Eco-Horror: Phase IV

Regia – Saul Bass (1974)

L’eco-horror è un filone di non facilissima identificazione perché pieno di sfumature. Se la formula standard è quella della natura che, stanca di essere bullizzata da noi, ci dimostra quanto sia facile cancellarci dalla faccia della terra, come uno strato di sporco incrostato sui fornelli del gas, ciò può avvenire in tanti modi diversi, per tante motivazioni diverse e con significati ed esiti diversi. L’eco-horror non è sempre eco-vengeance, e non tutti i film ascrivibili alla categoria animal attack sono a loro volta eco-horror, o vedono gli animali ergersi a simbolo dei nostri peccati ed errori. A volte, l’eco-horror è pura e semplice exploitation. Non so se qui tratteremo film come Wild Beasts o Day of the Animals, ci devo pensare a lungo per ragioni personali ed etiche.
Detto ciò, quasi tutti gli eco-horror hanno in comune un elemento, ed è fondamentale perché se lo sottrai all’equazione, non si può più parlare di eco-horror: ridimensionano fortemente il nostro posto nel mondo. Pochi film affrontano la questione del ridimensionamento (e riposizionamento) dell’umanità come Phase IV.

Il film è l’esordio del grafico Saul Bass, un nome che magari non vi dice nulla, ma se avete visto e ammirato i titoli di testa di West Side Story o Quei Bravi Ragazzi (tra gli altri), dovete ringraziare lui. Dopo aver lavorato per decenni a locandine, loghi e titoli, Bass dirige un documentario di 25 minuti, Why Man Creates, che gli fa vincere l’Oscar e rappresenta il suo biglietto d’ingresso per una carriera da regista. La Paramount è il fortunato studio che lo accalappia prima degli altri; è il 1973 e siamo in piena era della Hollywood dominata dagli autori. Bass può sostanzialmente fare ciò che vuole, e lui sceglie uno strano ibrido tra i B movie anni ’50 e la fantascienza per persone serie e perbene sull’onda di 2001: Odissea nello Spazio. Sarà una catastrofe. Phase IV incasserà pochissimo e verrà anche trinciato dalla critica che si accanirà in particolare su due cose: l’insufficiente mole di informazioni date dal film allo spettatore, e una fotografia considerata da più parti “sciatta”. 

Phase IV comincia con una voce fuori campo che racconta in maniera molto vaga di un evento cosmico a proposito del quale sapremo poco o nulla, ma non ha importanza perché ciò che ci interessa sono le sue conseguenze: le formiche di un luogo sperduto nel deserto dell’Arizona hanno cominciato a comportarsi in maniera strana, sembrano comunicare tra loro, anche tra specie diverse, a un livello mai visto prima, eliminano sistematicamente i loro predatori naturali, attaccano i mammiferi, distruggono le abitazioni, costruiscono delle strane forme geometriche e fanno addirittura i cerchi nel grano. Il governo statunitense invia due scienziati sul posto, a cercare di capirci qualcosa. Quelli si chiudono in un laboratorio, e il loro studio si trasforma gradualmente in un assedio prima, e in una guerra poi. Contro le formiche. Non formiche giganti come in Them, semplici, minuscole e adorabili formichine super intelligenti e decise a scalzarci dal nostro ruolo di specie dominante. O forse no, ma per capire di cosa sto delirando, dovrete vedere il film. 

In teoria, i protagonisti del film sarebbero i due scienziati, più un terzo personaggio che si aggiunge in seguito, una giovane donna unica superstite di un ferocissimo attacco di formiche alla fattoria dove viveva con la sua famiglia. In pratica, è un film che di protagonisti non ne ha, a cui di fondo manca l’elemento umano come mezzo per generare empatia. I due scienziati e la loro ospite sono lì soltanto in qualità di funzioni narrative: servono a portare avanti la storia, attraverso i loro occhi vediamo quanto sono diventate intelligenti, organizzate e potenti le formiche, e almeno uno di loro ha una parte ben definita nel piano degli insetti (sì, hanno un piano). Si potrebbe dire che qui, se ci sono delle protagoniste, sono proprio le formiche, intese come mente alveare in grado di comunicare, elaborare complesse strategie, adattarsi per sopravvivere e dimostrare ai due bipedi chiusi nel loro laboratorio che basta togliere loro l’aria condizionata per mandarli ai pazzi. I due scienziati sono caratterizzati in maniera così semplicistica, e la giovane donna è così priva di personalità, da spingere lo spettatore a tifare per le formiche tutto il tempo. Io capisco se la critica ha giudicato questo distacco e questa mancanza di prossimità emotiva con i personaggi umani un difetto del film, ma io credo si tratti di una scelta ben precisa da parte di Bass e dello sceneggiatore Mayo Simon, che qualcosina in ambito di fantascienza l’ha pure fatta. 

Non fu una produzione semplice, quella di Phase IV: a parte i continui scontri tra Bass e la Paramount e i ritardi sulla tabella di marcia, c’erano delle difficoltà oggettive nel filmare degli esseri minuscoli e farli “recitare”. Molto spesso, si tratta di ottimi effetti speciali; a volte sono mere illusioni ottiche; altre ancora, tuttavia, fu necessario riprendere le formiche dal vero. A questo scopo arrivò sul set il fotografo Ken Middleham, che già aveva preso parte, girando tutte le sequenze documentaristiche con gli insetti, a un film di cui prima o poi in questa rubrica ci toccherà parlare, ovvero The Hellstrom Chronicle. Perché vi rendo partecipi di questi dettagli tutto sommato superflui? Ma perché la critica ha espresso un’opinione, in merito alle scelte fotografiche di questo film, sbagliata: non ha le luci e i colori che di solito attribuiamo in automatico alla fantascienza, ha quelle di un documentario; non è una fotografia sciatta, è una fotografia naturalista: l’approccio scelto da Bass è cerebrale e privo di coinvolgimento, e le scelte estetiche riflettono, per forza di cose, quelle narrative. L’anima da artista visivo di Bass viene fuori in tutte le sequenze ambientate nella colonia di formiche, in quelle che riguardano i monoliti in mezzo al deserto, nei montage psichedelici che mostrano l’organizzazione e l’efficienza geometriche degli insetti contrapposta alla confusione tutta umana. 
Ora preparatevi a un ultimo paragrafo di SPOILER, anche se si tratta di un film del ’74. 

L’eco-horror è spesso considerato un sotto-genere virato al pessimismo. Secondo all’eco-horror c’è solo l’apocalittico e spesso, anzi, i due fenomeni si presentano contemporaneamente. Ora, considerando che la fase quattro del titolo porta alla fine dell’umanità così come siamo abituati a conoscerla, il film di cui parliamo oggi è un eco-horror parecchio pessimista, almeno sulla carta. 
Solo che non lo è. 
Le formiche vincono la loro guerra, sia chiaro, siamo spacciati dal minuto numero uno. Ma il loro obiettivo non è la nostra estinzione, non ci vogliono annientare, vogliono che noi ci adattiamo a loro, vogliono farci diventare parte del loro mondo. 
I due personaggi umani superstiti si lasciano assimilare e ciò che accadrà nel futuro è abbastanza nebuloso, ma non per forza tragico. Per fortuna ci è stato risparmiato un seguito distopico con la dittatura degli uomini-formica. Forse non è stato un male l’insuccesso del film al botteghino. 
Questa conclusione vaga e lasciata all’interpretazione libera dello spettatore può anche essere vista come il simbolo di quel riposizionamento di cui parlavamo all’inizio del post: se l’eco-horror mette in discussione il posto che occupiamo nel mondo, Phase IV già agli albori del genere, porta il discorso alle sue estreme conseguenze. Cambiare, trasformarsi, trovare una dimensione differente per non morire, è il senso ultimo (credo) del film. 
Mancando di castastrofismi e di spettacolarizzazione, con il suo ritmo lento, la sua natura sperimentale, Phase IV non avrebbe mai potuto sfondare tra il grande pubblico, neppure negli anni ’70. È tuttavia diventato, nel corso degli anni, un piccolo cult e ha i suoi proseliti anche tra i registi di fantascienza contemporanei. Non dico che non sia una visione faticosa, ma ne vale la pena, perché è davvero un’opera unica nel suo genere e, se si vuole capire qualcosa dell’eco-horror, è un imprescindibile punto di partenza. 

5 commenti

  1. Un film davvero bizzaro che conobbi anni fa per puro caso fra le mie letture cartacee,in quel caso dovetti ringraziare uno dei tanti dossier della rivista Nocturno,che parlava proprio di questo film che ignoravo completamente! Direi che se qualcuno lo vedesse e lo trovasse noioso gli direi che e comprensibilissimo,in fondo un film come Fase IV non partiva certo con l’intento di interessare a tutti,riflessioni si,affascinante anche ma di certo considerarlo intrattenimento sarebbe un errore,insomma un’opera per pochi e che abbiano la giusta pazienza di stare dietro alla suo ritmo narrativo estremamente pacato,degno di interesse! Ciao ciao😺

  2. Bellissimo, l’hai segnalato qualche anno fa e mi sono precipitato a vederlo. Inutile dire che siamo sulla stessa linea nella valutazione, come dimostra ciò che scrissi all’epoca:

    Appassionante e cerebrale slow-burner che mette in scena una spietata guerra tra l’ingegno umano e l’organizzazione delle formiche, girato con piglio documentaristico (alla Hellstrom Chronicles, per intenderci) ma al contempo figurativamente straordinario, soprattutto per merito delle riprese entomologiche di Ken Middleham.
    Tra inevitabili metafore politiche (lo strutturato mondo degli insetti potrebbe far riferimento alla Cina comunista) e denunce della hubris umana e della spietatezza della scienza, sorprende in particolar modo come un andamento molto “british”, tutt’altro che sostenuto (e che, a dirla tutta, rende un po’ faticosi i primi 20 minuti) possa generare un tale livello di tensione. Alcune sequenze, poi, sono quasi poetiche nel ribaltare la prospettiva antropocentrica tipica dei prodotti del genere “animali assassini”: le formiche sono le vere protagoniste della vicenda, con gli umani a recitare la parte degli antagonisti.
    D’obbligo notare come i tentativi di comunicazione interspecie possano avere influenzato una delle trovate più intriganti di Incontri ravvicinati del terzo tipo

    1. La sincroinicità di aver pensato entrambi alle Cronache di Hellstrom ❤

  3. Ohh, almeno questa volta posso continuare a leggere il post fino alla fine, senza paura di incorrere in spoiler, considerato che Phase IV lo vidi per la prima ma non certo unica volta nei lontani ’80 e mi intrigò da subito con quello stile lento e documentaristico… Una visione faticosa? Per chi si aspetta un eco-horror sulla falsariga di Wild Beasts e Day of the Animals (o altri titoli ancora che non siano propriamente interessati a fornire al pubblico grossi spunti di riflessione) credo crei di sicuro più di qualche difficoltà. Di certo è un’opera affascinante, dove gli esseri umani, lungi dall’essere soggetti attivi, appaiono come un mero oggetto di esperimenti portati avanti da formiche a cui un misterioso fenomeno cosmico ha donato sia un’intelligenza che uno scopo superiore (e qui l’influenza di 2001: Odissea nello Spazio mi pare non trascurabile), cose tali da portarci verso un finale molto meno prevedibile di quanto si potrebbe pensare… e che, come tutto il resto di Phase IV, non dev’essere evidentemente andato incontro alle aspettative del pubblico pagante.
    P.S. Una fra le scene che mi sono rimaste più impresse è senz’altro quella in cui le formiche si sbarazzano della mantide (e il modo in cui lo fanno)…

    1. Mio Dio, la sequenza della mantide è pazzesca. Ancora oggi mi domando come siano stati capaci di girarla. Pazzesca.

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