorno al 2008: era tutto un “devi vedere troppo questo film, è violentissimo”. I bei tempi andati del torture porn che stanno tornando a tutta callara, perché si sa, l’horror funziona in maniera ciclica.
Non rivedevo Babysitter Wanted da allora e no, non è così violento come la nostra memoria ci fa intendere da anni; anche in quel periodo storico c’era molto di peggio in giro. È pure incredibilmente scemo e ci mette quel paio di secoli a entrare nel vivo, ma ha una struttura niente affatto banale e anticipa addirittura The House of the Devil, senza possedere neanche un corpuscolo della classe del film di Ti West, questo è scontato.
È un film perfetto per questa stagione di Zia Tibia, perché fa tanto pesca miracolosa nel cestone dei DVD a prezzi scontati da Euronics, circa 2010, quando andavi a rovistare nella spazzatura e tornavi a casa con certa roba che quasi ti vergognavi.

La storia è quella della giovane e sprovveduta Angie, ragazza timorata di Dio che lascia casa per la prima volta allo scopo di recarsi al college a studiare storia dell’arte. Una volta lì, si accorge che l’appartamento che ha affittato è fetido e non ha neanche un letto e la sua compagna di stanza è una fattona un po’ zoccola (com’era costume di tutte le compagne di stanza delle final girl degli anni 2000) che non ha alcuna intenzione di essere gentile o anche solo collaborativa.
Costretta a dormire su un divano portatore di ogni malattia possibile, Angie decide di trovare i soldi per acquistare un letto. Accetta quindi un lavoro da babysitter in una fattoria dispersa nelle zone rurali che circondano la cittadina, e mal gliene incoglie, perché la sera in cui deve badare a Sam, ragazzino fissato con i cowboy, le capita una serie di disgrazie che neanche io nel 2023.
Si comincia con un misterioso individuo che cerca di introdursi in casa per fare la pelle a lei e a Sam, e che Angie riesce a mettere fuori combattimento. Ma i guai sono appena all’inizio, perché nel corso della colluttazione, a Sam cade il cappello dalla testa e, colpo di scena, si scoprono due belle corna da demonietto. A quel punto, la povera Angie si rende conto che il peggio deve ancora arrivare.

Come dicevo prima, Babysitter Wanted arriva con leggero anticipo sul primo, grande film di Ti West, tanto che, ai tempi, qualche stolto individuo lo aveva addirittura accusato di aver copiato da Babysitter Wanted, e se trasecolate è perché non eravate presenti. Io me lo ricordo, io c’ero. Non esiste competizione tra i due film, perché non sembrano neppure appartenere alla stessa specie: è come se mi si chiedesse di sfidare a nuoto un grande squalo bianco. Però è vero che questo putrido residuo di inizio secolo parte da premesse molto simili: giovane donna con un disperato bisogno di liquidità alle prese con l’anticristo. Il lavoro che fa Ti West è molto sottile, raffinato, pieno della sua classica eleganza cinefila, e ne abbiamo parlato, quindi non ribadisco il concetto.
I due registi di Babysitter Wanted, al contrario, affrontano la materia con la delicatezza di un ippopotamo e con la grazia di una ruspa. Connotano, per prima cosa, la nostra protagonista come profondamente religiosa, proprio per creare un contrasto quanto più didascalico possibile con il bambino satanico.
Dopo un prologo in cui vediamo una sventurata prendersi una martellata in faccia, assistiamo ad Angie (già il nome, per Dio) che prega con la madre prima di mettersi in viaggio; c’è poi la scena in cui la fanciulla sposta un bong da un tavolo per fare spazio al suo altarino con tanto di croce e rosario. Quando incontra un ragazzo nel campus, lei è molto sospettosa e diffidente, fino a quando non scopre che è un chierichetto, e allora sì, dai che si scopa (dopo il matrimonio, per carità).

Questo perché la purezza di Angie va sottolineata ogni due o tre minuti, sia mai che lo spettatore se ne dimentichi lungo la strada, e anche questa va a fare da contrappunto alle vittime di Sam e dei suoi genitori, ragazze destinate a morte atroce, ad essere fatte a pezzi alla stregua di quarti di bue per nutrire il pargolo.
Tolta questa morale dalla pesantezza di un macigno che ti cade sul mignolo, il film una cosa interessante la fa pure: cerca di convincerti che stai guardando un home invasion e che Angie dovrà passare una nottata infernale per proteggere il bambino affidatole, quando invece il pericolo non arriva dall’esterno, ma è dentro casa insieme a lei.
Anche virare così all’improvviso nel sovrannaturale era una pensata particolarmente bizzarra all’epoca, soprattutto dopo aver impostato la parte iniziale del film come uno dei tanti slasher/torture porn che affollavano il mercato DTV, e aver promesso, sin dai primi istanti, uno spensierato spettacolo di pura macelleria.
Poi la macelleria arriva, nel senso letterale del termine, perché di questo si tratta, ma Babysitter Wanted appartiene a un’altra categoria, quella del christian horror. Ha, da un punto di vista ideologico, più elementi in comune con The Exorcism of Emily Rose che non Hostel.

Certo, quando il piccolo Sam comincia a mangiare tocchi di carne cruda perché “segue una dieta speciale”, ad Angie dovrebbe sorgere il leggerissimo sospetto che qualcosa non torni in quella casa, in quella famiglia felice e in quel bambino così taciturno, ma lei tende a farsi i cazzi suoi, vuole incassare la paga per poter dormire in un letto e non su un divano pieno di macchie di dubbia provenienza, quindi la capiamo: dopotutto sono bifolchi, sono gente strana. Ci può stare che nutrano il pupo in maniera poco ortodossa. Bisogna poi aggiungere che le scene in cui sono presenti solo Angie e Sam sono le più divertenti del film, mentre a rivelazione avvenuta, il ritmo comincia a latitare, soprattutto perché il padre del piccolo (non Satana, magari, il padre terrestre) attacca una mina dietro l’altra e non riesce a stare zitto un solo istante, che a un certo punto ti viene da implorarlo di darti la martellata in fronte e porre fine alle tue sofferenze. E invece no, lui continua a parlare, perché evidentemente macellare giovani donne è un lavoro solitario e con la moglie non ha fatto terapia di coppia.

C’è persino Bill Moseley in un piccolo ruolo, fresco di una carriera rinvigorita da Rob Zombie e pronto a partecipare a qualsiasi puttanata pur di portare a casa un cospicuo senza neanche impegnarsi più di tanto: appare in tre scene, ma a me fa sempre piacere vederlo.
Il gore non è presente in grandi quantità, ma la sequenza in cui Angie è costretta a guardare, legata e imbavagliata, quello che succede a una delle vittime, ha un discreto impatto, in particolare per come vengono usati gli effetti sonori.
il finale spalanca le porte a un sequel che non è mai stato realizzato, anche perché i due registi non hanno combinato nulla di rilevante dopo questo.
Se volete, lo trovate su Prime, ma temo sia parecchio sforbiciato, e so per certo che ha dei sottotitoli tradotti in maniera pedestre. In versione integrale, per chi fa uso di VPN, si trova sulla benemerita Tubi, sempre sia lodata.
Andate in pace.

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