Zia Tibia va negli Anni ’90: Specie Mortale

Regia – Roger Donaldson (1995)

Io mi lamento spesso e volentieri su quanto sia complicato trovare dei personaggi femminili decenti nei blockbuster del XXI secolo, ma non mi soffermo mai abbastanza a pensare a che brutta cosa doveva essere interpretare un personaggio femminile in un horror-sf ad alto budget a metà anni ’90, quando registe e sceneggiatrici erano anche di meno rispetto a ora e non c’erano neppure la rabbia iconoclasta degli anni ’70 e la sfrenata creatività degli anni ’80 a garantire un livello minimo di decenza.
Negli anni ’90, in un film dal costo di 36 milioni di dollari e destinato a un pubblico molto ampio, avevi due alternative: essere comandata a bacchetta per 100 minuti da Michael Madsen, nonostante la tua qualifica di biologa molecolare, perché che cazzo ne vuoi sapere tu di un ibrido umano-alieno, lasciamo prendere tutte le decisioni al mercenario che ne sa a pacchi e con cui, a un certo punto del film devi finire a letto per contratto; oppure essere una super predatrice da sterminare a ogni costo, anche se stai soltanto seguendo la tua natura, che tuttavia, in quanto femmina e creatura del demonio, consiste nell’accoppiarsi per riprodursi e uccidere tutto ciò che ti circonda.
Poi a me qualcuno un giorno dovrà spiegare come sia stato possibile, in un certo momento all’inizio degli anni ’90, considerare Madsen un tipo affascinante e un bravo attore.
E io comunque ho sempre tifato per Sil. Sono dalla tua parte, ragazza.

Detto ciò, Species non è un brutto film, ma (per motivi perfettamente in linea con lo spirito dei tempi) è un film che sceglie sempre la strada più facile, ignorando ogni singola implicazione interessante messa sul piatto dalla sceneggiatura, per puntare tutto su un erotismo patinato che, nella mente del regista, si riduce a: “Facciamo vedere a tutti bene il seno di Natasha Henstridge”, che all’epoca delle riprese aveva 20 anni ed era al suo debutto su grande schermo. E non è una mia impressione: ci hanno costruito la campagna di marketing per il film, su questa faccenda, caricandola a pallettoni in svariate riviste indirizzate al pubblico maschile. Perché, quindi, disturbarsi a rendere Species un buon prodotto di fantascienza e horror, quando puoi incassare 113 milioni di dollari soltanto promettendo ai maschi americani un paio di tette?
Il risultato è un po’ simile a quello di Lifeforce, altra storia di altra predatrice dallo spazio profondo: budget di serie A, cast di serie A, ambizioni di serie A, distribuzione di serie A e resa finale da B movie che manderebbe in crisi etica Charles Band e risveglierebbe il senso del pudore di Roger Corman, tanto per farvi capire il livello.

Species avrebbe bisogno di un remake contemporaneo in grado di esplorare tutti quegli aspetti nascosti tra le pieghe dello script e sommersi dalla volgarità della messa in scena. E badate, volgare non perché Henstridge si toglie la maglietta spesso e volentieri; volgare perché non esiste alcun elemento narrativo, alcuno snodo della trama, alcun personaggio che non sia gridato in faccia allo spettatore, quasi che Donaldson fosse incapace di suggerire e avesse bisogno, per far avanzare la storia, di mettere grottesche insegne al neon per non far perdere la concentrazione allo spettatore. Considerando la linearità della trama di Species (il governo assolda un variegato gruppo di persone per dare la caccia a un ibrido creato in laboratorio prima che si accoppi e si moltiplichi), le persone coinvolte in Species dovevano avere un’altissima opinione del proprio pubblico di riferimento, se gli hanno piazzato una didascalia ogni sei minuti.

Eppure il personaggio di Sil emerge anche in tutto questo gridare, indicare e sottolineare i vari passaggi del film, perché Sil, anche contro la stessa volontà della produzione di Species, brilla di luce propria, alla faccia vostra. In parte è merito di Henstridge, che mai in tutta la sua carriera è stata una grande attrice, ma qui al suo esordio, forse perché spaesata lei per prima, riesce a trasmettere l’enorme senso di smarrimento e l’innocenza di una creatura che è sulla terra da poche settimane, non sa perché è in vita e si ritrova una taglia sulla testa senza che abbia fatto (ancora) nulla di male, soltanto perché esiste.
Lo sceneggiatore Dennis Feldman, che avrebbe poi messo la firma sui tre seguiti di Species e poco altro, avrebbe voluto esplorare più a fondo i dilemmi esistenziali di Sil. Peccato che, con i successivi Species, deve aver dimenticato questo nobilissimo proposito. Ma ciò che conta è il pensiero: è giusto dire che le domande che Sil si pone sulla sua condizione sono una delle cose più interessanti e sentite del film.

Sil non è, infatti, soltanto un ibrido i DNA umano e alieno, Sil è anche la figlia bastarda di cinema e letteratura, del Frankenstein e di Aliens, a voler essere precisi, e non soltanto perché Giger ha disegnato la sua forma extraterrestre: come la regina xenomorfa, Sil vive per potersi riprodurre, segue quindi un istinto primordiale che la spinge a cercare un maschio della specie umana con le caratteristiche più adatte a da assicurarle una prole sana; ma Sil, ed è purtroppo un tema che il film tocca soltanto di sfuggita, e lo tocca pure male, è anche un essere senziente; precipitata nel mondo per motivi di mera sopravvivenza e obbligata a imparare nel giro di qualche ora quel tanto che le basta della nostra società per confondersi tra la folla, Sil passa da sola una buona percentuale del film ed è lecito ipotizzare che ci osservi, ci giudichi, e soprattutto si chieda cosa è lei, quale sia il suo scopo, per quale motivo è viva.

Sil risulta quindi una figura molto più complessa e problematica non soltanto rispetto agli xenomorfi di cui è sempre stata accusata di essere una sorta di plagio, ma anche rispetto alla sua collega vampira spaziale di Lifeforce; sulla carta non è soltanto un corpo da ammirare e in seguito da distruggere, non è soltanto lo specchio dell’orrore che suscita in molti uomini (in Donaldson e Feldman di sicuro) la sessualità femminile, o ancora l’archetipo della madre arcaica da temere ed eliminare in maniera cruenta.
Sil avrebbe tutte le potenzialità per essere una Moglie di Frankenstein amplificata un milione di volte, e non con una manciata di minuti sullo schermo, ma con un film intero a disposizione, ovvero il risultato di un esperimento condotto dagli uomini, e che gli uomini decidono di interrompere quando non lo possono più controllare.
Purtroppo, il target erano le riviste maschili e  Sil, logicamente, vuole solo accoppiarsi e uccidere. Ah, e togliersi la maglietta. Più volte.
Belli, gli anni ’90.

15 commenti

  1. Visto al cinema. Due ore della mia vita che nessuno mi potrà mai restituire.

  2. Lorenzo · · Rispondi

    Ho sempre pensato che questo film avrebbe potuto essere qualcosa di più, magari con meno tette di Sil e qualche approfondimento sulla specie aliena… e invece a volte ha la profondità di un filmetto erotico italiano anni ‘70 😐.
    Adesso che me l’hai ricordato, mi tornano in mente Forest Whitaker sensitivo (che a volte fa ridere) e Alfred Molina tanto ingenuo da farsi ammazzare.

    1. Forest Whitataker “empatico” è una delle cose più ridicole sulla faccia della terra: assembli un team di scienziati, ci affianchi un mercenario, e che diavolo ci fa un empatico in mezzo? 😀
      Species è un film che ha bisogno di un remake tipo domani.

  3. Lo ricordo bene. Sempre pensato che fosse interessante ma monco.

    1. Parecchio monco. Species è un film che sembra scritto di disprezza il proprio pubblico.

      1. È un peccato questo.

  4. Species è il classico “è bravo ma non si applica abbastanza”
    Rimane gradevole, nella visione, ma senti appunto che poteva, in termini di storia, dare molto ma molto di più

    1. Secondo me succede quando pensi che il “pubblico maschile” sia composto per il 90% da animali in piena tempesta ormonale 😀

  5. Giuseppe · · Rispondi

    No, alla fine non è assolutamente un brutto film, anche se è evidente quanto le ambizioni iniziali da serie A si siano poi tradotte in un risultato finale da B-movie che, con maggiore impegno, si sarebbe potuto evitare: in particolare Dennis Feldman, all’inizio, sembrava perlomeno voler prendere e sviluppare seriamente lo spunto iniziale alla “A for Andromeda” di Fred Hoyle, prima di lasciarsi prendere la mano dall’eros patinato e lasciar così trasparire solo minime tracce dei legittimi dilemmi esistenziali di un personaggio dall’enorme potenziale come quello della splendida Natasha/Sil (ho comunque parecchi dubbi riguardo alla reale capacità di Feldman nel trattare temi complessi, vista anche la pericolosa faciloneria di fondo con cui affermava di volersi approcciare diversamente -ma non l’aveva già fatto Hoyle, prima?- al tema dell’invasione, essendo stanco di storie di alieni che arrivavano sulla Terra in -troppo semplicistiche parole sue- “scatole di latta”)… né Giger del resto, se la memoria non mi inganna, era particolarmente entusiasta della sbrigativa soluzione finale da “americani col lanciafiamme facile”.
    P.S. Curiosità mia: chi vedresti bene, in caso di remake, nel ruolo di Sil?

    1. Credo di vedrei bene Sophie Turner, perché è molto bella, ma sa essere mooolto minacciosa.
      Ma infatti Feldman è uno che giusto i seguiti di Species poteva scrivere nella sua vita, e non mi pare abbia combinato molto altro.
      Sai di cosa sono curiosa? Della trasposizione a fumetti.

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Guarda, io l’ho comprata fiducioso appena uscito il film, ai tempi: purtroppo niente di memorabile, sia dal punto di vista dei disegni che di una storia (le differenze rispetto al grande schermo sono davvero minime) incapace di calare quello che poteva essere il suo asso nella manica: mostrare per esteso i pensieri di Sil con tutti gli interrogativi, le paure, i desideri, le motivazioni inerenti alla sua natura ibrida umana/aliena… in pratica, nel fumetto così come nel film, si può tranquillamente verificare quanto la mancanza di approfondimento tipica di Feldman sia rimasta tale e quale 😦
        Ci fu pure un sequel (Species: Human Race), sempre a fumetti, ad opera di autori migliori di lui che però non ho mai avuto modo di leggere…
        Sophie Turner? Hai ragione, molto bella e altrettanto minacciosa, saprebbe senz’altro essere una Sil più che convincente.

  6. Io ero una di quelle che avrebbe guardato ogni film con Michael Madsen. Sì, tuttora lo considero un figo pauroso, anche se bravo attore… eh, giusto quando lo usa Quentin.
    Sono una persona orribile, lo so. ç_ç

    1. Tu quando si tratta di Tarantino hai il giudizio annebbiato, amica 😀

  7. Ti confermo che il pubblico medio di quel film erano proprio teenager in tempesta ormonale, lo vidi al cinema da appassionato di Giger e delle sue creazioni, e ci rimasi male per il fatto che usavano più la tetta della Henstridge più di tutte le sue potenzialità aliene, pur tifando per lei perchè non ho mai sopportato i gruppi di “scienziati all’americana” dove devono essere tutti geniali ma uomini (e lo dico da uomo), se hanno sentimenti, allora non sono scienziati… (Whitaker sensitivo). L’equilibrio bella ma letale era qualcosa di interessante da esplorare, ma alla fine neanche nelle scene in cui (amplesso mentre si trasforma e sfonda con la lingua il cranio) erano veramente inquietanti, avevano scelto più l’estetica alla “Playboy video” che un film horror, basti pensare alla ragazza nel letto ad acqua nel primo Nightmare on Elm street, con Johnny Deep rapito dalla “sirena” e poi si trovava il buon Freddy ad aspettarlo.
    A me era piaciuta l’idea del personaggio, tanto che la mia prima gattina si chiamava Syl.
    Mi spiace che non abbiano invece esplorato tutte le potenzialità dell’idea, dal come la natura non sia crudele ma natura, alla psicologia di un personaggio che deve seguire i suoi istinti, ma che cresce in un modo dove non sa, non può comunicare e non ha il tempo per “crescere”.

    1. Ma infatti Species è davvero un film che chiede a gran voce che qualcuno si armi di santa pazienza e scriva un bel remake. Troppe potenzialità sprecate.

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