Halloween Kills

Regia – David Gordon Green (2021)

Settimana tutta dedicata allo slasher, questa di Halloween. Si comincia, com’è ovvio e con il dovuto rispetto, con un veterano della festività del 31 Ottobre, ovvero Michael Myers, che torna nel secondo capitolo della nuova trilogia prodotta dalla Blumhouse. Ricordiamo di sfuggita una cosa che sanno anche i sassi, ma val la pena ripetere: la trilogia è un seguito diretto del primo capitolo e cancella tutti quelli successivi. Ma questo non significa che non li si possa citare!
Si capiva sin dalle primissime reazioni arrivate da Venezia prima, e dall’uscita nei cinema statunitensi poi, che Halloween Kills non avrebbe semplicemente diviso il pubblico, lo avrebbe spaccato in due fazioni armate di forconi pronte a farsi la guerra. E infatti, su Twitter, una piccola guerra civile è scoppiata tra chi è convinto che questo film sia in sostanza una vigliaccata che rispedisce lo slasher indietro nel tempo di tre o quattro decadi, e chi invece si è divertito un mondo, e anzi, crede che Halloween Kills si sia preso parecchi rischi e abbia intrapreso una direzione molto precisa e inaspettata. 
Ora, io ci sto pensando da ieri sera quando ho finito di vederlo e, dato che non ho dormito bene perché vedevo Michael dappertutto, un po’ di tempo per elaborare la faccenda ce l’ho avuto. E se il film fosse entrambe le cose?

Io credo che, per giudicare Halloween Kills sia necessario partire dalla sua natura di film – ponte. Lo sappiamo tutti che la seconda parte di una storia raccontata nell’arco di tre film è la più complicata, perché gli spettatori sanno già nel momento in cui si siedono in sala che non finirà qui. Non è uno spoiler affermare che Michael non può essere sconfitto in Halloween Kills, altrimenti cosa diavolo lo giriamo a fare Halloween Ends? Ci mettiamo un copycat?
Il primo capitolo ha dalla sua l’effetto novità. Sì, novità anche se si tratta di una saga vecchia di 40 anni; il terzo è la conclusione, e in un certo senso, ha gioco facile: il suo compito è ribaltare il secondo; ma lui, poverino, il film che sta nel mezzo, ha davvero un compito gravoso. Halloween Kills sceglie di assolvere a questo compito assumendo un’identità molto specifica, quella di Infinity War del cinema horror. Non elaboro oltre su questo concetto: il film è uscito giovedì scorso, ancora in tanti non l’hanno visto e non voglio rovinare la serata a nessuno; tenetelo lì come informazione utile e passiamo oltre. 

È vero che Halloween Kills è un passo indietro nella storia dello slasher: Halloween 2018 era il film di Laurie, mentre questo è il film di Michael, e Laurie se ne sta per l’intera durata in un letto d’ospedale dopo essersi presa una coltellata in pancia nel capitolo precedente. È il film di Michael, però non è la storia di Michael, e credo sia un punto molto importante da discutere; Michael, infatti, non ha una storia, non deve averla. In quanto guscio vuoto, Male puro, incontaminato e immotivato, esiste solo in funzione dell’effetto che ha sulle sue vittime e su chi è così fortunato da sopravvivere ai suoi attacchi; Halloween Kills è quindi la storia di Haddonfield: con Laurie fuori gioco, la palla passa agli abitanti della piccola città, il trauma derivato dall’incontro con Michael da individuale si fa collettivo e non è più una questione personale (o di famiglia) tra Laurie e Michael o tra le donne Strode e il killer mascherato, è un problema che riguarda una comunità intera. Ora, questa è una grossa novità che il film si prende la responsabilità di mettere in scena, un elemento assente nell’intera saga, e poco affrontato nello slasher in generale. Se ne trova qualche accenno in Scream 4, per esempio, ma è trattato in maniera molto diversa. 

Suona strano e fuori posto proprio perché prima non se ne era mai parlato, ma i gli Halloween di Gordon Green si pongono come filiazione diretta del film di Carpenter, e di conseguenza noi non abbiamo idea di come siano andate le cose in quel di Haddonfield nel corso degli ultimi quarant’anni, non sappiamo come se la siano cavata gli altri sopravvissuti oltre a Laurie, non abbiamo neppure idea di cosa sia accaduto dopo che Loomis ha piantato un bel po’ di pallottole nel corpo di Michael e quello si è rialzato e ha ripreso ad andarsene in giro per la città.
Halloween Kills colma parecchie di queste lacune, utilizza i flashback del 1978 in maniera molto intelligente, restando in continuità con Carpenter, ma aggiungendo dettagli nuovi in merito ad alcuni personaggi che sono stati dimenticati nel corso del tempo, e che ora sono tutti lì, in parte (è logico) per motivi di ammiccamenti e gomitate varie, ma anche per dare corpo a questo trauma collettivo su cui si basa l’intero film.
Se si prende per valida l’idea di Haddonfield come città traumatizzata, allora Halloween Kills fila abbastanza liscio, se la si rifiuta, l’intera costruzione appare estremamente fragile e Halloween Kills diventa uno slasher molto tradizionale in cui Michael, assurto al rango di protagonista e mattatore assoluto, se ne va in giro ad ammazzare gente. Tanta gente. Tantissima. Body count più alto della serie. Forse, ma giuro che non mi sono messa a contare, anche superiore a quello degli Halloween di Rob Zombie.

Quando un personaggio cinematografico diventa un’icona, si finisce sempre per avere posizioni divergenti sul significato e le caratteristiche principali di suddetto personaggio. Se poi si tratta del killer di una saga che consta di ben dodici film, allora le cose si fanno ancora più ingarbugliate, soprattutto perché il povero Michael si è visto modificare la propria natura nel corso delle sue varie e differenti incarnazioni filmiche: a partire dal secondo film, quello del 1981, lui aveva già smesso di rappresentare il Male puro, ed era diventato uno psicopatico a caccia della sorellastra. Non parliamo poi del macello che ha fatto Zombie, secondo il quale Michael è un bambino che ha tanto bisogno d’amore.
Ma noi, qui su Ilgiornodeglizombi, cerchiamo di rimanere ben saldi sul terreno di Carpenter, e del dottor Loomis che predica nel deserto: Michael è un’astrazione. È sì, il Male, e lo abbiamo detto centinaia di volte, ma in maniera più sottile è anche la paura stessa, anzi, è un contenitore vuoto in cui inserire la nostra paura. Se il trauma smette di essere una faccenda di una sola persona (è trasmessa per discendenza a figlia e nipote, ma è roba sua), Laurie, e diventa un’ombra calata su una comunità intera, è normale che la sua sola presenza in città scateni la parte peggiore di parecchie persone, ed è normale che la folla inferocita si faccia inebriare da questa paura, diventi a sua volta complice e artefice del Male rappresentato da Michael. 
Ci sto che il film a volte è un po’ goffo nel gestire argomenti così complessi, ma su una cosa mi sento di contraddire le critiche (spesso centratissime) che gli sono state fatte: non è un film pavido e c’erano quintali di fan service in più nel primo. 

Qui il fan service è soltanto di facciata, è formale, è strumentale a veicolare delle idee che non credo sarebbero mai passate se realizzate senza ricorrere al fattore nostalgico dovuto al ritorno di Tommy Doyle e dell’ex sceriffo Brackett (tra gli altri). Un altro film che mi viene in mente e a cui, per impatto sul fandom, è possibile paragonare Halloween Kills, è The Last Jedi, e credo non ci sia bisogno di aggiungere altro. 
Io, al posto di Gordon Green, sarei andata ancora più a fondo nella distruzione del dualismo Laurie-Michael, ma Gordon Green non ha nessun desiderio di morte per linciaggio da parte dei fan, e quindi si è anche troppo contenuto e, alla fine, ha scelto di non portare il discorso alle sue estreme conseguenze. Lo rispetto, ci mancherebbe: stiamo parlando di una saga che sta lì al solo scopo di fare soldi e che ha tanti meriti: aver dato un ruolo da protagonista a Jamie Lee Curtis, aver fatto tornare Michael Myers alle origini, aver dimostrato che si possono ancora fare film violentissimi e vietati ai minori con un budget non da fame. Per tutte queste cose, e perché il metodo Blumhouse con me funziona sempre, non posso volergli male. 

Il motivo per cui sono invece profondamente grata a Gordon Green  è che, dopo aver reso giustizia nel primo film al personaggio di Laurie, averla azzeccata in pieno, e aver anche dato vita a un matriarcato di un certo livello, qui nega qualsiasi umanizzazione al personaggio di Michael, portando oltretutto in primissimo piano un’idea che se ne stava nascosta nell’intelaiatura del primo film, quello del ’78: c’è qualcosa di soprannaturale in Michael. Non è uno zombie putrefatto come Jason a partire da Venerdì 13 Part VI, ma non è neppure un semplice assassino da slasher come ne abbiamo visti tanti: la paura e il male sono virali, non li puoi uccidere, ma forse li puoi disinnescare, puoi privarli del loro potere. 
Ora non ci resta che aspettare un anno o poco più per vedere se Gordon Green e Jason Blum saranno in grado di tirare le fila di questa storia in maniera degna. 
Per ora, io non mi sento di bocciare i risultati ottenuti, anzi, più ci rifletto e ci rimugino su, più penso che Halloween Kills sia un buon film che si ferma a pochi passi dal diventare ottimo. Spero che Halloween Ends compia quei passi e arrivi alla grandezza. 

18 commenti

  1. Sono tornato in sala dopo una vita solo per Michael. Be’, per quanto sgangherato in certi passaggi, mi ha divertito molto. Un buon pre-finale in attesa della Fine (ma lo sarà veramente?).

    1. Io credo di sì, che sarà davvero la fine. Spero che sia un finale coerente, ecco.

  2. Su questo secondo capitolo sto sentendo di tutto e di più, come hai sottolineato c’è veramente una guerra in corso! In ogni caso il fatto che si parli di Haddonfield e di come reagisce a un trauma da cui non è mai guarita mi piace molto. È un’ottima idea, un’idea tra l’altro che venne scartata per qualche capitolo di Halloween (se non sbaglio doveva essere la storia del sesto Halloween prima che diventasse quella roba allucinante sui celti). Sono molto curioso, appena ne avrò l’occasione lo vedrò. Il primo capitolo non mi era dispiaciuto per niente anche se ho decisamente preferito H20 e anche il primo capitolo diretto da Rob Zombie.

  3. Lo vo a vedere mercoledìiii

  4. Blissard · · Rispondi

    L’idea di Michael come astrazione viene esplicitata da Laurie nel finale del film, e quello che dice – che non svelo x non ricorrere a spoiler – ribalta già di per sé quella che era l’idea fondativa del primo film: negli USA di Trump bisogna barricarsi e armarsi per affrontare il male.
    Già questo a mio parere basta per tacciare chi accusa i registi e sceneggiatori di viltà.
    Sono quindi sostanzialmente d’accordo con te, anche se credo il film sia piaciuto più a me che a te. Poi sì, l’idea della comunità che si mobilità contro Michael era già in H4, ma onestamente qui viene sviluppata molto meglio imho.

    1. In realtà è un film che mi piace più stamattina di ieri, quindi sta facendo il suo lavoro di sedimentazione.
      Michael è astratto, e quindi armarsi come ha fatto Laurie non serve. Non serve neppure aggredirlo in massa.
      Magari sul finale torneremo tutti a Craven, che al male voltava le spalle e lo disinnescava.

      1. Blissard · · Rispondi

        Wes è sempre stato avanti a tutti, con buona pace di quelli che “se non ci sono svolazzi della Mdp non sei un gran regista”.
        La curiosità per quello che succederà in H-ends è altissima, e questo va ascritto ai meriti di Gordon Green e compagnia.
        Io h-kills l’ho visto per vie alternative e non vedo l’ora di rivederlo al cinema.

        1. Per me invece è il contrario: non vedo l’ora di rivederlo per vie traverse perché ha un doppiaggio da denuncia penale e 10 anni almeno di galera 🤣

          1. Blissard · ·

            Buono a sapersi, allora aspetto subs in italiano e, se mi sento impavido e impermeabile alle inevitabili critiche frequenti in queste occasioni, lo propongo come visione domestica per Halloween.
            Grazie per la dritta 😉

  5. Luca Bardovagni · · Rispondi

    “Dietro quegli occhi cresceva…il male”
    “Nessun uomo sbrana i cani” “Questo qui non è un uomo”

    Ecco, a me basta che abbia recuperato l’ ESSENZA STESSA di Michael Myers per renderlo ottimo…

    1. Ma soprattutto, you can’t kill the bogeyman.

  6. Al solito leggo davvero volentieri e condivido, sia in questo caso che in quello del 2018. Di solito mi lascio sempre prendere da una pellicola e me la godo il più possibile al di là dei difetti. E’ successo anche con questi due Halloween e per me è tutto ok. Però… non mi hanno lasciato (dentro) quasi nulla, ne questo, ne il precedente. Ne la voglia di rivederli (però, chissà, io mi lascio sempre stupire).
    Sto cercando di capire perché, al di là degli evidenti pregi. Il primo Halloween (1978) l’ho visto da “grande” (molto dopo Scream, per capirci – sì, lo so…): la sua spietata essenzialità mi ha colpito tantissimo e, inoltre, dopo la visione mi sembrava che fosse più un dramma sulla perdita dell’innocenza e la scoperta del male, del dolore, che uno “slasher” babysitteroso (beh, lo è – anche… e poi, una cosa non esclude l’altra). Questa sensazione risaltava forse anche grazie alla “misura” del film di Carpenter. Ecco… per me, finora, ne è sempre bastato uno (ma capisco che le narrazioni potenti abbiano bisogno di continuare:-).
    Non lo so, ci devo pensare ancora: come non mi han smosso niente quelli di Zombie, ecco, nemmeno questi (che però preferisco e girano alla grande). E’ personale, eh: il post ci sta tutto!

    1. Ma guarda, io credo che Halloween non avesse bisogno di alcun sequel, che l’idea originale di Carpenter di fare una serie di film ambientati ad Halloween ma con storie diverse, fosse quella più giusta e, a parte H20, non c’è un solo film successivo al primo che mi piaccia davvero, a parte questi due, che invece mi hanno lasciato sempre qualcosa. Io al finale di questo, sarà anche per i Ghost sui titoli di coda, non riesco a smettere di pensarci da due giorni.

      1. Ci sta, son sicuramente bei film. Magari lascio sedimentare e poi li rivedo! 🙂

      2. Giuseppe · · Rispondi

        Il sequel di Rick Rosenthal ci poteva ancora stare (con l’introduzione di quel tocco di antico mistero celtico), ma si era già al limite e, piuttosto che proseguire con ulteriori capitoli sempre più tendenti ad affossare Michael Myers dando troppe spiegazioni sul suo conto, sarebbe stato davvero molto meglio proseguire sulla falsariga di episodi indipendenti alla Halloween III, secondo l’idea originale di Carpenter… alla fine, anche H20 è stato poco più di una meteora bruciata dal successivo e pessimo sequel del 2002. Per non parlare degli inutili reboot umanizzanti di Rob zombie! E qui c’è da apprezzare il fatto che Gordon Green non abbia voluto continuare su quella fallimentare strada, mazzata definitiva per un personaggio capace di funzionare davvero solo con le caratteristiche di quell’essere oscuro e inumano che era in origine…

        1. H20 era la strada giusta, e infatti io credo che Halloween di Green (Hallowgreen) sia tanto, ma proprio tanto debitore al film di MIner!

          1. Giuseppe · ·

            MIner? Sì, ci sta tutto. E mi piace il termine che hai coniato (Hallowgreen) 😉

  7. Stefano69 · · Rispondi

    Ti ringrazio per questa recensione che condivido appieno, avendo letto finora solo commenti negativi pensavo di essere il solo a cui Halloween Kills fosse piaciuto!
    Qualcuno dice che è troppo brutale, ma non sono forse queste le regole di un sequel horror definite dal buon vecchio Randy? A memoria: 1) Il conteggio dei morti aumenta 2) Gli omicidi sono molto più brutali 3) Mai pensare che il killer sia morto!!

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