Primate

Regia – Johannes Roberts (2025)

Il ritorno alla regia del mio amico (lui non lo sa, ma per me è un amico) Roberts, a quattro anni di distanza dallo sfortunato, e molto bello, Resident Evil: Welcome to Raccoon City, è una festa e una gioia, che arriva in una settimana piena di gioie e feste, perché c’è anche Raimi (ne parliamo dopodomani). Un inizio di febbraio scoppiettante per gli appassionati di cinema horror, che si ritrovano con l’imbarazzo della scelta. Capisco bene che si dia la priorità a Send Help, ma il mio consiglio è di non perdere Primate per nessuna ragione al mondo.
Accade con minore frequenza rispetto a un tempo, ma ogni tanto quelle menti geniali dei nostri distributori ci mettono ancora la loro zampata creativa, e Primate, in Italia, diventa Ben: Rabbia Animale. Non commenterò oltre, perché la scelta del titolo si commenta da sé, non tanto per la sua bruttezza, ma perché toglie gran parte del senso al titolo originale, usato per sottolineare la somiglianza tra lo scimpanzé affetto da rabbia e le sue vittime, noi.

Primate è la storia del tenerissimo scimpanzé Ben che, morso da una mangusta, contrae la rabbia e si rivolta contro gli umani che lo hanno allevato come un animale domestico. Ben è molto intelligente, sa usare la lingua dei segni (il suo “papà” è sordomuto), comunica attraverso un tablet con alcune parole pre-registrate, ed è assolutamente adorabile, per i primi cinque minuti del film. Poi il virus prende il sopravvento e Ben si trasforma in una creatura differente da quella che le persone che lo hanno cresciuto conoscono. Ai protagonisti, bloccati in una villa a picco sul mare delle Hawaii, tanto splendida e lussuosa quanto isolata, non resta che rifugiarsi dentro la piscina, un po’ perché Ben non sa nuotare, un po’ perché è, appunto, idrofobo, e sperare che arrivi qualcuno ad aiutarli, perché Ben non sembra intenzionato a lasciarli andare via incolumi.
Sì, Primate è, andando a stringere, Cujo con uno scimpanzé al posto del San Bernardo e una piscina al posto della Ford Pinto. A differenza del libro di King e del film che ne è stato tratto, Primate ha però una struttura da slasher, con gli umani che vengono fatti fuori uno dietro l’altro da un Ben sempre più feroce e sempre più stratega.

In Cujo, infatti, il body count, soprattutto per quanto riguarda il film, era relativamente basso. In Primate è altissimo, perché i bersagli di Ben sono un gruppo di ragazzi che sta passando la serata nella villa di una di loro, Lucy (Johnny Sequoyah), tornata a casa per le vacanze estive con codazzo di amici al seguito. C’è un po’ di dramma familiare, giusto per riempire il già scarno minutaggio, perché la madre di Lucy è morta da circa un anno, ed era la vera proprietaria di Ben, mentre Lucy fa fatica, dopo il lutto, a comunicare con il padre e la sorella minore. Ma è davvero roba di poco conto: Primate è un proiettile ultra violento che scorre a velocità folle per 90 minuti, titoli di coda compresi, e non concede un solo istante al superfluo.
È una caratteristica tipica di Roberts, quella di andare dritto al punto: tutti i suoi film sono, se si va a sintetizzare e semplificare al massimo, film d’assedio. Che si tratti di una scuola, di una gabbia antisqualo o di una piscina, il risultato non cambia; c’è sempre qualcuno o qualcosa che tiene prigionieri i personaggi da qualche parte e vuol fare loro la pelle, ed è sempre tutto rapido, crudele, fulmineo, senza mai un momento di pausa in un’azione che scorre continua.

Essendo Roberts considerato (a torto, ma vabbè), un regista di bassa manovalanza horror, Primate può sembrare un film privo di ambizioni elevate; per i motivi che ho elencato prima, non c’è molto tempo per occuparsi del grandi temi, dato che Primate funziona proprio in quanto puro intrattenimento slasher.
E tuttavia non è proprio così, perché il film ha delle cose da dire. Non si mette a gridarle e non ci si sofferma troppo a lungo. Dopotutto siamo qui per vedere uno scimpanzé macellare la gente. Ma questo non ci impedisce di renderci conto che il vero centro del film risiede nella nostra relazione con il mondo animale, nella facilità con cui ci illudiamo di addomesticare delle creature e attribuire loro tutta una serie di caratteristiche che appartengono invece a noi, tra l’altro senza possedere gli strumenti adeguati a gestire le emergenze.
Ben non è un mostro, non è cattivo, è vittima della superficialità dei suoi umani nel controllare il suo stato di salute, vittima dell’abitudine, del falso senso di sicurezza derivato dalla familiarità.
Familiarità in questo caso accresciuta dalla somiglianza, dalla riconoscibilità dei gesti, del linguaggio, di alcuni atteggiamenti che non si possono non identificare come quasi umani. E in quel “quasi” sta tutta la differenza del mondo, il confine tra la vita e la morte.

Credo sia per questo che Primate sta avendo un successo sorprendente in patria (qui da noi è ancora presto per tirare delle somme, ma ieri sera la sala era strapiena): è uno spasso, è “sciocco”, come potevano esserlo gli animal attack di fine anni ’90, quando il genere era in piena esplosione dopo Jurassic Park, è ricco di momenti che si fermano a un millimetro dal diventare paradossali, ma danno la sensazione che il regista stia giocando con noi, ha una pletora di personaggi sacrificabili che fanno scelte non del tutto coerenti e vanno incontro a una meritata morte. Eppure riesce a toccare delle corde, nella sua semplicità, che lo rendono più interessante di quanto aspiri a essere.
C’è poi da aggiungere che, da un punto di vista tecnico, Primate è impeccabile, diretto con un classe e consapevolezza da un Roberts che diventa sempre più bravo, più scarno e più padrone della messa in scena. Sfrutta gli spazi della villa, tutta fatta di vetro, scale intagliate nella roccia, nascondigli in cui può annidarsi Ben, e la piscina come unico luogo sicuro e illuminato, con precisione geometrica. Ultimo, ma non meno importante, ha un sound design micidiale e una colonna sonora che sembra uscita da un giallo degli anni ’70 firmata da Adrian Johnston. È davvero un saggio di horror vecchia scuola che ogni tanto fa bene all’anima.

In linea con il discorso sullo sfruttamento degli animali che rappresenta il cuore del film, Roberts e la produzione hanno fatto delle scelte che dovrebbero essere prese come esempio e dovrebbero diventare lo standard per film di questo tipo: Ben non è uno scimpanzé reale e non è inserito nel film in post-produzione. È interpretato da Miguel Torres Umba, attore, mimo e stunt, che indossa il suo costume da scimmia e si carica sulle spalle tutta la credibilità di Primate, ottenendo risultati sorprendenti.
Al netto della lieve quantità di effetti visivi, ormai presente in ogni film che vediamo, persino in quelli insospettabili, tutto ciò che accade nel film è realizzato praticamente. Non solo Ben, quindi, ma anche i suoi numerosi e tanto, tanto gore, omicidi. Almeno uno ce lo porteremo dietro per tutto l’anno e credo sarà indicato da molti come morte migliore del 2026.
Insomma, Primate è un successo, da qualsiasi punto di vista lo si guardi, e sono contentissima che finalmente Roberts stia ottenendo un po’ di credito, perché si merita di stare lì tra i grandi. Fosse la volta buona.

10 commenti

  1. Avatar di Fabio

    Ciao,farò una dichiarazione forte Lucia,considerando quanto giustamente sia stimato Raimi,e quanto poco invece sia tenuto in considerazione Johannes Roberts,se “Send Help” mi ha genuinamente divertito,”Primate”..mi ha fatto volare!.Per onestà intellettuale ammetto che il filone horror degli animali assassini c’è l’ho nel cuore,al contrario dei tizi su di un’isola che mi diverte,ma non allo stesso livello degli animaloni incazzati neri.Che Roberts fosse bravo lo sapevo già,adoro il suo dittico di “47 Metri”,ma con questo suo ultimo film si è superato,non hai idea di quanto ho stretto forte la poltrona del cinema durante la visione,violentissimo,ma anche inquietantissimo,teso da togliere il respiro,una gioia di trucco prostetico e animatronica da far quasi commuovere.Che bello che ancora esistano persone che credono a questo genere,dandogli tantissima dignità,senza doverlo per forza rendere una barzelletta che non fa ridere,come alcuni hanno fatto molto di recente(vero Sony?).Guai a sottovalutare i solidi mestieranti come Johannes Roberts,sono loro soprattutto a tenere in piedi la baracca dell’industria,felice come una pasqua per il ritorno di Raimi,ma a questo giro,almeno per me,vince Johannes!.

    1. Avatar di Lucia

      Guarda, Primate ha delle cose di regia che mi sono piaciute anche di più rispetto a Send Help, però alla fine ho preferito Raimi perché lui ha uno stile che mi fa sempre impazzire. Per quanto mi riguarda, sono solo molto contenta che ci siano due horror in sala nella stessa settimana così interessanti.

      1. Avatar di Fabio

        Figurati che mi sono concesso il sabato libero con un doppio spettacolo,prima “Send Help” e poi “Primate”,non potevo chiedere di meglio,alla fine ho avuto un divertito Raimi e un Johannes che ho adorato,sono contento.

        1. Avatar di Giuseppe
          Giuseppe · · Rispondi

          Il titolo italiano è un qualcosa capace di creare code fuori dal cinema… si, code di gente che per l’appunto rimarrebbe FUORI dal cinema, respinta dalla solita, immane “creatività” dei titolisti nostrani. Fortunatamente, il film non ha nulla da spartire con loro, laddove abbiamo uno scimpanzè che sa bene il fatto suo (come dimostra di saperlo Johannes Roberts) 😉

          P.S. Condivido a mia volta la scelta “non animale” fatta riguardo al personaggio di Ben… 👍

        2. Avatar di Giuseppe
          Giuseppe · · Rispondi

          Sorry, non so bene perché ma WordPress m’ha piazzato il commento sotto il tuo…

  2. Avatar di Max

    Ciao Lucia,

    purtroppo dovrò scegliere fra questo e Raimi e al cuor non si comanda..mi è venuto in mente monkey shines di Romero. A parte il tema c’è qualche analogia / ispirazione?

  3. Avatar di Domenico Mortellaro
    Domenico Mortellaro · · Rispondi

    Dopo aver scritto di Travis che sapeva aprire il frigo – penso questo film si sia un minimo ispirato – mpom potevo lasciarmi scappare questo post. Peccato non credo arrivi in Italia.

    1. Avatar di Lucia

      È al cinema in Italia in questi giorni

  4. Avatar di Austin Dove

    il film ancora non l’ho visto e al momento non mi ispira particolarmente, ma concordo che il titolo italiano è osceno

  5. Avatar di Fabio

    Ciao Lucia, secondo me dovresti iniziare a fare delle classifiche di morti “migliori” (in senso lato) dell’anno. Quando le citi resto sempre nell’atroce dubbio se penso alle stesse o se non ci ho capito una mazza. 🙂

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