King al cinema: Ep 25 – Rose Red

Regia – Craig R. Baxley (2002)

Non avevo mai visto Rose Red. Mi era sfuggita ai tempi della sua messa in onda in Italia, addirittura 5 anni dopo essere stata trasmessa dalla ABC in prima serata, e poi non mi era mai venuto in mente di recuperarla. Credo sia stato l’istinto di sopravvivenza, a cui avrei dovuto continuare a dar retta, perché a un certo punto, anche una come me, che di spazzatura ne vede tanta, ha dei limiti di sopportazione. Ma questa rassegna deve includere tutto, l’ho promesso all’inizio, lasciando fuori solo le serie tv troppo lunghe, sempre a causa di quei limiti di cui sopra, e quindi ho pensato di passare una uggiosa domenica pomeriggio a sollazzarmi con una miniserie di 4 ore che, nella testa di King, doveva essere la ghost story definitiva, una roba che levati Shirley Jackson e fai posto al nuovo boss.
Ecco, non è andata proprio così.

Ho scoperto cose interessanti, cercando di documentarmi su questa tortura lunga 255 minuti, tipo che il fattore nostalgia non è soltanto appannaggio della mia sfortunata generazione, e che Rose Red rappresenta, per chi nel 2002 era un ragazzino, ciò che la miniserie di IT ha rappresentato per parecchi miei coetanei: il primo incontro con l’horror nel salotto di casa. Per questo motivo, è trattata con una benevolenza di gran lunga superiore a quanta ne meriterebbe in circostanze normali. Per molti, e so che può sembrare grottesco, è una pietra miliare. Ma per molti lo è anche l’IT del 1990. Basta aver visto queste due colate di liquame quando si era molto giovani e impressionabili.
Quello che, tuttavia, sembrano non sapere neppure i suoi più affezionati telespettatori, è che Rose Red non è tratta da un romanzo di King, ma è una sceneggiatura originale, esattamente come La Tempesta Perfetta, con cui condivide anche il regista.

King propone l’idea a Steven Spielberg nel 1996: Rose Red doveva essere un film per il cinema, un remake non ufficiale di The Haunting (non avevo nominato Shirley Jackson a casaccio), il film di Robert Wise del 1963. A mettere i bastoni tra le ruote a King e al suo progetto, arrivano però Jan De Bont e Catherine Zeta-Jones: nel 1999 Spielberg, invece di dar retta a King, produce, purtroppo per noi, il remake ufficiale di The Haunting.
A quel punto King deve rimettere mano alla sceneggiatura, gonfiarla e riadattarla come miniserie tv, tanto la ABC era sempre lì pronta a trasmettere qualunque fesseria: l’importante era che portasse il nome dello scrittore.
Rose Red va in onda nel gennaio del 2002, per tre sere di fila, inchiodando davanti alla tv circa 18 milioni di spettatori, e preceduta da una campagna pubblicitaria martellante, ispirata in parte a quella che, qualche annetto prima, aveva assicurato il successo di The Blair Witch Project: esce un libro, Il Diario di Ellen Rimbauer, che viene spacciato come reale testimonianza della vecchia proprietaria della casa infestata. Il finto diario ha un tale successo da essere a sua volta adattato per il piccolo schermo; la miniserie va in onda nel 2003 e la dirige sempre Baxley. No, non ce ne occuperemo perché sono buona, non fessa.

Sono sinceramente convinta che il progetto originale di Rose Red avesse del potenziale; magari affidandolo, non dico a Spielberg in persona, ma a un regista con una certa personalità, poteva uscirne fuori un film pregevole. C’è da dire, tuttavia, che King ci aveva già provato, ad aprire un dialogo a distanza con Hill House. Sto parlando di Shining, il romanzo. Non è una novità, per King, confrontarsi con i classici. Pensate a Salem’s Lot. Però credo che a lui sia riuscito molto meglio il gioco di rimbalzi con Dracula che con The Haunting, perché il secondo è troppo sottile e King non è mai andato per il sottile, almeno fino a un certo punto della sua carriera. Se poi gli viene offerta la possibilità di scatenarsi con una miniserie di tre puntate da 80 minuti cadauna, in totale controllo creativo del materiale, con un regista che è lì apposta per dire sì ai suoi capricci e i dirigenti dell’emittente televisiva che pensano soltanto al valore degli spazi pubblicitari all’interno di Rose Red, lo capite da soli che, 99 volte su 100, si profila il disastro epocale.

C’è anche un altro fattore che ha influenzato il processo di scrittura dietro a Rose Red: sappiamo tutti che nel giugno del 1999, King è stato investito da un furgone e si è salvato per miracolo. Il giorno prima di avere l’incidente, King si era incontrato con un produttore e i due erano rimasti d’accordo che il copione di Rose Red, pesantemente rimaneggiato affinché non somigliasse troppo al remake di De Bont in arrivo a ottobre, sarebbe comunque diventato un film. Diretto da Mick Garris, ma lasciamo perdere.
Con King per il momento fuori uso, Garris prende altri impegni e, lo sapete meglio di me, i progetti sfumano in un battito di ciglia.
Ma King non si arrende: la vulgata comune vuole che sia stato L’Acchiappasogni il primo lavoro dello scrittore dopo l’incidente. È stato il primo romanzo, questo sì, ma ancora prima, c’è stata la trasformazione di Rose Red da film a miniserie. Appena torna a casa dall’ospedale, King si mette subito a scrivere la sceneggiatura dei tre episodi e, un po’ come per L’Acchiappasogni (che è brutto, ma aiutami a dire quanto), alla fine uno si dovrebbe limitare a essere contento perché King non è rimasto spiaccicato a bordo strada, perché queste due opere, poco riuscite quanto si vuole, comunque esistono e testimoniano la sua guarigione.
Però, che diavolo, se riesco a giustificare L’Acchiappasogni, a trovarci comunque qualcosa di buono, con Rose Red mi è davvero difficilissimo.

La miniserie ha, innanzitutto un cast di buoni attori, soprattutto Melanie Lynskey e Julian Sands, che sono i più carismatici del gruppo. Peccato che non siano diretti e si aggirino per i corridoi di questa versione da discount di Hill House senza sapere bene né perché siano lì né cosa dovrebbero fare per movimentare un po’ la situazione; in secondo luogo, Rose Red è incredibilmente (perdonate l’uso del termine inglese, ma mi pare il più calzante) cheap, e non perché gli effetti speciali in digitale siano ormai più datati dei dagherrotipi, e neppure perché non ci abbiano speso dei soldi sopra: Rose Red trasuda sciatteria nella messa in scena e, nonostante il budget considerevole per un prodotto televisivo, sembra sia costato la metà. O forse qualcuno in produzione si è intascato i quattrini, chi lo sa; il terzo problema di Rose Red, il più imperdonabile di tutti per un horror, è che ti uccide di noia per tutte le sue quattro ore di durata, e non perché non accada nulla, no: Baxley e King ce la mettono tutta per usare ogni espediente da casa stregata mai concepito dalla narrativa e dal cinema. Ma, lo stesso, i minuti si trascinano, dei personaggi non te ne frega niente e, più nella tua testa fai il paragone col modello di Shirley Jackson, più vorresti andare a casa di King e obbligarlo a rivedersi Rose Red tipo cura Ludovico, giusto per fargli capire l’enormità di quello che ha combinato.

Siamo arrivati in fondo al post e neanche vi ho raccontato la trama, che scortesia. Però, se avete letto Hill House o avete visto il film, la conoscete già la trama: un gruppo di sensitivi in una magione presumibilmente infestata per studiare i fenomeni paranormali. Seguono grida belluine, impazzimenti a casaccio, personaggi che scompaiono dalla scena senza che ci venga detto dove siano andati a finire, citazioni sparse da Carrie tramite il personaggio di una ragazzina adolescente che andava ammazzata da piccola, e via così. Bignami Kinghiano per far bella figura nei giochi di società, ma privo di alcuna sostanza. Figuriamoci se si avvicina, anche per sbaglio, alla purezza cristallina del romanzo di Shirley Jackson.
Non è del tutto colpa di King o di Baxley che, poveraccio, eseguiva gli ordini: la colpa è del mezzo, è della tv, al solito, capace di ammazzare sul nascere anche le cose nate con le migliori intenzioni. Perché ai tempi, nessuno si occupava della riuscita di una serie televisiva: bisognava riempire i palinsesti tra uno spot e l’altro, a questo servivano i prodotti nati direttamente per il piccolo schermo, salvo rare eccezioni, e gli adattamenti o, come in questo caso, le sceneggiature originali di King in formato casalingo hanno sempre pagato il prezzo di questa concezione estremamente limitata e limitante del mezzo.
Per fortuna, ce ne rimane soltanto uno da affrontare, di questi ippopotami televisivi kinghiani, e forse è persino il meno peggio. Ma ci arriveremo con calma. Nel frattempo, a meno che non siate tra quei bambini che sono entrati per la prima volta in contatto con l’horror grazie a Rose Red, non commettete il mio stesso errore: evitarla è una pura faccenda di autoconservazione. Datemi retta.

17 commenti

  1. Io non sapevo nemmeno dell’esistenza di questo lavoro. È stata una scoperta… interessante. Peccato che Spielberg abbia deciso di fare il remake di quel orribile lavoro su The Haunting (penso uno dei peggiori remake che abbia mai visto) e non all’idea di King. In ogni caso sarei quasi incuriosito di vedere questo Rose Red… sì, sono masochista.

    1. Consiglio spassionato: non buttare via così 4 ore della tua vita che nessuno ti restituirà mai.

      1. Cercherò di seguire il consiglio.

        1. Devi dare retta agli anziani 😀

          1. Agli ordini, Maestro!

  2. Lo vidi quando facevo le superiori, in piena “kingmania” stavo recuperando tutti i suoi scritti e mi trovai questo DVD su una bancarella ad una fiera.

    Ai tempi mi piacque, ma ammetto che non ho mai avuto il coraggio di rivederlo, forse proprio per paura di scoprirlo pessimo ora che ho più “esperienza” alle spalle.

    1. Ma guarda, io se lo avessi visto alle superiori forse lo avrei apprezzato, è una cosa normale, credo. Anche perché non che ai tempi ci fosse poi chissà quale offerta di horror televisivo.
      Per questo, se ne hai un buon ricordo, ti consiglio di non rivederlo per non rovinartelo.

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Quando fu trasmesso per la prima volta, ai tempi, le superiori le avevo finite da un bel pezzo ma piacque pure a me, a dire il vero. Forse almeno in parte aiutava il fatto che, a differenza del pessimo adattamento di It, qui non ci fosse alcun romanzo preesistente con cui dover fare confronti (parlo di King, ovviamente, non dell’inarrivabile modello di Shirley Jackson), oltre alla presenza di buoni attori impegnati nel cercare di riempire alla meno peggio quei tempi dilatati, ancora capaci all’epoca di suscitarmi molta più ansia che noia (come hai detto Kijng e Baxley non erano certo avari di espedienti “stregati” e, se non altro, alcuni di questi funzionavano meglio di altri). Personalmente, poi, mi è particolarmente rimasto impresso il personaggio di Sukeena: gli occhi gelidi e magnetici della stupenda Tsidii Le Loka mi facevano ogni volta venire i brividi, ancor di più in contrasto con lo sguardo vivo e sensibile che le era proprio ne Il diario di Ellen Rimbauer (si, poi mi sono sorbito pure quello 😉 ), prima di cadere vittima di Rose Red.
        Se rivedrei il tutto oggi? Non è detto che un giorno non lo faccia, giusto per testare le mie reazioni dopo così tanto tempo…

        1. Come ho già detto ad altri che lo hanno apprezzato, io sconsiglio sempre di rivedere le cose per la tv che ci sono piaciute 20 anni fa, perché il linguaggio televisivo non è più lo stesso e rischiamo di avere delle cocenti delusioni.
          Paradossalmente è più attuale la tv degli anni ’70 di quella di fine anni ’90 e primi 2000.

  3. Io l’avevo visto proprio quando era uscito in TV. Non ricordo NULLA. Ma nulla nulla, tranne una vaga vergogna ad ammettere che, ecco, beh, hmm, no, er… non è bello per un ca**o, parole che biascicavo quando all’epoca mi chiedevano se mi era piaciuto, perché il mio cuore di fangirl non poteva ammettere che King ciccasse.
    A margine, devo dire che ho apprezzato invece L’acchiappasogni romanzo. Ho pregato che qualcuno bruciasse tutte le copie del film ma al romanzo ho voluto bene per un paio di personaggi, anche se riconosco che il concetto di alieno nel chiulo, er, vabbé.

    1. L’idea di dovermi rivedere L’Acchiappasogni mi riempie di sgomento.
      Ne ho un ricordo vaghissimo, a dire la verità, ma basta e avanza.
      Il libro è importante perché ci ha riportato in pista zio King, e devo ammettere di volergli bene anche io. Ma è comunque bruttarello forte.

  4. Nel 2002 era un ragazzino e questa serie ha rappresentato uno dei miei primi incontri con l’horror o nel salotto di casa. Ciò detto, la ricordo piuttosto chiaramente come una monnezza inenarrabile e soprattutto, come hai scritto tu, di una sciatteria incredibile.

    1. E non dimenticare che è pure soporifero, con scene che si allungano a dismisura e durano almeno sei volte più di quanto richiederebbe l’umana decenza 😀

      1. Infatti sono piuttosto certo di essermi abbioccato più di una volta durante la visione 😅

  5. Grazie per preservare la mia salute mentale e il mio fegato dicendomi accuratamente cosa evitare di King riadattato per il piccolo e grande schermo XD

    1. King riadattato per il piccolo schermo andrebbe TUTTO evitato 😀

  6. Mai visto, e siccome amo il trash (quello buono) allora … questa sera lo guardo 😀
    certo, se poi come temo si rileva una vera immondizia lo mollo all’istante 🙃
    Stay Tuned 😛

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