Alive

Regia – Rob Grant (2019)

Non so se vi ricordate di un ottimo thriller psicologico dell’anno scorso intitolato Harpoon. Ne avevo parlato in una delle pillole di consigli di visione per Halloween 2019, ma non lo avevo recensito perché di solito, con i film che escono a ottobre, tocca sempre fare delle cernite dolorose, dato l’affollamento di horror proprio di quel periodo. Al contrario, settembre, dopo l’abbuffata estiva, lascia sempre un po’ a desiderare, in quantità e qualità. Ravanando alla disperata ricerca di un titolo degno di interesse da recensire per l’inizio della settimana, che non fosse troppo impegnativo, ma neanche completamente scemo, mi imbatto in questo Alive, che è stato girato prima di Harpoon ma distribuito dopo. Non sapevo neanche fosse dello stesso regista, perché non ricordavo il nome. L’ho scoperto soltanto a fine visione, quando ho fatto i compiti per scrivere l’articolo che ora state leggendo.
A differenza di Harpoon, Alive è un horror puro, e gronda sangue e frattaglie a più non posso: è un tritacarne di film, e quindi vi chiedo di non compiere il mio stesso errore e non guardarlo mentre state mangiando, perché rischiate vi torni su tutto.

Due persone, un uomo e una donna, si risvegliano in un ospedale abbandonato e fatiscente; sono entrambi gravemente feriti ed entrambi soffrono di un’amnesia coi fiocchi: non solo non ricordano come siano finiti lì, ma non sanno neppure i propri nomi, non hanno memoria del proprio passato, non sanno che aspetto hanno e così via. Tanto per peggiorare la situazione, a prendersi “cura” di loro, c’è un dottore sadico e chiaramente pazzo che non spiega un tubo a nessuno dei due, e come se non bastasse, non sembra affatto intenzionato a farli uscire dall’ospedale. Li guarisce, certo, le loro ferite migliorano e i due cominciano a recuperare un po’ di forze, ma continua a ripetere che adesso quella è casa loro, che non c’è nessun’altro posto dove andare e, se provano a fuggire o a ribellarsi, li punisce con torture fisiche e psicologiche di rara perfidia.
Ai nostri non resta che tentare di evadere, anche se la cosa non sarà affatto facile.

Narrativamente, Alive scorre su due binari paralleli: il primo riguarda i vari tentativi di fuga dei protagonisti ed è molto convenzionale, il che non significa che non sia soddisfacente. È soltanto la classica struttura del survival claustrofobico, con due personaggi bloccati in un’unica location e impegnati a escogitare un modo per non lasciarci la pelle e andarsene tutti interi. Il secondo binario è rappresentato dal mistero che circonda il passato dei due “pazienti”, ovvero, come sono capitati lì, perché il medico pazzo ha scelto proprio loro, come si sono procurati le brutte ferite che hanno su tutto il corpo e così via. Questa parte è molto meno convenzionale e contiene una rivelazione, negli ultimi due minuti di film, che se siete svegli capirete sicuramente dai vari indizi, alcuni molto palesi, disseminati dal regista lungo tutta l’ora e mezza di durata; io, che sveglia non sono, ci sono prima rimasta come una povera stronza, e poi ho rivisto il film da capo per vedere se Grant mi aveva turlupinata o se tornavano tutti i conti.
Tornavano, sciocchina che non sono altro.

Credo sia questo aspetto ad avermi davvero conquistata, in Alive: non è una truffa, non è un colpo di scena fine a se stesso e di scarsa utilità ai fini del racconto. È, al contrario, il cuore del film e, percorrendolo a ritroso, si trovano tantissimi elementi del cinema gotico che magari lo spettatore sulle prime non nota, distratto com’è dalla più semplice e lineare lotta per la mera sopravvivenza, e anche da tutto il sangue e i pezzi di cadavere putrefatti che Grant gli tira in faccia, a onor del vero, che a un certo punto persino io stavo per dire: “Ti prego, basta, lo abbiamo capito che questo posto è un mattatoio. Ora però stiamo un tantino esagerando”.
Ma, al di là dell’insistenza sul dettaglio macabro e del gusto per il gore, Alive è un film che non sfigurerebbe nel listino di produzione anni ’40 di Val Lewton, qualcosa a metà tra Bedlam e The Body Snatchers, senza considerare la sua principale fonte di ispirazione, che arriva ancora da più lontano, è esplicitamente citata nell’ultima inquadratura del film, ma non posso dirvela, altrimenti vi rivelo il twist e voi mi picchiate.

Sapete tutti che io ho un debole, a prescindere, per i film confinati in un unico ambiente, ma non credo di avervi mai detto quanto io apprezzi quando i personaggi non hanno neanche un nome, sono privi di passato e tutto quello che sappiamo di loro riguarda il qui e l’ora del tempo interno al film. Li apprezzo perché è difficile, quando non hai informazioni da dispensare, creare un collegamento tra pubblico e protagonista. In questo caso abbiamo due estranei, quindi neppure si può contare su un legame pregresso tra loro, e semmai fosse esistito, è stato dimenticato; i flashback sono sporadici, brevissimi e anche contraddittori tra loro, quindi non c’è da farci alcun affidamento; il loro aguzzino fa di tutto per metterli l’uno contro l’altro, mostrando una smaccata preferenza nei confronti della donna e trattando l’uomo come sacrificabile e rimpiazzabile.
Eppure, si sta in pena per questi due fogli bianchi senza storia, si soffre con loro, si spera ce la facciano a sfuggire dalle grinfie del dottore. Questo perché sono entrambi ben scritti, molto umani, e la paura e il dolore che provano diventano i nostri.

Sempre di serie B si tratta, a basso budget, con tutte le limitazioni del caso. Eppure c’è un grande sforzo, dietro Alive, di dare un contributo originale e fresco al filone del survival. C’è, in altre parole, una dose di intelligenza e cura superiore alla media di questo tipo di produzioni da tre lire, e mi sento di applaudire il risultato sull’onda di un entusiasmo che magari nel corso del tempo sarà destinato a scemare, se non altro a confronto con  film migliori che, ne sono certa, arriveranno nei prossimi mesi.
Per il momento, Alive è un ottimo antipasto al tutto l’horror autunnale che ci attende e, se avete lo stomaco allenato a sufficienza, vi consiglio di provare a recuperarlo. E poi fatemi sapere se avete scoperto il twist in anticipo.

5 commenti

  1. Non ne sapevo niente di sto film, grazie per la segnalazione, a me Harpoon è garbato molto

    1. Non ne sapevo niente anche io fino all’altro ieri pomeriggio. Sono andata a pesca a scatola chiusa e credo di aver tirato fuori una bella sorpresa.

  2. Maria Alessandra Cavisi · · Rispondi

    Lo stomaco è allenatissimo e questi film sono generalmente i miei preferiti. Tra l’altro Harpoon era piaciuto particolarmente anche a me. Quindi anche questo sarà recuperato sicuramente, anche se sono piena di film da recuperare ormai.

    1. Harpoon era un gioiellino! Questo non è propriamente all’altezza, anche perché lo ha girato prima, ma si difende.

  3. Niente male! Mi piace come hai parlato di questa pellicola, sembra veramente un film folle e realizzato con una certa attenzione e una buona messa in scena. Lo vedrò sicuramente.

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