The Craft: Legacy

Regia – Zoe Lister-Jones (2020)

Non ho, dati alla mano, il diritto di lamentarmi per la mia infanzia rovinata: ho visto il primo The Craft, intitolato in Italia Giovani Streghe perché di sicuro si trattava di una simpatica e scanzonata commedia adolescenziale, il giorno del mio diciannovesimo compleanno. Sì, me lo ricordo ancora per tutta una serie di circostanze che non sto qui a rivangare, altrimenti vi faccio venire un attacco di narcolessia. Ma anche così, io sono molto legata al vecchio film di Andrew Fleming, e per due motivi principali: l’ottimo cast di giovani attrici (tra cui Neve Campbell, a cui ho consegnato il cuore quasi 30 anni fa), e il fatto che raccontasse una storia di formazione virata al femminile facendo ricorso a elementi horror soprannaturali, cosa abbastanza rara a quei tempi.
Ciò non toglie che, andando avanti con l’età e rivedendolo più volte mi sono resa conto, o meglio, ho razionalizzato la presenza di parecchi elementi tossici: The Craft è un prodotto della sua epoca, i tossici anni ’90, ed è normale che ne rifletta la mentalità. Questo significa forse dire che si tratta di un film da disprezzare? No, significa soltanto che si può continuare ad avere un legame affettivo con un film, pur riconoscendone i difetti, significa che i film, esattamente come le persone, invecchiano. E alcuni non invecchiano benissimo.

Quando si è saputo che la Blumhouse era in procinto di produrre un remake o un seguito di The Craft, tutti hanno cominciato a piangere disperati sulle macerie della loro infanzia distrutta. Per anni non se ne è fatto nulla e varie registe si sono avvicendate al timone dell’operazione, tra cui la mia amata Leigh Janiak, che poi ha abbandonato il progetto. Poi, dal nulla, è arrivata Zoey Lister-Jones, un’attrice diventata produttrice e regista, abituata a girare con pochissimi soldi e qui alle prese, per la prima volta, con un film “vero” (metteteci tutte le virgolette del caso). Perché Blum abbia scelto proprio lei, che non ha mai avuto molto a che spartire con l’horror, è un mistero. Lister-Jones è una persona adorabile, o almeno questo è ciò che traspare dalle interviste e dai vari podcast in cui ho avuto il piacere di ascoltarla. È una grande fan di Jennifer Kent, e già questo è sufficiente perché la sottoscritta le voglia un po’ di bene. E tuttavia, sia in veste di regista che di sceneggiatrice, Lister-Jones ha compiuto delle scelte che hanno allontanato The Craft: Legacy dalle sue radici horror, sia a causa del pubblico di riferimento, sia perché la storia prende una piega molto differente da quella del 1996.

Prima di tutto, chi ha il terrore che la propria infanzia gli si sbricioli tra le dita cadendo nell’eterno oblio se fa tanto di vedere un fotogramma di questo film, può stare tranquillo: non è un remake, è un sequel che, soprattutto nei primi 45 minuti o giù di lì ripercorre alcune tappe fondamentali del capostipite, ma non racconta la stessa vicenda né ha la presunzione di presentarsi agli spettatori come un reboot integrale; i fatti accaduti in The Craft sono riconosciuti, i personaggi presenti in The Craft sono esistiti, e il tutto si svolge nello stesso luogo, ma 24 anni dopo.
Abbiamo l’adolescente Lily che si trasferisce in una nuova città con sua madre, a casa del compagno di lei (David Duchovny), e conosce tre coetanee che stanno cercando di formare una congrega di streghe, ma a cui manca il quarto elemento per poter funzionare sul serio. Lily dimostra subito di avere un certo potere, proprio come Sarah nel film di Fleming, e le quattro amiche cominciano a fare esperimenti con la magia. Va tutto bene e ci si diverte un mondo, fino a quando qualcuno non ci lascia la pelle.

Legacy è, prima di tutto, la storia di una bellissima amicizia tra quattro giovani donne, il cui legame aumenta grazie alla pratica comune della magia. In questo si differenzia sin da subito con il prototipo del ’96: Fleming, più che a raccontare l’amicizia tra le protagoniste, ci teneva a mostrarne la rivalsa, sia individuale sia di gruppo, su un ambiente che le emarginava. Non era tanto la relazione tra loro, a essere sviluppata, quando l’acquisizione di un potere che permettesse di prendersi le proprie piccole vendette e rivincite. E infatti, tutta la seconda parte del film era dedicata alla rottura dei rapporti tra le quattro streghe, quasi a voler sottolineare quanto sia sbagliato concedere un potere così grande a delle femmine, che tanto poi finiscono sempre per litigare per il maschio di turno, sia esso il belloccio della scuola o un’entità malevola cui consacrarsi. Lister-Jones tramuta uno degli elementi più problematici di The Craft in un punto di forza del suo film: dove nel prototipo l’amicizia era uno strumento per raggiungere un fine, ovvero il potere, qui accade il contrario e in primo piano viene messo l’affetto che unisce le streghe, e ne amplifica il potere.

E la prima parte del film quella che funziona meglio, in effetti, perché le quattro attrici sono adorabili (Zoey Luna, sposami), perché Lister-Jones è un’autrice e regista di commedie e sa esattamente quali ritmi e toni usare, perché è a sua volta è un’attrice comica e sa dirigere con i tempi giusti, e perché (mi dispiace) forse, a differenza di Fleming, ha vissuto nella sua adolescenza delle forti amicizie con delle sue coetanee e non scrive per sentito dire, ovvero seguendo lo stereotipo delle femmine che sono amiche solo fino a quando non entra in campo la rivalità su chi sia la preferita da Manon (che ovviamente è un maschio).
Se quindi il villain di The Craft era la povera Nancy, in Legacy non bisogna guardare all’interno della congrega, ma altrove, in un luogo che qui non rivelo per ragioni di spoiler, ma che, se avete visto più di tre film in vita vostra, vi sarà molto facile intuire.
Ma va benissimo così: Legacy è un film per chi non ha visto molto nel corso della sua vita, non per chissà quale motivo, ma perché è troppo giovane per avere ancora una cultura cinematografica consolidata. Legacy si rivolge a un pubblico femminile giovanissimo, anche più giovane delle sue stesse protagoniste.

Non è un film per me, non è un film per voi: è cinema per ragazzi, puro e semplice, un fantasy pre-adolescenziale, che per ovvi motivi parla in maniera diretta alle giovani spettatrici, ma può insegnare anche parecchio ai giovani spettatori. Dopotutto, la mia generazione è cresciuta col paradigma dell’esperienza maschile spacciata per universale, non vedo perché oggi non si possa provare a fare il contrario.
Se mi è piaciuto?
Ho amato i primi 45 minuti o giù di lì, credo di aver pure versato qualche lacrimuccia e ho provato un sincero trasporto nei confronti di queste quattro streghe; poi il film, vuoi per inesperienza nel campo di Lister-Jones, vuoi per il budget decisamente basso, si trasforma in un fantasy un po’ caciarone che non sfigurerebbe all’interno della programmazione della CW, e lì, alla mia età, un po’ si rischia la noia.
Però, questa mia percezione soggettiva non toglie assolutamente niente all’importanza di un film come questo. Solo perché esiste, gli andrebbe eretto un monumento. Non so, forse se avessi visto una cosa del genere quando avevo 12 o 13 anni, mi sarei sentita meno fuori posto. O forse mi ci sarei sentita lo stesso, ma almeno avrei avuto il sentore di non essere sola.
Perché, per quanto la battuta storica “we are the weirdos, sir” possa essere considerata una sorta di manifesto, una rivendicazione della propria diversità, The Craft impiega tutto il suo terzo atto a rinnegare questa rivendicazione e, alla fine, a promuovere un sano ritorno allo status quo e ai valori tradizionali.
Legacy, per nostra fortuna, non lo fa. Weirdos all’inizio, weirdos per sempre.
Fatelo vedere ai vostri figli.

15 commenti

  1. Concordo perfettamente con te, Giovani Streghe di Fleming è invecchiato maluccio e quando l’ho rivisto, come credo di averti scritto anche nei commenti al post che gli hai dedicato, sono rimasto molto deluso. Poi lo spirito del film, come scrivi benissimo oggi, alla fine è assai reazionario; per citare cosa scrissi dopo l’ultima visione “il presunto spirito girlpower viene contraddetto costantemente, con le ragazze che utilizzano il potere sostanzialmente per fare colpo sui ragazzi e vendicarsi delle compagnette fighe-e-antipatiche, e nel finale l’unica delle quattro che covava ambizioni più emancipative finisce rinchiusa in manicomio…”.

    Detto questo devo confessarti però che The Craft Legacy mi ha molto deluso; la regista più che dalla commedia in generale sembra provenire dalle produzioni Nickelodeon e Disney channel, dato che il modo di gestire visivamente e narrativamente la presa di coscienza dei poteri da parte delle protagoniste è proprio infantile e semplicistica. Oltretutto nel film dei 90ies c’era una non peregrina riflessione sulle responsabilità che un grande potere comporta, qui a mio parere c’è quasi esclusivamente un banale manicheismo “girl power vs. suprematismo bianco maschile”.
    Comunque l’attrice che interpeta Lily è molto brava e il “We are the weirdos” provoca un piacevole brivido (nostalgico?) a i vecchietti come me.

    1. Diciamo che non posso darti torto, nel senso che il film nuovo è tutto molto infantile, mentre il vecchio The Craft era più adulto e aveva quindi tematiche più adulte.
      Io ho parlato di CW perché mi è parso che l’estetica fosse più vicina a quella della serie reboot di Charming o di una qualsiasi serie sui supereroi della Dc (che io pure adoro, intendiamoci), che a quella di un film horror.
      Però, ribadisco, non siamo noi il pubblico di riferimento per Legacy. Noi siamo vecchietti 😀

      1. Non mi dire niente, gli anni mi pesano addosso come macigni e percepisco la distanza con gli adolescenti come tripla rispetto a quella tra mio nonno e me ai tempi dell’adolescenza.
        Spesso mi ritrovo a pensare “sto film l’avessi visto a 16 anni mi sarei innamorato, invece da ultraquarantenne mi sembra una vaccata”, il che inficia ogni pretesa di oggettività delle mie recensioni, ma vabbè, è un problema irrisolvibile.

        1. Sì, purtroppo quando certi film sono evidentemente realizzati per persone che non siamo (più) noi, c’è sempre un attimo di sconforto.
          Come dici tu, è irrisolvibile.

  2. Luca Bardovagni · · Rispondi

    All Cheerleaders Die per ragazze e ragazzi.Fosse stato girato.”Purtroppo” OCD è per adulti, compreso il clamoroso calcio nelle palle che da allo spettatore a una certa, pur avendo toni esilaranti per il 75% del tempo. Da come hai descritto Craft Legacy temo che passerò, perchè il secondo tempo mi…spaventa

    1. ACD è una mazzata sulle gengive, ed è anche un film divertentissimo, ma è proprio da adulti. Io mai lo farei vedere a una dodicenne, che poi mi si traumatizza. Però sì, ha un’impostazione simile, senza la classe di McKee, ovviamente.

  3. ci voleva molto poco a consegnare il cuore alla Campbel da giovine, io lo feci con quel film a 15 anni lol. Detto questo diciamo che l’articiolo non mi spinge a vedere questa nuova iterazione in tema, in queste occasioni ho sempre paura di rimanerci malissimo come quando mi capitò di vedere i capitoli successivi di un’altro mio film della gioventù, lost boys, che immondizia signora mia, che immondizia

    1. Ma io ho sempre un atteggiamento molto laico nei confronti di queste operazioni. Un conto sono i vari sequel dtv di un film, fatti sull’onda del successo, a bassissimo costo, un altro sono i progetti che tentano di aggiornare un film con cui gli anni non sono stati affatto clementi.

  4. Lo guarderò, anche solo per la presenza di Cailee Spaeny che ho adorato in Devs.

    P.S. Ti voglio bene, molto. In queste ultime due settimane ho visto Possessor, Antiviral, His House, The Haunting of Bly Manor e soprattutto The Innocents, che non avevo mai visto e che mi ha lasciato senza fiato da quanto è bello (e il finale è pazzesco).
    E domani guarderò The Dark and the Wicked visto che lo fanno online per il Torino Film Festival: https://www.mymovies.it/ondemand/38tff/movie/the-dark-and-the-wicked/. Grazie per le tue recensioni!

    1. Ma grazie a te.
      Vedo che tra qualche giorno al TFF ci sarà Lucky, che è uno dei film più attesi dell’anno, per la sottoscritta.
      Non vedo l’ora!

      1. Me lo segno! Hai altri film da consigliare?

        1. Guarda, mi spulcio bene il catalogo nel weekend e poi torno qui a commentare!

          1. Grazie! 🙂

  5. Apprezzabile l’idea di fare un sequel, evitando così di azzerare tutto quello che era successo in The Craft oltre vent’anni fa: smarcarsi da quel reazionario punto di vista responsabile dell’ingiusto e totale ridimensionamento della figura di Nancy senza voler negare che sia mai esistito, come invece sarebbe potuto accadere con un remake volto semplicemente a riscrivere le origini, è una scelta coraggiosa… l’unico problema, diciamo così, è che il vero destinatario del nuovo “We are the Weirdos” (fino in fondo, finalmente) che tutti aspettavamo da tempo è un pubblico un po’ più giovane di noi 😉

    1. Eh sì, non è un film pensato per noi adulti. È giusto che i ragazzi abbiano i loro film e che noi evitiamo di giudicarli con un metro che non gli rende giustizia.

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