Archenemy

Regia – Adam Egypt Mortimer (2020)

Al terzo film, anche Mortimer si guadagna un articolo intero. Non che sia questo gran traguardo nella vita, ne sono consapevole. Lo sottolineo solo perché questo regista indipendente ha diretto due film che, sulla carta, avevano tutti numeri per entusiasmarmi e invece si sono sempre rivelati delle mezze delusioni. Soprattuto la sua opera seconda, Daniel isn’t Real, forte delle sue premesse molto interessanti (l’amico immaginario che si fa carne) poi si perdeva in un finale lungo, prolisso e inconcludente, sempre secondo l’umile opinione della vostra affezionatissima. Eppure a me Mortimer continuava a fare un sacco di simpatia e attendevo il suo lavoro successivo con una discreta aspettativa. Mi fanno sempre simpatia i registi che si dedicano al genere e mostrano ambizioni superiori ai budget che hanno a disposizione, spesso anche alle loro stesse capacità. Ma queste capacità si evolvono e c’è sempre un margine di miglioramento.

Ora, Archenemy è sicuramente un film con dei problemi, anche piuttosto gravi, ma se non altro rimane coerente fino all’ultimo minuto, non soffre per improvvisi di ritmo e affronta delle tematiche che, su di me, fanno sempre presa; nello specifico, Archenemy rientra nel filone supereroistico “povero”, nel senso di soldi a disposizione, ma molto più interessante di un qualunque blockbuster Disney per quanto riguarda la creatività e il modo in cui gli individui dotati di poteri straordinari vengono messi in scena. È un filone che conta tra i suoi miglior esponenti film come Freaks e Fast Color e tenta di sottrarre una fetta importante dell’immaginario al monopolio di chi sappiamo noi. Insomma, solo per appartenere a questa particolare razza di cinema indipendente, Archenemy ha la mia stima imperitura.

Se tuttavia i titoli sopra citati tendevano a occuparsi principalmente del rapporto tra superpoteri e società, Archememy prende un’altra strada, che dovrebbe esservi chiara sin dal titolo: il rapporto che si viene a creare tra un eroe e la sua nemesi.
Max Fist (Joe Manganiello) è un senzatetto alcolizzato che si aggira per una grande città a caso degli Stati Uniti (le riprese del film si sono svolte in New Mexico) e racconta a chiunque lo stia a sentire di essere precipitato lì da un’altra dimensione, dopo uno scontro finito malissimo con la sua arcinemica Cleo. Nel suo mondo, Chromium, Max aveva dei superpoteri, ma cadendo sulla terra li ha persi per sempre. Nessuno, ovviamente, gli crede, tranne un ragazzino di nome Hamster, la cui sorella spaccia per un boss locale. Entrambi finiranno in guai seri e il nostro Max dovrà rivestire i panni dell’eroe.
Soltanto che le cose sono un po’ più complicate di così, perché forse anche Cleo si trova da qualche parte sulla terra e forse la distinzione tra i due nemici non è poi così netta come potrebbe sembrare dai racconti (poco affidabili) di Max.

Tanto per sgombrare subito il campo da qualsiasi forma di equivoco, Archenemy fa soltanto finta di dubitare, per circa dieci secondi, del fatto che Max provenga davvero da un altro mondo, e della sua natura non si dubita mai seriamente:  film non intende sviluppare un discorso sulla percezione collettiva del concetto di eroismo, e non vuole neppure essere il racconto di uno sfigato e delle sue illusioni e allucinazioni. Tutto questo viene sì accennato, ma mai approfondito; Mortimer ha infatti un altro obiettivo, ed è quello di mettere in discussione il concetto stesso di eroismo, perché è vero, Max non è sano di mente, la sua esistenza si basa davvero su illusioni e allucinazioni, eppure dice la verità quando afferma di venire da questa fantomatica città di Chromium, e dice la verità quando parla dei suoi poteri andati perduti.
E allora su cosa sta mentendo?
Senza fare troppi spoiler, Max ha una prospettiva, a voler essere benevoli, distorta sul ruolo dell’eroe nella società; è convinto che, in quanto “prescelto” da una misteriosa fonte di energia che gli ha conferito poteri pressoché illimitati, sia autorizzato a fare tutto ciò che vuole.
E allora forse, l’arcinemica del titolo (tra l’altro, è interpretata dalla divina Amy Seimetz) non è proprio un villain, ma l’altro piatto della bilancia, l’indispensabile contrappeso per Max.

Lo so anche io che non si tratta poi di concetti rivoluzionari e i fumetti ne sono pieni, ma converrete con me che al cinema, e soprattutto da quando la gestione dei super per un pubblico di massa è saldamente in mano alla Disney, ci si tiene volutamente lontani da ogni forma di complessità o anche solo di lievissimo sospetto riguardo il ruolo sempre positivo dell’eroe. E basta pensare al disastro fatto dal MCU con Civil War per avere un’idea di quello cui mi sto riferendo.
Purtroppo, e qui si nota come Mortimer stia ancora cercando una propria voce e un proprio stile, Archenemy tende un po’ a perdersi in un paio di sottotrame invece di concentrarsi sul binomio Max/Cleo. Resta un film molto divertente, che si segue con piacere e brilla per alcune sequenze d’azione in cui Manganiello dà il meglio di sé, come quella che lo vede fare a pezzi una macchina a mani nude e senza super poteri; ma quando cerca di ampliare il suo raggio d’azione ed esplorare altre tematiche, si perde. Per esempio, tutta la parte dedicata ad Hamster e alla sua carriera da influencer gira a vuoto e serve soltanto da pretesto, anche abbastanza esile, per far arrivare i personaggi in un determinato luogo.

Procede un po’ tra alti e bassi, Archenemy: a fianco di ottime intuizioni, ci sono rovinose cadute di tono; scene visivamente potentissime sono seguite da altre con una regia piatta e senza inventiva; il tronco narrativo principale è disturbato da una vicenda da gangster movie gestita in maniera abbastanza scolastica; le ottime interpretazioni di Manganiello e Seimetz non possono contare su dei comprimari all’altezza; il basso budget mostra la corda in parecchie occasioni, e in particolare nei frequenti inserimenti di sequenze animate. In parte si tratta di difetti ascrivibili alla natura indie del film, in parte sono proprio problemi che mi è capitato di riscontrare nei due precedenti lavori di Mortimer, e qui hanno la fortuna di essere mitigati da un buon montaggio che, bene o male, copre magagne e tiene il ritmo fino alla fine.
Insomma, questo regista continua a non convincermi del tutto, ma mi piace il taglio che ha voluto dare a una vicenda di superpoteri: lo strano paradosso che stiamo vivendo dalla nascita del MCU a oggi è che i detentori principali di un enorme patrimonio in fumetti realizzano film che di fumettistico hanno davvero poco. Se non altro, Archenemy cerca di avere un’estetica che lo avvicini ai fumetti (e non parlo delle sequenze animate) e rivendica, senza avere successo al cento per cento, è vero, una maturità che i cinecomics in quanto genere cinematografico in mano ai grandi studios hanno smarrito da tanti, troppi anni.

7 commenti

  1. Blissard · · Rispondi

    Perfettamente d’accordo con la recensione.
    Il film ha molti pregi, il problema è che la trama fumettistica sembra un rip-off del Frank Miller anni 90 e c’è una certa freddezza di fondo che “tiene a distanza” lo spettatore, non gli permette di appassionarsi alle vicende.
    Meglio, e anche abbastanza nettamente, la prima parte neo-noir piuttosto che la seconda action, anche perchè in quest’ultima l’esiguità del budget si palesa abbastanza chiaramente.

    1. Vero, ma nella seconda parte secondo me si affronta il discorso del superpoteri in maniera più interessante, quindi alla fine le cose sono abbastanza bilanciate. E poi nella seconda parte arriva Cleo, dopo che l’hai aspettata per mezzo film 😀

      1. Blissard · · Rispondi

        Sì, è brillante che Manganiello rinneghi in maniera plateale quanto affermato all’inizio (“Mai uccidere!”) e Cleo è adorabile.

  2. Interessante… ho visto pure io i due film precedenti di questo regista e li ho trovati molto gradevoli,pur se imperfetti,ma pieni di estro e voglia di creare e di crearsi un proprio spazio nel panorama horror..lo guarderò sicuramente e grazie come sempre per le tue recensioni 😊👍

    1. Sì, Mortimer è uno pieno di idee, però sembra sempre incapace di disporle in maniera coerente. Sembra migliorare di film in film e ora aspettiamo il prossimo e vediamo che combina!
      grazie a te!

  3. Giuseppe · · Rispondi

    Nonostante i suoi comprensibili difetti quello di Mortimer sembra comunque un film interessante (ottimi personaggi compresi), come del resto succede quando si mostra la figura supereroistica sotto un’ottica alternativa e più problematica rispetto a quella di un onnipresente colosso come Disney. E di alternative alla Casa del Topo ce ne sarà sempre più bisogno, credo…

    1. Sì, speriamo che siano sempre più numerose, perché il monopolio sull’immaginario non è mai una cosa positiva.

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