King al Cinema: Ep 12 – Il Tagliaerbe

Regia – Brett Leonard (1992)

Non so se con questo tocchiamo il fondo, perché gli adattamenti kinghiani, almeno fino alla fine degli anni ’90 sono una sofferenza dietro l’altra, ma di sicuro oggi affrontiamo una delle più disastrose e bieche operazioni commerciali legate al nome dello scrittore. Che in realtà potrebbe anche andare bene, intendiamoci: non sono il tipo che si scandalizza quando Hollywood sfrutta a suo piacimento delle proprietà letterarie e ne fa ciò che più le aggrada. Il problema, a mio avviso, è che non solo Il Tagliaerbe prende il titolo di un racconto di King per raccontare una storia che non ci azzecca assolutamente nulla, ma è anche un film orripilante da ogni punto di vista. Qualcuno obietterà che si tratta comunque di un film con un certo valore storico, uno dei primissimi a occuparsi di realtà virtuale, con degli effetti speciali che, visti oggi, sono risibili, ma ai tempi erano quasi all’avanguardia (non tutti, però: il capoccione sospeso nel vuoto di Jeff Fahey era agghiacciante nel ’92 come lo è nel 2020). Ma questa tesi, per quanto abbia un fondo di verità, va a scontrarsi in maniera tragica con l’evidenza di un film dove non esiste un solo elemento che funzioni. Da poco è disponibile addirittura il director’s cut de Il Tagliaerbe, due ore e venti di agonia con l’unico merito di aver finalmente rimosso il nome di King dal titolo di questo scempio. Mi sono sacrificata per voi e mi sono sottoposta alla tortura integrale, e vi giuro su quanto ho di più sacro che non lo farò mai più, neanche per soldi.

Il Tagliaerbe era, agli albori della sua storia produttiva, una sceneggiatura  intitolata CyberGod. La New Line, che deteneva i diritti di un racconto di King del 1975, decide di appiccicarci il titolo sopra, inserire due minuscoli riferimenti alla storia originale e piazzare Stephen King in locandina a caratteri cubitali. Ovviamente si becca una querela e perde anche la causa, ma nel frattempo il danno era già stato fatto.
Nel racconto, il tagliaerbe era un satiro che uccideva l’uomo che l’aveva assunto per falciare il suo prato dandolo in sacrificio al dio Pan. Nel film di Leonard, il povero tagliaerbe è Jobe, un uomo con problemi mentali (viene ribadito più volte che ha il cervello di un bambino di 6 anni) la cui intelligenza viene aumentata a dismisura da uno scienziato (Pierce Brosnan) tramite l’uso della realtà virtuale. Jobe diventa non soltanto super intelligente, ma anche super aggressivo e ossessionato dall’idea di trasformarsi in una creatura digitale, un elemento che, va ammesso, aveva una certa carica innovativa, all’inizio degli anni ’90.

È anche l’unica caratteristica del film che non deriva dalla predazione squallida e indiscriminata dell’immaginario altrui: Il Tagliaerbe infatti non si limita a utilizzare a sproposito Stephen King, è anche un miserabile plagio di Fiori per Algernon; racconta infatti una vicenda molto simile, senza tuttavia adottare il prezioso sguardo interno di Daniel Keynes. In questo modo non esiste più empatia per il personaggio di Jobe, che qui ha soltanto la funzione di mero veicolo per sfoggiare tecnologia all’avanguardia e fare del sensazionalismo sulle malattie mentali. Mancando la dolente riflessione del romanzo sul peso della conoscenza, Il Tagliaerbe è un film stupido e crudele, poiché sceneggiatura e, soprattutto, messa in scena, difettano dell’umanità necessaria a trattare un argomento così delicato.
Non aiuta neanche la recitazione caricatissima di Fahey, che tuttavia non ritengo poi così tanto colpevole: è stato diretto così.

Ma, se vogliamo, il dolo di cui questo film si macchia è anche più profondo, perché non è vero che non ha proprio nulla a che spartire con King, anzi, e qualcosa mi suggerisce che l’arrabbiatura del Re, con conseguente causa intentata alla New Line, derivi proprio da come Il Tagliaerbe pulluli di elementi che rimandano alle sue creazioni, senza essere in grado di saperli gestire.
Partiamo proprio dal personaggio di Jobe, non soltanto un discendente diretto di Charlie Gordon, ma come aspetto fisico, acconciatura e costumi, una vera e propria reincarnazione di Tom Cullen de L’Ombra dello Scorpione; e se non vi dovessero bastare queste somiglianze sospette, è sufficiente dare un’occhiata all’ambientazione, ai personaggi di contorno (il bullo del paese, il prete violento, il giardiniere alcolizzato, il ragazzino abusato, etc.) e, soprattutto, all’organizzazione per cui lavora lo scienziato e che sarà poi la vera responsabile della deriva violenta di Jobe: si chiama The Shop, in italiano La Bottega. Se avete letto L’Incendiaria, sapete di cosa sto parlando.

Il Taglierbe è un pastiche Kinghiano non dichiarato, un po’ un’edizione sgangherata della serie tv Castle Rock, se non fosse che la Bad Robot i diritti li ha pagati, e non soltanto per un raccontino di poche pagine preso e finito nella pattumiera. Questo va detto al di là delle discutibili qualità letterarie della storia breve in questione, di certo non tra le cose più ispirate di King, ma se non altro frutto di una visione personale. Alla fine, il vero problema de Il Tagliaerbe, quello da cui discendono tutti i suoi macroscopici difetti, è che non possiede un proprio immaginario, pesca da più fonti e pasticcia con tutte, maneggia materiale esplosivo con la delicatezza di un pachiderma e si fa vanto di parlare di un argomento “futuribile” utilizzando un linguaggio che era già datato nel 1992. Ridotto a una cinquantina di minuti, potrebbe essere un episodio poco riuscito delle peggiori stagioni di Black Mirror, quelli che ci fanno alzare gli occhi al cielo perché, signora mia, con tutta questa tecnologia malvagia dove mai andremo a finire?

E poi, ragazzi, a parte tutte queste riflessioni seriose su un film che non le merita, va detta una cosa: è ridicolo dall’inizio alla fine, proprio per il suo tono concionante e messianico; c’è poco da mettersi a fare i sofisticati come ho purtroppo fatto anche io: mette in imbarazzo.
È vero che esistono dei film peggiori tratti da King. La prossima volta tocca a Tommyknockers e già mi sto preparando psicologicamente per affrontarlo senza drogarmi, ma Tommyknocker, come anche, se vogliamo, IT, è un prodotto sbagliato, ingenuo, con delle ambizioni che si scontrano con la mancanza di budget e i paletti imposti dalla televisione dell’epoca. Il Tagliaerbe è pure arrogante e si permette di avere delle pretese.
E quindi basta, ci ho già sprecato troppe parole. Concludo dicendo che preferisco rivedere quindici volte I Langolieri piuttosto che soltanto due minuti di questa porcheria.
Alla prossima.

10 commenti

  1. valeria · · Rispondi

    …dico solo questo: devi proprio volerci bene per sottoporti a simili torture 😀

    1. O forse vi voglio male se vi infliggo questa robaccia 😀

  2. Luca Bardovagni · · Rispondi

    STOICA.
    ONE WORD:

    1. Ma pure un po’ stakanovista 😀

  3. Ormai la tua è diventata una vera e propria missione. Comunque è un film che (fortunatamente) non ho mai visto ma leggendo la trama ho visto che non ha nulla a che vedere con il racconto originale (che era molto divertente e grottesco). Inoltre il fatto che metta insieme elementi kinghiani in maniera così caotica e insensata è veramente una presa in giro a King e ai suoi fan.

  4. enricotruffi · · Rispondi

    Tieni duro che Dolores Claiborne è dietro l’angolo!

    1. Prima c’è da passare per Tommyknockers ma mi aggrappo a quello!

  5. Ma davvero io questo l’ho visto al cinema?
    Sì, credo davvero di averlo visto al cinema.
    Che orrore.

  6. Giuseppe · · Rispondi

    Ma chi te l’ha fatto fare di sorbirti proprio l’interminabile director’s cut? Guarda che la versione cinematografica bastava e avanzava per il tuo sacrificio (e tra l’altro ho ancora il vecchio DVD, a mia discolpa preso usato a soli due euro: completismo kinghiano o meno, di più non me la sarei sentita di sborsare in questo caso) 😉
    Se non ricordo male, era stato pure citato (senza particolari entusiasmi, più che altro per via della tematica virtuale) nel primo Almanacco della Fantascienza nathanneveriano del 1993.
    P.S. Sono davvero curioso di leggerti a proposito di Tommyknockers: non posso dire di averlo adorato, questo no, ma negli anni ho maturato nei suoi confronti un’indulgenza che per It e per questo Tagliaerbe proprio non mi riesce di provare…

    1. Perché io sono sciocca e cerco di dare il beneficio del dubbio a tutti. Avevo letto in giro che c’era una differenza enorme tra i due cut. E invece non era vero. Forse il director’s cut è anche più brutto di quello uscito al cinema! 😀

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