Cinema degli Abissi: What Lies Below

Regia – Braden R. Duemmler (2020)

O anche “il mio patrigno è un mostro venuto dall’abisso”, se preferite. È bizzarro e, a tratti, molto sgradevole questo esordio a basso costo con Mena Suvari, che qui fa la mamma causando un certo shock culturale a tutti quelli per cui è ancora la ragazzina di America Beauty. Quasi mi verrebbe di definirlo un thriller erotico, ove per una volta tanto l’oggetto del desiderio della macchina da presa non è un corpo femminile, ma maschile, osservato, ripreso, sezionato da ogni angolazione possibile. Nello specifico, il corpo del quasi esordiente Trey Tucker, la nostra lampreda umana che prima fa innamorare Suvari, e poi attira anche le attenzioni della di lei figlia adolescente, LIbby. Un film che, per la prima mezz’ora, ci racconta il risveglio sessuale di Libby, attratta tipo magnete dal nuovo fidanzato di sua madre, John, e poi diventa un body horror agghiacciante che, per motivi di budget e, spero, anche di scelta artistica, lascia allo spettatore il compito di riempire, con la sua immaginazione, parecchie caselle rimaste vuote. E noi sappiamo che la nostra immaginazione può causare incubi ben peggiori di qualunque effetto speciale.

Libby è una ragazzina timida e un po’ impacciata che vuol fare l’archeologa, mentre sua madre Michelle è una tipa molto esuberante. Quando, dopo un paio di settimane in campeggio, Libby va a trascorrere la coda dell’estate nella casa sul lago di famiglia, scopre che Michelle ha un nuovo fidanzato, il biologo John. Lui si trova lì per studiare la fauna lacustre, e pare seriamente intenzionato a sposare Michelle. Sulle prime, Libby affronta la cosa con un misto di disagio e attrazione nei confronti di John, ma poi comincia a sospettare che ci sia qualcosa di terribilmente sbagliato nell’uomo cui la madre ha scelto di legarsi per il resto della sua vita.
John è infatti un personaggio un po’ particolare, oserei dire imbarazzante. Per quanto sia bellissimo e abbia il fisico di un modello, non sembra mai del tutto a proprio agio nel suo corpo. È come se la sua umanità fosse tutta una recita, una messa in scena, e la sua vera natura fosse celata, ma neanche troppo accuratamente. Certo, come ripete più volte Michelle, può trattarsi solo di ansia sociale.

Siamo dalle parti dell’horror paranoico, quello in cui ogni comportamento fuori dalla norma di John potrebbe avere una spiegazione razionale e Libby potrebbe essere solo accecata dalla paura di perdere sua madre o dal senso di colpa per essere attratta dal suo futuro marito. Eppure lo capiamo persino noi che John ha qualcosa di alieno, qualcosa di repulsivo al di là del suo aspetto; ed è, secondo me, nel contrasto tra l’apparenza di un ragazzotto belloccio e il disgusto che suscita a osservarlo da vicino. Anche la componente erotica del film ne viene, invece che indebolita, rafforzata: c’è un’idea visiva molto forte, nel film, ed è quella di creare un senso di straniamento che scivola nel disgusto attraverso un modo di inquadrare il corpo maschile che è quasi pornografico. Alla base c’è sempre il concetto, vecchio come il mondo, di una serie di dettagli che non tornano, ma il tutto è reso a livello fisico, viscerale, tanto che quando ascoltiamo Michelle fare sesso con John dietro la porta chiusa, ci sale un brivido di orrore.

Come dicevo prima, What Lies Below lascia, volutamente, parecchi punti oscuri, e tocca a noi riempire questi vuoti. Ho apprezzato molto il fatto che non spieghi nulla, perché la prospettiva cui guardiamo lo svolgersi degli eventi è quella di Libby, e una creatura come John non ha alcun bisogno di mettersi lì a fornire motivazioni per quello che sta combinando. Gli indizi che ci vengono forniti, sempre attraverso lo sguardo sempre più attonito di Libby, sono tuttavia sufficienti a fare di What Lies Below uno dei film più ripugnanti dell’anno, ed è ammirevole come si passi da un’atmosfera che pare quella di un tv movie con drammone familiare, gelosie per accaparrarsi il bel fidanzato tra mamma e figlia e tensione sessuale alle stelle, a un crescendo di orrore di matrice lovecraftiana in un battito di ciglia. E il tutto senza mostrare quasi nulla, neppure le reali sembianze di John, perché temo non ci fossero abbastanza soldi per andare oltre brevi scorci di zampe e artigli.
Da un certo punto di vista, mi ha ricordato Species, ma scritto con tonnellate di intelligenza in più e un punto di vista opposto e speculare.

Essendo un film basato quasi del tutto sulle interazioni tra personaggi, che si fanno via via sempre più ambigue e imbarazzanti, What Lies Below deve molto alle interpretazioni dei tre protagonisti, anche perché non c’è altro su cui fare affidamento: una baracca sul lago, qualche boschetto e tre personaggi: Mena Suvari, alla fine, si vede anche poco, ma si ritaglia un gran bel ruolo di contorno; ottimi gli scambi con Libby, su cui pesa un’acredine reciproca che le due cercano di mascherare senza troppo successo. Incredibile la giovanissima Ema Horvath che regge il film da sola e si carica sulle spalle un personaggio per certi versi poco simpatico e quasi respingente, ma con cui rimaniamo inchiodati dalla prima all’ultima inquadratura del film.
What Lies Below potrebbe addirittura essere considerata un’ennesima variazione sul tema de Il Mostro della Laguna Nera, se capite cosa intendo. È strutturato in maniera molto ponderata perché aggiunge sempre un elemento che alza la posta in gioco e tiene alta la tensione. Per essere un low budget su mostro acquatico (lacustre, marino, entrambi?) che se ne va in giro a sedurre femmine di specie umana con scopi facilmente intuibili, ha parecchie cose da dire, e non le dice neanche male.
Forse va un po’ in confusione nella parte centrale, ma compensa con una conclusione cattivissima e una ventina di minuti finale di alto livello.
Questo Duemmler sbucato dal nulla è decisamente da tenere d’occhio.

4 commenti

  1. Maria Alessandra Cavisi · · Rispondi

    A horror paranoico e conclusione cattivissima mi hai già convinto alla grande!

    1. Quando voglio so essere convincente! 😛

      1. Sai esserlo così tanto che già ce l’ho sull’hard disk, pensa un po’ 😉

        1. Dovevo fare il venditore porta a porta 😀

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