Horror Anni 00: Wendigo

Regia – Larry Fessenden (2001)

Come promesso, cominciamo un viaggio che, credo, durerà molto a lungo: ho selezionato più di 100 horror del primo decennio del XXI secolo, tra strane anomalie non in linea con lo stile del periodo e film che invece sono rappresentativi di una concezione di cinema dell’orrore che adesso ci appare preistorica. Alla fine, c’è un po’ di tutto: ghost story, slasher, monster movie, horror psicologici e il caro vecchio torture porn, a dimostrazione del fatto che, nonostante ci appaia tale a posteriori, l’horror di quel momento storico non è stato un monolite e ci sono tantissime perle dimenticate che vale la pena riportare a galla dalle sabbie mobili della memoria. Avevo detto che il primo film sarebbe stato Frailty, ma mi sono sbagliata: ce ne sono almeno un altro paio che lo precedono e meritano la nostra attenzione. Cominciamo quindi con Wendigo, perché Larry Fessenden è un personaggio che incontreremo parecchie volte nel corso di questo viaggio, e perché è importante partire proprio con l’uomo che l’horror indipendente come noi oggi lo intendiamo se lo è praticamente inventato da solo una ventina d’anni fa e spicci.

Se Cassavetes avesse mai girato un horror, molto probabilmente sarebbe stato molto simile a Wendigo, se non come tematiche e ambientazione, di certo come messa in scena e approccio da battaglia. Il primo film di un certo peso di Fessenden, quello che lo ha portato all’attenzione della critica e di una fetta un po’ più ampia di pubblico rispetto ai suoi esordi dei tardi anni ’90, è una piccola storia quotidiana che, a un certo punto, rivela di essere un film dell’orrore, ma starebbe in piedi come spaccato di vita familiare anche senza il ricorso al soprannaturale, che si presenta in punta di piedi, quasi si vergognasse di rubare spazio alla vicenda umana, e tuttavia la completa e la dà un senso. 
George (Jake Weber), Kim (Patricia Clarkson) e il loro figlio Miles (Erik Peter Sullivan) sono in viaggio per andare a passare il fine settimana nella casa in montagna gentilmente prestata da una coppia di amici. Lungo la strada investono un cervo e hanno un alterco con tre cacciatori che al cervo volevano sparare. Soprattutto uno di loro, Otis, dà la colpa a George di aver spezzato, a causa dell’impatto, il corno di un animale. La cosa pare finire lì quando arriva il carro attrezzi e i nostri possono raggiungere la loro destinazione, ma avrà ovviamente delle ripercussioni sull’intero weekend. 

Vi chiederete a questo punto cosa c’entri il wendigo, lo spirito dalla fame insaziabile dei nativi. C’entra perché, nel momento in cui Miles riceve una statuetta che rappresenta lo spirito da un personaggio che pare non esistere, il bambino comincia ad avere delle strane visioni e dei presentimenti. Quando poi, mentre lui e il papà si stanno divertendo sullo slittino, qualcuno spara a George ferendolo gravemente, forse il wendigo è l’unica speranza che rimane a Miles. 
Dico forse perché Fessenden non scioglie il nodo sull’esistenza o non esistenza dello spirito fino agli ultimissimi minuti, ed è coraggioso a scioglierlo in maniera inequivocabile, perché in un horror dall’impostazione così “d’autore”, mantenere l’ambiguità avrebbe potuto giovare al prestigio dell’opera. Si sa, soprattutto una ventina di anni fa, il ricorso al soprannaturale esplicito è una cosa disdicevole, mentre l’horror di natura psicologica ha dalla sua una patina di rispettabilità che lo ha sempre salvato dall’essere solo spazzatura. 

Qui, invece, gli spiriti della foresta sono belli svegli e presenti, non sono frutto della fantasia suggestionabile di Miles che sarà pure un bambino un po’ insicuro, facile allo spavento e con un rapporto un po’ problematico con una figura paterna troppo stressata per stargli davvero vicino, ma tutte queste cose non servono a Fessenden per mettere in dubbio che vede o sente; al contrario, sono canali di comunicazione con un mondo altro, che vive tra gli alberi e la neve e gli va in soccorso, anche se a modo suo, dispensando giustizia senza curarsi troppo delle conseguenze: dopotutto, è un’entità che non è mai sazia, è furiosa e, una volta scatenata, non è suo costume andare per il sottile.
Il film è narrato da due punti di vista ben distinti, quello terreno degli adulti, che vedono solo una faida scatenata per futili motivi e dalla conseguenze imprevedibili, e quello di Miles, che al contrario ha una prospettiva magica sul reale ed è quindi più ricettivo nei confronti dei suoi aspetti straordinari. 

Non solo, ma Miles coglie anche la deturpazione dei luoghi che i suoi genitori sembrano ignorare o accettare come una parte essenziale e inevitabile del paesaggio. Il film è girato non distante da New York, e i protagonisti sono newyorkesi: George è un fotografo pubblicitario, Kim una psicoanalista e, per entrambi, anche arrivare nei dintorni della loro città è come approdare in una qualche terra selvaggia e inospitale. Per non parlare del loro primo incontro con gli abitanti del luogo: tre bifolchi che, appena li vedono, gli puntano addosso i fucili e li accusano di aver rovinato la loro battuta di caccia. Ciò che traspare dagli atteggiamenti dei personaggi, e dal loro rapporto con l’ambientazione, è che siano tutti troppo presi dalla loro rabbia per rendersi conto di ciò che li circonda. Persino Kim, la più equilibrata tra i due, ha uno scatto d’ira spaventoso durante l’incidente con i cacciatori. Tutto, nel film, gioca a dare al pubblico l’impressione che, se soltanto si fermassero un istante ad ascoltare e a guardare, forse la tragedia non si verificherebbe. 

La furia del wendigo è già attiva da prima che Miles, inconsapevolmente e involontariamente, lo evochi, è una furia sedimentata su ogni albero tagliato o cervo abbattuto e macellato, sui casermoni industriali che spuntano sulla neve come pustole, sulle orme degli pneumatici dei pick-up che portano i cadaveri degli animali uccisi, guidati dai loro assassini. Quasi come in un eco-horror, basta una scintilla e il furore si scatena. Non credo che Wendigo, come molti altri horror che utilizzano delle mitologie rubate ad altre culture e quindi non capite fino in fondo, usi lo spirito insaziabile in maniera strumentale; al contrario, ne coglie la natura imperscrutabile, non cerca di renderlo comprensibile, ma lo presenta come una forza che agisce al di là della prospettiva umana e che soltanto Miles percepisce, seppure con molta confusione e terrore, in tutta la sua potenza. 
Per questo si tratta di un film incredibilmente suggestivo, che magari mostra un po’ la corda quando si tratta di mostrare la creatura, dato il budget molto basso, ma rimane impresso nella mente di chi lo ha visto, per non dimenticarsene più, soprattutto l’ultimo sguardo di Miles prima dei titoli di coda.

8 commenti

  1. Non ne avevo mai sentito parlare. Sono rimasto davvero molto colpito da questa recensione e dall’approcio adottato dal film per parlare dello spirito del wendigo. Devo recuperarlo assolutamente.

    1. Come tantissime altre cose belle, lo trovi su Tubi!

      1. Grazie ancora!

  2. Fabio · ·

    Film insolito ma di grande fascino,d’altronde Larry Fessenden è sempre stato una garanzia,un vero peccato che pochissimi dei suoi film sono giunti a noi! Sempre intrigante la figura del “wendigo”,a mio gusto personale il miglior film su questa sfuggevole entità rimane quello di Antonia Bird,ma di certo anche questo è assolutamente meritevole!

  3. Per divertimento mi sono fatto una lista anch’io del primo decennio e inaspettatamente ho superato i 200 (molti non me li ricordo, ma so che li ho visti). Non me lo aspettavo. Ci sono in effetti delle belle bombe disseminate in quegli anni. E… questo Wendigo non lo conoscevo neanche! Sarà un bellissimo viaggione!

    1. 200? Ma peggio di me! 😀

      1. Ma non me ne ricordo neanche la metà. Poi, se dovessi parlarne, si ridurrebbero ancora 🙂
        Però, insomma, se ci ci penso: Ginger Snaps, The Woods, Jennifer’s Body, The Host, The house of the devil, Black Ship, Shaun of the dead, Land of the dead, Joshua, Trick r treat, The mist, Jeepers Creepers, The hole, Session 9, Darkness, 28 giorni, 30 giorni, The ring, Dog soldiers, Eden lake…
        Insomma… figata!

  4. Giuseppe · ·

    Fessenden mi sembra un ottimo inizio per questo nuovo viaggio, decisamente 😉
    E, a proposito di perle dimenticate che vale la pena riportare a galla dalle sabbie mobili della memoria, credo proprio mi tocchi farlo con Wendigo non ricordando più se l’abbia già visto o no…

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