31DayHorrorChallenge: Day 8 – Insidious: Chapter 2

Regia – James Wan (2013)

L’ottavo giorno della challenge richiede di guardare il “Favourite Sequel”, ma io su questo blog parlo di sequel ogni estate da due anni a questa parte e tutti i miei favoriti me li sono già sparati. Lo sanno tutti che i sequel più belli della storia dell’horror sono Aliens e Scream 2, e abbiamo articoli dedicati a entrambi; sul primo c’è anche un episodio di Paura & Delirio. Per non saltare il giorno, e considerando che qualcuno ne dovrò saltare per cause di forza maggiore, ho pensato di dare un’occasione a un sequel che, ai tempi, avevo profondamente schifato, e che forse, una volta levatami la famosa scopa dal culo, potrei vedere con occhi diversi.
Spoiler: è stato proprio così. Insidious: Chapter 2 ha come unico difetto quello di essere una sorta di film spiegone e, di conseguenza, di avere una struttura narrativa piuttosto pesante, che lo fa soffrire a tratti. Ma in quanto a stile, non ha nulla da invidiare al suo predecessore e, anzi, per alcune soluzioni visive è persino più bello. 

Quello che a me fa impazzire del cinema di James Wan, in particolare di quello post Saw, è che, in estrema sintesi e semplificando al massimo, è basato su gente che cammina per casa e niente altro. Persino Malignant, suo indiscusso capolavoro, ha questo stesso marchio di fabbrica: personaggi nei corridoi, carrelli, un po’ di steadycam ma poca che fa tv, ambienti costruiti apposta perché la macchina da presa si sposti da una stanza all’altra senza che vi sia nulla d’intralcio e, camminate, lunghe camminate a chiudere porte, spegnere e accendere luci, cercare cose. Se ci pensate, non c’è niente di più schematico, e in fondo Wan non fa altro che seguire le fondamenta di ogni film di fantasmi mai realizzato. Persino The Innocents era così: Deborah Kerr che si muove da un luogo all’altro della sinistra magione armata di candele. 
Wan non ha disposizione dimore gotiche o castelli, ma normali case della media borghesia americana; gente ordinaria alle prese con l’impossibile. Eppure è la sua macchina da presa che trasforma questi luoghi così banali in altrettante culle del gotico e, nel caso di Insidious, in portali per l’altrove. 
Se guardare ai capitoli successivi, quelli diretti rispettivamente da Whannel e Robitel, manca la componente gotica (o neo-gotica se preferite), perché è una caratteristica propria di Wan, del suo modo di intendere la messa in scena della paura.

Insidious: Chapter 2 ha la peculiarità di essere, allo stesso tempo, prequel e sequel di Insidious: l’azione vera e propria comincia pochi minuti dopo la fine del primo film, ma c’è un prologo ambientato nel passato, quando Josh Lambert (Patrick Wilson) era un bambino. Da lì in poi, la vicenda si sviluppa su un doppio binario, quello del presente e quello del passato, con una sezione che si svolge in contemporanea con Insidious. Se pensate che sia ingarbugliato e anche un po’ confuso, avete perfettamente ragione. Non è una struttura facile da portare avanti, più che altro perché vuole chiarire tutti i punti che Insidious lasciava in ombra e, cercando di svelare il mistero, ne affievolisce la portata. Come dicevamo in apertura, è questo il vero problema del film: sono in realtà due film in uno e uno dei due serve a spiegare l’altro.
Tuttavia, Wan è un regista eccellente anche quando lavora con una struttura pesante e fragile e, al netto di qualche dialogo esplicativo di troppo, riesce a far passare molte informazioni soltanto tramite le immagini, usa molto bene i flashback e sfrutta ogni angolo, ogni punto cieco di casa Lambert per dare allo spettatore la sensazione di non essere mai al sicuro, da nessuna parte. 

Come già nel primo Insidious (ma proprio a partire da Dead Silence, che è il padre putativo di tutti questi film), Wan compie un gran lavoro con le luci, qui anche meglio che in Insidious, perché ha un po’ più di soldi a disposizione e li impiega per arricchire gli ambienti, diversificarli, illuminarli in maniera tale da creare un mondo a parte, che no, non è semplicemente l’Altrove (The Further, in originale), ma è l’intera dimensione in cui si svolge il film, un vero e proprio Wan-verse che segue leggi tutte sue: gli anni ’70 dei vari The Conjuring, gli anni ’80 del prologo di questo sequel e gli anni ’10 in cui la mini saga dei Lambert ha il suo troncone narrativo più corposo, e infine gli anni ’90 e ’20 di Malignant sono tutti connessi tra loro, sono parti di un unico spazio filmico, di un’unica ragnatela di suggestioni gotiche, cinema soprannaturale da Poltergeist in poi, tradizionalismo e innovazione, tessuta da Wan per inventarsi un nuovo linguaggio dell’orrore, quello che ha fatto scuola e continua a farla a 12 anni di distanza dall’uscita del primo Insidious.

Un commento

  1. Aliens e Scream 2 forever!!!
    Purtoppo non conosco bene Wan, quindi leggo e imparo. Le mie scope dal culo ho cominciato a togliermele con Malignant che… wow! Quindi prima o poi rimedierò:-)
    Per condividere, tra i sequel non troppo celebri che ho apprezzato e rivisto, direi: Cabin fever 2 (inaspettato); Ginger Snaps 2 (bellissimo!); Urban Legend 2…
    E… vogliatemi bene lo stesso, mi è piaciuto molto anche The Wicker Tree (più o meno sequel).
    Besos.

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