The Djinn

Regia – David Charbonier, Justin Powell (2021)

Lo scorso autunno, molti dei critici americani di settore che seguo abitualmente hanno cominciato a tessere le lodi di un duo di registi esordienti. Il film in questione era The Boy Behind the Door, presentato al Fantastic Fest a settembre 2020, opera prima di Charbonier e Powell, che paradossalmente, uscirà a fine luglio, e quindi dopo The Djinn che è invece il loro secondo film.
Charbonier e Powell collaborano dal 2015, hanno fondato insieme una casa di produzione specializzata in thriller e horror, hanno girato qualche cortometraggio e, finalmente, sono riusciti a debuttare nel 2020. The Boy Behind the Door è stato preso tra le amorevoli braccia di Shudder, e ne parleremo a tempo debito, mentre The Djinn esce grazie all’IFC Midnight.
Ignoro il budget di The Djinn, ma credo sia decisamente basso, se non quasi inesistente: il film si svolge tutto all’interno di un appartamento. E quando dico tutto, non mi riferisco a una larga percentuale, ma intendo proprio tutto tutto tranne due inquadrature contate all’esterno all’inizio.

The Djinn è la storia di un bambino che evoca il demone del titolo e deve passare un’ora a sfuggirgli per veder realizzato il suo desiderio senza perdere la sua anima. La situazione è quindi di partenza molto semplice: abbiamo quattro mura, abbiamo un ragazzino che, per qualche motivo, resta solo a casa di notte e abbiamo un demone che segue un sistema di regole molto circostanziato; il film le enuncia con estrema chiarezza e vi si attiene con scrupolo, impostando così l’intera narrazione all’insegna della più ferrea coerenza.
Dura poco più di 80 minuti, The Djinn, quindi non c’è molto tempo per fare altro che non sia sfuggire dal demone. Eppure Charbonier e Powell si prendono una buona ventina di minuti per dare un certo spessore al protagonista con cui passeremo l’intero film e anche per costruire l’atmosfera e per darci una serie di informazioni fondamentali che in seguito ci torneranno utili, senza mai essere didascalici.

Dylan (Ezra Dewey), il ragazzino protagonista, non può parlare. Da una cicatrice che ha all’altezza della gola, deduciamo che deve aver subito qualche tipo di operazione; ha traslocato da poco col padre in nuovo appartamento dopo la scomparsa della madre; resta da solo perché il papà fa il DJ in radio e si assenta spesso la notte per lavoro; i due hanno un ottimo rapporto e, nonostante Dylan soffra parecchio sia per la morte della madre (suicidio) sia per la propria condizione che ritiene in parte responsabile dell’accaduto, entrambi si stanno impegnando a superare il lutto facendo affidamento sul profondo affetto che li lega.
Però Dylan ha un unico desiderio: riavere la voce. E questo, come nella migliore tradizione dei racconti dell’orrore, lo inguaia.

Il film è praticamente muto e gestito quasi in tempo reale: Dylan evoca il djinn, esprime il suo desiderio e poi è costretto a resistere un’ora, dalle undici a mezzanotte, ai tentativi del demone di prendersi la sua anima. Trascorsa l’ora, il suo desiderio si avvererà e il djinn dovrà lasciarlo in pace. Ora, sottraete agli 80 minuti di durata, i 20 di introduzione e ditemi quanto resta. Esatto. Tempo reale, minuto più minuto meno.
Ricapitolando: film senza dialoghi, ambientato tra quattro pareti, con un solo personaggio sempre in campo. The Djinn è una specie di home invasion soprannaturale, quasi un remake di Un Minuto a Mezzanotte, e non a caso si svolge nel 1989, anno di uscita del film francese che più mi ha traumatizzata da ragazzina. Lì c’era un bambino che doveva dimostrarsi più intelligente di uno psicopatico; qui c’è un bambino che deve dimostrarsi più intelligente di un demone, e non di un demone a casaccio, ma di un djinn, qui già incontrato in parecchie circostanze: nella versione leggera, ai tempi di Wishmaster, in quella seria, per il bellissimo Under the Shadow.
Il djinn che tormenta il povero Dylan userà tutti i trucchi a sua disposizione per costringerlo a capitolare, ma Dylan sarà pure piccolo, asmatico e indifeso, però è tenace e, soprattutto, molto furbo.


Mi rendo conto che, descritto in questi termini, The Djinn potrebbe sembrare quasi un film per ragazzi, e l’ambientazione anni ’80 avvalora l’ipotesi; non è così: si tratta di un horror vero, tesissimo, caratterizzato da una regia che spicca per la sua inventiva, capace di creare situazioni sempre nuove, di mettere in scena una vera e propria guerra di logoramento tra il protagonista e un’entità soprannaturale, e in cui la vittoria di Dylan non è mai data per scontata, anzi. Charbonier e Powell sono davvero bravi a far muovere la macchina da presa all’interno del piccolo appartamento, a giocare con l’illuminazione, a sfruttare ogni angolo o nascondiglio, ogni armadio, intercapedine o condotto, che possono rappresentare o la momentanea salvezza per Dylan, o la direzione improvvisa da cui fargli piovere addosso l’ennesimo attacco da parte di un djinn sempre più infuriato e feroce.
Insomma, il povero Ezra Dewey viene brutalizzato per circa un’ora e senza sconti. Abbiamo dunque un attore giovanissimo (dodici anni all’epoca delle riprese) con tutto il peso del film sulle spalle.

Dewey, protagonista anche del film precedente di Charbonier e Powell, è impressionante; non esiste altro aggettivo adeguato a definire questo piccolo mostriciattolo che azzecca ogni singola sfumatura del suo personaggio e regala un’interpretazione memorabile, di un’intensità senza pari, a livello fisico ed emotivo. Il suo Dylan non è mai lezioso, mai sopra le righe, mai fastidioso come tanti bambini cinematografici. Non potendo contare sulla voce, recita col corpo e con le espressioni del viso e comunica tutto lo smarrimento, il terrore, ma anche la caparbietà di chi vuole vedere realizzato il proprio desiderio a ogni costo e non ci sta a regalare al djinn quella che, sulla carta, dovrebbe essere una facile vittoria.
The Djinn è divertente e pauroso come un giro sulle montagne russe e credo ci consegni due nuovi registi su cui fare affidamento per il futuro radioso del genere. Ora appuntamento il 29 luglio per lo sbarco di The Boy Behind the Door su Shudder, che a questo punto è diventato uno degli horror più attesi dell’anno.

5 commenti

  1. wow, la sua vera durata quasi reale e la trama mi invogliano tantissimo! e dove lo trovo?

    1. È inedito dalle nostre parti.

  2. Giuseppe · · Rispondi

    Horror “minimale” e davvero intrigante… mi metto alla ricerca!

  3. Bello, veramente, mi ha tenuto incollato sul ..letto.
    Il genio (The Djinn) e’ veramente malefico,
    Ezra Dewey lo visto recentemente in Una mamma per amica: Di nuovo insieme (2016), ma li era piu’ piccolo,
    peccato per la durata, lo avrei allungato a 2 ore con qualche trucchetto

    comunque per chi lo vuole vedere in lingua originale con i sub ita… in giro …si trova

    aspetto adesso The Boy Behind the Door,

    Grazie Lucia

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