10 Horror per un Anno: 1972

Che il 1972 sia stato un anno importante credo sia evidente dall’immagine in testa al post; sulla periodizzazione del New Horror non sono tutti concordi (e quando mai): c’è chi lo fa nascere nel 1968 con Romero, chi sposta il tutto in avanti, a quando Tobe Hooper ha reso popolare l’utilizzo improprio della motosega, e chi, appunto, sceglie il 1972 e l’esordio di Craven per inaugurare questa stagione selvaggia. Posto che io ritengo il ’68 l’anno ufficiale di nascita del New Horror, per tutta una serie di motivi che non sto qui a spiegare, altrimenti facciamo notte, è evidente che Craven abbia dato una bella mazzata all’horror classico, presentandosi in anticipo su Hooper e su tutti i survival al di là da venire. Quindi, come il ’68, ecco che il 1972 diventa uno degli anni cardine nella storia del genere.
Ma non di solo new horror vive l’appassionato: come vedrete, c’è anche spazio per un cinema più tradizionale, per le solite follie anni ’70 e per tanto, tantissimo Giallo italiano.

1. The Night Stalker – Regia di John Llewellyn Moxey (Andato in onda l’11 Gennaio del 1972)

Si parte subito alla grande con l’horror televisivo più importante degli anni ’70: nato dalla mente di Dan Curtis, con sceneggiatura di Richard Matheson, il reporter Kolchak che si ritrova ad avere a che fare con un vampiro a Las Vegas ed è destinato a non essere mai creduto, è un personaggio indimenticabile, che è stato protagonista di due film, due serie tv, e svariati fumetti e romanzi, ma che trova, in questa sua prima apparizione sul piccolo schermo, la sua forma più compiuta. Di rado l’horror in tv è stato così efficace. Se non conoscete Kolchak, e il suo interprete Darren McGavin, sbrigatevi a rimediare.

2. Tutti i Colori del Buio – Regia di Sergio Martino (Uscito in Italia il 28 Febbraio del 1972)

Dopo Lo Strano Vizio della Signora Wardh, Martino torna al Giallo psichedelico e a lavorare con Edwige Fenech per questo film che, mi sento di affermare senza molti dubbi, è la cosa migliore della sua carriera. Difficile anche definire Tutti i Colori del Buio un semplice Giallo, perché mischia tra loro tanti sotto-generi differenti: l’horror satanico, il folk horror, l’horror erotico e via così, in un tripudio di stile che sembra gridare anni ’70 da ogni singola inquadratura. E, come voi sapete, gli anni ’70 sono sempre i miei preferiti.

3. Racconti dalla Tomba – Regia di Freddie Francis (Uscito negli USA l’8 Marzo del 1972)

Come dicevo in apertura, l’horror più tradizionale e compassato resiste ancora e si oppone come può all’ondata di sangue e follia che gli stava arrivando addosso da più parti. Nella cara, vecchia Gran Bretagna, la Amicus continua a sfornare i film a episodi per cui è famosa in tutto il mondo (anche se il film esce prima negli Stati Uniti, è di produzione inglese), tanto che nel ’72 ne escono un paio: Asylum e Tales From the Crypt, che ho scelto per rappresentare la storica casa di produzione in questa lista, perché è uno dei primi tentativi di portare al cinema le atmosfere di un fumetto del terrore e, secondo l’umile parere della sottoscritta, ci riesce anche meglio di Creepshow (che pure adoro). Dopotutto, con Freddie Francis, si va sempre sul sicuro.

4. Cosa Avete Fatto a Solange? – Regia di Massimo Dallamano (Uscito in Italia il 23 Marzo del 1972)

La storia produttiva di questo film, diretto dal direttore della fotografia di Per un Pugno di Dollari, è molto particolare, perché si tratta di una collaborazione italo-tedesca con lo zampino della Rialto, ovvero della produzione degli ormai famigerati krimi. Infatti, Cosa Avete Fatto a Solange si ispira a un romanzo di Wallace, o almeno, dice di ispirarsi, perché ci azzecca veramente poco. Si tratta del solito trucchetto, tipico del cinema di genere italiano, per vendere il film all’estero. In questo caso, lo si spaccia per un genere cui non appartiene, perché il film di Dallamano è un violentissimo Giallo di pura exploitation, e ci piace così com’è. Da segnalare l’esordio di Camille Keaton.

5. Vampire Circus – Regia di Robert Young (Uscito in UK il 30 Aprile del 1972)

Bisognerebbe prestare più attenzione alla cosiddetta “fase calante” della parabola Hammer, e non perché non si trattasse davvero di un momento di crisi, ma perché, in mezzo alla crisi e alla certezza di essere destinati a esser spazzati via di lì a breve, alla Hammer cominciarono a sperimentare e a partorire una follia dietro l’altra. Ultimamente Vampire Circus ha subito una rivalutazione postuma, impensabile all’epoca della sua uscita nelle sale. Non so se lo si possa definire, a ragion veduta, un grande film, ma è grottesco, erotico e pieno di sangue, oltre a essere straordinariamente inventivo per quanto riguarda la messa in scena. Insomma, non sottovalutate la tarda Hammer o potreste pentirvene.

6. Chi è l’Altro? – Regia di Robert Mulligan (Uscito negli USA il 23 Maggio del 1972)

Di gemelli “cattivi” è piena la storia del cinema, ma vi sfido a trovare un film sul tema più inquietante e sottilmente perfido di questo. È tratto dal romanzo omonimo (The Other) di Tom Tryon, che però non ha mai amato questo adattamento, nonostante avesse scritto lui stesso la sceneggiatura. A dirigere c’è quel tale che, qualche anno prima, aveva curato la regia di un filmetto di scarsa importanza: Il Buio oltre la Siepe, mi pare si chiamasse.
Roger Ebert, di solito fustigatore di horror, adorava The Other, soprattutto per il punto di vista all’apparenza nostalgico con cui Mulligan narra la vicenda, proprio perché di nostalgico non c’è proprio nulla e, dietro i colori accesi, l’estate in una fattoria negli anni ’30 e le allegre scorribande dei due bambini protagonisti, si sente il tanfo della morte.

7. L’Assedio dei Morti Viventi – Regia di Bob Clark (Uscito negli USA il 9 Giugno del 1972)

Prima di La Morte Dietro la Porta, prima di Black Christmas, Bob Clark aveva diretto Children Shouldn’t Play with Dead Things (il titolo originale è bellissimo, quello italiano fa schifo, ma ci siamo abituati). Anzi, questa commedia con gli zombie è il suo esordio ufficiale in un lungometraggio. Girato in un paio di settimane, con un budget miserabile e amici del college a interpretare i ruoli principali, il film racconta di una compagnia teatrale con un regista sadico, il cui divertimento principale sembra essere quello di prendersi gioco e minacciare i propri colleghi. Un bel giorno, il regista, per scherzare, improvvisa un rituale atto a  far resuscitare un cadavere. Solo che il rituale funziona e i morti viventi arrivano sul serio. Divertentissimo e macabro.

8. Deliverance – Regia di John Boorman (Uscito negli USA il 30 Luglio del 1972)

Abbiamo ben due survival in questa lista. Due film che, pur condividendo qualche concetto di fondo, non potrebbero essere più distanti tra loro. Deliverance (scusate, mi sono rifiutata di usare il titolo italiano, questa volta) è uno dei primissimi film ad affrontare la tematica delle sacche di resistenza alla civiltà presenti a pochi chilometri dalle case di bravi americani. E, se fai tanto di voler passare qualche giorno immerso nella natura, magari per sentirti un “vero uomo”, è meglio che non ti capiti mai di dover incontrare quelli che, immersi nella natura, ci vivono davvero, i veri uomini non contaminati dalla tranquilla vita borghese. E ricordatevi di strillare come maiali.

9. L’Ultima Casa a Sinistra – Regia di Wes Craven (Uscito negli USA il 30 Agosto del 1972)

“Un tizio con una laurea in filosofia ha scritto questo?”
Pare sia stata la reazione del compianto David Hess, dopo aver letto la sceneggiatura di The Last House on the Left, dell’altrettanto compianto Wes Craven, all’epoca fattorino in una casa di produzione di film soft-core e, occasionalmente, montatore. Ma con una laurea in filosofia e una carriera da professore abbandonata per “fare il cinema”.
E il cinema lo ha fatto, Wes, anche se all’inizio delle riprese del suo esordio neanche sapeva bene dove mettere la MdP, anche se L’Ultima Casa a Sinistra non ce l’ha, una vera e propria regia. È solo rabbia, solo furia, solo mazzate iconoclaste una dietro l’altra. Senza ancora essere in grado di farlo, Craven alla fine lo ha cambiato nel profondo, il cinema.

10. Non Si Sevizia un Paperino – Regia di Lucio Fulci (Uscito in Italia il 29 Settembre del 1972)

Il miglior Giallo all’italiana mai realizzato è, ovviamente, firmato da Lucio Fulci e, del Giallo, segue a stento le regole, narrative e stilistiche, che avevano diffuso il genere in tutto il mondo. Quella di Fulci è un’analisi antropologica travestita da Giallo. Uno dei miei film italiani preferiti, in alcuni momenti, addirittura il preferito, anche se certe cose non si dovrebbero dire.
Quando si tratta di Fulci, mi sento sempre in imbarazzo, ho paura di eccedere, di sbrodolare, di diventare sentimentale, e quindi, se volete conoscere il mio pensiero su questo film, leggetevi la recensione, ma prima vedete Non si Sevizia un Paperino, se ancora non vi è capitato, e vedrete che, a parlare di Fulci, vi sentirete in imbarazzo pure voi.

14 commenti

  1. Maxnataeleale · ·

    Grazie Lucia per la bellissima rubrica.. Come al solito recupero quelli che mi mancano (parecchi questo giro)

    1. Grazie a te!

  2. Blissard · ·

    Sono con te a questo giro, Lucio si mangia tutti e tutto con Non si sevizia un paperino.
    Non ho mai visto il Clark che citi, il titolo inglese è meraviglioso!

    1. C’è una lunga diatriba tra fulciani su quale sia il vero capolavoro di Fulci, se questo o l’Aldilà: io sono sempre molto indecisa e non so da che parte schierarmi. Però, se devo trascendere la mia passione per il cinema lovecraftiano e il fatto che Fulci sia l’unico, in Italia, ad aver saputo portare sullo schermo l’orrore cosmico, Non si Sevizia un Paperino è, oggettivamente, un film superiore.

  3. enricotruffi · ·

    The Other è il mio preferito della decina, un gioiellino dimenticato; gli horror ambientati sotto la luce del sole ti danno un’inquietudine difficile da spiegare. Da segnalare che 40 anni dopo Goodnight Mommy gli ha scippato il twist.

    1. E Goodnight Mommy è un film molto meno bello di The Other.

  4. Alberto · ·

    Non si sevizia un paperino sarà un capolavoro anche fra 500 anni. Intanto cercherò di trovare The night stalker, ma temo farei prima a viaggiare nel tempo fino all’11/1/72.

    1. Invece lo si trova abbastanza facilmente. Tu pensa che io l’ho recuperato soltanto 5 anni fa, perché lo avevo visto in un passaggio televisivo che ero molto piccola e non lo ricordavo poi così bene.

      1. Alberto · ·

        Eh, mi sa che l’hanno tolto dalla circolazione.

        1. Giuseppe · ·

          Beh, non ancora (scusa l’intromissione) 😉 … prova a dare un’occhiata qui:
          https://rarelust.com/the-night-stalker-1972/

          1. Alberto · ·

            Volevo dire con sottotitoli italiani 🙂 grazie comunque

  5. Stefano69 · ·

    Quando ho letto Deliverance, di primo acchito ho detto: “Strano, questo film di Boorman non l’ho mai sentito”. Poi ho realizzato, mannaggia ai titolisti italiani!!
    Complimenti per la classifica e grazie come sempre per i consigli!

  6. Giuseppe · ·

    Altra stupenda lista quella del ’72: di nuovo, Fulci non poteva non esserci (sembra ieri, che parlavamo di “Non si sevizia un paperino” su queste pagine)! Anche stavolta vedo un unico titolo che mi manca all’appello, Vampire Circus (concordo sul non sottovalutare la tarda Hammer)… mentre invece conosco bene quello spassoso gioiellino macabro diretto da Bob Clark, con il sodale e multi-talentuoso Alan Ormsby nei panni del regista 😉

  7. L’unica cosa che mi addolora veramente di “non si sevizia un paperino”, film altrimenti di una bellezza rara, è quella scena finale con il manichino fintissimo che sbatte contro le rocce e sembra far scintille. Ogni volta che lo vedo vorrei strapparlo dalla pellicola, perchè mi pare una “Caduta” nell’horroraccio più amatoriale che davvero doveva essere risparmiata a un film potenzialmente così ambizioso. E’ come vedere, che so, Boldi entrare in un film d’essai e mettersi a scoreggiare.
    Non conosco i retroscena, non sono un esperto nè di Fulci nè di questo ottimo film (giallo “vero” a differenza dell’estetismo vuoto di Argento), ma quella scena andava tolta: goffa com’è trasforma tutto in una barzelletta, proprio quando anche i più scettici erano pronti a prendere quella storia sul serio.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: