Here Before

Regia – Stacey Gregg (2022)

Che ne dite di deprimervi un po’ di venerdì, in vista del fine settimana? E intendo deprimervi sul serio, non deprimervi perché, lo so, correrete tutti a guardare il nuovo Texas Chainsaw Massacre e resterete delusi. Deprimervi per una storia che, se minimo appartenete alla mia stessa specie (non siete quindi xenomorfi) vi potrebbe straziare l’anima e lasciarvi accartocciati in un angolo a leccarvi le ferite. Però non si tratta di un drammone che cerca di farvi piangere a tutti i costi tramite varie forme più o meno subdole di ricatto emotivo, no. Here Before è un film irlandese, e già questo dovrebbe dirvi parecchie cose a proposito di estetica e contenuti. Film irlandese prodotto dalla BBC, che tante volte abbiamo magnificato da queste parti; il regista è un esordiente che ha sceneggiato qualche episodio di serie tv e poco altro, mentre la protagonista è sua maestà Andrea Riseborough in quello che credo sia il ruolo migliore della sua carriera. Ora che forse ho la vostra attenzione, possiamo cominciare. 

Here Before è la storia Laura, una donna che ha perso la figlia in un incidente stradale e, quando arrivano dei nuovi vicini da casa, si convince poco a poco che la bambina della coppia di dirimpettai sia una sorta di reincarnazione della figlia scomparsa, con ovvie e gravissime ripercussioni sulla sua vita di coppia e familiare, e sulla sua sanità mentale già a rischio. Ci sono dei motivi ben precisi, esplicitati nel finale, sul perché Laura arrivi a credere una cosa del genere, ma non sono poi così importanti, rappresentano il lato thriller di un film che ha un altro tipo di identità; Here Before è una ghost story senza fantasmi e per questo trova spazio qui, dove di fantasmi ci siamo occupati spesso. La vicenda ha qualche punto in comune con Julia di Peter Straub, se lo conoscete, ma il punto di vista è totalmente interno a Laura, e di conseguenza non vi è spazio per elementi soprannaturali. Siamo nella mente di questa donna, sentiamo il suo dolore, siamo partecipi del suo impossibile desiderio di riavere la figlia Josie, e sappiamo anche che è impossibile. 

Il regista Gregg costruisce l’estetica del suo primo film in base a ciò che io amo definire ordinario squallore d’oltremanica, un’atmosfera che abbiamo visto tante volte in tanti film provenienti dal Regno Unito e con un’ambientazione distante dalle grandi città. Luoghi soffocati da un velo grigio e umidiccio, dove concetti come calore e bellezza sembrano delle cose remote, raggiungibili magari per pochi istanti in qualche scorcio naturale, ma subito negati allo sguardo degli esseri umani, perduti in un violento temporale, nascosti dietro a una nuvola che oscura il sole, annegati in un mare di petrolio che non riflette neppure la luce. 
Una valanga di risate, per farla breve. Però senza mai calcare la mano, perché (lo abbiamo detto prima) Gregg non ricorre mai al registro melodrammatico per raccontare una storia che, sulla carta, ne avrebbe ogni caratteristica. 

Il risultato è un film durissimo e impietoso nel mettere in scena il lutto, ma allo stesso tempo molto attento a non tramutarsi mai in pornografia del dolore, a mantenere quel minimo di distacco nella messa in scena che non dia la fastidiosa impressione di essere dei guardoni della sofferenza. Tanti campi lunghi, quindi, inquadrature dalla durata superiore alla media, montaggio dilatato, e tutto il tempo del mondo per entrare in intimità col personaggio di Laura, l’unico con cui avremo una vera e propria relazione, dato che tutti gli altri sono figure molto confuse indistinte, in quanto viste attraverso la prospettiva offuscata di Laura. E qui entra in gioco l’interpretazione sbalorditiva di Riseborough, che azzecca ogni singola sfumatura di una caratterizzazione non facile: Laura, per com’è messa su carta, rischia infatti di essere definita soltanto da due cose: la perdita e l’ossessione. 

Al contrario, Riseborough riesce a dirci molto altro su Laura, al di là della sua condizione presente: ci mostra una donna dall’intelligenza vivace, spiritosa, divertente, con un bellissimo rapporto con il figlio e il marito, ma anche con una voragine interiore incolmabile e, malgrado tutto l’amore del mondo, anche quasi impossibile da condividere. L’attrice trasmette questo insieme molto complesso di sentimenti con un limitato uso dei dialoghi e fa quasi tutto con il corpo e con lo sguardo. Conoscendo, per sommi capi, le scelte di carriera di Riseborough non stupisce che abbia voluto partecipare a questo piccolo film che sarà costato tre lire e mezzo, ma le ha permesso di brillare. Anzi, le è stato cucito addosso. Noi ringraziamo e ci inchiniamo.

Here Before ha le sue magagne, non è perfetto, ma a me i film più sono imperfetti più piacciono e quindi ci passo sopra volentieri. Non funziona poi in maniera particolarmente liscia il meccanismo thriller: toglie mistero a una vicenda che, avvolta nel mistero, stava comoda e felice e non aveva bisogno di una risoluzione netta; oltretutto, proprio per l’ansia che prende a un certo punto al regista di dover spiegare ogni evento messo in scena, le cose non tornano in maniera compiuta e si perde per strada qualche pezzo dell’ingranaggio. Here Before è uno splendido racconto d’atmosfera e studio caratteriale, ma mostra la corda quando pretende di voler essere troppo razionale. E invece ciò che gli dava fascino era proprio l’assoluta irrazionalità della sua premessa. 
E poi sì, è deprimente. Ma tanto. Che poi avete bisogno come minimo di rivedere tutta la saga di Final Destination per ritrovare un umore decente. 
Eppure ne vale la pena. Non è un horror, non nel senso tradizionale del termine; sapete tuttavia che qui delle tradizionali definizioni ce ne freghiamo da oltre 10 anni, e quindi, se non avete paura di stare troppo male, cercate e date un’occasione a questa ghost story senza fantasmi. 

5 commenti

  1. Irish horror rules!

  2. Un film davvero interessante che parla del lutto. In realtà questo tipo di film mi piacciono molto, soprattutto se riescono a non essere troppo melensi e a mostrare una storia ben scritta.

  3. Devo trovare il momento giusto (ce lo avevo già in lista) e intanto controllo se tutti di Final Destination sono disponibili in streaming e se ho patatine e coca in dispensa;-)
    Mi interessa anche perché ultimamente sto riflettendo molto sulla morte e sul lutto. Inoltre sto adorando i film che riescono ad essere efficaci con poco o niente, come se non avessi più bisogno (o molto meno) degli “effetti speciali” per vivere l’orrore, il soprannaturale ecc.
    Devo essere sincero: la cosa che più mi ha terrorizzato del tuo post è stato scoprire che c’è un nuovo Texas Chainsaw Massacre 🙂

  4. Sofferenza e dolore purtroppo rischiano di inacidirti alla pari del sangue di uno xenomorfo, quando non ti è possibile (parlo di possibilità perché la volontà, da sola, NON è sufficiente e nemmeno è sempre detto che ci sia l’amore a sostenerci) elaborarli fino in fondo… Lo metterò in lista, senz’altro, anche se già so quanto potrà far male vederlo fino in fondo.

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