31DayHorrorChallenge: Day 23-24-25 – V/H/S/99

Regia – Johannes Roberts, Vanessa & Joseph Winter, Maggie Levin, Tyler MacIntyre, Flying Lotus (2022)

Come vi avevo anticipato sabato, sono stata fuori il fine settimana, oltretutto tornando a Roma con un volo devastante alle 7 del mattino per essere fresca e riposata in ufficio lunedì, che mi pare fosse ieri, ma si confonde tutto nella nebbia che ho nel cervello. Di conseguenza, la challenge ha perso qualche colpo, ma sto già recuperando, e conto di ricominciare per non fermarmi più fino al 31.
Il Day 23 era dedicato allo slasher, e io mi sono rivista il primo Terrifier, perché a breve mi guarderò il secondo e credo gli dedicherò il post della notte di Halloween, ma non facciamo previsioni troppo avventate, che sono comunque due ore e passa di film, e chi ce l’ha il tempo. È sempre un film che mi diverte moltissimo, per quanto sia rozzo e grezzo. Vediamo se con Terrifier 2 Leone si è raffinato un po’. 
Il Day 24, ovvero ieri, prescriveva la visione di un found footage, e siamo qui esattamente per questo, per celebrare l’ennesimo capitolo di una saga che credevo defunta e invece è stata resuscitata con grande perizia da Shudder e da Bloody Disgusting. Dopo l’ottimo V/H/S/94 è la volta del 1999, anno in cui sono ambientati tutti i segmenti del nuovo film. Io ve la butto lì, ma è previsto per il 2023 l’arrivo di V/H/S/85 con dei nomi pazzeschi alla regia. Insomma, la cosa non si ferma qui e credo che avremo ancora un bel po’ di V/H/S nel nostro futuro. 

È inutile che io vi spieghi per l’ennesima volta cos’è V/H/S: sono passati quasi 10 anni e suppongo ne siate sufficientemente edotti. Nel caso in cui non lo foste, è un’antologia found footage composta da quattro o cinque segmenti, ognuno dei quali è diretto da un regista diverso. V/H/S/99 consta di cinque piccoli film e si distingue dai suoi predecessori per non avere una cornice narrativa ampia. Non ci sono quindi videocassette maledette e virali che fanno impazzire le persone, non ci sono culti intenzionati a far passare il male attraverso i videoregistratori: 99 è un vero e proprio mix tape, e la sensazione che dà è quella di un nastro sottoposto a svariate registrazioni che si sovrappongono l’una all’altra e lasciano dei residui di statica o di vecchi filmati ormai cancellati negli interstizi tra le storie. 
Pur non essendoci una cornice, ci sono degli interludi, degli spezzoni in stop motion con dei soldatini, che poi però scopriremo essere parte di una delle cinque storie. 

E come sono queste storie? Come sempre, quando si tratta di antologie, altalenanti e sottoposte alla dittatura dell’umore del momento e dei gusti personali. In particolare, i segmenti di un progetto come un qualsiasi capitolo di V/H/S sono difficili da giudicare, perché le restrizioni di natura stilistica cui formato e linguaggio sottopongono i registi possono essere estremamente limitanti. E non solo in quanto found footage, ma proprio perché si utilizza (si finge di utilizzare sarebbe più corretto) un tipo di supporto datato e dalla qualità molto bassa rispetto ai parametri del 2022. Quindi, da un lato è sempre opportuno chiedersi se il singolo regista ha centrato il tema, dall’altro se il segmento di turno ha valore anche a prescindere dal tema, non so se mi spiego. 
Tanto per evitare equivoci, vi dico subito che, a mio parere, il corto diretto dai due Winter, quelli di Deadstream, è il migliore, e anche di gran lunga: si mangia a colazione tutto il resto del film con coltello e forchetta e tanto di ruttino finale. Questo non vuol dire che gli altri episodi siano brutti, ma solo che c’è uno squilibrio evidente. 

Si parte con Shredding, scritto e diretto da Maggie Levin, regista di seconda unità su Black Phone, presenza fissa alla Blumhouse, per la quale ha diretto anche un episodio di Into the Dark, e prossima a esordire in un lungometraggio nel 2023. Il suo segmento mi ha ricordato, soprattutto all’inizio, quel minuscolo e bellissimo found footage intitolato June 9, perché bene o male, racconta di personaggi molto simili. Qui abbiamo un gruppo punk-rock che si intrufola in un vecchio locale abbandonato per suonare dove, secondo la leggenda, la band delle Bitch Cat è morta bruciata viva e calpestata dai propri fan durante un concerto finito malissimo causa incendio. Ora, lo sviluppo del corto è parecchio prevedibile e già sappiamo come finirà sin dai primi fotogrammi, ma non è tanto importante: Shredding si lascia guardare per l’antipatia conclamata dei suoi protagonisti, che sono i classici marmocchi insopportabili di fine anni ’90, e vederli ridotti a brandelli è un enorme piacere.
Le cose cominciano a farsi più serie quando entra in scena con tanto di fanfare un veterano come Joahnnes Roberts, che sembra sia stato cooptato nel gruppo di giovani scapestrati all’opera giusto per dire: “Ora vi insegno io come si fa, ragazzini”. 
E in effetti glielo insegna: il suo è l’episodio più tradizionale e classico, ma anche quello più canonicamente spaventoso, e anche l’unico a non usare i toni della commedia horror. Al contrario  si tratta di un horror serissimo che sfrutta con grande consapevolezza il formato in videocassetta e racconta una storia coerente e compiuta in una manciata di minuti tesissimi. Racconta di una studentessa ossessionata dall’idea di far parte di una sorority molto esclusiva. Quando le consorelle decidono di sottoporla a una prova d’ingresso decisamente estrema, la ragazza accetta, senza sapere a cosa sta andando davvero incontro. Suicide Bid, questo il titolo del corto, non è adatto ai claustrofobici, quindi fate attenzione. 

L’episodio più bizzarro in assoluto, nonché estremamente rivoltante e di pessimo gusto, è Ozzy’s Dungeon, diretto da Flying Lotus; l’unico consiglio che mi sento di darvi è di guardarlo il più lontano possibile dai pasti perché potreste perdere l’appetito per i prossimi sei o sette mesi. Ozzy’s Dungenon è il nome di un fittizio programma per ragazzi che consiste in una serie di sfide in cui dei bambini si devono affrontare per raggiungere il premio finale, la realizzazione di ogni loro desiderio. Ovviamente nessuno ha mai vinto il gioco, e altrettanto ovviamente, questo dungeon misterioso nasconde qualcosa di poco chiaro. Una puntata del programma finisce malissimo, con un infortunio molto grave a una delle concorrenti, Ozzy viene quindi chiuso e sembra che la cosa sia finita lì. Solo che, anni dopo, i genitori della bambina che si è fatta male rapiscono il conduttore e succedono cose repellenti e oscene. 
Ozzy’s Dungeon è un bell’esempio di horror weird da voltastomaco. C’è un sottotesto, molto buttato lì, sul razzismo sistemico, ma poi la butta in caciara in maniera fragorosa e spudorata. Alla fine è divertente, se riuscite a non rimettere, sardonico e beffardo. Credo che sarà il preferito di parecchi lettori di questo blog. 

L’anello più debole del mucchio è di sicuro The Gawkers, diretto da Tyler MacIntyre, e la cosa mi spezza un po’ il cuore, perché tra Patchwork e Tragedy Girls, è un regista a cui voglio un sacco bene. Ma forse è soltanto perché a un certo punto, e subito dopo il caos scatenato da Ozzy’s Dungeon, si comincia ad accusare un po’ di stanchezza; o forse il segmento incriminato è soltanto inserito in maniera non del tutto favorevole in scaletta.
Anche qui, come nel corto d’apertura, ci sono dei ragazzi insopportabili, mocciosi e bulletti anni ’90, solo che in questo caso nemmeno suonano e sono tutti maschi. Spiano una bellissima vicina di casa e, con l’aiuto del fratello minore di uno di loro, riescono a collegare la telecamera del suo computer al loro, così da poterla finalmente guardare mentre si spoglia. Anche qui, avranno una brutta sorpresa. Sa un po’ di già visto, ricorda troppo Amateur Night, quello del primo V/H/S diretto da David Bruckner e ti passa un po’ così, senza rimanere particolarmente impresso, ma senza nemmeno essere davvero pessimo. 

To Hell and Back, come ho scritto prima, è la perla di questa antologia, il fiore all’occhiello, quella quindicina di minuti che ti rende felice di essere vivo e di essere nato appassionato di horror. I due protagonisti (uno è interpretato da Joseph Winter) sono due videomaker sfigatissimi, assunti la notte del 31 dicembre 1999 per filmare un rituale di una congrega di streghe atto a evocare sulla terra un potentissimo demone. Durante il rituale, tuttavia, un demone di minore importanza si intrufola nel nostro mondo e, tornando all’inferno dal quale proviene, si porta dietro i nostri due eroi con tutta l’apparecchiatura. Considerando che è stato girato con un budget miserrimo, To Hell and Back è una delle rappresentazioni più affascinanti dell’inferno mai portate sullo schermo, e contiene un campionario di creature demoniache che deve aver richiesto uno sforzo creativo bestiale ai Winter. E poi c’è Mabel, interpretata da Melanie Stone, anche lei già vista in Deadstream, e ve lo assicuro, Mabel da sola vale il prezzo del biglietto. 
Il Day 25 parla di Twisted Ending. Ci ho pensato tanto, ma credo che stasera me ne tornerò a casa e mi rivedrò per la trecentesima volta The Others, perché ho bisogno di un Amenábar per non farmi andare di traverso la settimana. 

8 commenti

  1. Ecco… di V/H/S non ne ho visto neanche uno…
    E pure Terrifier mi manca… quasi quasi…

    Per lo slasher ho pensato a Children of sin che nella storia è simile a They/Them. Il problema è che ho fatto una fatica killer (quella sì) a vederlo… infatti pensavo al delicato equilibrio tra forma, contenuto e scelta del linguaggio con cui raccontare…
    Ora rimetto a girare The final girls per staccare (confort-slasher) 🙂

    Come found footage (altro ambito in cui sono una pippa) direi The Borderlands (essenziale, efficace…).

    Però… per l’ultima categoria mi è venuta voglia di rivedere Animas (mi piace tantissimo!).

    Besos!

  2. NOOOOO MA IO TI AMO!!! Non sapevo dell’esistenza di questo nuovo capitolo di V/H/S, sono un grande fan della saga, e come i suoi precedenti, lo vedrò sicuro, magari proprio ad Halloween. GRAZIE MILLE PER L’INFORMAZIONE!!!

    1. Ma figurati! Siamo qui apposta!

  3. Molto curioso di leggere la tua recensione su Terrifier2. Ho avuto la fortuna di vederlo al cinema, in occasione del TOHORROR, e l’ho adorato.

    1. È il film che ho scelto per il 31!

    2. Giuseppe · · Rispondi

      Sempre parlando di antologie (e di found footage), che ne pensi di The Dark Tapes?

  4. che voi sappiate Shudder arriverà in italia?

    1. Per il momento no, purtroppo. Io spero sempre che prima o poi accada.

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