Zia Tibia va negli anni ’90: Body Snatchers

Regia – Abel Ferrara (1993)

Ma lo sapete che non me lo ricordavo così bello, questo film? Avevo pensato di inserirlo nella rubrica della serie B anni ’90 perché convinta che questa rassegna un po’ scalcinata fosse la sua casa ideale, e invece non è proprio così: Body Snatchers (perdonatemi se non uso l’orrido titolo italiano) non è di sicuro la versione migliore della storia di Finney, ma a mio modestissimo parere, se la batte dignitosamente con il film del ’56, mentre con quello del ’78 non c’è partita, ma non siamo comunque così distanti, da un punto di vista qualitativo.
Insomma, gli ultracorpi di Ferrara sono vittime di una sottovalutazione eccessiva, forse dovuta al fatto di essere arrivati terzi in ordine cronologico, forse perché la sceneggiatura (scritta, tra gli altri, da Stuart Gordon e Larry Cohen) si allontana molto dalla trama del romanzo, più di quanto non avesse già fatto Kaufman che, sotto sotto, aveva soltanto spostato l’ambientazione dalla provincia alla città.

Il Body Snatchers degli anni ’90 si svolge all’interno di un complesso residenziale per i soldati e le loro famiglie stanziati in una base militare in Alabama, quindi ritorna a un microcosmo chiuso rispetto alla San Francisco del 1978, ancora più circoscritto di Santa Mira, se vogliamo, un’estremizzazione e, conoscendo un po’ Ferrara, una parodia del classico sobborgo americano, ma presidiato dall’esercito. Insomma, nell’ottica del regista (e dei 5 sceneggiatori che si sono avvicendati alla scrittura del film), non c’è poi troppa differenza tra il prima e il dopo l’arrivo dei baccelloni, perché come lo distingui un bravo soldatino dalla sua controparte aliena?
Per questo, a scoprire che c’è qualcosa che non va, i personaggi ci mettono più del previsto, e si tratta, come nella migliore tradizione del survival, di gente che viene da fuori: uno scienziato, con moglie e due figli al seguito, incaricato dal ministero dell’ambiente di analizzare alcuni campioni tossici presenti nella base.

Ora, la famiglia messa in scena da Ferrara è già di per sé un disastro su piccola scala: la protagonista adolescente del film, Marti (Gabrielle Anwar), detesta la matrigna Carol (Meg Tilly, su cui dovremo tornare perché è la vera stella di Body Snatchers), mentre il padre è del tutto incapace di gestirla e la vede essenzialmente come un ostacolo alla sua nuova vita con moglie e figlioletto. E non che le altre famiglie intraviste nel corso del film siano meno sfasciate.
Tra questi quadretti non certo idilliaci e i militari che sono già ultracorpi di loro, è evidente come, nella visione di Ferrara, l’apocalisse sia in corso, o addirittura avvenuta, prima ancora che gli alieni decidano di conquistare il nostro pianeta.
Non si tratta più come in entrambi i film precedenti, di una lotta per preservare il meglio della natura umana, ma di una guerra per la sopravvivenza tra due specie, dinstinguibili solo per un’agenda differente.

“Dove andrai? Dove fuggirai? Dove ti nasconderai? Da nessuna parte, perché non è più rimasto nessuno come te”.
Le parole del breve, ma potentissimo e agghiacciante monologo di Meg Tilly, ribadite poi nel finale, rappresentano il picco di Body Snatchers, come del resto la recitazione di Tilly, attrice sempre troppo poco nominata quando si fa il novero degli interpreti che hanno contribuito alla causa dell’horror, è tra le cose più memorabili di tutto il cinema dell’orrore anni ’90. Il momento in cui Carol si rivela finalmente al marito per il baccellone che è, segna il punto di non ritorno: superata quella soglia, c’è soltanto l’estinzione.
Ferrara, da bravo autore anarcoide, anche quando gira su commissione come in questo caso, assesta una bella serie di colpi alle due istituzioni che di solito, nei film basati sulle invasioni aliene, fungono da ancore di salvezza: esercito e famiglia.
I militari che dovrebbero salvare la baracca come nella migliore delle tradizioni, qui addirittura diffondono i baccelli in giro per le (tantissime) basi degli Stati Uniti, e la famiglia è una costruzione così fragile da soccombere per prima senza lasciare traccia di sé.

Un critico di solito niente affatto tenero nei confronti dell’horror, ovvero Roger Ebert, preferiva di gran lunga questa versione alle due precedenti, ed è un cosa che ho sempre fatto una certa fatica a spiegarmi: Body Snatcher è infatti, dei tre film, quello più vicino alla pura exploitation, soprattutto nel reparto effetti speciali; tutti ricordiamo le dettagliate trasformazioni del 1978, ma quello che ci mostra qui Ferrara è da manuale del body horror, molto più vicino a Stuart Gordo che alla relativa sobrietà di Kaufman. Ci sono intere sequenze memorabili solo per l’esposizione prolungata del dettaglio pornografico, tanto più esplicito, tanto meglio. Roba anche piuttosto rara per i patinati anni ’90.
Comprendo tuttavia che a Ebert interessava di più l’elemento di critica sociale, assente dalla facciata mainstream del genere da parecchi anni. Perché, nonostante non sia stato un grande successo commerciale, Body Snatchers era un progetto ambizioso: un horror d’autore dai costi contenuti, ma destinato alla grande distribuzione. Poi la Warner se l’è fatta sotto, visto il risultato finale, e l’ha fatto uscire in un numero molto limitato di sale, decretandone il fallimento economico.

Succede quando alla regia c’è quel matto di Ferrara.
E infatti, a rivederlo oggi, Body Snatchers è un film folle, a partire dalla messa in scena, tutte inquadrature fuori bolla e angolazioni strambe, e dove la tipica sessualizzazione dei corpi femminili degli anni ’90 (ne parlavamo la scorsa settimana a proposito di Species) è messa in atto soltanto quando si tratta di corpi alieni, carichi di un erotismo malsano che è una delle intuizioni più originali della versione di Ferrara.
È un film folle per le sue implicazioni più profonde, ovvero che i baccelloni arrivano a conquistare una civiltà che è già terminale, un’umanità che punta sui valori sbagliati, di cui non c’è più nulla da salvare.
Non è un caso se la voce fuori campo di Marti segnala come principale caratteristica umana l’uso delle armi e la distruzione sistematica degli ultracorpi, distruzione che è soltanto una sterile vendetta, un capriccio di una razza morente: prima o poi, tutti dobbiamo dormire, e prima o poi, tutti saremo sostituiti.
Where you gonna go, where you gonna run, where you gonna hide? Nowhere… ‘cause there’s no one like you left.

12 commenti

  1. valeria · · Rispondi

    ma sai che questo colpevolmente mi manca? non mi sono mai decisa a recuperarlo perché amo talmente tanto le due versioni precedenti che avevo paura di assistere ad una trashata. ora mi hai decisamente convinta! urge recupero immediato! 😀

    1. Non colpevolmente! Ti manca perché è la versione più sottovalutata e bistrattata tra tutte quelle mai fatte. Poi è arrivato Invasion, quello del 2007, se non sbaglio, a mostrare al mondo quanto si possa sbagliare TUTTO facendo un film sugli ultracorpi 😀

      1. valeria · · Rispondi

        vado completamente OT ma dovevo condividere l’ennesima perla di quest’anno. tu avevi sentore di questo…coso? XD

        1. Sì, ne avevo sentore 😀
          Avevo visto anche il 2, giusto perché mi piace farmi del male, ovviamente vedrò persino il 3, perché soprattutto d’estate, c’è bisogno di bestiacce acquatiche!

          1. valeria · ·

            il trailer del terzo sembra leggermente meglio del secondo, che non ho osato guardare ma pareva proprio bruttino 😀 fammi sapere se si sopravvive indenni alla visione 😀

          2. Il secondo è di una bruttezza insostenibile. Almeno il terzo sembra un minimo legato al capostipite. Comunque lo vedo subito, appena è disponibile! 😀

          3. E invece è un bel film, ti giuro!

          4. valeria · ·

            ma sai che non sei la prima a dirlo? mi tocca vederlo, magari dopo un bel rewatching del primo, che non fa mai male 😀

  2. ma sai che lo dovevo recuperare? ora mi hai defintivamente convinto a farlo

  3. Giuseppe · · Rispondi

    Body Snatchers non ho bisogno di recuperarlo, avendolo già visto (e rivisto) 😉
    Non il migliore dei tre, no, ma senz’altro comunque degno di nota e la tua recensione ne spiega benissimo i motivi (grande Meg Tilly, e un Lee Ermey molto più minaccioso qui -nella sua impassibilità aliena- di quanto non lo fosse nei panni del sergente maggiore Hartman)…
    P.S. Invasion? Un grande cast rimasto incastrato in un enorme errore su pellicola (ovvero, come pretendere di fare un film sugli ultracorpi SENZA gli ultracorpi) 😦

    1. Eh, ma succede quando le decisioni degli studios sono dettate da schizofrenia: si sono avvicendati tre registi su quel set, hanno rigirato scene a distanza di mesi e mesi, e tutto perché, secondo i produttori, non c’erano abbastanza “colpi di scena”.
      MA LO AVETE LETTO IL CAZZO DI ROMANZO?
      Scusa lo strillo improvviso 😀

      1. Giuseppe · · Rispondi

        No, no, ci voleva eccome e lo condivido! 😀

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