Dieci Horror per un Anno: 1967

Ormai siamo oltre la metà del nostro viaggio e ci tocca un anno che più di transizione di così non si può: siamo infatti alle porte della rivoluzione del new horror, e tutti voi sapete che film sarebbe uscito l’anno successivo, è inutile anche solo nominarlo. Quindi abbiamo un cinema horror americano ancora poco incisivo (di 10 film, sette sono di produzione britannica, uno di produzione sovietica, e solo i restanti due provengono dagli Stati Uniti), ma che sta affilando gli artigli per spodestare il gotico inglese dal primato degli incassi. Ciò non significa che la superiore razza britannica non stesse già correndo ai ripari, perché se castelli e vampiri non possedevano più l’attrattiva di un tempo, c’era il folk horror bello pronto a sostituirli. La situazione generale è quindi turbolenta, l’horror è in piena metamorfosi e se non tutti i film usciti nel ’67 possono essere considerati capolavori, c’è comunque di che leccarsi i baffi.

1. Il Killer di Satana – Regia di Michael Reeves (Uscito in UK il 25 Giugno del 1967)

Se soltanto Reeves non fosse morto dopo appena tre film da regista, sarebbe diventato uno dei nomi più importanti dell’horror inglese degli anni ’70, perché lui, a 23 anni, era già proiettato verso una nuova concezione del cinema dell’orrore. Si sarebbe visto bene cosa era capace di fare nel ’68 (ma ci arriveremo), eppure già in questo film a base di ipnosi Reeves dimostra di essere un regista capace di esplorare tematiche scabrose senza alcun timore. Racconta di un dottore (Boris Karloff) che inventa un sistema per controllare il corpo altrui, che permette anche di entrare nella mente del soggetto e provare tutte le sue sensazioni. Il medico e la moglie (soprattutto la moglie) si fanno prendere la mano ed entrano in una spirale allucinante di crimini e omicidi commessi per interposta persona.
Da segnalare la presenza, in un piccolo ruolo, di una quasi esordiente Susan George.

2. La Porta Sbarrata – Regia di David Greene (Uscito in UK il 27 Giugno del 1967)

Tratto dal racconto che dà il titolo all’antologia The Shuttered Room and Other Stories, di August Derleth, il film è una vicenda di stampo lovecraftiano, termine che in questo caso non è affatto usato a sproposito, dato che l’autore co-firmò la short story in qualità di “collaboratore postumo” di Lovecraft.
Ambientato a Dunwich, La Porta Sbarrata vanta la presenza di Oliver Reed in uno dei suoi soliti ruoli minacciosi e belluini; in questo caso, è il perfido cugino della protagonista, una giovane donna sposata da poco che, dalla città, si trasferisce nella sua casa d’infanzia, ereditata da poco.
Vi ricordate cosa dicevamo prima a proposito di folk horror? Nonostante il film millanti, per forza di cose, di svolgersi negli Stati Uniti, è in realtà stato girato nel Kent e nel Norfolk, e usa la campagna inglese e i suoi abitanti come fonte di continua tensione (siamo a Dunwich, dopotutto, residenza di bestie ignoranti e incestuose). Forse è più assimilabile all’horror statunitense a base di bifolchi che al più sottile folk horror inglese, ma è comunque una visione particolare, in discreto anticipo sui tempi. E poi Reed è sempre Reed, soprattutto quando fa il lussurioso figlio di puttana.

3. Cerimonia per un Delitto – Regia di J. Lee Thompson (Uscito negli USA il 6 Settembre del 1967)

Sharon Tate oggi fa doppietta: qui interpreta una strega che dà del filo da torcere a David Niven e Deborah Kerr. Devo confessare che non avevo mai visto questo film fino a qualche mese fa, quando il mio amico Davide me ne ha segnalato l’esistenza e ha scritto un ottimo post a esso dedicato. Il budget era ridottissimo, la produzione fu molto complicata, ma rimane un’opera suggestiva e affascinante. Anche in questo caso, si tratta di un folk horror ante litteram e, curiosamente, è sempre cinema britannico ambientato al di fuori dei confini nazionali, in Francia, per la precisione. Paganesimo, sacrifici umani, perversioni sessuali represse, vigne maledette, e tanto altro vi aspetta in Eye of the Devil. Sempre che riusciate a trovarne una versione decente.

4. Tutte le Sere alle Nove – Regia di Jack Clayton (Uscito in UK il 14 Settembre del 1967)

Vi ho mai detto quanto amo Jack Clayton? Credo di sì, ma ripetere le cose importanti non guasta mai: io amo Jack Clayton, e dopo che avrete visto Our Mother’s House, lo amerete anche voi. È un film che si regge, per una buona metà, esclusivamente sull’interpretazione di un gruppo di giovanissimi attori, tra cui spicca Pamela Franklin, all’epoca sedicenne, che con Clayton aveva proprio esordito nel 1961 (e se non sapete in quale film, peste vi colga). La storia è quella di sette fratelli che, per evitare di venire separati e finire in orfanotrofio, alla morte della loro madre, fingono davanti a tutti che la donna sia ancora viva e, per non farsi mancare niente, costruiscono un altare in suo onore, dove si recano ogni tanto per contattarla con una bella seduta spiritica. Questo bizzarro, ma efficace equilibrio va in frantumi nel momento in cui agenti esterni si insinuano nelle dinamiche della famiglia. E saranno dolori.

5. L’Astronave degli Esseri Perduti – Regia di Roy Ward Baker (Uscito in UK il 29 Settembre del 1967)

Quatermass and the Pit rappresenta l’apice del percorso artistico e produttivo della macchina Hammer: è un film ambizioso, visivamente ricchissimo, che ebbe il coraggio di cambiare attore protagonista per dare la possibilità a Kneale di portare sul grande schermo il “suo” Quatermass. Un film esemplare di cosa significasse, ai tempi, lavorare con la Hammer. Lo stesso Baker, alla sua prima esperienza con una produzione, diciamo così, di serie B, rimase sbalordito dall’efficienza e dalla capacità di far funzionare ogni cosa alla perfezione, fatta comunque la libertà creativa di cui tutti godevano.
E, a parte queste note di carattere pratico (ma utilissime per comprendere la riuscita di un prodotto cinematografico), Quatermass and the Pit è un piccolo saggio di scrittura fantascientifica, da vedere e rivedere, se si vuole imparare qualcosa.

6. Gli Occhi della Notte – Regia di Terence Young (Uscito negli USA il 29 Ottobre del 1967)

Il film del cuore della settimana non poteva che essere questo, un po’ perché adoro gli horror che si svolgono in uno spazio molto confinato e nel giro di poche ore; un po’ perché, proprio a causa di queste caratteristiche, è difficile che un film di questo tipo senta troppo il peso degli anni. E infatti, Wait Until Dark non è invecchiato di un solo giorno e ancora funge da modello per gran parte degli home invasion contemporanei. Flanagan ha pescato a piene mani dal nucleo centrale del film: protagonista (e antesignana di molte final girl) che parte con un grosso svantaggio fisico rispetto ai suoi assalitori e finisce per trasformare lo svantaggio in un’arma. Da qui, l’uso portentoso che Terence Young fa del buio e, di conseguenza, della luce. Audrey Hepburn è, tanto per dire un’ovvietà, stupenda, ma la sorpresa è un attore all’epoca quasi esordiente, e così efficace nel ruolo del cattivo, da non essere neanche candidato all’Oscar, perché non si poteva premiare un tizio che aveva brutalizzato Audrey Hepburn per un’ora e mezza. Parlo di Alan Arkin, che Dio ce lo conservi in eterno.

7. Il Giardino delle Torture – Regia di Freddie Francis (Uscito in UK il 13 Novembre del 1967)

Figuriamoci se poteva mancare un bell’antologico Amicus per vivacizzare l’elenco. Si tratta del secondo della fortunata serie di film a episodi, quindi siamo ancora agli albori della parabola Amicus, che si trova in una situazione opposta a quella della Hammer: è infatti una casa di produzione giovane e con pochi mezzi, alla ricerca di una propria identità, in un panorama, quello dell’horror britannico, come abbiamo visto, estremamente variegato. Il primo esperimento, Le Cinque Chiavi del Terrore, era andato bene, e così si replica: cast importante che può essere pagato poco, dato il numero ridotto di pose; Freddie Francis che torna a dirigere, ma questa volta coadiuvato da una sceneggiatura di Robert Bloch; grande atmosfera, umorismo mischiato al macabro, ed eccovi servita la formula del successo.

8. Per Favore, Non Mordermi sul Collo – Roman Polanski (Uscito negli USA il 13 Novembre del 1967)

Doppietta Sharon Tate e il dannato Polanski che, per quanto io voglia far finta che non sia mai esistito, mi perseguita qui sul blog e non posso, in tutta onestà, ignorarlo o non parlare di opere come questa, omaggio del regista al cinema gotico (tanto per farvi notare quanto la Hammer fosse, nella seconda metà degli anni ’60, canonizzata) che in realtà, mentre ne rispetta con reverenza quasi religiosa l’estetica, ne sovverte tutti i meccanismi. E infatti The Fearless Vampire Killers ai fan della Hammer duri e puri non piacque affatto, lo presero come una parodia, quando di parodia non si tratta, ma di una sottile, elegantissima rielaborazione del racconto gotico, filtrato dalla cultura est europea. E poi, io non so che dirvi, è bello da non credere ai propri occhi.

9. Viy  – Regia di Konstantin Ershov, Gregory Kropachyov (Uscito in Unione Sovietica il 27 Novembre del 1967)

Dato che qui siam tutte persone acculturate, saprete che il racconto di Gogol da cui è tratto questo film era stato anche la fonte di ispirazione per La Maschera del Demonio di Mario Bava, ed è a sua volta stato portato sullo schermo in svariate circostanze, l’ultima nel 2014, in una cafonata neanche da disprezzare in toto, ma comunque una cafonata. Decisamente più interessante questa versione prodotta dalla Mosfilm, primo horror sovietico della storia e adattamento molto fedele della storia breve. Esattamente come nel racconto, il soprannaturale si manifesta soltanto nell’ultimissima parte. Anche Viy lo si può annoverare tra le file del folk horror, nonostante la definizione gli stia un po’ stretta.

10. Spider Baby – Regia di Jack Hill (Uscito negli USA il 24 Dicembre del 1967)

E proprio alla fine dell’anno, arriva un piccolo film, dimenticato dai più, che inaugura in un certo senso la exploitation e influenza tutto il new horror del decennio successivo, in particolare quello a base di redneck degenerati, con tanti ringraziamenti da parte di Tobe Hooper. Può apparire anche come un episodio esteso, e sotto l’effetto di pessime droghe, de La Famiglia Addams (“The Addams on crack”, avevo letto in una recensione che non riesco più a ritrovare, qualche tempo fa), ma con una ferocia visiva molto esplicita e dei contenuti scabrosi a malapena mitigati dall’ironia.
Non credo che si potrebbe chiudere meglio o in modo più significativo questo anno di passaggio, questa complessa, e a tratti sofferta, transizione dal gotico alla nuova concezione dell’orrore che avrebbe portato alla ribalta una generazione di giovani registi con poetiche diverse ma un obiettivo in comune: portare a galla l’anima marcia di un’intera società.

10 commenti

  1. Alessandro Cruciani · ·

    bellissima lista, non so da quale partire per un recuperone. ottimo come sempre e grazie!

    1. Figurati! Sto qui per questo.
      🙂

  2. Ottima annata, il 1967.
    Ed interessante vedere come il folk horror (che Gatiss fa nascere cinematograficamente l’anno successivo) fosse già presente in embrione.
    varrà la pena tornarci sopra, a questa idea.

    1. Perché nel 1968 arriva Il Grande Inquisitore che è l’inizio ufficiale del folk horror, ma elementi sparsi nel cinema inglese se ne trovano a pacchi anche prima. Per esempio, già ne La Lunga Notte dell’Orrore.

  3. Blissard · ·

    Lista molto interessante, me ne mancano più del solito: Cerimonia per un Delitto , Il Killer di Satana, Tutte le sere alle 9, Viy e Spider Baby, praticamente la metà.

    1. Spider Baby è una vera chicca sconosciuta. Diciamo che i Firefly sono più simili alla famiglia scombiccherata di questo film che ai Sawyer di Non Aprite quella Porta

  4. valeria · ·

    film del cuore della settimana: “gli occhi della notte”. ma anche “spider baby” non scherza ❤ guardatelo tutti, che merita! ora vado a recuperare tutti quelli che mi mancano, a cominciare dal film con pamela franklin. come al solito, grazie per la bellissima lista e i tuoi irrinunciabili consigli 😀

    1. Si fa quel che si può, e Pamela Franklin è sempre una ragione sufficiente a recuperare qualunque film!

  5. Stefano Caronno · ·

    Incredibile, questa volta ho fatto il mio record negativo: su 10 film, ho visto solo Per favore non mordermi sul collo… Meno male che tra poco arrivano le vacanze natalizie, così avrò un po’ più i tempo per dedicarmi al megarecupero! Il primo sarà di sicuro Viy, la gif che hai messo mi ha praticamente stregato.
    Grazie per il tuo straordinario lavoro con queste liste, ogni volta rimango piacevolmente stupito sia per la tua cultura cinematografica, sia per la quantità di opere favolose che il nostro genere preferito ha prodotto!

  6. Giuseppe · ·

    Molto bello Viy, quello originale intendo (la recente -nonché meno efficace- cafonata non mi ha mai ispirato particolarmente). E Il Killer di Satana fa rimpiangere una volta di più che un giovane talento coraggioso e innovativo come Michael Reeves se ne sia andato così presto… quanto a Quatermass and the Pit, da fan del buon professor Bernard non posso che darti ragione da vendere sul fatto che sia da vedere e rivedere (io lo consiglierei in abbinata con la miniserie BBC del 1958) 😉
    Nel complesso, senz’altro ottimi titoli anche in questo 1967 di transizione! Mi mancano sicuramente all’appello Tutte le Sere alle Nove e Cerimonia per un Delitto, mentre Spider Baby devo averlo visto almeno una volta (in un Fuori Orario di qualche anno fa)…

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