Ho sproloquiato parecchio di Bubblegum Horror nel post di lunedì, quindi mi è venuto in mente di tirare fuori dalla soffitta questa rubrica, che ogni tanto continua a fare capolino, e che sembra pure piacervi parecchio. Per la definizione di Bubblegum Horror vi rimando, appunto, a un paio di articoli fa, mentre per i cinque film (che poi sono sei, e c’è pure una serie tv in coda) di oggi, cercherò di non essere troppo scontata e banale.
In questi giorni, ho fatto le mie ricerche sul filone e, considerando gli antenati illustri, che per alcuni nascono negli anni ’70, e per altri vanno giù fino alla fine degli anni ’40, il Bubblegum Horror ha avuto una prima stagione importante tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, per poi sparire all’inizio del secolo, per lo stupore di nessuno: l’estetica dell’horror di inizio millennio è livida, fredda e sporca, ma è interessante notare che il decennio si apre e si chiude con due pietre miliari del Bubblegum Horror: Ginger Snaps nel 2000 e Jennifer’s Body nel 2009. È stato proprio Jennifer’s Body ad aver riportato in auge quell’estetica di recente, dopo essere stato preso a insulti e sputi all’epoca della sua uscita nelle sale. Insomma, al solito, l’horror è una faccenda ciclica.
Non ci saranno né Jennifer’s Body né Ginger Snaps né The Craft in questa lista, perché li conoscete per conto vostro e li avete visti. Proviamo a buttare giù una cinquina di titoli un po’ meno noti. Buon divertimento.
5. Hello Mary Lou: Prom Night II (Regia – Bruce Pittman, 1987)
Facciamo rappresentare gli anni ’80 da questo finto sequel di uno degli slasher più famosi del cinema canadese. Hello Mary Lou è, nonostante lo conoscano in pochi, un horror la cui estetica ha influenzato moltissimo il Bubblegum Horror. Insieme a un altro film che non è in lista perché troppo famoso, La Notte della Cometa, è il perfetto esempio di cinema dell’orrore per girls and gays (theys fuori dal discorso di quarant’anni fa, ma in pectore c’erano pure loro) declinato nello specifico linguaggio del periodo. Lungi dall’essere uno slasher, Hello Mary Lou è un horror soprannaturale che prende pezzi di Carrie e di Nightmare e li assembla per costruire un qualcosa di unico. È la storia di una ragazza cattiva, la reginetta del ballo e la sgualdrina (nessun giudizio qui, si definisce lei così) del liceo che torna dall’oltretomba per attuare la sua vendetta nei confronti di chi le ha dato fuoco la notte del prom del 1957.
Come il Bubblegum Horror richiede, Hello Mary Lou è un film coloratissimo, tutto giocato su toni pastello e con un eccellente uso del rosa come collante. Una gioia per gli occhi e per il cuore. Ha anche tutta una componente meta-cinematografica che, ne sono convinta, deve aver influenzato in profondità Kevin Williamson.
Colonna sonora.
4. Jawbreaker (Regia – Darren Stein, 1999)
Non ho messo Heathers (in italiano, Schegge di Follia), perché è uno dei film adolescenziali al confine tra commedia, horror e thriller più noti di sempre, e ha pure formato un’intera generazione. Il suo erede diretto non è Mean Girls, che per quanto io gli voglia bene, resta pur sempre una variazione molto addolcita sul tema, ma questo capolavoro (sì, capolavoro) di fine anni ’90 che carbura a scambi di battute al vetriolo, perfidia corrosiva e lotte di potere nei corridoi del liceo.
Come in The House on Sorority Row (Bubblegum horror, così come il suo remake), tutto comincia con uno scherzo che va a finire malissimo, e da lì la situazione si ingigantisce sempre di più, fino a sfociare in aperta tragedia, ma sempre sghignazzando scompostamente delle disgrazie altrui. Le ragazze protagoniste (Rose McGowan, Julie Benz, Judy Greer, Rebecca Gayheart) sono delle iene scatenate, pronte al saltarsi alla gola e ad annientarsi a vicenda da un secondo all’altro.
Di questo film sono passati alla storia soprattutto i costumi, sgargianti e stravaganti, in pieno stile Bubblegum. Ha dei colori così forti e contrastati che quasi ti acceca.
Quando uscì in sala, andò malissimo e venne anche ridotto a brandelli e striscioline dalla critica. Ma, come spesso accade con questa tipologia di film, si è ritagliato il suo seguito agguerrito nel corso degli anni.
Magnifico ed epocale.
Colonna sonora
3. My Super Psycho Sweet 16 (Regia – Jacob Gentry, 2009)
Tra tutti i film presenti nella cinquina, questo è di sicuro il meno conosciuto, ed è anche praticamente introvabile. È anche l’unico slasher puro che ho voluto inserire, e ha una storia produttiva interessante, perché si tratta di quella volta che MTV provò a realizzare una saga slasher tutta sua. Sì, My Super Psycho Sweet 16 è uscito sul piccolo schermo e ha partorito la bellezza di due sequel, che però non ho avuto ancora la fortuna di vedere. È arrivato su MTV anche in Italia, con il titolo Compleanno d’Orrore, perché los titolistas sono sempre in agguato. È bellissimo, dico sul serio, e se riuscite a metterci le mani sopra, facendo acrobazie e salti mortali tra i meandri del pensiero laterale, potrete raccontare agli amici di aver visto un gioiellino unico e raro.
Racconta, com’è facile intuire, di una festa di compleanno: la ricca e viziata Madison convince il padre ad affittare una vecchia pista da pattinaggio abbandonata per celebrare i suoi sedici anni. Il luogo era stato teatro, tanti anni prima, di una strage. Ovviamente, l’assassino non è morto, ma torna per mettere fine alla festa in anticipo.
Il perno del film è la guerra tra le due protagoniste, la già citata Madison, e l’outsider Skye, che (siamo nel 2009 e si sente) “non è come le altre ragazze”, oltre a essere la figlia di un serial killer, ma sono dettagli. Più che la dinamica da slasher, che ben conosciamo, e contempla l’uccisione di gran parte degli invitati, è interessante proprio assistere a queste due che se ne fanno di tutti i colori, fino al confronto finale. L’omicida mascherato è quasi un complemento d’arredo.
Da riscoprire, se vi va di perdere mezzo pomeriggio a cercarlo.
Colonna sonora
2. All Cheerleaders Die (Regia – Lucky McKee, 2013)
Lucky McKee ce lo siamo perso per strada, e questo è l’ultimo film veramente buono che ha diretto, ormai la bellezza di tredici anni fa, maledetto lui. Si nota il passaggio a un nuovo decennio, perché le ragazze protagoniste si accapigliano e si detestano per metà film, e poi devono per forza di cose collaborare, e anzi, finiscono quasi per volersi bene. Quasi.
Se la componente queer è sempre parte integrante del Bubblegum Horror, in questo film diventa esplicita, nel senso che c’è proprio una storia d’amore saffica messa lì come struttura portante della vicenda, nonché causa della resurrezione di massa delle cheerleader uccise all’inizio.
Sembra una commedia sovrannaturale scanzonata e divertente, soprattutto per la presenza di Brooke Butler nel ruolo della mean girl di turno. Da una certa sequenza in poi, tuttavia, scopre il suo vero volto di rape & revenge, e sale in cattedra la bravissima (e sottovalutatissima) Caitlin Stasey, la nostra scream queen australiana preferita.
Non mi stancherò mai di parlare bene di All Cheerleaders Die, perché credo sia una horror comedy perfetta, con un bilanciamento di toni sopraffino, una capacità di usare diversi registri che ha del miracoloso, e un cuore nerissimo che batte sotto l’esplosione di colori, frizzi e lazzi.
Serve anche a piazzare un horror indipendente e a basso budget di questo secolo nella lista, perché il Bubblegum Horror appartiene a tutti.
Se ne parlate male, non siamo più amici.
Colonna sonora.
- Becky (Regia – Jonathan Milott, Cary Murnion, 2020) / The Wrath of Becky (Regia – Matt Angel, Susan Coote, 2023)
Sono sei film, perché quello dedicato a Becky è un dittico (anzi, un trittico, poi vi dico) che va preso in blocco, secondo me, per comprendere l’evoluzione di uno dei personaggi femminili più belli degli anni ’20 di questo secolo. La nostra Lulu Wilson, che diventa più brava a ogni film ed è nata artisticamente a casa Flanagan, trova in Becky il ruolo della sua vita. Una giovanissima assassina di nazisti e suprematisti che non ha niente da invidiare ai grandi eroi del cinema d’azione.
Becky ti entra nel cuore con il suo cappellino di maglia con le orecchie nel suo debutto del 2020, e non se ne va mai più via, diventa semplicemente parte di te, diventa un modello da emulare, un esempio da seguire. Ogni volta che ci si trova in difficoltà, la domanda da porsi è: “cosa farebbe Becky”, e la risposta è sempre una: violenza.
Il Bubblegum Horror è stato anche, nel corso della sua lunga storia, un modo di raccontare la rabbia femminile utilizzando un linguaggio che il pubblico a cui è rivolto potesse sentire proprio. Con Becky si fa saltare per aria la metafora e la rabbia, spesso indirizzata nei confronti di altre donne, diventa un modo per liberare il mondo dalla spazzatura. Becky ci ha insegnato la retta via. Becky è la nostra guida.
E ora vi dico che sta per arrivare The Last Temptation of Becky, con premiere mondiale al Fantasia di Montreal a fine luglio, diretto da Jenn Wexler. Esultate con me: Becky è tornata.
Colonna sonora.
Bonus: Scream Queens (2015-2016)
Impossibile non parlare di questa serie, dalla breve durata, purtroppo, ideata da Ryan Murphy. Se ci sono degli elementi Bubblegum in quasi tutte le stagioni di American Horror Story, con l’apoteosi di Coven, quando Murphy si è messo in testa di prendere tutti gli slasher post-Scream e frullarli in una manciata di episodi, il filone ha trovato la sua forma più riconoscibile. Scream Queens è l’idea platonica del Bubblegum Horror, e andrebbe visto e amato anche soltanto perché ci ha fatto dono di Chanel Oberlin (la divina Emma Roberts), la summa di ogni mena girl, reginetta, ricca viziata e stronza con manie di protagonismo mai apparsa da Carrie in giù. Però Scream Queens è uno spasso anche per tanti altri motivi, e qualsiasi amante dell’horror a tinte pastello, dovrebbe avere il suo santino dentro casa. Se volete fare un rewatch, la trovate tutta su Disney Plus. Mettetevi comode e godetevi lo spettacolo, amichette mie.
Colonna sonora.















Grazie, bei consigli. Ne recupererò qualcuno, se li trovo. Finora ho visto solo All cheerleaders die