I Remake del 2000: My Bloody Valentine

Regia – Patrick Lussier (2009)

Dall’unione tra la mania dei remake e quella per il 3D nasce My Bloody Valentine. Se la seconda ha avuto vita molto breve, la stessa cosa non si può dire della prima, che, profondamente modificata, nella nomenclatura (oggi si fanno reboot e legacy sequel) e nella sostanza, ha resistito fino ai giorni nostri e credo resisterà per sempre.
My Bloody Valentine è stato il primo film di categoria R a poter godere della tecnologia 3D e ad avere, di conseguenza, una distribuzione capillare, in patria e all’estero. Non costa tantissimo: 14 milioni di dollari molto ben spesi, ma ne incassa 119. Se vi fate due conti, si tratta di cifre impressionanti. 
A dirigere c’è Patrick Lussier, un nome che forse dovrebbe farvi suonare qualche campanello: è stato il montatore di Craven a partire da New Nightmare. Sì, ma montato tutti i film della saga di Scream, tranne il quarto, perché all’epoca delle riprese stava girando il suo Drive Angry (anche quello in 3D). My Bloody Valentine non è il suo esordio, ma è la sua prima produzione importante. Possiamo dire che gli è andata bene.

Come molti horror girati o convertiti in 3D a esso successivi, My Bloody Valentine soffre moltissimo del fatto di essere stato concepito e realizzato al servizio di quella tecnologia. Di solito dovrebbe essere il contrario, ma se ricordate analoghi esperimenti col 3D degli anni ’80, lo sapete già che è sempre stata consuetudine, nell’horror, e nel cinema commerciale più in generale, puntare tutto sugli stratagemmi più sensazionalisti.
E così, il 3D, che in teoria dovrebbe essere utile soprattutto per dare al film una maggiore profondità di campo e far sentire lo spettatore immerso nell’ambientazione, qui è usato nel modo giusto solo in parte e solo in alcune sequenze. Per il resto del tempo, ci si limita a tirare roba in faccia al pubblico. Non solo il celeberrimo piccone dell’assassino vestito da minatore, ma qualunque cosa, con una particolare attenzione per le parti del corpo umano strappate via nel corso degli omicidi: occhi, mascelle, teste, frattaglie e litri e litri di sangue. In altre parole è un film che, visto in sala 12 anni fa, poteva fare anche la sua figura; visto a casa, è il corrispettivo estetico di uno spettacolo di fenomeni da baraccone: datato, stanco, in disuso. 

Ciò premesso, non è affatto tutto da buttare. Per alcuni addetti ai lavori, si tratterebbe addirittura del miglior remake dell’epoca. Non per me, però è un’opinione che rispetto: My Bloody Valentine gestisce l’operazione rifacimento nella maniera giusta, lasciando sostanzialmente invariato lo scheletro del racconto, ma alzando il volume a mille e spingendo l’acceleratore oltre il massimo consentito. Se già l’originale, per i parametri del 1981, era violento, qui si sfrutta la categoria Restricted forzandone quasi i limiti. Soltanto il massacro iniziale alla miniera ha un body count dieci volte più elevato rispetto al predecessore. Anche lì, gli effettacci sono pesantemente condizionati dal ricorso sconsiderato al 3D, ma la vittima con la faccia tagliata a metà dalla vanga vale, da sola, il prezzo del biglietto. 
Lussier, inoltre, è uno che lo slasher lo conosce molto bene, e parlo non tanto da un punto di vista narrativo, quanto tecnico. Da montatore, ha appreso il ritmo del genere, e da regista applica la lezione, così che il suo film fila via così rapido da non permettere di soffermarsi troppo a rifletterci sopra e scoprire così delle magagne di sceneggiatura abbastanza pedestri, a voler essere gentili. Dopotutto, Lussier lavora con ciò che ha a disposizione, e cerca di tirarne fuori il meglio, dovendo fare i conti con le esigenze produttive già descritte sopra, e con una scrittura che mutua il colpo di scena finale dal film del 1981, ma ci aggiunge troppe cose perché riesca a stare in piedi. 

Ma parliamone, di questa sceneggiatura, già che ci troviamo qui: l’ha scritta Todd Farmer, e i più attenti tra di voi sapranno subito associare il nome a Jason X. Sì, lo ha diretto lui, sì lo amiamo, sì, ne ha parlato Zia Tibia in momenti dell’anno decisamente migliori di questo. Eppure, pur con tutto l’affetto nei suoi confronti, non si può dire che Farmer sia un grande scrittore. My Bloody Valentine, quello del 1981, funzionava perché la metteva giù semplice. Farmer complica tutta la situazione, forse perché è convinto che il pubblico già sappia come va a finire e allora cerca in tutti i modi di depistarlo, facendo tuttavia grossi danni. La vicenda, sulla carta estremamente lineare, diventa contorta: c’è il triangolo amoroso tra la final girl (qui interpretata dalla sempre splendida Jamie King), il suo ex (quel cane, e lo dico da fan di Supernatural, di Jensen Ackles) e il suo attuale marito (Kerr Smith), che però la tradisce con una ragazza molto giovane, e la mette pure incinta. Entrambi i personaggi maschili sono due stronzi egocentrici dalla testa ai piedi, roba che se il film fosse finito con King che li mandava al diavolo entrambi, ci sarebbero stati gli estremi per gridare al capolavoro. Purtroppo non andrà così, perché l’horror degli anni ’00, a parte rare eccezioni, è normativo che più normativo non si può, e alla fine è tutto perdonato: la mogliettina torna dal maritino fedifrago e l’amante muore malissimo. 

C’è tutta una vicenda confusissima alle spalle, che in parte pesca dall’originale, in parte è materiale nuovo, ma non si capisce bene dove voglia andare a parare. Per esempio, le cause dell’incidente in miniera, motivo scatenante degli omicidi del primo film, erano chiarissimi, risolti in tre inquadrature e a prova di idiota. Qui è tutto confuso, tutto lasciato nel vago, non si sa per quale motivo. E poi ammettiamolo: la rivelazione dell’identità del killer, che scricchiolava nel 1981 ma era tutto sommato accettabile, nel 2009 diventa una vera e propria truffa ai danni dell’ignaro spettatore. 
Insomma, My Bloody Valentine è un edificio pericolante, puntellato dalla buona volontà di un regista in gamba e di un’ottima attrice molto a suo agio nel cinema di genere. 

Con film come questo, ho sempre un rapporto conflittuale, reso ancora più complicato da un certo grado di senso di colpa: io, a vedere My Bloody Valentine, mi diverto un mondo, pur sapendo che si tratta di uno slasher molto sciocco e dozzinale. Non è il motivo del senso di colpa: fosse l’unico slasher sciocco e dozzinale, non esisterebbe proprio lo slasher, però nel caso di My Bloody Valentine, al di là della stupidità generalizzata ed eretta a sistema, c’è anche il trionfo assoluto del male gaze, una roba che in confronto le timide nudità degli anni ’80 sono filmati educativi. 
Da un lato, tutta la mia stima va all’attrice Betsy Rue, che si fa un’intera scena completamente nuda correndo sul brecciolino coi tacchi alti, e io difficilmente ho visto qualcosa di più eroico nella mia intera esistenza; dall’altro, ecco il senso di colpa, perché è una sequenza girata alla grande, tesissima, sanguinosa e con un incedere micidiale, e non posso fare a meno di apprezzarla. Ma poi penso a cosa sono stati gli anni ’00 in termini di rappresentazione e a come quella scena riesca a fotografarli come poche cose al mondo: una poveraccia nuda che scappa da un killer che alla fine la ammazza a picconate. 

Quella che stiamo cercando di analizzare, attraverso uno dei suoi tratti distintivi, la pratica del remake, è stata un’epoca della storia dell’horror contraddittoria e confusa, come tutte le fasi di passaggio: con il genere tornato saldamente nelle mani dei produttori, quasi ogni film segue una formula prestabilita, e spesso sta alla bravura o alla creatività o ancora, all’indipendenza del regista di turno cercare di piegare questa formula alle proprie esigenze; lo vedremo a breve con un altro remake, uscito lo stesso anno di My Bloody Valentine tra l’altro, che ci si può attenere in maniera scrupolosa alla cianografia dell’horror anni ’00 e, allo stesso tempo, farne una satira spietata e consapevole. Ma non è questo il caso e non è questo il regista. Lussier è un ottimo tecnico e, con il materiale a disposizione, fa un lavoro egregio. Possiamo divertirci a guardare My Bloody Valentine essendo consapevoli di ciò che è: non un insulto all’umano raziocinio come Black Christmas, ma di certo non il remake migliore degli anni ’00. 

14 commenti

  1. Patrick Lussier come regista non mi ha mai detto niente,il suo San valentino di Sangue 3D a parte lo splatter era una vera scemenza ma senza il divertimento che speravo di ottenere da un simile soggetto,eppure con mia grande sorpresa mi ha donato l’amatissimo(da me)”Drive Angry 3D”,quanto mi piacevano Nicolas Cage e Amber Heard(sempre bellissima!) come coppia di protagonisti,e almeno sempre secondo me il William Fichtner migliore che io ricordi,bellissimo il suo personaggio,una follia davvero degna di “Jason X”,per non parlare della visione dell’inferno che il film offriva,una prigione comandata da un profondo e molto colto “Diavolo” che non sopporta i satanisti che sacrificano pargoli in suo onore,la pistola “Spegni-Anime”(la voglio anche io!),eeh niente perdonami Lucia se ho dedicato solo tre parole in croce al film del tuo post,e 100 altre su Drive Angry,ma vado davvero fuori di testa con quel film! Mi piacerebbe molto sapere se anche a te piace,un salutone ciao ciao!!.

  2. Non era un remake malaccio, questo è vero. Sapeva intrattenere e aveva qualche scena riuscita però certe scene realizzata appositamente per il 3D non funzionano tanto. Come hai giustamente detto tu, il film non si deve piegare al 3D ma viceversa.

  3. Perfetta la tua analisi.
    Io lo vidi al cinema e fu la prima volta in 3d, quindi il ricordo è ammantato da affetto, e mi divertii non poco, complice una comitiva ben predisposta.
    Ribeccato in tv anni dopo, ho cambiato canale dopo neanche 15 minuti

    1. Certe volte non mi pare vero che siamo andati al cinema a vedere un film che si chiama San Valentino di Sangue 3d.
      Eppure lo abbiamo fatto, e con entusiasmo! 🤣

  4. io che sono gggiovane, lo ho sempre visto in tv e per me ha sempre fatto la sua porca figura; trasmette un minimo di ansietta anche ora

    sempre piaciuta l’estetica del killer e la sequenza del supermercato, con lui che si protende verso la protagonista!

    cmq concordo, il tipo che fa il killer non è propriamente espressivo e in Supernatural lo batte sia in recitazione sia in estetica il coprotagonista; agree?

    1. Agree totalmente. Padalecki non è il massimo ma in confronto al suo collega è De Niro.

  5. L’ho visto ma non me lo ricordo molto… Mi piacciono però queste analisi che fai in modo “pulito” da sensazionalismi (infondo non abbiamo un ricordo proprio entusiasmante di quegli anni di remake): è bello poter vedere tutti gli aspetti di un film (positivi e negativi) con serenità e riuscire a goderselo consapevoli di questi aspetti.

    Ora so che sparo una bomba: di Black Christmas remake personalmente ho un ricordo tutt’altro che negativo, ma l’ho visto in lingua, senza tagli e, preso a sé rispetto a quello prima e quello dopo l’ho trovato un discreto massacro, molto bello da vedere, marcissimo e con dei focus diversi dagli altri due (almeno: me lo ricordo così – poi ci sono pure due attrici a cui sono molto affezionato e forse non sono obiettivo…)

    Ho sbirciato la filmografia di Lussier e devo ammettere che Drive Angry mi ha divertito un botto (il Contabile è… geniale) e che Trick mi è piaciuto tantissimo (tanto che l’ho visto due/tre volte).
    Besos!

    1. Io amo Mary Elizabeth Winstead e Kathy Cassidy, ma proprio con Black Christmas non ce la faccio. L’ho visto per loro, quando lo rivedo lo faccio per loro. Ma i personaggi che interpretano sono troppo squallidi e mi viene male 😅

      1. Ci sta, soprattutto se a più visioni le tue impressioni sono state confermate!
        Kathy Cassidy? Ma allora le attrici a cui essere affezionati sono 3… 😉

        1. Eh sì, Kathy Cassidy è la final girl del film.
          Poi c’è proprio una parata di attrici degli anni ’00 lì dentro.

          1. Anastasia · ·

            Io la Cassidy la trovo inespressiva, vedendo Arrow me lo conferma

  6. Harvester_Of_Sorrow · · Rispondi

    Dai comunque non si può preferire Padalecki ad Ackles, è una roba che mi fa formicolare il braccio e toglie il respiro!

    1. Sono due cani maledetti per i quali nutro un’enorme simpatia

      1. Grandi attori forse no, ma attori simpatici di sicuro sì 😉

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