40 Anni come me: The Fury

 Regia – Brian De Palma (1978)

A ottobre compirò 40 anni, il che mi classifica ufficialmente come una vecchia carampana. Odio l’idea di questa data sempre più vicina a cui non posso sfuggire in nessun modo; il mio compleanno non mi è mai piaciuto e quest’anno mi piace ancora di meno.
Ma tutte le occasioni, anche quelle peggiori, sono buone per parlare di cinema e allora ho pensato che, allo scopo di addolcire la pillola, potrei parlare di horror usciti nel 1978. Molti sono già stati recensiti, ma me ne restano abbastanza per organizzare questa mini-rassegna dell’età che avanza inesorabile. Se non altro, sarò in buona compagnia.
Comincio con The Fury per un paio di motivi: il primo è che vi avevo fatto una mezza promessa a proposito dei film legati all’argomento poteri mentali; il secondo è che mi sono resa conto di non aver mai scritto nulla su De Palma e, dopo 7 anni e rotti, sarebbe anche ora.
The Fury, come la sottoscritta, ha una certa età e suppongo lo conosciate e lo abbiate visto più o meno tutti, ma se dovessi supporre male, sappiate che parlerò in maniera approfondita della trama e rivelerò il finale, quindi SPOILER a volontà.

Se analizziamo il film dal punto di vista della mania che prese il cinema americano a metà degli anni ’70 per i poteri extrasensoriali, The Fury potrebbe essere considerato una sorta di anello di congiunzione tra Carrie e  il successivo Scanners, perché aggiunge un tocco di spionaggio e complottismo a una storia che racconta, ancora, di adolescenti problematici, in questo caso due, speculari l’uno all’altra e in campo insieme tre volte in tutto il film, di cui solo l’ultima sono fisicamente vicini.
Se da Carrie sono mutate l’età dei protagonisti e molte delle problematiche da coming of age del film, pare evidente che Scanners abbia usato The Fury come fonte d’ispirazione per un’organizzazione che compie esperimenti su soggetti dotati di abilità particolari, gli scanners, appunto.
Per questo, The Fury fa un po’ da ponte tra una narrazione basata essenzialmente sul potere come problema individuale, a una che invece si occupa del potere come problema politico. E infatti, lo stesso King coglierà l’antifona ed ecco arrivare nel 1980 Firestarter, a sua volta divenuto un film nel 1984, quando però l’ossessione hollywoodiana per telecinesi, telepatia e affini stava volgendo al termine.

Anche The Fury, come Carrie, ha origini di carattere letterario: è tratto dall’omonimo romanzo di John Farris, pubblicato nel 1976 e uscito anche in Italia, credo in contemporanea al film, edito da Sonzogno. A differenza, invece, di Carrie, non ha una trama lineare ed è forse questo il suo maggior punto debole, perché spesso va in confusione e sembra avvitarsi su se stesso. Racconta di due agenti di un ente governativo senza nome (ma si intuisce la sua specializzazione nell’ambito del paranormale) interpretati da Kirk Douglas e John Cassavetes. Il primo ha un figlio telecinetico, Robin; il secondo glielo rapisce per compiere una serie di esperimenti su di lui con finalità non del tutto specificate, ma sicuramente di tipo spionistico (siamo in piena paranoia da guerra fredda).
Robin sparisce nel nulla e viene dato per morto, ma suo padre non si rassegna: in fuga dalla stessa agenzia per cui lavorava, fa di tutto per ritrovare il ragazzo e strapparlo alle grinfie del suo collega e incrocia la sua strada con Gillian (Amy Irving. Ma quanto era bella Amy Irving?), una studentessa del liceo, anche lei dotata degli stessi poteri, che ha un legame telepatico con Robin.

The Fury è una strana bestia: horror fino a un certo punto, ma con dei momenti gore da far accapponare la pelle, si diverte a fare un miscuglio di generi, che vanno dalla fantapolitica, al thriller di spionaggio, fino a lambire persino i territori della commedia slapstick, soprattutto nella sequenza della rocambolesca fuga di Douglas da un albergo, con tutto ciò che ne consegue; ma non solo, perché The Fury è anche un bel drammone sensazionalista (com’è tipico di De Palma) e dalla recitazione caricatissima (escluso Cassavetes che interpreta un cattivo con delle caratteristiche quasi luciferine, ma gelido e misurato), con un paio di deviazioni nell’ambito del film per adolescenti (tutto il montage musicale in cui Gillian si ambienta nella scuola Paragon per ragazzi speciali). De Palma è, al solito, eccezionale nell’imprimere il suo stile a questo frullatone a rischio indigestione e a farne un classico da vedere e rivedere, per imparare sempre qualcosa di nuovo.
Credo si tratti di uno dei film più sottovalutati di De Palma, forse perché più che una trama vera e propria, segue un alternarsi di scene madri ad altissima tensione con altre che addormentano un po’ il ritmo, quasi a voler anestetizzare lo spettatore prima di prenderlo a coltellate.

E se oggi può far sorridere il dialogo in auto tra Douglas e i due poliziotti scemi (non credo che chiamarli Bob e Marty sia stato casuale), perché figlio di una comicità un po’ datata, o può sembrarci fuori contesto dedicare più di un paio di minuti a Gillian che gioca a degli antiquati videogame o mangia il gelato con un’infermiera, le cose vanno molto diversamente quando De Palma decide di fare sul serio. In quel caso, il regista colleziona almeno quattro sequenze magistrali, da manuale del cinema enorme.
La prima è quella in cui Gillian scopre di essere connessa a Robin, quando tocca accidentalmente la mano del professore che si occupa di lei alla Paragon e rivive un flashback della vita del ragazzo; il metodo usato da De Palma per mettere in scena questo contatto mentale è atipico, perché non si tratta di un montaggio alternato presente/passato: il flashback viene infatti proiettato tutto intorno a Gillian, quasi l’ambiente in cui lei si trova si trasformasse all’improvviso in uno schermo cinematografico, dando un’impressione di simultaneità e di sdoppiamento allo stesso tempo, che sottolinea la natura di doppio speculare di Robin rispetto a Gillian. Non è un caso se, quando i due arriveranno finalmente ad avere consapevolezza l’uno dell’altro, questo accadrà attraverso il riflesso di Robin in un vetro.

Altra scena di grande impatto è quella della fuga di Gillian dalla scuola, tutta girata in un ralenty estenuante, con lo spettatore ancorato al punto di vista della ragazza e circondato da tutta una serie di eventi concatenati che avvengono nello stesso istante, dilatato all’inverosimile. Quasi un’anticipazione della sequenza della scalinata ne Gli Intoccabili. Anzi, senza quasi.
E poi ci sono gli scoppi improvvisi di gore, dato che una delle capacità di entrambi i ragazzi è quella di far sanguinare la gente con cui entrano in contatto, ma mentre Gillian lo fa involontariamente, Robin ci prende gusto, va fuori controllo e, nelle mani di Cassavetes, regredisce allo stato di un marmocchio viziato, capriccioso e pericolosissimo, capace di uccidere una persona con accanimento sadico solo per gelosia. Anche qui, De Palma tira fuori una scena tesa e dalla crudeltà insostenibile, con il sangue della povera disgraziata che prima le esce dal naso e dalla bocca e poi arriva a schizzare sulle pareti e, infine, a ricoprire interamente la superficie di uno specchio.
È il momento in cui Robin smette di poter essere salvato, il momento in cui tutta la ricerca di suo padre si rivela vana, perché il ragazzo è “guasto” e ormai è troppo tardi per fare qualunque cosa.

Nella filmografia di De Palma, quando si tratta di elencarne le opere più amate, The Fury finisce sempre relegato in un angolino, dimenticato non solo dagli spettatori, ma anche dallo stesso regista, che non ha mai nascosto di non esservi particolarmente affezionato.
È di sicuro un film che soffre di una narrazione un po’ confusa e involuta, che ogni tanto si pianta e sembra non avanzare, non raccontare niente. Eppure, se non si considerano certi appesantimenti propri della storia (e forse imputabili anche al romanzo, che non è tra i migliori di Farris), The Fury ne esce come un vero cult da anni ’70, invecchiato anche molto bene e con un nucleo di tragica ineluttabilità che a me pare anche più centrato rispetto a Carrie, nonostante quest’ultimo sia un film migliore.
The Fury è famoso anche per la sua scena finale, con l’esplosione di Cassavetes: una conclusione potentissima perché, nel suo parossismo, non si limita a uccidere il cattivo facendolo soffrire in maniera spettacolare, ma spoglia definitivamente Gillian dalla sua innocenza, in uno dei passaggi all’età adulta più traumatici visti su uno schermo.
Magari non è il miglior film di De Palma, ma se volete conoscere la mia umilissima opinione, stacca tutti gli altri film a base di poteri mentali e complotti col minimo sforzo. Sì, anche Scanners.
Menzione d’onore per la colonna sonora di John Williams, che fa il verso a Herrmann con grande classe.
E ora mi merito un applauso perché sono riuscita, parlando di De Palma, a non nominare Hitchcock, se non per vie traverse, neanche una volta!

Questo post è dedicato al mio Fratellone Fabrizio Borgio.

17 commenti

  1. Maxnataeleale · ·

    L’ho appena rivisto dopo la tua segnalazione in scanners2, ma non ricordavo fosse del ’78! Tristissima la sorte di Douglas e grandioso il finale esplosivo.. Anche a me a novembre toccano i 40;siamo ormai vecchi però se non l hai già fatto puoi tirarti su il morale guardando Mission impossible 6..che piaccia o no quell’uomo ha una grinta impressionante. Mi piacerebbe un tuo commento sul film(action grandioso) :lo hai visto?

    1. a 40 anni non si e’ vecchi, credetemi, allora io sarei un anziano perche’ sono fuori dei 40?
      si invecchia quando il cervello non funziona piu’, questo si.

    2. Sono stata a vedere MI6 la settimana scorsa e mi sono divertita tantissimo. Cruise è un miracolo vivente e il film un tripudio di azione 🙂

  2. The Fury e’ anche il mio preferito, uno dei tanti, sara’ perche’ adoro Brian De Palma alla follia (erede secondo me di Hitchock). Amy Irving era (ed e’ ancora adesso) di una bellezza rara. De Palma sceglieva per i suoi film attrici che bucavano lo schermo.
    La tua recensione mi ha invogliato a rivederlo ancora…vado a cercarlo.

    ps: a 40 anni si e’ ancora giovani, credimi

    1. Diciamo che i 40 sono un traguardo che un minimo spaventa, però ti credo! 😀

      1. io sono nei 50, e mi sento ancora giovane
        ne riparliamo tra 10 anni

  3. Paolo Scatolini · ·

    ricorda che oggi 40 sono i nuovi 20

    1. Non ne sarei così sicura 😀

  4. Alberto · ·

    Non amando particolarmente il genere, Fury lo ricordo come un De Palma minore, ma non lo vedo da un secolo, ci riprovo. Comunque, per il momento, buon non compleanno 🙂

    1. È che si trova schiacciato tra Carrie e Vestito per Uccidere (anche se in mezzo c’è una commedia di cui non ricordo il titolo), quindi magari soffre un po’. Aggiungi che lo stesso De Palma non lo ha mai considerato più di tanto…
      Nei prossimi giorni mi rivedo Il Tocco della Medusa e cerco di capire se, nell’ambito del genere ESP, ci sia qualcosa di superiore a The Fury. Secondo me no, ma accetto scommesse e proposte 😀

      1. Si può essere splendidi a trent’anni, affascinanti a quarant’anni, e irresistibili per il resto della tua vita.
        (Coco Chanel)

  5. Giuseppe · ·

    Ti ringrazio moltissimo di aver mantenuto la tua mezza promessa facendola diventare un intero post… Fury è un film che andrebbe ricordato più spesso e rivalutato a dovere, per tirarlo definitivamente fuori da quell’angolino in cui è stato ingiustamente relegato (anche con il contributo dello stesso De Palma, la cui indifferenza nei confronti di questo suo BUON titolo mi ha sempre lasciato un tantino spiazzato). E l’indimenticabile Gillian/Amy Irving, poi, con quegli sguardi che traboccano di paranormale energia azzurrina… per non parlare della “punizione” finale di Childress, appunto.
    P.S. 1) Il Tocco della Medusa ha un fascino di certo molto diverso (ovviamente anche per via del differente approccio alle tematiche ESP) da quello di Fury, ma direi che fra i due è comunque una bella sfida…
    P.S. 2) Ho da pochissimo fatto i 52 (anni) e NON mi voglio sentire vecchio: di conseguenza -e a maggior ragione- entrando SOLO nei 40 NON ti vuoi sentire vecchia nemmeno tu. Consideralo un’ordine 😉 ❤

    1. Giuseppe · ·

      Un ordine senza apostrofo, ovviamente 😀

    2. Dato che anche Il Tocco della Medusa è del 1978, possiamo occuparci di quello la prossima settimana! 😀
      E poi trasferirci in Australia…
      Sarà divertente, anche con l’età che avanza 😛 😛

  6. Cara Lucia,40 è un bellissimo numero!..vanne fiera!..mi è sempre piaciuto Fury,ma ritengo il tocco della Medusa più riuscito ed inquietante.. però de palma ha fatto veramente dei gioielli.

    1. Non lo rivedo da troppi anni, Il Tocco della Medusa, per dare un giudizio definitivo. Ma tranquilli, perché tanto sarà il prossimo film 🙂
      E speriamo che questi 40 siano un po’ meglio dei 39

  7. altroquandopalermo · ·

    Visto al cinema (sia pure in seconda visione). E quindi un po’ oltre… i 40. Ci sono affezionato. E comunque, per consolazione: sono i giovani che si sentono veramente vecchi. Dopo una certa soglia, salute permettendo, non ci si pensa più e ci si comincia a divertire. 😉

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