La Abuela

Regia – Paco Plaza (2021)

Ai tempi di Rec, tutti parlavano di Balagueró, come se lo avesse diretto da solo. Al povero Plaza sembrava non voler dar credito nessuno. Poi i due hanno continuato a collaborare saltuariamente, tipo alternandosi alla regia nei vari capitoli della saga di Rec, ma hanno preso strade molto diverse. Se, per ragioni imperscrutabili, il cavallo vincente era sempre stato considerato Balagueró, è diventato abbastanza palese che la carriera di Plaza sia quella più stabile, con più continuità e anche più coerenza, mentre il suo collega negli ultimi anni è un po’ appannato. Plaza, dal canto suo, sembra trovarsi più a suo agio con l’horror contemporaneo, vedasi il coming of age al femminile di Veronica, e questa sua ultima prova dietro la macchina da presa, fresca di distribuzione internazionale su Prime (no, in Italia no, purtroppo. Armatevi di VPN). 

La Abuela mi ha dato delle sensazioni molto simili a quelle che mi ha dato X qualche settimana fa, ma sul versante gotico, perché si tratta, di fatto, di un film gotico vecchio stampo, quasi tutto girato nello stesso ambiente e con elementi strutturali che sono propri del cinema gotico. Lo si potrebbe anche definire un Relic più divertente e più cattivo, e sicuramente non possiede le implicazioni durissime del film australiano del 2020, ma neppure la sensibilità bizzarra e fuori registro di Ti West. È un film che parte da una premessa molto comune nell’horror degli ultimi anni, l’incubo del decadimento, della vecchiaia, del non riconoscere più il proprio corpo e di perdere l’autonomia. E poi c’è l’altra faccia dello stesso incubo, quella di chi si deve prendere cura di una persona molto anziana e magari non autosufficiente. Ne abbiamo visti a bizzeffe di horror basati su questo schema, ma Plaza lo affronta in maniera sardonica, beffarda, giocosa. Insomma, non è il cuore del suo film, è un pretesto per spaventare e sì, divertire, sempre a seconda del concetto di divertimento che ognuno di noi possiede e può essere molto opinabile. 

Susana (un’esordiente e incredibile Almudena Amor) fa la modella a Parigi, con qualche difficoltà nel trovare ingaggi e lo spettro di cominciare a essere un po’ troppo “anziana”. Ha 25 anni e se non sfonda adesso, non sfonda più. Il giorno prima di un appuntamento con un importante fotografo che potrebbe svoltarle la carriera, riceve una telefonata da un ospedale di Madrid, città dove è nata e cresciuta: si tratta di sua nonna, Pilar (Vera Valdez), che ha avuto un ictus e ora ha bisogno di essere assistita ventiquattro ore al giorno. Susana non ha nessun altro. I suoi genitori sono morti quando lei era molto piccola e ha vissuto con la nonna per tutta la vita. Il minimo che può fare è tornare a Madrid e trovare una persona che si prenda cura della donna. Solo che non immagina lontanamente quanto sarà difficile star dietro a una persona in quelle condizioni, e anche quanto sarà pericoloso. 

Se La Abuela ha un difetto, è quello di essere molto, troppo prevedibile: a partire dal prologo sappiamo già dove il film sta andando a parare. Io non credo sia un errore di Plaza o un elemento casuale; al contrario, sono convinta si tratti di una scelta precisa da parte di regista e sceneggiatore (Carlos Vermut), quella di giocare a carte scoperte sin dall’inizio, come se La Abuela fosse un falso giallo in cui conosciamo immediatamente l’assassino e la parte interessante del film sta tutta nel capire come ci arriveranno anche i personaggi. Sì, è un difetto se siete appassionati di colpi di scena, non lo è se il modo in cui accadono le cose vi interessa più degli avvenimenti in quanto tali. Sono scelte che facciamo sia da spettatori sia da narratori. 
Anzi, nel caso di La Abuela è probabile che Plaza abbia proprio voluto giocare con uno sviluppo prevedibile e lineare per sentirsi al sicuro e sperimentare invece con il linguaggio. 

Perché aiutatemi a dire quanto è bello da vedere questo film che io da sola non ci riesco. Che Plaza fosse bravo a muoversi in spazi stretti era cosa nota dal 2007, che lo sapesse fare con questa eleganza, sinuosità e comprensione dell’ambiente gotico, ecco, era meno scontato. Tramutare un appartamento borghese a Madrid in un castello degli orrori che nemmeno Roger Corman quando faceva i suoi Poe-film, senza tuttavia alterarne la natura, è un gioco di prestigio davanti al quale ci si può soltanto inchinare. Plaza gira in maniera tale da causare quasi un senso di sdoppiamento all’interno della casa di Pilar e Susana: da un lato c’è la vita quotidiana prosaica, ripetitiva, che si svolge tra le mura decorate con ricordi di un passato ormai lontano, tra l’arredamento fatto di anticaglie e reliquie, in una penombra che rende difficile la distinzione tra il giorno e la notte; dall’altro c’è la casa soprannaturale, con i corridoi che diventano infiniti, la presenza dell’anziana donna che da pietosa si fa spaventosa, le luci intermittenti, la sensazione di trovarsi in una trappola pronta a chiudersi intorno a noi. È lo stesso posto e, allo stesso tempo, non lo è.

E quindi, sarà pure prevedibile, La Abuela, ma è lo stesso molto gratificante, non si tira indietro quando c’è da infliggere colpi bassi e sleali, e può contare su due attrici (quasi le uniche due persone con cui passiamo il centinaio di minuti di durata del film) che si portano in giro tutta l’impalcatura emotiva della storia al guinzaglio; una senza pronunciare neanche una parola e comunicando solo attraverso lo sguardo, i movimenti delle labbra e alcune risate che, ne sono certa, vi tormenteranno senza pietà; l’altra trasmettendo un senso di orrore che cresce fino a occupare interamente il suo sguardo, a cancellare qualunque altro sentimento che non sia, appunto, orrore puro e totalizzante. 
Funziona come meccanismo di tensione, funziona come una favola macabra della buonanotte, funziona come esperimento con il linguaggio e con i codici del gotico applicati a tematiche molto sentite oggi. Se non fosse un film europeo, se fosse una produzione Blumhouse o Warner, la abuela del titolo avrebbe già il suo franchise bello pronto. 
Insomma, io sono sempre contenta quando uno dei miei ragazzi dell’horror anni ’00 se ne esce con qualcosa di significativo e importante. La Abuela è entrambe le cose e vi consiglio di non lasciarvelo sfuggire. 

3 commenti

  1. Adesso mi hai messo addosso una grande curiosità. Plaza mi piace come regista e ha sempre saputo muoversi con la macchina da presa e questo film sembra confermare tutto ciò. Lo vedrò il prima possibile.

  2. Andrea Lipparini · · Rispondi

    Ottimo film.. affascinante e ansiogeno..e che attrici😍

  3. Giuseppe · · Rispondi

    Ti aiuterò di certo a dire quant’è bello da vedere questo film, quando l’avrò visto (ma dalla recensione direi già che promette bene assai) 😉

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