
Regia – Radio Silence (2026)
Nessuna altra persona, al mondo, ha la capacità polmonare di Samara Weaving quando si tratta di urlare. Già questo basterebbe a fare di lei la regina delle scream queen contemporanee. Poi è anche bravissima, sa recitare col corpo, gestisce alla perfezione i tempi comici e regge senza problemi anche le sequenze d’azione più impegnative. Ma non solo: è intensa, credibile, feroce quando serve. L’unico problema è che, a parte quando lavora con i Radio Silence, le danno pochi ruoli all’altezza del suo lignaggio, e questo è un gran peccato, ma è anche una gioia rivederla, dopo il primo Ready or Not e la sua piccola apparizione di Scream VI, diretta da Bettinelli-Olpin e GIllett.
Per l’occasione, i due registi la affiancano con un cast spaziale, quello delle grandi occasioni, perché Ready or Not 2 è una grande occasione. Bisogna mettersi il vestito buono e andare in sala certi che si assisterà a un grande spettacolo.
Ready or Not 2 comincia esattamente dov’era finito il primo, con la nostra Grace che si accende una sigaretta sui gradini della villa della famiglia di suo marito. La polizia arriva sul luogo del disastro, Grace viene portata in ospedale e, una volta lì, messa in stato di arresto. Arriva sua sorella minore Faith (prima bomba del nuovo cast, Kathryn Newton), che si trova lì soltanto perché è il suo contatto d’emergenza. Tra le due non scorre buon sangue, infatti, e non sembrano particolarmente felici di vedersi. I problemi familiari, però, andranno risolti mentre si scappa e ci si nasconde per sfuggire alle altre famiglie affiliate alla banda di satanisti che Grace conosce bene. Per tutta una serie di astruse e bizantine regole, la sopravvivenza di Grace al nascondino di Ready or Not ha scatenato una furiosa battaglia per la supremazia tra ricchi stronzi e adoratori del demonio. Si ricomincia da capo, quindi, ma stavolta Grace non è da sola, e stavolta a darle la caccia ci sono parecchi personaggi abbastanza pittoreschi, tutti egualmente detestabili, che sarà un piacere vedere esplodere nel corso del film.
È vero che Ready or Not 2 è, per buttarla giù il più semplice possibile, more of the same ma più grosso, per la legge del sequel che vede aumentare il budget e, con esso, la posta in gioco, la quantità di frattaglie, il lusso sfrenato delle location e la presenza di star che sembrano fare a gara a partecipare a questi cento minuti di divertimento puro. Tuttavia, questo non inficia affatto la godibilità del film, che rispetto al suo predecessore perde un minimo di effetto novità, e va bene, ma va così tanto sopra le righe da farti quasi dimenticare che tu, questa storia, l’hai già vista. Vale sempre il vecchio adagio: la ruota non bisogna reinventarla, la ruota funziona, ci porta a spasso da secoli, sta bene e vi saluta tutti.
Bastano il dinamismo della coppia dietro la macchina da presa e le trovate sempre nuove e inebrianti con le quali questi due giocano ad ammazzare la gente o a pestarla a sangue, e noi siamo felici di aver pagato il biglietto.
La vicenda è un po’ più elaborata in confronto alla linearità brutale del film del 2019, anche se si capisce che sono tutte scuse per tornare a inseguirsi prendendosi a fucilate e a badilate. Gli eventi giusto un filino convoluti che portano al finalone sono irrilevanti: l’importante è arrivarci, a quel finalone.
Come dicevamo all’inizio, c’è un cast in grande spolvero, selezionato con cura dai due registi, dato che evidentemente la produzione non ha badato a spese. Appare sua maestà David Cronenberg in un piccolo cammeo all’inizio, c’è quel dono di Dio all’umanità che risponde al nome di Sarah Michelle Gellar (e vedrete che i riferimenti a Buffy si sprecano), e il nostro amato Elijah Wood fa lo scemo per tutta la durata del film, con un’aria che più divertita di così sarebbe impossibile. Sembra una riunione tra vecchi amici in vacanza, un’atmosfera rilassata e giocosa, che giova alla resa complessiva del film. Siamo qui per farci due risate alle spalle di chi governa il mondo, e almeno in una horror comedy, ci possiamo permettere il lusso di ammazzarli tutti. Ready or Not è tanto liberatorio e, credo, anche tanto apprezzato dal pubblico, perché ci concede di vedere realizzata sullo schermo questa deliziosa fantasia: pur con tutto il loro potere, i loro soldi, la loro sicurezza e il loro privilegio, questi miliardari non possono competere con due ragazze incazzate e con un poderoso istinto di sopravvivenza.
Alla fine, per quanto parli di persone spappolate, Ready or Not è una favola. E a noi piace sentircela raccontare sempre.
I Radio Silence migliorano sempre, film dopo film. A mio modesto parere, la cosa più interessante che abbiano mai fatto, e parlo esclusivamente di messa in scena e stile, rimane Scream VI, che era proprio una lezione in cattedra sullo slasher, i suoi meccanismi e il modo di aggirarli. Era anche un film più sobrio di questo, per esigenze di copione e di saga. Ma il numero di idee che mettono in campo in Ready or Not 2 è sbalorditivo. Non c’è una sola sequenza che non abbia qualche spunto visivo, un guizzo, un momento da catturare nello sguardo e portarsi a casa per rivisitarlo in seguito. In particolare quando si tratta di imbastire sequenze d’azione lunghe ed elaborate, anche in montaggio alternato e in sincrono con la musica, questo sequel stacca di parecchi punti il suo predecessore. Poi sì, Ready or Not del 2019 era un gioiello, questo è un seguito, e dei seguiti possiede tutte le caratteristiche, nel bene e nel male. Se però lo si guarda pensando solo al lavoro compiuto dai nostri due mattacchioni, c’è da rifarsi gli occhi.
Partiti dall’antologia V/H/S, transitati per Southbound, ormai i Radio Silence sono i registi più importanti, e più qualificati, dell’horror commerciale contemporaneo. Cresce quindi l’attesa per il reboot de La Mummia con il cast originale. Sono i più adatti a un’operazione del genere.
Anche da un punto di vista di gore e violenza assortiti, Ready or Not preme l’acceleratore a tavoletta. Se nel primo film, le esplosioni arrivavano a sorpresa, e rappresentavano il culmine di tutta la storia, è ovvio che, avendone già una conoscenza pregressa, qui si esageri al punto da farle quasi diventare una gag che si ripete più volte nel corso del film, con gran dispendio di sangue tirato in faccia alle nostre due protagoniste.
C’è tanto di quel poetic cinema qui dentro, che io non so come abbiano fatto a infilarcelo dentro tutto e raccontare, tutto sommato, una storia coerente, che si conclude anche in gloria. Classico horror per signorine da vedere e rivedere fino a quando non se ne impara a memoria ogni battuta.
Samara, Kathryn, Sarah Michelle, le regine che siete. Non fermatevi mai.










