Double Feature: Per qualche Click in più

Con settembre, piano piano, ritornano tutte le rubriche fisse del blog, e anche il doppio spettacolo, utile a dare spazio a film molto piccoli ma meritevoli di un’occhiata e collegati tra loro da un filo che può essere tematico, geografico, stilistico o derivante da come mi gira in un determinato momento della mia vita.
Oggi, per esempio, prendiamo due film che più diversi non si può: il primo è una commedia fantastica con un paio di spunti vagamente assimilabili all’horror; il secondo è un horror vero e proprio che nella prima mezz’ora potrebbe essere scambiato per una commedia, ma in realtà è Psycho ai tempi dei canali YouTube e di Airbnb. 
In comune, la coppia di film che vi presento oggi ha la necessità, da parte dei protagonisti, di accumulare il maggior numero di visualizzazioni possibili nei loro rispettivi mestieri. In entrambi i casi, la caccia ai click li metterà nei guai. 

Cominciamo con il delizioso mockumentary 15 Things You Didin’t Know About Bigfoot (#1 Will Blow Your Mind!), titolo che solo a scriverlo ti porta via mezz’ora, ma perfetto per il tipo di giornalismo preso di mira dal film scritto, diretto, prodotto e interpretato da Zach Lamplugh. Non è un caso se, quando ha fatto il giro dei festival nel 2019, il film si chiamava in un altro modo: The VICE Guide to Bigfoot; poi, per non rischiare di finire in tribunale, si è optato per un nome diverso, a mio parere molto più efficace, perché chiunque, leggendolo, capisce subito a cosa si riferisce. 
Brian è un giornalista che lavora per il grande gruppo editoriale di Compound. Nella vita, avrebbe voluto occuparsi di inchieste serie, e invece è finito a realizzare video di puro clickbait sugli antibiotici fatti in casa dai bifolchi e sulle birre artigianali nelle zone di guerra. Riceve l’incarico per un servizio sul Bigfoot nei boschi della Georgia e si imbarca con il suo producer Zach in un viaggio in tenda guidato da un sedicente esperto del criptide. 
Demoralizzato e stanco di un lavoro che non gli offre più alcuna prospettiva, Brian sarà costretto tuttavia a rivedere diverse posizioni sul suo ruolo di giornalista e scoprirà cose che forse era meglio rimanessero segrete. 
Ho scoperto l’esistenza di questo film grazie al mio podcast preferito, già linkato diverse volte qui sul blog, ovvero Scarred for Life, dove il regista è stato ospite qualche mese fa, ha parlato dell’effetto che ha avuto su di lui la visione di Alien in giovane età e ha raccontato la genesi del suo film indipendente, autoprodotto, fatto praticamente in casa. Lamplugh è infatti anche montatore e direttore della fotografia: l’idea di un found footage, ma fatto con lo stile dei video di VICE e compagnia bella, gli è sembrata la strada più adatta sia per raccontare questa particolare storia che per adeguarsi al budget molto ristretto. 
E, in effetti, se avrete occasione di vedere il film, vi accorgerete che per gran parte della sua durata, è una replica fedelissima del tipico video clickbait che ci passa davanti agli occhi almeno duecento volte al giorno, tutti i giorni della nostra esistenza online. 
La cosa più interessante sono tuttavia i fuori scena, in cui è visibile tutta la disperazione di Brian, il suo disprezzo per se stesso, il senso di superiorità nei confronti della gente che intervista e del pubblico che guarda lo spettacolo allestito insieme al suo fido producer Zach. È un contrasto interessante, molto in linea con l’epoca che viviamo, una situazione facile da codificare e in cui persino riconoscersi. 
Quando poi la faccenda comincerà a farsi complicata e la verità sul Bigfoot verrà a galla (non vi dico in che modo), anche il tono generale del film cambierà radicalmente. 
È un minuscolo, e sconosciuto, mockumentary costato tre lire, che ha aspettato due anni per essere distribuito, e che merita la vostra attenzione. Se non altro perché fa molto ridere e ha una galleria di personaggi bizzarri, ma molto umani. Io mi sono divertita moltissimo. Spero abbia lo stesso effetto su di voi. 

Qui invece saliamo di qualche categoria, perché abbiamo un regista esperto (Brandon Christensen), una piattaforma di distribuzione sempre più importante (Shudder) e la presenza, nel cast, della madrina dell’horror americano (Barbara Crampton), anche se in un piccolo ruolo.
La vera sorpresa di Superhost è però Gracie Gillam, classe 1992, che gli appassionati della serie sugli zombie più bella del mondo, ovvero Z Nation, ricorderanno sicuramente con tanto amore. In questo film interpreta un personaggio spaventoso, di quelli che ti mettono a disagio sin dalla prima volta in cui compaiono in campo e, mentre il film procede, diventano sempre più sinistri. Un campanello d’allarme ambulante per i nostri due protagonisti, che però sono abituati ad avere a che fare con gente particolare: Claire e Teddy sono infatti due youtuber specializzati in recensioni di case vacanze affittate da privati. La loro superhost della settimana è Rebecca, proprietaria di una magnifica villa in mezzo ai boschi. 
La coppia si rende subito conto che qualcosa in Rebecca non funziona come dovrebbe, ma decidono di rimanere, e anzi, di approfittare delle sue stranezze per prendersi gioco di lei in video e alzare così le statistiche del canale, che langue dopo una shitstorm avvenuta qualche mese prima. 
Se Teddy è più tranquillo nei confronti della crisi che sta attraversando il loro canale, Claire è vicina alla disperazione, ed è disposta a tutto pur di acquisire nuovi followers e monetizzare tanto da poter condurre una vita economicamente indipendente. 
E tuttavia, né l’uno né l’altra hanno fatto i conti con Rebecca, che non ci sta a fare lo zimbello del canale, ed è tutto tranne che un’innocua casalinga con un sacco di tempo a disposizione. 
Come dicevo prima, Superhost parte molto leggero e si appesantisce con il trascorrere del tempo, fino ad arrivare a una conclusione nerissima, forse la più cupa dell’anno. 
Sembra quasi un film di una quindicina d’anni fa per quanto riesce a essere crudele nei confronti dei suoi protagonisti; con la differenza che, 15 anni fa, la coppia di youtuber sarebbe stata dipinta con dei tratti sgradevoli, allo scopo di disinnescare qualsiasi partecipazione emotiva alle loro disgrazie da parte dello spettatore; oggi, Teddy e Claire sono sì due personaggi pieni di ombre, ma sono anche reali e vividi, quindi assistere a tutto quello che toccherà loro sopportare non è affatto divertente e non è affatto piacevole.  
In tutto questo, si resta davvero ammirati dalla recitazione di Gillam e, per una volta tanto, lo strillo di locandina su “one of the greatest female villains of all time” non è un’esagerazione. 
Vedere per credere. 

3 commenti

  1. L’ultimo film che ricordo di aver visto sul bigfoot era “Exists” di Eduardo Sanchez,questo invece non lo conoscevo affatto!

    1. Ti consiglio anche Willow Creek se non lo hai mai visto!

      1. Grazie Lucia,mi sa che mi manca anche questo! Mi piacciono queste varianti in chiave horror sulla leggenda del bigfoot,piuttosto snobbati dalla nostra distribuzione!

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