Lucia e il found footage: June 9

Regia – T. Michael Conway (2008)

Fino a ora ci siamo occupati, più o meno, solo di found footage abbastanza noti. In realtà erano quasi tutti mockumentary o al massimo ibridi. Oggi, invece, voglio cominciare a scavare nel sottobosco del filone e mettere alla prova voi e me stessa non solo con un film pressoché sconosciuto, ma anche con un found footage puro, e così essenziale nella sua forma e nella sua struttura, da non darci neanche uno straccio di contesto, didascalia iniziale messa tanto per avere qualche punto di riferimento. Non c’è alcuna rielaborazione in post, alcun montaggio, o peggio, aggiunta di colonna sonora. È proprio come se avessimo trovato una vecchia videocamera (e dico molto vecchia, perché la storia è ambientata nel 1999) e ci fossimo messi a guardare il nastro dimenticato dentro senza possedere informazioni sulla sua provenienza.

La trama del film può essere riassunta in tre righe, forse anche in meno: un gruppo di ragazzini, durante le vacanze estive, in una piccola città in Ohio, decide di ficcare il naso dove non dovrebbe e fa una fine orrida. Come vedete, è in effetti riassumibile in una riga e mezza. C’è davvero poco da aggiungere, da un punto di vista narrativo: i ragazzi sono insopportabili, irrispettosi, annoiati, stupidi e incoscienti. Agiscono soprattutto per noia e per indolenza, e vorrei ben vedere, dato lo squallore della zona in cui vivono e l’assenza di qualsivoglia figura adulta a supervisionarne le azioni; non che questo giustifichi la loro idiozia: passano le giornate a fare scherzi idioti e a riprenderli con la telecamera, prima nel circondario, e poi nell’area di Boston Mills.
Ora, se cercate su Google Boston Mills o Hell Town Ohio, vedrete che si tratta di posti realmente esistenti e teatro di varie leggende, tra fantasmi, culti misteriosi, sparizioni e serial killer.

June 9 è tutto girato, come si suol dire, on location, e si basa proprio su dicerie e leggende locali, di cui i personaggi (e gli spettatori che conoscono quei posti, ci hanno vissuto o si sono semplicemente informati a posteriori, come la vostra affezionatissima) sono consapevoli. È proprio l’aura di mistero intorno a Boston Mills e ai boschi nei dintorni ad attirare i 5 morituri che pascolano per un’ora e mezza nel film. Ma loro non vanno lì, come accadeva per esempio in TBWP, per indagare sui fenomeni paranormali. Loro vanno lì per prendere per il culo gli abitanti o sfidarsi a vicenda a entrare di notte nelle case della gente. June 9 è, in pratica, la versione horror di (non so ve lo ricordate) Jackass, e se vi fate due conti, ci siamo con l’epoca di maggior notorietà dei film usciti in seguito al successo del programma televisivo.

Il film segue le imprese di questi 5 imbecilli dal 4 al 9 giugno del 1999, la data fatidica in cui finalmente viene loro impartita la lezione che meritano, e vi avviso: se deciderete di vederlo, assisterete a uno stillicidio di idiozia alternato ad alcuni momenti in cui si fa largo una stramba inquietudine, con elementi fuori posto, disturbi del segnale audio e video, brevi apparizioni di personaggi che sembrano usciti da un’altra epoca o da un’altra dimensione, e una generale atmosfera di estraneità, che respinge i ragazzotti e cerca in tutti i modi di allontanarli, anche se loro sono troppo poco svegli per farci davvero caso. Anzi, prendono ogni avvertimento come una nuova sfida per alzare il livello di rischio dei loro scherzi. Tanto cosa vuoi che facciano dei poveri bifolchi, a parte subire?
Da questo punto di vista, June 9 è un raro caso di found footage che possiede tutte le caratteristiche tipiche del folk horror: ci sono dei personaggi che vengono “da fuori”, non hanno alcun rispetto per le usanze locali, e quindi vengono punti e sacrificati.

Il fatto che fuori corrisponda a una manciata di chilometri da Boston Mills, non ha molta importanza, o meglio, ne ha, ma per sottolineare il vecchio adagio dell’horror americano secondo cui basta avventurarsi di poco al di là del conforto e della sicurezza dei nostri quartieri residenziali per entrare in un mondo altro, sacche di resistenza alla civiltà, dove le persone vivono secondo altre regole e diversa morale. Se fai tanto di scivolare in una di queste sacche, sparisci per sempre e nessuno avrà più tue notizie. La familiarità e la vicinanza della zona non diminuisce, ma anzi accresce il senso di orrore, anche se i personaggi sono, volutamente, di difficile sopportazione.
O forse proprio perché i personaggi sono volutamente di difficile sopportazione.
Se non avete visto il film, e sono sicura quasi al 100% che non lo avete visto, vi chiedo di smettere di leggere, vederlo, e poi tornare da queste parti. Grazie.

Come dicevo prima, seguire June 9 non è semplice, perché fa di tutto per farti odiare le persone con cui sei forzato a passare un’ora e mezza. Da bravo found footage puro ed essenziale, si limita a registrare la vita quotidiana di adolescenti di provincia subito dopo la chiusura delle scuole; non taglia le parti inutili, cosa che un qualunque film girato con un linguaggio tradizionale avrebbe fatto. O avrebbe cercato di rendere in qualche modo interessanti i protagonisti. Ma di found footage parliamo, e il suo mestiere June 9 lo fa anche troppo bene, e pure troppo bravi sono gli attori, sconosciuti, a essere così naturali e così veri. Ragazzotti senza qualità, senza approfondimento e senza un arco narrativo che ne giustifichi le azioni, perché quando ci riprendiamo mentre cazzeggiamo non i nostri amici, non abbiamo alcun arco narrativo. Sono anche convinta che, se mi fossi ripresa a fare la scema con i miei amici a 17 anni, qualunque osservatore esterno mi avrebbe considerata insopportabile e degna di morte atroce.

Però non è così, e il finale di June 9 arriva violentissimo e inaspettato, proprio perché, come l’ora e venti che lo precede, è registrato su nastro senza alcuna enfasi, accade e basta, e vedere questi poveri ragazzi presi a martellate in testa e fatti a pezzi, senza colonna sonora e con la casualità di una scampagnata nei boschi per i loro carnefici, è doloroso e ti fa anche sentire in colpa per averli detestati così tanto, per aver sperato che facessero quella fine. Mette in discussione non soltanto la doppia natura di spettatore e di voyeur, ma anche la sostanza stessa del found footage, come filone e come linguaggio.
Poco noto, ma interessantissimo, June 9 mischia con intelligenza folk horror, leggende urbane e spaccato di vita quotidiana, senza fare ricorso al trito espediente del “tratto da una storia vera”, ma prendendo spunto da vere leggende locali per costruire un film che, come pochissimi altri, ti dà una completa e perfetta illusione di realtà.

4 commenti

  1. Giuseppe · · Rispondi

    Non l’avevo mai visto, in effetti, ma adesso che l’ho fatto sarà molto difficile riuscire a dimenticarmi di quel finale (tutti quegli indizi disseminati man mano, ai quali gli sciocchi ragazzi avrebbero dovuto far molta attenzione, NON ti preparano comunque a ciò che li aspetta)…

  2. Massimo · · Rispondi

    Se posso suggerire una perla nel genere found footage e per quanto mi riguarda molto spaventoso,ti lascio titolo e regista/attore.
    “The hunted” dir.Josh Stewart.

    1. Grazie! Ogni suggerimento o consiglio per questa rubrica è ben accetto!

  3. Massimo · · Rispondi

    Ah,dimenticavo, il miglior modo di goderselo è in cuffia.

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