X

Regia – Ti West (2022)

Io avevo un sogno: vedere un film di Ti West in sala. Ma la distribuzione italiana esiste per distruggere i sogni delle persone perbene e, di conseguenza, X al cinema in Italia ci arriva, sì, come no.
Il 18 agosto.
Ho appreso questa cosa qualche settimana fa e ho anche aspettato, sperando in un ravvedimento improvviso, perché gettare via quello che sanno tutti essere l’evento horror più importante dell’anno a me pareva un po’ una cazzata, non so a voi. Eppure, a quando pare, non vi è stato alcun ravvedimento, anzi, persino quella data atroce pare essere sparita dai calendari, e allora io mi rifiuto di capire e mi comporto come se X dalle nostre parti non dovesse mai arrivare. Ero certa che un’uscita in tarda primavera o inizio estate sarebbe stata la cosa migliore da fare. Il 18 agosto è solo una gigantesca presa per il culo ai nostri danni e quindi no, non mi sento in colpa per averlo visto per vie traverse. Andrò di sicuro in sala semmai il film dovesse davvero apparire sui nostri schermi. Ma non sarà la stessa cosa. Proprio per niente. 

Esaurito lo sfogo, vi dico subito che X è una bestia ferocissima e, se siete stati bravi e non avete letto o ascoltato nulla al riguardo, non avete la più pallida idea di cosa vi attende al di là dello schermo. E sapete perché? Perché la nuova opera di Ti West, che torna dietro la macchina da presa per un lungometraggio dopo sei anni, non è, nonostante lo produca la A24 e lo diriga il cocco di Fessenden, un horror sofisticato (o elevated o quel che pare a voi): è viscerale e cattivo, ad altissimo tasso di puro intrattenimento da volgare macelleria, è a suo modo semplice, diretto e lineare (poi vedremo che non è così, ma procediamo con ordine) e ha un ritmo che pare scapparti via davanti agli occhi per quanto va veloce. Oppure, e questo devo ancora capirlo, è talmente bello che vorresti non finisse mai e, quando purtroppo arrivano i titoli di coda, ti sembra siano passati solo 10 minuti. 
In tutto questo, è un film d’autore. E no, non mi sto contraddicendo. Ora mi spiego. 

Racconta di una troupe improvvisata che va a girare un film porno indipendente. Siamo nel 1979 e questa armata Brancaleone del cinema per adulti, formata da due attrici, un attore, il produttore, il regista e un’assistente che è anche la sua ragazza, se ne va nel profondo Texas a fare una chiusa di qualche giorno per filmare The Farmer’s Daughter, il lavoro che, in teoria, dovrebbe tutti lanciarli sul mercato della pornografia. Ora, da un punto di vista di storia del cinema, c’è stato un momento, proprio verso la fine degli anni ’70, in cui i film X-rated non volevano dire in automatico il suicidio commerciale dell’opera in questione, anzi, semmai il contrario. Di più, per qualche anno, e sulla scia di un certo tipo di erotismo d’autore di matrice europea (vi dice niente Ultimo Tango a Parigi?) è andato di moda il cosiddetto porno-chic. Sintetizzando al massimo, era l’idea che si potesse fare pornografia e cinema “vero” allo stesso tempo. Poi tutta la faccenda è rientrata nei ranghi ed è stata normalizzata, è nato il thriller erotico e fatemi smettere altrimenti qui diventa una lezioncina che nessuno vuole sentire. 
Ti West, con X, intende raccontare proprio quel momento, breve e esaltante, una sezione nascosta della New Hollywood, un residuo illusorio e ingenuo della rivoluzione sessuale, poco meno di un istante in cui il cinema a luci rosse poteva essere sinonimo di libertà, indipendenza creativa, rottura degli schemi ed eversione. 

I protagonisti hanno affittato la dependance di una fattoria di proprietà di due anziani coniugi, non sapendo che, come in ogni horror anni ’70 degno di chiamarsi, tale, la parte più estrema e profonda della provincia americana è loro nemica e il loro destino (o di alcuni di loro. Non si fanno spoiler) è segnato dal momento esatto in cui metteranno piede su quel terreno.
Solo che West qui inverte un cliché che nasce appunto nel corso della prima ondata di New Horror e poi si consolida con lo slasher: laddove l’incontro del canonico gruppo di ragazzi con un territorio e della gente ostile segnava, semplificando il più possibile, la perdita dell’innocenza di un paese intero obbligato a specchiarsi nelle sue stesse contraddizioni, con l’avvento dello slasher e degli anni ’80, se ne svelava il lato più punitivo e reazionario: i figli della rivoluzione sessuale, se provavano a metterla in pratica, finivano squartati da un machete. In X, arrivano nella ridente campagna texana degli individui sessualmente liberi e sicuramente promiscui, ma il discorso che fa Ti West sul sesso, sulla libertà, sul diritto di disporre del proprio corpo come ci pare e piace, tiene conto di un fattore molto di rado preso in considerazione, perché persino l’horror, che i tabù li ha sempre infranti, ha avuto paura di spingersi così oltre. 

E il fattore è la caducità del tutto, quanto il concetto di libertà sessuale sia legato a quelli di giovinezza e di bellezza. Il motivo per cui si scatena l’inferno nella fattoria in cui si sta girando il film non è punitivo nel senso classico del termine. Magari lo si ammanta di un valore moralista e ipocrita, ma in sostanza se questi ragazzi finiscono per crepare malissimo uno dietro l’altro è perché i due adorabili vecchietti, e soprattutto la parte femminile della coppia, invidiano la vita che loro non possono (più) fare e che, ai tempi, non hanno potuto più fare per una morale comune molto restrittiva. 
Si tratta di un duo di villain assolutamente terrorizzanti, ma anche in grado, se ci si lascia convincere dalla particolare sensibilità di Ti West, di spezzarti il cuore il più punti, in particolare quando se ne comprendono a fondo le motivazioni, la solitudine estrema in cui si trascinano le loro esistenze, e la si mette a confronto con la gioia e il vitalismo sfrenato dei giovani protagonisti. È un contrasto che West gestisce molto bene, ed è anche il cuore emotivo del suo film. In questo senso, X è un grande horror d’autore. 

X è un film in cui si riconosce la mano di West in ogni fotogramma, ma è un West molto cresciuto e molto maturato, un West che ha appreso l’arte del senso della misura anche nel citazionismo e nell’uso dell’omaggio al cinema del passato. X non è, come The House of the Devil, un film di un’altra epoca capitato per sbaglio nella nostra, è un horror moderno, se non per ambientazione, per tematiche e stile, che tende a replicare quello degli anni ’70 solo in rarissime circostanze. Ci prende quasi in giro, il signor West, quando apre il suo film facendoci credere che stia utilizzando un formato, quando invece è soltanto un’illusione ottica. Ma che ci sia Ti West dietro la macchina da presa, alla sceneggiatura e anche, in parte, al montaggio, è evidente per chiunque conosca e ami questo regista da più di 15 anni. Lo si nota da come muove la camera, da come inquadra i volti, da come si diverte col montaggio alternato, accostando momenti diversi del film in maniera coraggiosa e significativa, da come imposta il racconto, dal modo in cui ti colpisce basso con la musica di repertorio (Brittany Snow che canta Landslide momento più poetico e intenso del 2022), e più di tutto il resto, da come dirige le attrici. E qui ha un trittico spaventoso. Oltre alla già citata Snow, ci sono Mia Goth e Jenna Ortega ormai assurte a divinità assolute del cinema dell’orrore. 
E insomma, io non ve lo dico che è un capolavoro, ma è un capolavoro. 

5 commenti

  1. Blissard · · Rispondi

    Te lo dissi che era bellissimo 😍💓
    Ti copioincollo my 2 cents:

    L’opera fin qui più matura di Ti West è una visivamente splendida tranche de vie che profuma di libertà e emana le medesime vibrazioni “trasversali” delle pellicole che cita apertamente: Non Aprite quella Porta e Quel motel vicino alla palude in primis, ma anche Non violentate Jennifer, Psycho e Debbie Does Dallas. West ha una capacità praticamente unica nel “ricreare” un’epoca senza apparire calligrafico, derivativo, manipolatore o inadeguato, e X ne è la più evidente dimostrazione: i corpi, gli spazi, i tempi, il linguaggio, persino le droghe sono quelle del 1979, non c’è un momento nel film nel quale venga meno l’impressione di stare “vivendo” quel periodo storico, anche perchè l’approccio stilistico del regista prende il meglio del cinema dei 70ies (sperimentazione narrativa, stacchi di montaggio anomali, sequenze parallele, split screen) e lo arricchisce di una sensorialità quasi “tattile”.
    E’ il desiderio il focus dell’opera, ogni personaggio anela qualcosa (soldi, fama, libertà, emancipazione, il fascino e la giovinezza perduti) e l’occhio della mdp diventa il canale preferenziale per questo incontrollabile flusso pulsionale. Sin dai tempi di The House of the Devil lo sguardo del regista è attratto dalla sensualità che si annida nei gesti quotidiani e dall’orrore che sembra trapelare dai margini dello schermo; fascinazione erotica e terrore si muovono in parallelo, come nella splendida sequenza del bagno di Maxine nel lago, quasi fossero facce della stessa medaglia, ed in tal senso è geniale l’idea di commistionare cinema pornografico, deviazioni metacinematografiche e mumblecore, slasher rurale e una delle tematiche cardine del post-horror dei 2020ies (le conseguenze dell’invecchiamento sul corpo e sulla psiche).
    Forse la parte conclusiva, che comunque regala al genere varie scene notevoli e un mini colpo di scena finale inaspettato, non è all’altezza della perfezione formale della prima ora, ma si fa veramente fatica a non considerare X uno dei migliori horror degli ultimi anni, anche per via di un cast spettacolare e di una colonna sonora da brividi.

    1. Mamma mia, io sono ancora attonita che non ci sto capendo niente e non so cosa ho visto 😀
      Però credo che, a fine anno, non credo che X avrà un solo rivale in grado di insidiargli il posto.
      Che gioia che Ti West sia tornato.

  2. Jason13 · · Rispondi

    Una recensione bellissima, dalla quale traspare tutto il tuo amore per Ti West. Ancora non l’ho visto, ma a questo punto smanio dalla voglia di vederlo. Quanto alla distribuzione cinematografica temo che il discorso sia più ampio e stia conducendo al tramonto delle sale cinematografiche in favore dello streaming. Ovviamente in Italia, Paese in cui la sala la si frequenta meno che altrove, il processo sembra essere più rapido. Se poi parliamo di horror, nel nostro Paese l’abitudine (pessima) di distribuire gli horror ad agosto indica il disprezzo che gli stessi distributori hanno verso il loro prodotto.

    1. Innanzitutto grazie: quando scrivo di autori o film con cui sento un legame particolare, mi trovo sempre in difficoltà per troppo amore 😀
      Sulla distribuzione, non saprei, nel senso che a distribuirlo è la Midnight Factory, e loro sono specializzati in horror, non dovrebbero nutrire quel disprezzo che nutrono altri tipi di distribuzioni più tradizionali.
      Io credo che, in questo caso, sia un problema di slot liberi nella catena distributiva. Ma potrei sbagliare.

  3. Giuseppe · · Rispondi

    1) Mi fa piacere che Ti West sia tornato davvero (lo aspettavamo tutti), come si evince pienamente dalla tua appassionata recensione 😉
    2) Le sempre più frequenti “perle” di cotanta lungimirante distribuzione mi fanno sentire sempre meno in colpa nel dover adottare vie traverse per riuscire a vedere un film…

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