The Northman

Regia – Robert Eggers (2022)

La difficoltà legata allo scrivere di un film come questo, è che dentro c’è troppa roba e non la si può, per ovvi motivi, affrontare tutta, altrimenti viene fuori un trattato, ma non solo: non mi posso mettere a sentenziare di mitologia norrena non capendone quasi un cazzo. So per sentito dire che Eggers è stato molto accurato, e so, perché si tratta di uno degli elementi fondanti del suo cinema, che a lui piace, a partire da The Witch (che comunque preferisco a The Northman, a scanso di equivoci) mettersi nella posizione di raccontare personaggi del passato in una maniera che, per il cinema hollywoodiano, è unica; ovvero non adeguandone costumi e mentalità alla morale corrente. Ed ecco un aspetto in cui mi sento molto più a mio agio, quello che mi ha subito conquistata nei suoi film.

Nel caso di The Northman, tuttavia, c’è un dettaglio niente affatto insignificante da prendere in considerazione: non è un piccolo horror indipendente rivolto a un pubblico di nicchia che sa a cosa sta andando incontro, è un blockbuster da 90 milioni di dollari e dal respiro epico, un mastodonte di oltre due ore che deve conciliare due anime contrapposte, quella dell’autore (perché Eggers è un autore) e quella del grande spettacolo di massa. Si tratta quindi di una bestia strana, che non si vede spesso, non negli ultimi anni dominati dalle saghe Marvel e Disney, un tentativo anomalo e coraggioso di creare un’alternativa. Se da un punto di vista artistico, a me pare perfettamente riuscito, ho dei grossi timori per quanto riguarda quello commerciale. Immagino il pubblico generico che va in sala e si trova di fronte a un film ostico e durissimo, dalla violenza allucinante e pesante come un macigno, che è sì pieno di azione ed epica, ma le usa quasi per negarne la funzione catartica, e soprattutto mette in seria discussione tutta una serie di concetti che siamo abituati a riconoscere come parte integrante dell’immaginario legato all’epica. 

The Northman sembra seguire uno schema classico, e non potrebbe essere altrimenti, essendo ispirato alla leggenda scandinava che a sua volta ha ispirato l’Amleto: il figlio del re che vede l’amato e rispettato padre ucciso davanti ai suoi occhi dallo zio bastardo, sfugge alla stessa sorte e, anni dopo, torna per vendicare il genitore e salvare la madre, rapita e andata in sposa all’assassino. Amleth (Alexander Skarsgård) che vota la sua intera esistenza alla vendetta, che neppure è messo in scena da Eggers con connotazioni del tutto umane, ma è una bestia che uccide, ringhia, ulula, un corpo creato apposta per distruggere e massacrare. Passiamo la prima ora del film in attesa che avvenga finalmente l’incontro con lo zio (un Claes Bang a cui basta essere presente in scena per far venire i brividi, pezzo migliore dell’intero cast senza rivali), che abbiamo imparato, non soltanto per The Northman, ma perché condizionati da anni e anni di fantasy epico, a considerare come il ricettacolo di ogni male, ed è a quel punto che i tasselli iniziano a scricchiolare, che l’impalcatura da revenge movie inizia a crollarci addosso. 

Ora, non è mia intenzione fare spoiler, ma se quello a cui ti sei consacrato da quando eri poco più che un bambino fosse tutta un’illusione? Se quello per cui hai lottato e ucciso, quello per cui hai abbandonato ogni residuo di umanità non fosse niente altro che un gigantesco errore? Il mantra che si ripete Amleth in continuazione: “I will avenge you, Father! I will save you, Mother! I will kill you, Fjölnir!” e che, in una certa cinematografia degli anni ’80, cui The Northman guarda con il preciso intento di smantellarla, sarebbe bastato e avanzato per caratterizzare il protagonista, fornirgli tutte le motivazioni, e riportarlo a casa vincitore, qui perde impatto e potere a ogni minuto che passa, si sgonfia come un palloncino.
L’idea che Amleth non possa sfuggire al proprio destino comincia a essere messa in discussione in maniera più o meno radicale dal personaggio di Olga (Anya Taylor-Joy), ma è proprio sul percorso predestinato del nostro “eroe” che Eggers compie l’operazione più ardita del suo film, e anche abbastanza sottile da poter sfuggire a qualcuno. Infatti, ho letto delle recensioni in cui si lamentava che il focus di The Northman non è la vendetta e che la storia può apparire dispersiva. 
Che è vero: è un revenge movie soltanto formalmente (e neppure poi così tanto) e la storia tende a decentrarsi. Ma è tutto voluto. 

Abbiamo già sottolineato quanto sia accurato Eggers con la mitologia, non soltanto negli elementi narrativi, ma anche in quelli scenici, nei costumi, nei materiali usati per costruire i vari oggetti presenti in campo, nella descrizione precisa dei rituali e, non meno importante, nel modo in cui il fantastico si fonde con il reale in un film dallo stile così iper realistico che, quasi per una sorta di paradosso, funziona magnificamente quando bisogna rendere vaghi e sfumati i confini tra verità storica e leggenda.  
È accurata la mentalità dell’epoca, sono plausibili le reazioni, non c’è nulla che edulcori o tenti di rendere simpatici e amichevoli a un pubblico del XXI secolo dei personaggi che conoscono soltanto il linguaggio della violenza più brutale per comunicare tra loro. Non c’è neppure nulla di compiaciuto o estetizzante nel rappresentarla, questa violenza: è atroce, è sempre in campo, non risparmia nessuno e riesce a essere allo stesso tempo eccessiva e parte integrante del paesaggio emotivo del film. 

Cosa c’entra questo col destino? The Northman è così verosimile in ogni suo aspetto, così marcio e lurido, così sprofondato nel fango e nella merda (scusate) che finisce per eliminare qualsiasi afflato epico al concetto di predestinazione: ciò che resta, dopo che abbiamo seguito la vicenda di Amleth fino alle sue estreme conseguenze, è un massacro bestiale, consumato tra le urla strazianti, sofferenze di un certo peso causate più o meno a ogni singola comparsa che si trovava a passare di là per caso, e tutto per niente. Amleth, così condizionato dalla sua predestinazione a compiere la vendetta nel nome del padre, allevato e nutrito dall’odio e dal rancore, non riesce a vedere che esistono altre opzioni, non può, non ne conosce e, se le conosce, arrivano troppo tardi lungo il suo percorso. Niente magia, niente epica: il destino è segnato perché una strada differente (per quanto offerta al nostro eroe su un piatto d’argento) viene scartata a priori.
E non contano il torto e la ragione, non contano il bene e il male, i buoni e i cattivi, che in questo film non esistono in quanto tutti i personaggi sono dei disgraziati abbrutiti e puzzolenti. Anche il senso originario della vendetta di Amleth si perde lungo il cammino. Restano la rabbia, la sopraffazione, l’istinto omicida e tonnellate di dolore inutile. 

Quindi, per rispondere al nostro dubbio iniziale sul successo di un esperimento simile, non mi stupisco (io la risposta la conoscevo già, è che vi volevo tenere sulla corda) che The Northman abbia incassato a malapena 23 milioni di dollari negli Stati Uniti, nemmeno la metà del suo budget di partenza: è sostanzialmente un film d’autore fatto coi soldi. Se The Witch era un horror sul silenzio di Dio, questo è un dramma storico sul silenzio degli dei. Non cambia molto, ci sono soltanto più maschi a petto nudo che si ringhiano in faccia, ma la sostanza è molto simile. 
Non mi stupisce il flop, ma mi rattrista, anche perché The Northman non può prescindere dalla visione in sala, tanto gigantesco è il suo impatto visivo. 
Insomma, ho fatto i salti mortali per non spoilerare a destra e sinistra, e ora come favore personale, muovete il sederino e andate in sala, che male non può farvi di certo. 

16 commenti

  1. Una cosa che temevo con questo film è che appunto, essendo un blockbuster, avrei visto poco di Eggers, al massimo nella fotografia e in qualche tecnicismo. Invece mi sono ritrovato a bocca aperta. Il fatto che fosse molto legato alla mentalità dei tempi mi ha stupito, così come mi hanno stupito i momenti onirici, le scene violente e il fatto che non ci sia un male o bene assoluto. Sentendo le persone in sala anche quest’ultime erano sorprese, probabilmente nessuno di loro si aspettava qualcosa di simile ma posso dire che io sono stato contentissimo di questa pellicola. Un film d’autore ma con un budget enorme. So che non sta andando bene al botteghino, ma spero che riesca comunque a guadagnare abbastanza per convincere altri studios a seguire questa strada che potrebbe giovare veramente al grande cinema. Ottima recensione.

  2. half_moon · · Rispondi

    Per me è già uno dei migliori film di quest’anno, pur essendo neanche a metà 2022. Eggers è una conferma e il fatto che abbia voluto creare un film più “accessibile” al grande pubblico non toglie il fatto che sia qualcosa di epico, di sensazionale, proprio nel suo stile onirico e maledetto. Sto leggendo critiche negative e destra e a manca anche da chi prima lo elogiava, solo perché ha creato qualcosa di più grande. Io lo considero quasi un capolavoro, con i suoi difetti (immagino ne abbia, pochi però) e ringrazio Eggers per quello che sta facendo per il cinema negli ultimi anni

    1. Sì, anche per me è uno dei migliori, e ti dirò che lo preferisco a The Lighthouse che, a mio parere, per quanto interessante, peccava un po’ di eccesso di snobismo. Purtroppo anche io sto leggendo attacchi ingiustificati da parte di cinefili che si erano esaltati soprattutto con The Lighthouse, ma è sempre così: quando fai qualcosa di più accessibile, li tradisci e loro ti attaccano.

  3. Blissard · · Rispondi

    Intrigante. Eggers non mi ha mai convinto appieno, ma ho sempre ammirato il suo coraggio.

  4. Visto ieri sera in sala,ho molto apprezzato la componente puramente estetica,l’epica si respira tutta e di certo mi ha molto intrattenuto nel modo più positivo possibile,ammetto di essere un pò in difficoltà con soggetti in qui è quasi impossibile stabilire un legame empatico con i personaggi,come hai detto tu in “The Northman” tutti i personaggi sono spregevoli in modi differenti,tranne forse Olga che surge anche a simbolo di un cambiamento,di qui chiaramente il protagonista non fa parte,mosso unicamente dalla bestialità della vendetta che inghiotte tutto e tutti! Onore a Robert Eggers per aver mantenuto intatta la scala di valori di quei tempi antichi dominati dalla brutalità della spada e dai culti pagani dediti ai sacrifici,nonostante come ho detto prima si paghi un pò il prezzo di non affezzionarsi ai personaggi messi in scena! Anche io non comprendo il disprezzo delle persone quando un regista di talento passa a produzioni più grandi,dal mio punto di vista un maggiore budget nelle giuste condizioni produttive,può permettere al cineasta di accrescere il suo talento visivo in modi che prima gli erano preclusi,per qui a volte certe persone dovrebbero solo tacere ed essere meno presuntuosi!!

  5. Film che guarderò più avanti, quando si sarà un po’ allentato il delirio, perché tra i fan di Eggers per i quali il regista ha camminato sulle acque, curato i lebbrosi e ridato la vista ai ciechi, quelli che dicono “norreno” ogni tre per due ed hanno ricavato dal film un’erezione come un pogo stick, e i deliri di quelli che loro lo avrebbero girato diversamente e lo avrebbero fatto meglio, si tratta di uno di quei film che mi hanno annoiato già dal trailer.
    Il che non è assolutamente un giudizio sul film, o sul regista, ma su questo meccanismo per cui ogni prodotto mediatico viene amplificato, dissezionato, masticato e rigurgitato ossessivamente.
    Non è neanche una questione di spoiler, quanto il fatto che diventa difficilissimo entrare in sala in silenzio.
    Lo so, sono vecchio.
    Ma grazie del post, che mi conferma che lo dovrò vedere, ma solo quando questo infernale chiacchiericcio si sarà un po’ quietato.

  6. Lorenzo Barbaresi · · Rispondi

    sono fra quelli che si sono persi nell’ultima mezzora, dopo il monologo di nicole kidman che ridimensiona tutta la missione di vendetta e che mi aspettavo desse la svolta al film. quando invece lui prosegue come se niente fosse ho smesso di essere coinvolto come prima, e sono arrivato al combattimento finale con l’interesse al minimo.

    il tuo pezzo ha in parte risolto questa cosa e mi ha fatto pensare, quindi grazie.

    1. Ma figurati! Io credo che vadano prese in considerazione diverse cose, tra cui anche qualche pressione da parte della produzione che, pare, abbia pesato molto sul risultato finale.
      Però il concetto di destino secondo me è proprio il centro di tutta la vicenda, e il punto è che Amleth sceglie di seguirlo fino alle sue estreme conseguenze. Sbagliando, ovviamente.

  7. mmh
    nn mi ispira particolarmente, per me la trama è più importante del lato visivo e non sono molte le lodi che ho trovato da quel punto di vista

  8. Per me è un grande no. Non per snobismo, anzi, sono sempre emozionata nel vedere un autore uscire dalla nicchia e misurarsi con budget e progetti di più ampia portata. Su di me però ha sortito quello che definisco “effetto revenant”, ovvero quando l’epica diventa così smisuratamente possente da risultarmi ridicola e il film finisce, ahimè, per sgonfiarsi come un soufflé e strapparmi risat(in)e durante la proiezione (non mi riferisco al rutto+scorreggia, anzi la parte di iniziazione mistica è la mia preferita e avrei voluto che fosse stata più esplorata).
    La scelta degli attori di certo non aiuta, di Skarsgard sono godibili gli addominali ma la qualità recitativa è pessima, espressivo quanto un termosifone e con uno sguardo che mi manda vibes da cucciolino quando dovrebbe essere uomo/lupo/orso/sticazzi. Mi ha anche ricordato un tizio su tik tok che si chiama michvichingo, chiedo scusa ad Alexander. Concordo su Claes Bang anche se ammetto che devo lavorare un po’ su me stessa per riesumarlo dall’(imbarazzante) interpretazione di Dracula.
    Forse non ho gli strumenti per gradire la solenne e ambiziosa messa in scena della mitologia norrena di Eggers ma, anche se mi rendo conto che è una sortita un po’ becera che non tiene conto di tanti fattori, preferisco uno splatter senza troppi panegirici.
    Ho apprezzato comunque le parti lisergiche, il sangue, l’Islanda e Bjork. Ah, e gli addominali (l’ho già detto?).

  9. A me è piaciuto tanto! Anche se ho avuto l’impressione che a Eggers non sia stato dato pieno potere di gestire la storia come voleva lui, e infatti mi pare che alcuni spunti, come la faccenda della figlia-regina, vengano lasciata lì andare senza una vera conclusione. Ecco l’unica pecca del film è che a tratti sembra essere frenato, non tanto sul lato violenza, dove non si risparmia nulla, ma sul lato più onirico e fantasioso, al punto che pare esserci un film “di giorno” e un film “di notte” uniti in una unica pellicola e che forse si riescono a incontrare solo in cima al vulcano.

    1. No, non è stato completamente libero, però credo che questo film rappresenti il grado maggiore di libertà che gli studi sono disposti a dare a un autore con un budget medio-alto, soprattutto oggi.

  10. Visto ieri, e devo dire che sono rimasto piacevolmente stupito che in sala ci fosse abbastanza gente! (non numeri enormi, ma piccola città e post covid i numeri sono comunque bassi)
    Speriamo che in europa faccia più di quanto ha fatto negli states.

    1. Ma sicuramente è più adatto a un pubblico europeo che americano. Però difficile recuperare il budget soltanto sul mercato europeo.

  11. Spero di riuscirlo a vedere in sala quanto prima, ho Hype.
    poi le racconto le impressioni.

  12. Giuseppe · · Rispondi

    Un grande flop negli USA? C’era da aspettarselo, di certo, con un film che va a destrutturare ferocemente tutto quello che il pubblico si aspetta di vedere trattato (il fantasy, l’epica, il mito, l’eroe senza macchia e senza paura, una netta distinzione bene/male e quant’altro) secondo modelli prestabiliti. Mi piace pensare, in generale, agli europei come molto più ricettivi nei confronti di un Eggert così “sovversivo” ma, dal punto di vista degli incassi, temo anch’io non sia sufficienti a fare la differenza…

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