Fear Street Parte 1: 1994

Regia – Leigh Janiak (2021)

È con grande gioia e un pizzico di emozione che vi annuncio l’arrivo dell’unico vero erede di Scream.
Sembra quasi fatto apposta perché ne abbiamo parlato parecchio in questo ultimo paio di mesi: è possibile fare con lo slasher del XXI secolo quello che fece, 25 anni fa, Wes Craven, soprattutto alla luce dell’impatto enorme avuto da Scream sull’intero filone, e di un’influenza che si sente in qualunque slasher uscito dal ’96 in poi?
Ma cosa ha fatto, esattamente, Craven (coadiuvato da Williamson)?
Ha presto un sotto-genere che era diventato un accumulo di stereotipi e li ha disinnescati uno a uno. Questa è la versione breve. Per la versione lunga, avete 10 anni di articoli di blog a cui fare riferimento, più qualche milionata di dotti saggi presenti in rete.
Il problema è che poi lo slasher fatto alla maniera di Scream è diventato, a sua volta, un accumulo di stereotipi. E oggi sono quelli che vanno disinnescati: il post o meta-slasher andava, in un certo senso, smontato e rimontato. Ci sono stati dei tentativi precedenti, anche riusciti, come lo splendido The Final Girls, ma dove brillava il risultato, mancava l’impatto.
Happy Death Day e il recente Freaky possono essere considerati altri tentativi più o meno validi, ma non so se ci avete fatto caso: parliamo di commedie, non di horror; al massimo parliamo di horror-comedy. Scream era un horror serissimo con qualche elemento di alleggerimento comico, ed è questa serietà nel far paura allo spettatore che, a mio avviso, è mancata nei vari emuli post 2000 di Scream, ovvero in tutti quei film impostati su un meccanismo di riflessione consapevole sul genere, quasi che, dopo averne portato alla luce il funzionamento, lo slasher potesse esistere solo in veste di commedia o, peggio, parodia.

Fear Street è una serie di tre film, in uscita a scadenza settimanale in questo mese di luglio, tratta dai romanzi di R.L. Stine, più famoso in Italia per Piccoli Brividi. I libri di Fear Street erano rivolti a un pubblico più adulto e smaliziato rispetto a Piccoli Brividi. Lo si potrebbe definire horror young adult, se non fosse che il tasso di violenza e crudeltà era di gran lunga superiore a qualunque young adult su cui abbiate messo le mani di recente. Il termine migliore per incasellare Fear Street è, molto probabilmente, teen horror, ove le due componenti, quella adolescenziale e quella horror sono ben bilanciate, senza che una prevalga mai sull’altra.
A dirigere l’intera trilogia troviamo Leigh Janiak, data per dispersa dalle parti del 2014, dopo averci regalato uno dei migliori horror indipendenti della scorsa decade, Honeymoon. Non potete immaginare quanto io sia felice di vederla al timone di un progetto così grande e così ambizioso. Ovvio che le corse si vedano all’arrivo, e noi saremo qui ogni lunedì a parlare di Fear Street per le prossime due settimane, ma già questo primo capitolo della trilogia è una conferma del prezioso talento della regista.
La distribuzione mondiale su Netflix garantisce a Fear Street l’impatto mancato invece ai suoi colleghi partoriti nel circuito indie: è un horror mainstream, se vi piace usare questa brutta parola, ma non è un PG13, quindi aspettatevi il sangue.

Essendo un’unica vicenda divisa in tre parti e spalmata su epoche differenti, al film ambientato nel 1994 tocca un lavoro ingrato: deve impostare la storia, presentare dei personaggi che saranno ricorrenti, fornire allo spettatore un sistema di regole e, nel caso specifico di Fear Street, dare un assaggio del folclore che sta alla base di tutto ciò cui assisterete. Shadyside, luogo fittizio e sfondo di romanzi e film, è infatti una cittadina “maledetta”, dove orribili omicidi sono all’ordine del giorno, e tutto a causa dell’esecuzione di una strega avvenuta tre secoli prima, nel 1666 neanche a farlo apposta.
Succede, a Shadyside, che ogni tanto qualcuno dia di matto e da bravo cittadino si trasformi in assassino spietato. E forse tutto ciò accade perché la strega, Sarah Fier, possiede queste persone, decisa a prendersi la sua vendetta su chi la mise al rogo.
Sono leggende cui nessuno crede, a Shadyside, ma che hanno condizionato la storia della città, un vero posto di merda in cui vivere, soprattutto se paragonata alla vicina Sunnyvale, città ricchissima e piena di stronzi con la puzza sotto al naso.

Trattasi quindi sì di slasher, ma di slasher soprannaturale: niente solito meccanismo del whodunit, perché noi sappiamo sin dall’inizio chi è stato e il mistero da svelare non è sull’identità dell’assassino, ma su come sfuggirgli. Una volta appurato che le cause delle morti a Shadyside sono di natura ultraterrena, quindi una volta che i nostri protagonisti arrivano a credere nella leggenda di Sarah Fier, entriamo in piena zona Nightmare on Elm Street: gruppo di amici, coinvolti loro malgrado in un disastro di cui sono responsabili le precedenti generazioni, che se la devono sbrigare da soli senza alcun supporto da parte degli adulti.
Scusate se io continuo a riferirmi a Wes Craven, ma è così evidente che sia lui il punto di origine dell’incendio Fear Street, che non riuscirei davvero a farne a meno.
Quello di Fear Street è un universo narrativo a misura di adolescente: i grandi non ci sono, quando ci sono, se va bene si rivelano inutili come lo sceriffo, se va male dannosi come la madre di una delle protagoniste, Sam. Per il resto sono , come da tradizione craveniana, semplicemente non pervenuti.

Questa assenza del mondo adulto non fa soltanto capo all’influenza di Craven, è anche un tipo di sensazione molto anni ’90: quell’abbandono, quel tradimento generazionale che sperimentano i ragazzi alle prese con la strega può anche essere letto in senso metaforico, e considerando che Janiak ha appena due anni meno di me, non credo di essere troppo lontana dalla realtà, anche perché gli anni ’90 non sono solo l’ambientazione della prima parte di Fear Street, sono la cornice di tutta la trilogia, che poi andrà a ritroso nel tempo, nel ’78 prima, nel 1666 poi, ma trova il suo nucleo narrativo principale nel 1994.
Se è molto semplice ricostruire gli anni ’80, scolpiti nell’immaginario collettivo da cinema e tv, non è la stessa cosa per i ’90, che sono più sfuggenti, meno definiti. Fear Street compie un lavoro impeccabile, non tanto nella ricostruzione d’epoca (sì, si tratta di film d’epoca, anche se la cosa vi fa sentire molto anziani), quanto nel recupero di ciò che gli anni ’90 rappresentano nella memoria culturale. Li revoca e ricrea a partire dalla musica, e lascio a voi il piacere di scoprire gli innumerevoli brani presenti nel film, anche solo per una manciata di secondi; li riporta alla mente nella messa in scena, che è quella tipica degli horror del periodo, tanto che sembra di vedere un film girato negli anni ’90, ma con tutta una serie di tocchi moderni che ci fanno capire quanto la sua ragion d’essere sia radicata nel nostro, di tempo.

Degli anni ’90, in Fear Street permane una concezione di horror essenzialmente basata sul divertimento: Fear Street intrattiene alla grande, è un viaggio sulle montagne russe dell’orrore lungo un centinaio di minuti, senza mai una scena di troppo o un abbassamento del ritmo; ma, dentro questa confezione scintillante, c’è la sorpresa di un film che prende sul serio se stesso, il suo pubblico e l’idea di spaventarlo come Cthulhu comanda; non, tuttavia, tramite jump scares, che pure ci sono, per carità, altrimenti non sarebbe un ottovolante, ma tramite una scrittura attentissima ai personaggi, e questo deriva dritto dritto dall’horror contemporaneo, nella sua versione più indipendente, da cui Janiak proviene, e si vede.
Ci sono un paio di morti che, non solo per la loro natura molto esplicita e violenta, mi hanno lasciata a bocca aperta: sono morti dolorose per gli spettatori, perché vanno volutamente a colpire i personaggi migliori, e lo sono il doppio per la crudeltà con cui avvengono. Lungi dal basarsi sulla consueta carrellata di personaggi sacrificabili, Fear Street ti fa affezionare a tutti, per poi colpirti a tradimento. L’attenzione dettagliata che Janiak dedica a ognuno dei ragazzi coinvolti nella sua storia è roba da piccolo film che punta tutto sul character study perché non ha il budget per permettersi altro. Qui invece c’è il budget, c’è il lusso, lo sfarzo da grande produzione, e ci sono i personaggi.

Non so, infine, cosa avrei dato, a quindici anni, per avere un horror del genere come punto di riferimento. Questo non è un film per me, e sono contenta che non lo sia, anche se io negli anni ’90 ci sono cresciuta. Non fa appello alla nostalgia per un periodo per cui c’è poco di cui essere nostalgici, ma si rivolge direttamente a chi ha adesso l’età dei protagonisti; è un horror per chi ce li ha adesso, quindici anni, e si vede rappresentato sullo schermo in ogni sfaccettatura, a partire dalle protagoniste queer. Non personaggi collaterali, non figurine vuote cui appellarsi per far vedere che si è attenti a certe tematiche, e neppure messe lì con l’intento di titillare il pubblico maschile: Deena e Sam sono anche più che delle semplici final girl o scream queen, entrambi canoni che è arrivato il momento di superare per guardare avanti.
Ecco, più di tutto il resto, Fear Street è un horror che, pur essendo ambientato nel passato, guarda avanti e non si vuole più voltare indietro. Per questo, e a prescindere da come proseguirà il resto della trilogia, abbiamo finalmente, dopo tanti anni, lo slasher del nuovo millennio.

13 commenti

  1. Grande. Molto, molto bello. Si prende Craven a braccetto, cammina con lui come un vecchio amico, lo insegue, lo supera, e lo saluta con riconoscenza come una figlia che se ne va di casa per esplorare un mondo nuovo e un po’ cambiarlo, camminando sulle sue gambe. 🙂
    Intanto mi fermo qui, perché sto ancora elaborando…. Per quanto non sia il target, non siamo noi, però continuo a trovare che questi film mi parlino più altri: c’è qualcosa nell’avventura e nell’orrore giovanile (e nel casino della vita) che non mi ha mai abbandonato, qualcosa che mi inquieta ma anche entusiasma. Ah, che bello lo slasher!

    1. Ma guarda, io sono una grandissima appassionata di slasher, è la mia fissazione, sono anni qui sul blog che cerco di portare avanti un discorso sul filone, perché per molti è il punto più basso dell’horror, il grado zero. Per me, al contrario, è spesso tra le manifestazioni più elevate dell’horror, soprattutto quando c’è dietro Craven 😉

      1. Ma infatti io sono felicissimo del lavoro che fai e del come lo fai e non mi frega se talvolta viviamo i film o li leggiamo in modo diverso. Dove c’è passione (non fanatismo: passione) non si sbaglia mai. Te lo confermo anche con un aneddoto. Vi ho raccontato della fortuna di avere un gruppo di amici intelligenti e strambi rispetto allo standard paesano, con cui condividere film di genere e serate conviviali. Le gif di quei film le usiamo ancora per comunicare via chat. Ecco, nonostante questo, Scream è stato un film della vita sempre e solo mio (non l’unico) e non è mai diventato importante anche per gli altri. Quindi, avanti così! 🙂

      2. Giuseppe · · Rispondi

        Non è che per caso, complice il comprensibile e condivisibile entusiasmo riguardo a Fear Street, si prospetta una ripresa del lavoro su quel tuo saggio dedicato allo slasher lasciato in sospeso (a tempo indefinito) qualche annetto fa? 😉

        1. Quello è un problema perché, davvero, mi manca il tempo per scrivere. Dovrei prendere una lunga pausa dal lavoro. Ma poi andrei a vivere sotto i ponti 😀

  2. Alberto · · Rispondi

    Va bene anche per chi aveva 15 anni ai tempi del primo Halloween?

    1. Secondo me va bene per tutti: è un film bellissimo. Azzarderei capolavoro.

  3. Vado subito a recuperare

  4. Danilo Bevilacqua · · Rispondi

    Eccellente. se l’intera trilogia si assesta sui livelli del primo capitolo avremo il primo vero capolavoro slasher-soprannaturale del XXI secolo. Guardandolo mi è venuta voglia di rivedere quella summa horror che fu Scream per il secolo scorso.

    1. Io infatti me lo sono rivisto 😀 E se vedo il primo, poi inevitabilmente scatta la maratona.

  5. Blissard · · Rispondi

    La strategia è quella classica Netflix: creare un prodotto destinato agli adolescenti ma che solletichi la fantasia dei quarantenni che erano adolescenti nel 1994. Prevedibile, tutto sommato; meno prevedibile era che la Janiak subisse meno di altri colleghi più scafati le pressioni del network e riuscisse a imprimere la sua visione sul film. In più la regista (forse perchè anche lei nel 1994 aveva più o meno l’età dei protagonisti del film) sembra molto più interessata ai personaggi/vittime che ai mostri che li perseguitano, cosa che rende la tensione più lancinante e la violenza meno cartoonesca. Si rimane sempre entro i confini di un popcorn-horror, ma il film sembra scalpitare per oltrepassarli e soprattutto spesso sceglie la strada meno battuta nell’approcciare gli snodi narrativi principali.
    Personalmente mi è piaciuto ma non me la sento di ululare al capolavoro, nè di paragonare la sua importanza a quella di Scream: Leigh Janiak gira un horror colorato ma non edulcorato, che non intende destrutturare il genere quanto – ispirandosi a Nightmare – Dal Profondo della Notte, Scream e Jeepers Creepers – adottare una prospettiva precipuamente teen e giocare con le aspettative dello spettatore, anche il più smaliziato, per poi eluderle efficacemente. E Netflix fa sentire la sua influenza negli aspetti più tautologici del film, come la colonna sonora ruffianissima o certe banalità iconografiche (l’adolescente lesbica e ribelle ha il poster di PJ Harvey in camera, il fratellino nerd la maglietta degli Iron Maiden).

    1. Per me siamo più o meno lì, dico come riuscita. L’importanza del film la vedremo tra 10 anni, se ancora qualcuno se lo ricorderà, se avrà avuto un impatto anche solo paragonabile a quello che ha avuto Scream.
      Il problema è, credo, che oggi quasi niente ha più quel tipo di impatto lì. Tra due settimane si saranno tutti dimenticati di Fear Street, ma non credo per meriti del film o della trilogia, che vedremo dove andrà a parare, ma proprio perché è radicalmente cambiata la fruizione di questi prodotti.

  6. Sono veramente felice di sentire nuovamente il nome di Leigh Janiak. Il suo Honeymoon è stato un film davvero interessante che ho apprezzato tanto e che mi ha sorpreso. Ero davvero curioso di questo Fear Street e la tua recensione non ha fatto altro che aumentare questa curiosità per un progetto molto ben studiato e intelligente.

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