Monsterland

Mi piace parlare delle serie horror che non si caga nessuno. Monsterland ha avuto la sfortuna di uscire quasi in contemporanea con Lovecraft Country (che è una meraviglia, non fraintendetemi) e di avere una struttura parzialmente assimilabile alla serie di Peele a Abrams: è infatti tratta da una raccolta di racconti, a firma di Nathan Ballingrud, incontrato da queste parti l’anno scorso per Wounds, e viaggia attraverso gli Stati Uniti indagandone l’intrinseca mostruosità. Le somiglianze si fermano qui: mentre Lovecraft Country ha una storia bene o male coesa, Monsterland è proprio un’antologia, magari con un paio di personaggi ricorrenti che si affacciano tra un episodio e l’altro, ma ogni singolo episodio può essere visto separatamente dagli altri senza che questo crei alcuna confusione nello spettatore.
La raccolta, ovviamente inedita nel nostro paese perché dovesse danneggiarci qualche buona lettura, si intitola North American Lake Monsters: Stories, e se avete letto Il Nero Visibile, sapete più o meno cosa aspettarvi da Ballingrud. Qui si rinnova la collaborazione tra lo scrittore e Babak Anvari, produttore esecutivo della serie e regista dell’ultima puntata. Ma a fare la differenza c’è Mary Laws, che è la principale showrunner. Ora, il nome magari a voi non dice niente, ma parliamo della sceneggiatrice di The Neon Demon.
Tutto questo solo per dirvi che da questo trio al lavoro insieme, non escono di certo arcobaleni e orsetti del cuore, ma tanto sudiciume. E, come al solito, la varia umanità che popola gli Stati Uniti non ci fa un’ottima figura.

Monsterland è una serie relativamente breve: otto episodi, ognuno di essi ambientato in una diversa città degli Stati Uniti, da cui prende il titolo. In ogni puntata cambiano cast, regista e sceneggiatore principale, con Laws a coordinare il tutto e a scrivere personalmente il primo episodio, Port Fourchon, Louisiana.
Il tema principale è l’orrore che si annida nel quotidiano, ma in un senso diametralmente opposto a quello, per esempio di stampo kinghiano: non si tratta di brave persone a cui capitano cose orribili, ma di persone che, nonostante ci provino con tutte le loro forze a non essere orribili, alla fine cedono e compiono degli atti destinati a segnarle per sempre. L’elemento soprannaturale si presenta non tanto come fattore scatenante, ma come un catalizzatore del male intrinseco non tanto alla natura umana, ma alla società capitalista che ci spinge a dare sempre il peggio di noi stessi. Se si esclude l’ultimo episodio, quello diretto da Anvari e unico a presentare un sottile barlume di speranza, ma soltanto perché il peggio è già avvenuto fuori scena, i vari demoni, mostri degli abissi, ombre minacciose e svariate creature dalle intenzioni poco raccomandabili presenti in Monsterland, non sono nulla se paragonati all’angoscia di non poterti permettere le medicine per tua madre (Eugene, OR), all’avidità di una compagnia petrolifera (New York, NY) o alla volontà ferrea di ignorare di aver sposato un mostro in cambio della tranquillità economica (New Orleans, LA).

Come da titolo, in ogni episodio c’è un mostro, ma è difficile da stabilire chi sia effettivamente il mostro di puntata. Le storie più riuscite sono quelle più ambigue, quelle in cui il confine tra creatura soprannaturale e mostro umano è più sfumato. Funzionano soprattutto il primo episodio, ambientato in un piccolo paese della Louisiana, in cui un assassino posseduto da un demone incontra una giovane madre nei guai, il sesto, in Texas (diretto da Nicolas Pesce), dove un pescatore rimasto invalido in seguito a una prolungata esposizione ad agenti chimici riversati nell’oceano rapisce una sirena, e il settimo, con una magnifica Kelly Marie Tran alle prese con una foresta maledetta, mentre quei maiali del fandom di Star Wars, che speravano di averle stroncato la carriera, possono pure vomitare bile fino al sopraggiungimento della loro morte.

Ma, credo, il bello di una serie antologica come Monsterland è che, alla fine, ognuno può individuare la puntata più vicina alla propria sensibilità personale. A mio parere, l’unico davvero un po’ deboluccio è il quarto, quello che si svolge a New York, ma solo perché è meno metaforico e fiabesco rispetto agli altri, e nonostante abbia un tema centrale di grandissima attualità (ecologia e ambientalismo), mischia un po’ troppe cose e la storia ne esce un po’ sfilacciata.
A parte questo, non ci sono riempitivi e, nel corso degli otto episodi, c’è una verità di situazioni, personaggi, scenari e trame che rendono quasi impossibile annoiarsi. Il cast è sempre di altissimo livello e si assiste a una discreta parata di facce note che è sempre un piacere rivedere: oltre alla già citata Tran, c’è Katlyn Dever in un ruolo ricorrente in più di un episodio, che duetta con Luke Cage (Mike Colter) in carne, ossa e muscoli nell’ultima puntata; c’è un sempre più bravo e sempre più sottovalutato (vai a capire perché) Jonathan Tucker che fa un personaggio sgradevole e ripugnante, e infine Taylor Schilling, co-protagonista di un episodio che ancora non ho nominato, ovvero Plainfield, IL, la vera perla della serie, che da solo basterebbe per obbligarvi con la forza a procurarvela e a vederla.

Schilling interpreta Kate, una donna che soffre di un grave disturbo bipolare. L’episodio racconta del suo matrimonio con Shawn (Roberta Colindrez), e della notte del loro sedicesimo anniversario, quando Kate tenta per l’ennesima volta di togliersi la vita. Sua moglie la trova nella vasca da bagno, ancora viva, e decide di lasciarla lì; la mattina dopo, Kate si ripresenta in forma di zombie senziente e in decadimento fisico. Si tratta di cinquanta minuti che oscillano tra tenerezza, dolore e disgusto, nel raccontare tramite una serie di brevi e miratissimi flashback le varie tappe di una lunga storia d’amore e la sua straziante conclusione. Anche qui è molto difficile individuare chi sia il mostro, perché se è evidente che ci sia qualcosa di mostruoso nel cadavere rianimato di Kate (perde un occhio, le si stacca la pelle di dosso) è altrettanto evidente che ci siano altri mostri all’opera, e la regia della quasi sconosciuta Logan Kibens ce li fa vedere tutti, senza omettere nulla, ma non mettendo mai in discussione un solo istante il sentimento profondo che lega queste due donne, tra errori, incomprensioni, meschinità e l’ombra minacciosa di una malattia che ha minato sedici anni insieme e, alla fine, è arrivata a reclamare il suo tributo.
Dato che è tosto da digerire, e tratta argomenti molto sensibili, io vi avviso di maneggiarlo con cura, ma ne vale la pena: è un piccolo capolavoro con due interpreti straordinarie.
Monsterland è una serie di cui si ho sentito parlare pochissimo, eppure non merita di essere relegata tra i progetti minori. Insieme a Shudder, Hulu sta facendo davvero tanto per il nostro genere preferito e un’opera come Monsterland sta qui a dimostrare che l’horror, anche quello televisivo, sta bene, vi saluta tutti ed è pronto a tenervi compagnia ancora a lungo.

6 commenti

  1. non la conoscevo, ma il poster è agghiacciante 😨😨😨
    sapevo che la nuova trilogia è abbastanza vomitevole, ma non sapevo che l’attrice avesse rischiato di vedersi la carriera distrutta; che successe?

  2. Ci fai conoscere cose sempre interessanti, come questa serie che già dalla locandina fa paura!

  3. Interessante l’aspetto horror anticapitalistico di questa serie, con le sue modalità di messa in scena dell’orrore e del soprannaturale per ogni singolo episodio… me la segno, ovviamente!
    P.S. A proposito di Kelly Marie Tran, immagino ti riferissi alla massa di stronzi razzisti che l’avevano “criticata” a causa della sua Rose Tico… 😦

    1. Eh sì, mi riferivo proprio a quella brutta storia. Poi i fan ti diranno che l’hanno criticata perché, secondo loro, il suo personaggio era brutto.
      Ma, pur ammettendolo (cosa non vera), cosa c’entra il personaggio con l’attore che lo interpreta?
      È che poverini, sono pure cretini.

  4. Felice che tu abbia recensito (come sempre magnificamente) quasi sicuramente la serie TV più sorprendente e geniale degli ultimi tempi..io e il mio compagno siamo rimasti folgorati, specialmente dall’episodio da te citato,un vero pugno nello stomaco,ma assolutamente splendido!… grazie mille!😊👍

    1. Quell’episodio vale l’intera serie ♥️

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