Eco-Horror: Swamp Thing

Regia – Wes Craven (1982)

In parte è un complehorror e in parte si va a inserire nella nostra rubrica dedicata agli orrori animali e vegetali, perché è difficile trovare un qualcosa di più eco rispetto a Swamp Thing, mostruosità arborea emersa dalle paludi della Louisiana.
Inoltre, il quarto lungometraggio per il cinema di Craven (Summer of Fear era una produzione televisiva) è uscito a febbraio del 1982 e ha quindi compiuto da poco i suoi bei 40 anni, e io credo vada celebrato, perché si tratta di un film sottovalutatissimo, anzi, spesso proprio disprezzato. Lo stesso Craven non lo amava, ma ne aveva tutte le ragioni, data l’esperienza miserabile che fu la sua lavorazione. 
Eppure, per citare il solito Roger Ebert, che a sua volta citava il personaggio di Holland, c’è bellezza in questo film, bisogna solo sapere dove guardare, al di là delle facili risposte relative a quei tre minuti in più girati apposta per il mercato europeo, definiti sempre da Wes “assolutamente gratuiti”. Ma torneremo anche lì.

Partiamo dal presupposto che un film con Ray Wise (giovanissimo, e non ricordavo che ai tempi fosse l’uomo più bello del mondo), Adrienne Barbeau, Louis Jordan e David Hess non potrebbe essere brutto neppure se si sforzasse in tutti i modi di esserlo. Sappiamo anche che Craven, con tutti i film sbagliati presenti nella sua carriera, non ha mai affrontato un lavoro senza credere fermamente in quello che stava facendo.
Quando la casa produttrice Swampfilm, nata apposta per il progetto, lo avvicina proponendogli di realizzare un film tratto dai fumetti, Craven accetta per un motivo molto semplice: ha bisogno di soldi. Ma non ha la più pallida idea di cosa sia Swamp Thing. Lui non ha mai letto un fumetto in vita sua, perché la severa educazione religiosa impartitagli in famiglia glielo aveva impedito. Ma, una volta preso in mano l’adattamento di Swamp Thing, il regista si documenta e, come sempre ha fatto e sempre farà, si imbarca in questa impresa non proprio semplice con entusiasmo e incoscienza.

Parliamo di 40 anni fa, di una Hollywood che ancora non aveva imparato (semmai lo ha fatto, si potrebbe dire) a trovare un linguaggio adatto alla trasposizione dai fumetti, di un’epoca in cui i fumetti stessi non avevano il peso che hanno oggi nella cultura popolare; parliamo anche di uno Swamp Thing precedente alla gestione di Moore, e quindi molto diverso a quello che poi si è stampato nell’immaginario degli appassionati. 
Come affronta Craven tutto questo? Con la serietà che lo contraddistingue. Che Swamp Thing sia un film camp è cosa aggiunta a posteriori da chi ha visto il film sotto la lente deformante di un’ironia meta applicabile più o meno a qualsiasi oggetto alla bisogna. Ma le intenzioni non sono affatto ironiche: anche in quel finale di botte da orbi tra tizi in costumi di gomma, di cui uno è una sorta di procione mannaro che brandisce una spada, c’è sempre l’idea di prendere la materia molto sul serio. Certo, è tutto esagerato, è tutto sopra le righe, su ogni cosa viene posta un’enfasi eccessiva; non per ridicolizzare, per tentare di restituire al cinema l’atmosfera e l’estetica del fumetto. 

Per essere uno che i fumetti non li conosceva e ha appreso le basi in corso d’opera, bisogna ammettere che Craven qualcosina (più di tanti suoi colleghi alle prese con gli stessi grattacapi) l’aveva capita, soprattutto per ciò che concerne lo stile, l’uso dei colori e la messa in scena. Mi secca molto continuare a ripetere la stessa cosa più o meno una volta ogni due o tre mesi, ma Craven è sempre stato all’avanguardia, anche quando non aveva neppure la consapevolezza di esserlo, anche quando, come in questo caso, si è ritrovato a lavorare su un film difficilissimo, con la produzione che remava contro e voleva risparmiare su tutto, costretto a restare rigidamente entro le maglie del PG13, ma allo stesso tempo, a girare dei (chiamiamoli così) “contenuti extra” per il mercato europeo, perché si sa che noi europei siamo pervertiti. 

È strano, se si pensa che Craven ha iniziato la carriera nel soft-core, ma non credo sia mai esistito un regista più privo di male gaze di lui. Parleremo in maniera più approfondita di questa caratteristica così singolare quando celebreremo il mezzo secolo de L’Ultima Casa a Sinistra, ma anche qui, in una delle rare occasioni in cui il regista ha dovuto, per ragioni contrattuali, gestire la nudità femminile, si nota una totale mancanza di interesse da parte sua. La sequenza (inutile e gratuita) in cui Adrienne Barbeau si fa il bagno nella palude, dopo essere stata soccorsa da Swamp Thing, è girata con un distacco straniante, considerando l’epoca, quasi ci fosse la volontà, da parte di Craven di desessualizzare il corpo dell’attrice. Questo non significa che il film manchi di erotismo: c’è tensione erotica tra Barbeau e Wise quando lui ancora non si è trasformato, e c’è, forse ancora maggiore, quando Holland è ormai diventato Swamp Thing. È un mezzo paradosso, ma la cosa funziona ed è credibile, al netto della resa un po’ di cartapesta del costume del mostro. 

Forse perché, più che al fumetto in quanto tale, Craven guarda ai classici horror della Universal e della RKO, cogliendo tuttavia in pieno la natura gotica di Swamp Thing: è logico che Craven faccia riferimento a Frankenstein e, a un livello puramente iconico, a Il Mostro della Laguna Nera, ma ci sono anche spunti meno evidenti presi di peso dal cinema d’autore, come L’Enigma di Kasper Hauser, che viene citato direttamente da un personaggio. 
Alla fine, come quasi tutti i film di Craven, l’uomo a digiuno di cultura popolare che ha edificato un bel pezzo della cultura popolare, Swamp Thing è un curioso frullato di suggestioni e di pulsioni che impediscono di attribuirgli un’identità precisa. 
Secondo la testimonianza di Barbeau, la sceneggiatura originale di Craven era bellissima, ed era il motivo per cui l’attrice ha acconsentito a partecipare al film; poi, durante le riprese e la post, gran parte di ciò che Craven aveva scritto è stato stralciato perché i soldi non bastavano mai e, in mezzo alle paludi della North Carolina, con un caldo infernale e un’umidità pestilenziale, ci si è dovuti arrangiare. 
Il risultato è discontinuo, ma affascinante e, in un momento in cui l’adattamento dal fumetto è ormai codificato e addomesticato, anche quando finge di non esserlo (sì, The Batman, sto parlando con te), può far piacere tornare indietro questi goffi e selvaggi tentativi di tanto tempo fa, quando il cinecomic non esisteva e il fumetto al cinema era una prateria sconfinata in cui si poteva scorrazzare liberi di sperimentare, e anche di sbagliare. Ma comunque liberi.

6 commenti

  1. 😂 Eh eh,mi ha molto divertito la tua frecciatina al film di qui tutto stanno parlando attualmente! Ti dico”,The Batman” mi e’ piaciuto nonostante i suoi evidenti limiti creativi,e nonostante sia stato venduto al mondo come la rivoluzione del cinefumetto,ma sai secondo me Lucia il fatto e che Matt Reeves come regista e’ in gamba,si vede che ha del talento,il problema e’ che e’ creativamente parlando un po’ troppo “accademico”,un perfettino a qui manca pero’ quel pizzico di sana follia,quella scintilla fuori controllo che nel bene o nel male fa scaturire la magia della pura immaginazione! Ecco,rimanendo in ambiti batmaniani,diciamo che se fossimo in una classe,Christopher Nolan e Matt Reeves sarebbero i classici primi della classe,quelli piazzati davanti alla cattedra dell’insegnante ombroso a prendere appunti,mentre Tim Burton e Joel Schumacher sarebbero quelli che siedono in fondo all’aula e che mentre ascoltano la lezione passano il tempo sui loro quaderni fantasticando e disegnando mostricciattoli(in pratica come sono stato io a scuola)! Ciao ciao!😺

  2. ST è sempre stato un personaggio interessante, non sono ancora riuscito a vederlo al cinema o in tv ma ho un suo volume e porta tematiche ecologiche e sociali veramente stimolanti; e i disegni sempre molto curati ed evocativi

  3. OFF TOPIC: essendo un lurker del tuo sito, ho letto tutti gli arretrati.
    https://ilgiornodeglizombi.org/2012/03/10/top-5-2022/
    …come è andata, secondo te?

    1. Preferisco non rispondere a questa domanda 😀 😀 😀

  4. Giuseppe · · Rispondi

    Beh, a Craven va dato atto del coraggio e della perseveranza nell’averci provato comunque fino in fondo, nonostante le ristrettezze economiche imposte: certo, il lavoro originale di Len Wein e Berni Wrightson era materia tutt’altro che facile da rendere a dovere su grande schermo (specialmente ai tempi), ma non credo che per il mai abbastanza compianto Wes questo sarebbe stato un ostacolo, in presenza di budget adeguato. E sospetto che la sua sceneggiatura originale avrebbe incontrato anche il favore della coppia di creatori di Swamp Thing (non propriamente entusiasti del risultato finale)…

  5. Ho vago ricordo di averlo visto su qualche tv locale in adoloscenza.

    Comunque lo recuperai anni fa, lo trovo interessante, con tutti i limiti (non di craven ovvio, ma di chi ci metteva i soldi e metteva i bastoni fra le ruote a craven) del film stesso.

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