King al Cinema – Ep 10: A Volte Ritornano

Regia – Tom McLoughlin (1991)

State pronti, perché con A Volte Ritornano comincia la mostra delle oscenità kinghiane e non si arresta almeno fino al 1994. Ci aspetta quindi una sfilza di filmacci, ma non nel senso buono del termine, alternati a pessimi prodotti televisivi, tra cui forse la peggiore trasposizione da un romanzo di King mai portata sul piccolo schermo. Ci tocca quindi soffrire atrocemente in attesa che Frank Darabont venga a salvarci. C’è un lumicino di speranza rappresentato dalla miniserie The Stand, di cui ho un ricordo tutto sommato piacevole, ma che non rivedo da una ventina d’anni e, magari, quando mi toccherà affrontarla, la troverò così orrenda da desiderare di essere morta. In mezzo c’è persino Golden Years, che per fortuna qui non copriremo: mi sono data un limite di episodi e 7 sono decisamente troppi da sopportare, altrimenti avreste avuto sulla coscienza la vostra blogger del cuore orbata con due spilloni.
Eppure bisogna attraversare questo momentaccio nella storia degli adattamenti e tirare dritto verso il sol dell’avvenire; per questo ho deciso di accelerare i tempi e non pubblicare più a cadenza mensile, ma ogni due settimane, così il dolore finisce prima.
A inaugurare il ciclo delle porcherie è questo film per la tv (ma da noi arrivò addirittura in sala), la cui genesi si perde nella notte dei tempi e, nello specifico, nel lontano 1985, anno di uscita de L’Occhio del Gatto.

De Laurentiis aveva infatti acquistato i diritti di tre racconti di King, tutti presenti nella raccolta Night Shift, tra cui A Volte Ritornano (che in Italia dà proprio il titolo all’antologia), ma alla fine soltanto due erano entrati a far parte del film di Teague, mentre il terzo era rimasto in naftalina perché ritenuto più adatto a un lungometraggio tutto suo. Tuttavia, per qualche anno non se ne fa niente e bisogna aspettare, appunto, il 1991, perché il suddetto lungometraggio veda la luce.
A posteriori, forse sarebbe stato meglio che A Volte Ritornano fosse rimasto un semplice segmento facente parte de L’Occhio del Gatto e non l’annacquato pastrocchio televisivo di cui ci troviamo, nostro malgrado, a discutere oggi.
Il racconto di King risale al 1974 e, se abbiamo detto che con The Body lo scrittore fa, in un certo senso, le prove generali della parte nostalgica e romantica di IT, con A Volte Ritornano, le prove generali sono quelle più dichiaratamente horror: ci sono i soliti bulli anni ’50, c’è la morte di un fratello, in questo caso maggiore e non minore come Georgie, c’è un protagonista adulto che si ritrova a vivere nei luoghi della sua infanzia tormentata e a combattere un male che arriva dal passato. In pratica, c’è IT condensato in poche pagine, ma molto più cattivo, spietato e crudele, com’è tradizione del King delle storie brevi rispetto ai romanzi.

Il film, oltre a cambiare il finale e a lasciar sopravvivere la moglie del personaggio principale, che nel racconto fa una pessima fine, spalma su tutta la narrazione una quantità inaccettabile di melassa, oltre a mutilare gli elementi più espliciti e horror della storia.
Logico per una produzione di stampo televisivo, ma anche un peccato: i rari momenti in cui questo pasticcio funziona sono proprio quelli dove ci si dimentica per qualche scena di trovarsi sul piccolo schermo e di dover andare in pasto a un pubblico molto generico, e il regista McLoughlin si diverte a mostrarci i nostri bulli non morti in azione in tutta la loro putrefatta magnificenza. In particolare, l’omicidio di uno degli studenti del liceo locale, letteralmente fatto a pezzi in automobile mentre i suoi carnefici mostrano i loro veri volti in decomposizione, è un bell’esempio di horror anni ’80, quasi fuori posto all’interno di un film televisivo di tal fatta.
Ammetto inoltre che un altro aspetto positivo di A Volte Ritornano è la calda atmosfera autunnale che lo pervade, e i paesaggi diurni, molto ben fotografati. mentre va dato credito al buon Robert Rusler (già visto in Nightmare 2) di avere carisma da vendere, purtroppo sprecato, nel ruolo del capo della banda dei bulli.

Per il resto, ho agonizzato e boccheggiato lungo tutti gli interminabili 97 minuti che si trascinano penosamente da una sequenza all’altra, senza un’idea che sia una su come organizzare un racconto coeso. A Volte Ritornano è un film cui più di ogni altra cosa manca un ritmo, e anche le buone intuizioni, unite e un’estetica che è comunque pregevole, non sono sufficienti a compensare questa mancanza; certo, per una serata televisiva, con tanto di pause pubblicitarie, A Volte Ritornano fa il suo sporco lavoro, lo fa sicuramente meglio della miniserie di IT, se non altro per mere ragioni di durata, ma ha subito un processo di invecchiamento impietoso e, visto nel 2020, è più una forma di tortura autoinflitta che  di intrattenimento.
Soprattutto perché, oltre al già citato Rusler, non c’è nessuno a cui aggrapparsi nel parco attori, a partire proprio da Tim Matheson, il cui nome è strombazzato nei titoli di testa del film, a caratteri anche più grandi rispetto a quello di King stesso, e mantiene una stolida espressione da cernia surgelata dal minuto uno al minuto novantasette, e non trasmette nulla dell’angoscia che invece dovrebbe provare il suo personaggio.

Aggiungeteci espedienti atroci, come quello della chiesa dove i bulli non possono mettere piede perché prendono fuoco, o il ritorno dal regno dei morti del fratello ucciso, con tanto di portale di luce paradisiaca ad accoglierlo, e avrete ben confezionato un tipico sotto-prodotto della sua epoca, quel momento di passaggio tra gli anni ’80 e i ’90 in cui la creatività furiosa del decennio precedente finiva per scontrarsi con limiti di budget, censure varie, disinteresse del pubblico pagante e finiva spesso imbrigliata in operazioni “alimentari” di questo tipo. Vedremo che è una cosa molto comune negli adattamenti da King per tutti gli anni ’90, mitigata in parte da alcune incursioni d’autore nei territori più realistici e meno horror della bibliografia del Re. Continueremo ad agonizzare e a boccheggiare dunque, ma abbiamo una missione da compiere e nessuno ci impedirà di portarla a termine. Neanche una banda di bulli zombie con i capelli pieni di brillantina.

15 commenti

  1. recensione stupenda come al solito, ma questo me lo risparmio volentieri 😀 intanto sono qui che fremo attendendo con una buona dose di masochismo la recensione di quel “””””capolavoro”””” che è la miniserie di shining 😀

    1. Ma guarda, io credo che peggio di Tommyknockers. che mi tocca tra 15 giorni, se di mezzo non c’è un’altra atrocità tipo I Sonnambuli, non ci sia nulla di peggio, neanche The Shining 😀

      1. Ah, per me The Shining è molto ma MOLTO peggio di un The Tommyknockers che alla fine, volendo, si può pure vedere come semplice miniserie fantahorror infedele al romanzo originale di King: con The Shining, invece, è impossibile prescindere dal modello che Stephen stava tentando di “correggere” (Kubrick) e già sarebbe bastato questo a renderla insopportabile, oltre alla pessima messa in scena 😀
        A Volte Ritornano non lo rivedo da un sacco di tempo, a dire il vero, ma credo che tutti i suoi limiti televisivi oggi li sopporterei meno (e comunque sì, come segmento all’interno di un film a episodi ci avrebbe fatto miglior figura)…

        1. Guarda, io parlo in base a dei ricordi molto vaghi di entrambe le serie: Tommyknockers l’ho vista in un passaggio televisivo in piena estate a metà anni ’90 e poi non l’ho più rispolverata; Shining l’ho vista per curiosità morbosa una quindicina d’anni fa e, anche quella, mai più rivista.
          Ho pessimi ricordi di entrambe, non so quale sia la peggiore, tuttavia 😀

  2. Luca Bardovagni · · Rispondi

    Sono un Kinghiano d’acciaio lo sai. E questo lo avevo completamente rimosso.
    Non ti fare troppe illusioni su The Stand. L’ho rivisto non molto tempo fa. Anche se: Ha diversi personaggi azzeccati, la sequenza iniziale con sotto “Don’t Fear the reaper” non ancora inflazionata è buona, etc.
    Che maratona che ti attende, povera ragazza. Ce n’è una serie AGGHIACCIANTE. E non in senso Horror.

    1. C’è Il tagliaerbe lì che mi guarda e io non so davvero come fare e dove andare a nascondermi 😀

      1. Luca Bardovagni · · Rispondi

        Lawnower man è proprio il peggiore in assoluto. Va a un pelo d essere un film della Troma ma non lo raggiunge quindi non fa neanche “ridere stupido”.

        1. Però Il Tagliaerbe, pensavo, dura un’ora e mezza scarsa. Tommyknockers tre ore abbondanti!

  3. Credo che da un raccontaccio pessimo come quello di King questo film è il meglio che si potesse fare. O il meno peggio, decidi tu.

    1. Non è tra i miei preferiti, neanche nella raccolta, ma non me lo ricordo così brutto, sai?

      1. Più che brutto era trash, o proprio brutto per estetica e idee. Lovecraft avrebbe vomitato due giorni di seguito se l’avesse letto. Dimmi tu quanto è “perturbante” una manica di fantasmi bulli che girano in Cadillac (credo il modello di auto fosse questo, ma non ha importanza). Fantasmi tra l’altro che sembrano anche bene in carne! E non lo so, il trattamento che fa King dell’elemento soprannaturale nel racconto mi sembra di una superficialità imbarazzante.

  4. Il peggior adattamento di King, sicuramente la miniserie i Langolieri.

    1. Non saprei. È sicuramente molto brutto, ma credo ci sia di peggio. Però non lo rivedo, pure quello, da anni.

  5. Avete dimenticato Brivido. Secondo me è questo il peggior adattamento. Sarà perché fu tratto da un racconto altrettanto trash e che dietro la macchina ci fosse lo stesso King…

  6. Gli inizi degli anni ’90 sono stati un brutto periodo per le trasposizioni delle opere di King. In generale molte delle suo opere hanno fatto una brutta fine con delle trasposizioni mediocri. Poi ci sono prodotti di altissima qualità e altri che intrattengono veramente, ma per quanto riguarda la televisione molte delle suo opere sono state trattate a pesci in faccia.

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