WiHM: Rust Creek

 Regia – Jen McGowan (2019)

Amo molto il film che non si disturbano minimamente a offrire una sorta di background al loro protagonista, come se si trattasse di una persona che abbiamo appena incontrato e di cui non sappiamo ancora niente. Spesso, sceneggiatori e registi commettono l’errore di iniziare i loro film con un’overdose di informazioni o con lunghe e poco interessanti introduzioni. Rust Creek, opera seconda della fin’ora a me del tutto ignota Jen McGowan, ha il buon gusto di partire, non a razzo, ché il ritmo non sarà mai elevatissimo, ma con una presentazione del personaggio principale, la studentessa universitaria Sawyer, quanto più scarna ed essenziale possibile: la vediamo correre lungo la pista di atletica di un campus (informazione utile per quello che avverrà dopo: la ragazza è in ottima forma fisica) e ricevere una telefonata che le conferma un colloquio di lavoro a Washington.
Tutto qui. E, dettaglio più, dettaglio meno, questo sarà tutto ciò di cui avremo bisogno durante il proseguimento di Rust Creek, survival indipendente non soltanto diretto, ma scritto e fotografato da donne.

Il colloquio di lavoro di Sawyer è nel bel mezzo della settimana del Ringraziamento e il bollettino del traffico alla radio le consiglia di evitare le autostrade. Prende quindi una deviazione che la porta dritta nei boschi del Kentucky, dove il GPS la manda per fratte (mi sono identificata moltissimo in questa situazione). Quando Sawyer scende dall’auto per consultare una mappa cartacea, viene avvicinata da due bifolchi, all’inizio amichevoli e disposti a darle informazioni per tornare alla civiltà, ma poi sempre più aggressivi. I due la attaccano, Sawyer si difende e, ferita a una gamba, riesce a scappare.
Ma siamo in inverno, nel bel mezzo del nulla, con la strada più vicina a non si sa quanti chilometri e sopravvivere, per una ragazza di città, non sarà un’impresa facilissima.

Il bello di Rust Creek è che parte come il più classico dei survival e sembra voler mettere in scena l’eterno conflitto tra uomo civilizzato e natura, con la variabile impazzita dei redneck, ma poi se ne va in tutt’altra direzione e, pur restando un film di genere, sovverte parecchie aspettative e si allontana parecchio dallo schema facente capo a Deliverance.
Sawyer è un pesce fuor d’acqua non solo perché non è abituata a un ambiente naturale ostile e selvaggio; si trova anche nel posto sbagliato al momento sbagliato per ragioni qui inspiegabili causa spoiler, e i suoi guai sono molto più grossi dell’avere a che fare con un paio di bifolchi del Kentucky. L’alleanza improbabile che stringerà con un uomo del posto conferisce un’improvvisa svolta alla trama e la spedisce in territori che fanno capo più al poliziesco che al survival horror, mentre la vicenda si fa, per forza di cose, intricata e complessa, intervengono nuovi attori in campo e le possibilità di salvezza per Sawyer si assottigliano ogni secondo di più.

Tornando a bomba a quanto detto all’inizio del post, non è Sawyer, o quello che le è successo prima di finire dispersa in quei boschi, il fulcro del film, ma tutto ciò che le accade intorno, e di cui lei si ritrova a essere vittima inconsapevole, esattamente come lo spettatore: dinamiche famigliari allucinanti, autorità inaffidabili e corrotte, traffici di amfetamina proprio sotto il naso della polizia, e in mezzo a tutto questo marasma, la povera Sawyer, che voleva solo fare il suo colloquio di lavoro e, per scaramanzia, non aveva detto a nessuno dove sarebbe andata. È la tirannia del caso a farla da padrone, in Rust Creek, ennesimo dramma basato su brave persone a cui accadono cose orribili, non per colpa loro, ma solo perché la sfiga ha deciso così.
Per fortuna Sawyer, anche se impreparata e sprovveduta di fronte al caos che si trova ad affrontare, è comunque piena di risorse. Soprattutto, il film è condotto in maniera tale da cambiare direzione ogni volta che crediamo di sapere dove sta andando e il fatto di non dare informazioni superflue su Sawyer permette una graduale costruzione del suo personaggio e le dà la possibilità di agire in maniera differente dalle nostre aspettative.

Prendiamo, per esempio, la scena in cui viene attaccata dai due redneck: il modo in cui Sawyer si difende e combatte è del tutto inaspettato e, quindi, sorprendente. Perché, è inutile negarlo, chiunque è  convinto di sapere in che modo la scena sarebbe andata a finire: I Spit on Your Grave lo abbiamo visto tutti. E invece no. Neanche dopo, quando Sawyer si ritroverà da sola nei boschi, quella violenza che il pubblico attende (che in certo senso vuole) gli verrà concessa.
La scelta di McGowan e della sceneggiatrice Julie Lipson è quella di attenersi al più severo naturalismo, scelta condivisa anche dalla direttrice della fotografia Michelle Lawler, che immortala un Kentucky invernale grigio e perennemente smorto, delle immagini che quasi trasmettono umidità e freddo a livello fisico.
Rust Creek non va verso l’exploitation, come ha fatto un altro (splendido) survival recente, sempre con una donna alla regia, ovvero Revenge; sceglie un’altra strada, diversa, ma non per questo meno valida.

Se qualcosa si può imputare al film è che, volendo frustrare di continuo le aspettative, ogni tanto paga in fatto di scorrevolezza e inciampa in qualche problema strutturale: Sawyer infatti, fino a prova contraria, la protagonista di Rust Creek, scompare dalla scena da un certo punto in poi, per tornare a essere presente solo a un quarto d’ora dalla fine, perché qualcuno deve essersi ricordato che forse era il personaggio principale. La bravissima e magnetica Hermione Corfield fa sentire la sua mancanza: quando lei non c’è, il film rischia di diventare noioso. Ma, a parte queste considerazioni, Rust Creek è un esperimento interessante su come si possa realizzare un survival con protagonista femminile fuori dai canoni del genere. Ora stiamo a vedere cosa ci riserverà in futuro la squadra dietro Rust Creek, insieme alla casa di produzione Lunacy, che ha espressamente voluto, per girare il film, quante più donne possibile, dietro e davanti la macchina da presa.

 

11 commenti

  1. valeria · ·

    venduto, anzi stra-venduto! 😀 mi metto alla ricerca 😀

  2. The Butcher · ·

    La recensione mi è veramente piaciuta e mi ha convinto a guardare il film. Grazie mille!

  3. Giuseppe · ·

    Se il far momentaneamente uscire di scena la protagonista poteva essere parte della tattica di continuo spiazzamento, sarebbe comunque stato da calcolare meglio (e, soprattutto, non dilazionare troppo) il momento del rientro… eccepito questo, credo anch’io che il film di Jen McGowan valga la visione.

  4. Caspita, questo film mi ha veramente sorpreso, e il secondo film dopo Revenge.
    Sara’ un caso che sono tutti e due diretti da registe donne 🙂
    Bellissimo, da vedere e rivedere 🙂
    Hermione Corfield, che io non conoscevo 😦 , e veramente fantastica.
    Mi consigliate altri film che ha interpretato in cui lei e’ la protagonista?\

    Non ho capito il finale,
    [spoiler]
    perche’ lei all’arrivo della polizia continua ad avanzare e non si ferma?
    forse perche’ pensa che siano tutti corrotti?
    [/spoiler]

    1. Non conoscevo Hermione Corfield fino a questo momento, credo che avesse un piccolo ruolo in Pride and Prejudice and Zombie e un altro, minuscolo, in MIssion Impossible 4, però questo dovrebbe essere il suo primo ruolo da protagonista assoluta.
      Per quanto riguarda il finale, io credo che sia così sconvolta che, semplicemente, non realizza che è finita, è segnata, distrutta e continua ad avanzare quasi in maniera simbolica, come facevano le final girl un tempo.
      poi sì, di sicuro c’è la mancanza di fiducia nella polizia da aggiungere.

      1. Infatti, dopo una ricerca su imd, sembra che questo sia il film in cui lei e’ la protagonista,
        in altri aveva un ruolo minore,
        speriamo escono altri film con lei, o serie tv.
        attiva sui social 🙂

        https://www.instagram.com/hermionecorfield

        grazie Lucia per le tue preziose recensioni 🙂
        sto scoprendo molte opere sconosciute, e registi,
        (Mike Flanagan in primis 🙂

        imminente il suo prossimo lavoro,
        Doctor Sleep (2019)

        https://www.imdb.com/title/tt5606664/

        1. Non vedo l’ora che arrivi Doctor Sleep. Si spera alla fine di quest’anno o all’inizio del prossimo.
          Grazie a te 🙂

          1. Doctor Sleep e’ tratto da un romanzo di Stephen King (lo amo)
            strano,non lo letto, lo devo ricuperare

            queste sono le date di uscita nel mondo (ancora niente per l’Italia),
            io lo vedro’ sicuramente il 7 November 2019 al cinema 🙂

            Release Dates
            UK 31 October 2019
            Russia 7 November 2019
            Bulgaria 8 November 2019
            USA 8 November 2019
            Turkey 22 November 2019
            Netherlands 23 January 2020

          2. Il romanzo è molto, molto buono e si legge in un fiato, quindi fai in tempo a recuperarlo prima di novembre. 🙂

          3. sono indeciso adesso,
            e’ meglio leggere il libro e poi guardare il film?, oppure guardare il film e poi leggere il libro?
            tu cosa consigli? 🙂

  5. la casa di distribuzione, la “IFC Films” (su youtube) ha rilasciato un altro horror molto interessante, anche questo diretto da una donna, Emma Tammi
    si preannuncia mooolto interessante

    The Wind

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