Tanti Auguri: 10 Anni di Detention

Regia – Joseph Kahn (2011)

Non fatevi ingannare dall’anno di produzione: come si evince anche dalla locandina, Detention esce nelle sale, in distribuzione limitata, il 13 aprile del 2012, e quindi oggi è il suo complehorror ufficiale. Si tratta di un film poco conosciuto, almeno a queste latitudini, ma terribilmente importante per quanto riguarda la definizione dello slasher negli anni ’10 di questo secolo. Prima di The Final Girls, prima di Happy Death Day, prima di Freaky, prima di Assassination Nation (e in generale di Sam Levinson), c’era Detention. Gli altri hanno avuto più fortuna perché sono arrivati al momento giusto e comunque si basano essenzialmente su una singola idea, mentre in Detention le idee ci sono tuttecompresse, frullate e poi rigurgitate in circa 90 minuti di durata a ritmo così alto che, a vederlo la prima volta, si rischia di restare un tantino disorientati. Detention è uno di quei film che fa venire la tentazione di interrompere la visione dopo pochissimo tempo, ma (ed è paradossale, data la velocità furiosa con cui avviene il tutto) richiede una certa pazienza e la volontà di assecondare le intenzioni del regista, che possono non piacere e non c’è niente di male, però nel 2012 erano uniche al mondo. Questo va riconosciuto. 

Detention racconta di un assassino che se ne va in giro ad affettare gli studenti del liceo di Grizzly Lake, paesuncolo immaginario sperduto nella provincia più depressa e disgraziata degli Stati Uniti d’America. Il killer si ispira a una saga slasher/torture porn chiamata Cinderhella e fa fuori per prima la reginetta della scuola, e poi prende a perseguitare il suo esatto contraltare, la vera protagonista del film Riley (Shanley Caswell), sfigata come poche al mondo e agli ultimissimi gradini della piramide sociale. 
Intorno a Riley gravitano altri personaggi, come Clapton (Josh Hutcherson), il ragazzo di cui lei è innamorata e che invece sta con Ione (Spencer Locke), un tempo migliore amica di Riley e ora stranissimo esemplare di cheerleader che pare vivere negli anni ’90, e per concludere, Sander, che è talmente in basso nella piramide di cui sopra da non vederli neppure, i gradini. 
Ci sarebbe anche il capitano della squadra di football, ma quello non lo si può descrivere: è una roba che dovete vivere in prima persona per apprezzarla come merita. 
Quando il killer miete una seconda vittima, tutti gli studenti presenti sul luogo del delitto vengono messi in punizione dal preside, convinto che l’assassino sia uno di loro.

Bisognerebbe limitarsi a queste poche righe che riassumono la trama del film in maniera molto generica e non leggere altro, perché Detention è capace di estrarre dal proprio cilindro un colpo di scena ogni cinque minuti, approssimando per difetto. Sì, poi di questi colpi di scena neppure uno è solo lontanamente verosimile o anche solo coerente, ma per una qualche strana forma di alchimia cinematografica, alla fine, tutto questo insieme sconnesso di sotto-trame, personaggi bislacchi, trovate discutibili e soluzioni narrative che sembrano uscite dalla testa di un sedicenne strafatto di allucinogeni, trova un suo amalgama e si regge in piedi, cammina e addirittura corre velocissimo e taglia il traguardo prima degli altri, arrivando in anticipo su parecchi elementi stilistici e tematici che oggi siamo avvezzi a dare per acquisiti.  
Ciò premesso, se avete intenzione di recuperare il film, fermatevi qui. Non farò spoiler, ma dovrò approfondire alcuni aspetti e sarebbe un peccato rovinarvi la sorpresa. 

Detention è uno slasher metacinematografico su cui pesa, come pesa su ogni slasher dal ’96 ai giorni nostri, l’eredità di Scream: non a caso, l’oggetto della nostalgia dei personaggi sono già gli anni ’90, cosa che nel 2011 era persino troppo all’avanguardia. Ma appunto, avanguardia è un termine che ben si adatta al film di Kahn, uno dei registi di videoclip più importanti sulla faccia della terra (guardate il suo curriculum) che ogni tanto si presta al cinema per combinare qualche follia.
La componente meta di Detention procede molto oltre il genere cui in teoria appartiene: Detention è uno slasher con i viaggi nel tempo, è uno slasher con gli alieni, con i mutanti, con gli scambi di corpi, è una commedia adolescenziale, un dramma su quanto sia difficile crescere, un body horror cronenberghiano, un film di fantascienza e anche un’altra mezza vagonata di cose che ci metterei sei mesi a elencare tutte. 

Il linguaggio utilizzato da Kahn (che il film lo ha pure scritto) per mettere in scena cotanta baraonda può essere favoloso o irritante in base alla vostra predisposizione d’animo o ai vostri gusti estetici, ma è comunque quello più giusto: sfondamenti della quarta parete, didascalie, film dentro al film dentro al film, accelerazioni improvvise, stacchi rapidissimi e monologhi e dialoghi pronunciati a mitraglietta che se fai tanto di distrarti un istante, hai già perso il filo del discorso, montaggio tarantolato, una rete di citazioni verbali e visive così fitta da richiedere tre o quattro visioni di fila per coglierle tutte. Detention vola via e nemmeno ci si rende conto di cosa stia esattamente succedendo, perché si ha a stento il tempo di respirare tra una svolta improvvisa e l’altra. Fa sembrare Crank un film di Antonioni. 
E non dovrebbe, in nessun universo e per nessuna congiunzione astrale, funzionare. Eppure lo fa, perché riesce, allo stesso tempo, a essere la perfetta summa dell’estetica dei primi anni ’00, il suo apice, il punto di non ritorno, e a proiettarsi verso un cinema che ancora non esisteva, o stava emettendo i primi vagiti. 

Dieci anni dopo, non tutto fila liscio come nel 2012, ovvio; alcuni dettagli sono invecchiati male, alcune battute e alcuni riferimenti, se non si è proprio adepti devoti della cultura popolare di quel periodo, sfuggono per forza, ma in realtà qualunque film indirizzato in maniera specifica a un pubblico adolescenziale tende a soffrire in maniera impietosa il passaggio del tempo: è fatto per esistere nel momento. Non so se un diciassettenne di oggi capirebbe che Cinderhella è, sostanzialmente, una parodia di Saw a liceo, o troverebbe strambo e un po’ imbarazzante il modo in cui vengono usati internet in generale e i social in particolare all’interno del film. 
Pignolerie a parte, Detention resta ancora una visione sorprendente e nuova, un film a cui tantissimi successi contemporanei, horror e non, devono in segreto qualcosa, forse senza neanche sapere di dovergli qualcosa. 
E se questo aspetto in particolare non dovesse interessarvi, guardatelo almeno per l’impressionante dinamismo di macchina da presa e montaggio, e per la sequenza di titoli di testa più assurda dell’intera storia del cinema. 

5 commenti

  1. Blissard · · Rispondi

    All’epoca mi deluse un po’, ma avevo aspettative piuttosto alte. Dovrei rivederlo. L’idea non era nuova in assoluto, negli anni 80 c’era proprio un sottofilone di horror semidemenziali ambientati nei locali liceali, e nei 2000ies erano tornate in auge le commedie di Hughes, chiaro oggetto della affettuosa parodia di Detention; l’aspetto più interessante è proprio lo stile ipercinetico, che però all’epoca mi stufo’ alla lunga.

    1. Sì, le commedie adolescenziali sono sempre esistite. Il film non è originale perché usa la commedia adolescenziale, che è forse il genere ancora più tipicamente americano del western. È per l’operazione che compie con l’horror e con lo slasher, a mio parere.

  2. non lo conoscevo
    ma se mi capita sotto mano lo recupero di sicuro^^

  3. Ma… ma… lacrimoni!!!
    Uno dei miei film del cuore degli ultimi anni. Non mi stanco mai di vederlo.
    Volevo proprio chiedervelo per qualche specialone…
    Ah, e adesso leggo il post… 🙂

  4. Giuseppe · · Rispondi

    Una distribuzione talmente limitata che all’epoca me lo ero del tutto perso e quindi, puntando al recupero, eviterò saggiamente di leggere i tuoi approfondimenti… 😉

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