The Hole in the Ground

Regia – Lee Cronin (2019)

Non è la prima volta che dichiaro il mio amore incondizionato per l’Irish Film Board, ovvero quella sezione del ministero della cultura irlandese che si occupa di finanziare l’industria cinematografica locale e ci regala ogni anno una serie di magnifiche sorprese. L’Irish Film Board non si preoccupa del genere dei film da finanziare e, se date un’occhiata alla lista delle produzioni nate sotto il suo patrocinio, vi accorgerete che ce n’è davvero per tutti i gusti. Ormai, quando vedo un horror su cui l’Irish Film Board ha investito, so di andare quasi a colpo sicuro. E mi incazzo, perdonatemi se vado fuori tema, quando sento tanti sedicenti esperti e grandi sostenitori del mercato, dire che il cinema non deve avere finanziamenti statali. È un’idiozia gigantesca, e il lavoro svolto da questo dipartimento sta lì a dimostrarlo tutti i giorni.
Chiusa parentesi, parliamo del primo horror importante del 2019, girato e prodotto in Irlanda, nei dintorni di Dublino, con cast artistico e tecnico irlandese, The Hole in the Ground è una vera e propria gemma da cui imparare un sacco di cose.

Racconta di una giovane donna, Sarah (Seána Kerslake), in fuga insieme a figlio Chris da un recente passato, mai spiegato nei dettagli, di violenza domestica. I due trovano rifugio in un piccolo paese e affittano una casa al limitare del bosco. Poco tempo dopo essere arrivati, scoprono, non distante dalla loro abitazione, un misterioso cratere nel terreno, l’hole in the ground del titolo, e incontrano un’anziana signora un po’ fuori di testa che, si vocifera, abbia ucciso suo figlio tanti anni prima.
Una notte, Chris esce di casa e sparisce per qualche minuto. Sarah lo ritrova nella sua stanza e il bambino dice di non essersi mai allontanato. Ma da quel momento in poi, Sarah non riconosce più suo figlio. 

The Hole in the Ground è una strana bestia: in parte folk horror, in parte dramma sul superamento di un trauma e il tentativo di cominciare una nuova vita. Potrebbe essere la solita storia sui bambini demoniaci, ma Cronin non ha alcuna intenzione di portarci in quel territorio e ci disorienta cambiando più volte direzione, sempre quando eravamo convinti di sapere dove stesse andando.
Il punto di vista è quello di Sarah, e questa scelta si rivela azzeccatissima, non solo perché l’attrice che la interpreta è pazzesca e può essere tranquillamente accostata ai grandi ruoli femminili nell’horror degli ultimi anni (Toni Collette, Essie Davis), ma anche perché questo permette di rimanere nell’ambiguità gran parte del minutaggio.
Sappiamo che Sarah non se la passa benissimo, sappiamo che sta fuggendo da qualcosa (o meglio, da qualcuno), sappiamo che ha subito delle violenze capaci di alterare la sua percezione della realtà. Se ogni sequenza del film è filtrata attraverso il suo sguardo, c’è sempre questa sensazione di scollamento, di mancanza di equilibrio, di paura profonda e paralizzante di perdere tutto quello per cui si è lottato fino a quel momento.

Tutto questo però non viene mai raccontato; sta allo spettatore intuirlo da gesti, scambi di sguardi, piccoli indizi sparsi (la cicatrice sulla fronte che Sarah nasconde dietro la frangetta, per esempio), perché uno dei pregi maggiori di The Hole in the Ground è la sua economia narrativa. Persino quando utilizza personaggi di servizio, lì soltanto per piazzare la spiegazione giusta al momento giusto, non è mai ridondante: ha poco tempo a disposizione (90 minuti scarsi) e lo sfrutta al meglio, dando le informazioni sufficienti a ricostruire un quadro generale, ma lasciando a noi il compito di ricostruire il rompicapo del passato di Sarah, che resta sempre un’ombra, o meglio, un peso sulle sue spalle.

L’orrore si manifesta con leggere pennellate di inquietudine: un pupazzo abbandonato, uno scherzo dimenticato, un dettaglio che non torna e che soltanto chi conosce Chris sin dai primi giorni della sua vita può notare. Fino a quando una scena che, nella sua semplicità, fa rizzare i capelli in testa, non apre le porte a questo orrore e lo rende palese. Anche lì, tuttavia, Cronin tende a spiazzare, perché non usa jump scares, costruisce la tensione senza farla mai davvero esplodere e non concede un solo istante di sollievo. Più che adagiarsi sugli stereotipi tipici della messa in scena horror, il film gioca sull’accumulo di particolari destabilizzanti e semina, nella prima parte della storia, una serie di elementi destinati a tornare utili quando, una volta lasciato campo libero al soprannaturale, si dovrà giocare a carte scoperte: la paura dei ragni di Chris, il coro della scuola, la difficoltà a fare amicizia in un nuovo ambiente del bambino. Tutte queste cose torneranno, ribaltate, come viste attraverso uno specchio, fino all’agnizione dell’ultimo atto del film.

The Hole in the Ground è un film pieno di velati simbolismi, trucchi psicologici, terrori infantili che vanno a mordere gli adulti. Il terrore di non riconoscere ciò che ci è familiare, di trovare alieno chi amiamo di più, da L’Invasione degli Ultracorpi in giù, è uno dei meccanismi di induzione del disagio più forti che ci siano. In questo caso, pesa tantissimo il fatto che Chris diventi fisicamente minaccioso, che sviluppi una forza innaturale, perché è dalla violenza fisica che Sarah sta scappando e uno dei suoi incubi più atroci riguarda proprio Chris che riapre a mani nude la sua vecchia ferita sulla fronte. Più che una lotta contro delle forze soprannaturali sembra di assistere allo sforzo immane di una donna per non vedere il suo bambino trasformarsi in una copia dell’uomo da cui si sono dovuti allontanare. Che poi il tutto sia virato sui toni di un horror fantastico è soltanto un valore aggiunto, un punto di forza staordinario per un film che prende un’antica credenza radicata nel folklore di mezza Europa e ne fa un uso metaforico di una modernità sconcertante.
Molti critici irlandesi hanno già definito The Hole in the Ground il miglior horror irlandese mai realizzato. Io non so quanto sia veritiera questa affermazione o quanto sia iperbolica, ma di una cosa sono certa: il 2019 è cominciato alla grande e, mi dispiace per i becchini qui fuori, ma l’horror non pare avere intenzione di morire neanche quest’anno.

 

 

Un commento

  1. […] i film sui bambini malvagi sono tornati di moda: abbiamo parlato poche settimane fa di The Hole in the Ground  e siamo in attesa di vedere il film prodotto da James Gunn, Brightburn, che pare una versione […]

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