The Seed

Regia – Sam Walker (2021)

In un inizio di anno piuttosto fiacco per quel che riguarda l’horror, ci pensa Shudder a darci in pasto un po’ di roba buona. Prima Hellbender, di cui abbiamo parlato la scorsa settimana, e poi questo The Seed, che è il film d’esordio di un regista inglese, girato a Malta grazie alla collaborazione della Film Commission locale, ma ambientato negli Stati Uniti. Ora, siamo appena a marzo, e quindi è un po’ presto per fare pronostici, ma se continua così, Shudder rischia di essere davvero molto presente quando si tireranno le somme del 2022. 
C’è da dire che però The Seed è piaciuto solo a me: a vedere le recensioni in giro lo stanno abbastanza prendendo a bastonate e, se è vero che Hellbender è di un’altra categoria, è una cosa che mi spiego poco. È come se avessimo cominciato a chiedere all’horror di darci soltanto una cosa e avessimo all’improvviso dimenticato che spesso e volentieri può essere un genere solo divertente e liberatorio. 

The Seed racconta di tre amiche che vanno a passare un fine settimana nella casa in mezzo al deserto del padre di una di loro. Lo scopo è assistere a una pioggia di meteoriti, ma è anche un modo per stare un po’ insieme lontane da tutto. Deidre, Charlotte ed Heater si conoscono dai tempi della scuola, hanno preso strade diverse e non hanno più molto in comune, soprattutto Charlotte. La loro è una di quelle amicizie che, tuttavia, ha superato il passare del tempo e gli imprevedibili ceffoni della vita: c’è intimità, c’è complicità, c’è una comprensione profonda che va al di là di quanto si cambia nel corso degli anni, e ci sono anche dei contrasti e delle ferite risalenti al periodo del liceo, quando Deidre, popolare e un po’ stronza, bullizzava le altre due, un po’ più remissive. 
Dopo aver assistito alla pioggia di meteoriti, le tre ragazze si mettono a chiacchierare a bordo piscina e qualcosa cade nell’acqua, una specie di bozzolo puzzolente con un animale dentro. Forse un armadillo morto, dice Charlotte, che lavora in un negozio di animali ed è subito qualificata come esperta in materia dalle altre due. Ovviamente non è un armadillo e non è neanche un animale, ma qualcosa di molto più pericoloso. 

The Seed rientra in quel sottogenere dell’invasione aliena a base di tentativi di riproduzione extraterrestre di cui fanno parte perle della serie B come Xtro e Inseminoid, non so se mi spiego. Non si tratta quindi di una cosa particolarmente sottile o elegante, anzi: è un film che, prima dello scoccare dell’ora, decide di cambiare passo e mettersi seriamente d’impegno per essere il più rivoltante possibile. È sudicio e disgustoso quanto basta e usa molto bene il basso budget a disposizione per creare schifezze assortite con effetti pratici di pregevolissima fattura. E tuttavia, non è soltanto a quel tipo di film che The Seed guarda come modello di riferimento, perché la creatura che piomba nella piscina delle nostre protagoniste e rovina loro il fine settimana è realizzata in maniera tale da essere di una pucciosità fuori scala. Tenerissimo e letale, questo alieno che pare un cucciolo di tartaruga con gli occhioni, si va a piazzare di diritto all’interno di un’ideale galleria formata da adorabili pupazzoni come Gizmo, i Critters e,  in ambito più recente, le bestioline di The Cleanse e il serpentello da adottare e coccolare di Sputnik. 

È proprio questo contrasto tra l’aspetto poco minaccioso della creatura e il casino che in seguito combina, senza neanche spostarsi dal divano su cui le tre ragazze lo hanno piazzato in attesa di capire cosa farne, a determinare gran parte dell’efficacia del film. Un esserino all’apparenza innocuo, ma capace di fare cose turpi. Una turpitudine alla Society, per intenderci.
Ma The Seed gioca quasi tutto sui contrasti. Si pone infatti nei confronti del pubblico con uno stile fatto di colori belli saturi, ambientazione estiva e solare, trucco e costumi da servizio fotografico per la vendita di prodotti di bellezza (e in effetti, c’è una scena in cui le ragazze si fanno delle foto proprio per lanciare la nuova linea di cosmetici di Deidre), e poi lo aggredisce con un’impennata di body horror, orge psichedeliche con gli alieni, gravidanze mostruose, orridi fluidi che deflagrano da ogni orifizio e, per concludere in gloria, pure un paio di momenti di orrore alimentare da guardare con un sacchetto per il vomito accanto. Il tutto in bella vista, di giorno, sotto una luce sparata che non ti fa perdere nemmeno il più piccolo dettaglio.

Mi rendo conto, che a raccontarlo così, The Seed sembra un film pesante e serioso, però non vorrei mandarvi fuori strada: il tono è sempre quello della commedia nera, anche quando, verso la fine, diventa un violentissimo tripudio di gore e oscene mutazioni, mantiene sempre quest’aria scanzonata da scherzo di pessimo gusto, ed è sempre quel tanto sopra le righe da non darti la possibilità di equivocare. E forse è proprio questo che non è piaciuto: la recitazione caricata, i colori così accesi, la patina luccicante applicate al body horror cosmico che va sempre preso sul serio, signora mia, altrimenti poi Lovecraft si rivolta nella tomba. Se non che Society, Re-Animator e persino From Beyond (anche se questo di meno) erano tutte commedie nere che si prendevano gioco della fragilità dei nostri corpi e dei vari modi in cui possono essere usati per scopi poco edificanti e alla fine distrutti in varie e spettacolari modalità. Insomma, non è che l’orrore cosmico, lovecraftiano o quel che volete voi può essere sempre e solo La Cosa. 

Ogni tanto è piacevole riscoprire questo lato da giullare impazzito del cinema horror, che alla fine ti destabilizza ugualmente perché va a toccare dei punti particolarmente sensibili, anche se si limita a passarci sopra senza andare mai davvero a fondo. E non è necessario andare sempre a fondo o provare a farlo quando magari non se ne hanno gli strumenti, rischiando poi di essere inutilmente pretenziosi. Il regista Walker conosce bene i limiti della storia che sta raccontando, e anche quelli relativi a ciò che ha a disposizione per raccontarla, a partire da un cast che non sempre è del tutto all’altezza e che lui dirige calcando molto la mano, perché meglio una caricatura ben riuscita di un tentativo di recitazione naturalista andato a vuoto. 
Magari lo guardate e vi fa schifo. Io mi sono divertita da morire e l’ho già visto un paio di volte per dimenticare gli orrori quotidiani e sperare che un giorno o l’altro degli alieni pucciosi vengano a mettere fine a questa farsa. A girl can dream, dopotutto. 

7 commenti

  1. Blissard · · Rispondi

    L’avevo intravisto in giro ma ancora non l’ho recuperato, la trama mi ispirava ma ho letto anch’io che non è praticamente piaciuto a nessuno. La tua rece mi rinfranca, anche se a dire la verità avrei scommesso che il post di oggi sarebbe stato su Offseason

    1. Offseason lo devo metabolizzare. Esce venerdì, sicuramente ❤️

  2. Dai, Bello! Il pucciosissimo mi ha ricordato anche… Bad Milo?
    Non centra direttamente, ma scrivi che è girato a Malta e ambientato negli Stati Uniti: ecco, guardandolo non potevo fare a meno di pensare che, se non sbaglio, Malta ha una legislazione in materia di diritti riproduttivi tra le più restrittive in Europa (forse la “più” in assoluto?) e che anche in Usa non scherzano…

  3. Giuseppe · · Rispondi

    E’ vero che l’orrore cosmico, lovecraftiano o quel che vogliamo noi non può essere sempre e solo La Cosa… infatti, per dire, ci sono anche Il Seme della Follia e Il colore venuto dallo spazio 😛
    Oltre ovviamente a Society, mi ricordo bene sia di Xtro (al quale, a tutt’oggi, preferisco di gran lunga i suoi del tutto slegati sequel) che di Inseminoid (con la performance di Judy Geeson a svettare di diverse spanne su tutto il resto), quindi, al netto della seriosità alla quale The Seed NON tiene in nessun modo, credo di essere abbastanza preparato alle sorprese provenienti da quell’alieno pucciosetto lassù 😉

    1. Giuseppe · · Rispondi

      A pensarci, anche TerrorVision di Ted Nicolaou mi sembra un possibile parziale riferimento (pure se lì il “cucciolo” in questione di puccioso aveva assai poco)…

  4. harvester_of_sorrow · · Rispondi

    Scrivo con un po’ di ritardo: a me è piaciuto e anche tanto. Che c’è da criticare in un film di questo tipo? ha il sapore artigianale, ha una storia colma di graditissimi clichè, belle atmosfere a cavallo tra il cazzone e il lisergico, una creatura assolutamente carismatica (il ghigno maligno è spetacolare) e tanta roba ripugnante come si faceva una volta. Magari la fotografia è troppo “netflix-style” ma pazienza, questo regista farà cose ottime in futuro,

    1. La creatura me la sarei adottata anche io e avrei fatto la fine delle ragazze 😀

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