Rovistando nel Catalogo Prime Video: Altered

Regia – Eduardo Sánchez (2006)

Uno dei luoghi comuni più coriacei tra gli appassionati di cinema dell’orrore è che Sánchez, dopo TBWP, non sia stato in grado di dirigere nulla di notevole. Per alcuni non era notevole neanche TBWP, ma poveretti, sono gli stessi che celebrano il funerale dell’horror dal 1989.
Come tutti i luoghi comuni, ha un fondo di verità: la carriera di Sánchez (per non parlare di quella di Myrick) è stata al di sotto delle aspettative, considerando il successo senza precedenti della nostra beneamata strega di Blair, e tuttavia il regista ha messo la firma su almeno un paio di film notevoli, soprattutto la sua opera seconda, e fino a ora, unica a non essere girata con la tecnica del found footage.
Non vorrei dire una corbelleria, ma l’impressione è che l’accoglienza tiepida ricevuta da Altered abbia spinto successivamente Sánchez a restare incatenato in territori a lui familiari e, nonostante l’ottimo Lovely Molly, non sia più riuscito a esprimersi se non attraverso telecamerine traballanti e mal di mare. Un vero peccato: in Altered Sánchez dimostra di essere capacissimo di raccontare una storia in maniera tradizionale, e sarà per la mia nota idiosincrasia nei confronti della formula mockumentary o found footage che dir si voglia, ma al netto dell’importanza capitale del suo esordio per la storia del genere, io preferisco rivedermi Altered tutta la vita.

Gli horror a base di rapimenti alieni non sono tantissimi e quei pochi che ci sono non brillano in qualità. Oltre all’intramontabile Bagliori nel Buio, ricordo con affetto quella stramberia di Progeny di Yuzna (ma forse l’unica a nutrire affetto per questo film sono io) e poco altro. In tempi più recenti, ci hanno riprovato, usando proprio il found footage che, sulla carta, parrebbe il sistema più adatto a raccontare in prima persona una vicenda simile, ma con scarsi risultati.
Altered, pur non riuscendo a ricreare il terrore cosmico e paralizzante di Bagliori nel Buio, è uno dei migliori film sul tema, perché adotta un punto di vista molto originale, ovvero: il prigioniero è, in questo caso, un alieno, catturato nel bosco da tre bifolchi come ritorsione per un rapimento avvenuto 15 anni prima.
Ovviamente, l’extraterrestre non è affatto una creaturina docile e la sua cattura si rivela essere un pessimo errore, che soltanto dei redneck con l’intelligenza di un criceto potrebbero commettere, considerando soprattutto che i nostri “eroi” dovrebbero sapere con chi hanno a che fare, avendo un ricordo traumatico dell’evento che ha definito le loro vite, e in cui ci è anche scappato il morto, fratello del più imbecille, insopportabile, si spera che faccia una fine orrenda e dolorosissima, bifolco tra i bifolchi.

Gli imbecilli portano l’alieno a casa di un loro vecchio amico, Wyatt, l’unico con un minimo sindacale di raziocinio, nonché quello che conosce meglio gli alieni, essendo stato nelle loro mani più a lungo 15 anni prima; intendiamoci, neanche lui si dimostra un campione di intelligenza, ma è sempre un gradino sopra al frutto dell’unione tra consanguinei che sono i suoi compari. La sua ragazza Hope è di sicuro la più brillante del mucchio, e infatti non le viene permesso di avere voce in capitolo, perché questa della vendetta è una faccenda tra maschietti, che sfidano gli alieni a colpi di testosterone e finiscono cornuti e mazziati.
Come avrete capito, non nutro una grande stima per i protagonisti di Altered: se si escludono i poveri Wyatt e Hope, obbligati dalle circostanze a nuotare in un mare di escrementi, gli altri tre si meritano tutte le cose orribili (e saranno davvero orribili) che accadono loro nel corso della nottata infernale in cui si svolge il film. Si prova un certo gusto a vederli crepare uno dietro l’altro e Sánchez non è di certo avaro in effetti speciali, rigorosamente dal vero: frattaglie, viscere estratte da pance aperte come in un grottesco tiro alla fune, piaghe purulente che si estendono su tutto il corpo mandandolo in decomposizione mentre il malcapitato è ancora vivo, e via deliziando il pubblico più raffinato.

La vostra disposizione d’animo nei confronti di un film come Altered dipende molto da quanta empatia siete in grado di sviluppare verso un certo tipo umano: la mia è esaurita da anni e, se la prima volta che ho visto il film, un briciolo di pietà mi era rimasta, oggi, nell’anno del signore 2020, faccio un tifo sfegatato per l’alieno prigioniero dal minuto uno a quando scorrono i titoli di coda.
Ora, il problema è stabilire se Sánchez abbia voluto mettere in scena dei personaggi così sgradevoli o se è tutta una mia idea; la faccenda è infatti abbastanza ambigua. Sarebbe stato semplice dipingere l’extraterrestre come un puccioso figlio di E.T. e non come il mostro ributtante che vediamo. Uno dei protagonisti, citando apertamente Predator, lo apostrofa con un ugly motherfucker preso dritto da Schwarzenegger. E in effetti è forte l’impressione che Sánchez abbia come punto di riferimento, logicamente su scala minore, proprio il film di McTiernan: machismo contro la creatura dallo spazio profondo.

Considerando che, già di per sé, Predator era una satira dell’action movie con maschi tutti d’un pezzo che si sciolgono e frignano come poppanti quando la minaccia è un super soldato alieno, Altered è quasi una parodia e potrebbe essere letto come una riflessione sulla tossicità di certi atteggiamenti, il che, se fosse vero, porrebbe il film in serio anticipo sui tempi.
In realtà persino TBWP aveva un trio di protagonisti non di certo amabili, partiti tutti spavaldi e ridotti in pappetta al primo sussurro nel bosco, quasi che l’idea di Sánchez fosse quella di bacchettare l’arroganza umana di fronte all’ignoto e all’inesplicabile.
Nel caso di Altered, tuttavia, il dito è puntato proprio contro una categoria molto specifica di arroganza, quella maschile, mente l’unica presenza femminile nel gruppo tutto sommato si comporta in maniera sempre ragionevole, date le circostanze.

Niente male per un filmetto di serie B che è stato trattato male, ai tempi, da critica e pubblico, e che credo sia il responsabile principale della brutta piega presa dalla carriera di Sánchez, che da allora ha abbandonato la narrazione di tipo classico, per rifugiarsi in quello che gli è stato detto essere la sua specialità, ovvero il found footage. Sì, lo so anche io che Sánchez è responsabile dell’invenzione del filone così come noi lo intendiamo, che prima di TBWP non era stato codificato con quelle modalità, ma è anche vero che un autore non deve fare solo quello nella vita, anche perché se i risultati sono Seventh Moon ed Exists, allora mi tengo i rapimenti alieni in salsa gore cari come se fossero tesori dal valore inestimabile.
E, in un certo senso, lo sono anche: Altered fa parte di una razza di film molto rara, brilla per la perfezione degli effetti speciali, per la bellezza del make-up e dei costumi degli extraterrestri, davvero azzeccati.
Purtroppo, su Prime lo trovate solo doppiato, a causa del solito, annoso problema dell’assenza di audio originale con sottotitoli in un catalogo che sarebbe magnifico se solo fosse navigabile e non imponesse a tutti lo scempio del doppiaggio.
Resta comunque un’ottima e disimpegnata visione estiva, anche utile a riscoprire il lavoro di un regista che, si spera, in futuro, tornerà a questi livelli.

 

 

9 commenti

  1. Boh io l’ho visto e l’ho apprezzato. Mi sembrò ganzo all’epoca!

    1. Ma anche a me piace molto!

      1. Non credevo però che fosse stato considerato un fiasco, tenendo conto della categoria del film.

        1. Sì, all’epoca, soprattutto nella cerchia di appassionati sui vari forum (io frequentavo assiduamente quello di Bloody-Disgusting), se ne parlava come un fiasco. Forse tutti si aspettavano un secondo TBWP, che poi sappiamo bene com’è andata con il sequel vero e proprio. Mamma mia.

          1. Infatti!
            La rincorsa al sequel, al già visto, io non la capisco. È una pigrizia mentale del pubblico, molto dannosa.

  2. Luca Bardovagni · · Rispondi

    Ciao , cara Recensora. Bhe, il found footage / mockumentary non ti garba ma…che mi dici di Atticus Institute? (lo so che mi dici…l’ho letto :D…Non ti fare tornare gli Incubos :D).
    Comunque sì, l’ultimo Sanchez buono direi.

    1. The Atticus Institute è favoloso, insieme a Lake Mungo e a pochi altri della specie. Non sono propriamente una fan del filone, ma quando sono fatti bene, sono agghiaccianti.

  3. Lorenzo · · Rispondi

    Pensavo di essere l’unico ad averlo visto ed apprezzato, poi arriva Il Giorno Degli Zombi che mi fa sentire a casa. Grazie 🙏 😊
    Ricordo di averlo visto la prima volta in dvd (era un allegato di WinMagazine) e mi piacque. Quel dvd l’ho perso da anni e con Prime sono riuscito a rivederlo, mi è piaciuto più di allora! La scena dell’intestino è qualcosa di cattivissimo.
    A me un pochino dispiace per Wyatt, mi è arrivata tutta la sensazione di sfiga e maledizione che subisce per essere stato rapito anni fa.

    1. Ma guarda, per Wyatt dispiace anche a me: lui paga le conseguenze dell’imbecillità dei suoi amici, quando se ne voleva soltanto stare tranquillo e riparato nel suo bunker. Non è un fulmine di guerra, ma non è neppure un bifolco totale come gli altri!

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