Tanti Auguri: 40 anni di …E tu Vivrai nel Terrore! L’Aldilà

Regia – Lucio Fulci (1981)

Devo ammettere che un pochino mi tremano le ginocchia: parliamo di uno dei miei 10 horror preferiti, nonché del film italiano che più amo sulla faccia della terra, quindi scivolare nell’atteggiamento da fan girl spudorata del tutto priva di qualsiasi senso critico non è soltanto un rischio, è una certezza. Sapete tutti quanto sia importante Fulci nella mia vita di appassionata spettatrice di cinema dell’orrore, e di conseguenza sapete anche che scrivere qualcosa su L’Aldilà che non suoni vuota, retorica o già detta milioni di volte, non è una cosa semplice o immediata. Eppure 40 anni rappresentano un traguardo troppo importante, e mi sarei pentita per tutto il resto della mia vita se non ne avessi approfittato per dedicare a questo capolavoro visionario un post.
Sì, ho appena scritto capolavoro visionario: L’Aldilà è il film a cui dovreste chiedere scusa ogni volta che utilizzate quelle due parole a sproposito.

I detrattori della cosiddetta “Trilogia della Morte” diretta da Fulci tra il 1980 e il 1981, e di cui L’Aldila costituisce il secondo tassello, diranno che ci sono film meglio scritti, diretti e recitati, soprattutto che ci sono film con una storia più interessante di quella di un albergo costruito su una delle sette porte dell’inferno. Il problema è che così non si centra affatto il punto della questione, non si capisce che l’estetica sfrenata della trilogia, che ne L’Aldilà trova il suo culmine (Quella Villa Accanto al Cimitero è più la versione fulciana del cinema gotico classico, se vogliamo), ha poco o nulla a che vedere con la narrazione canonica. The Beyond non è un racconto, è una serie di aggressioni sempre più feroci, sempre più estreme allo sguardo dello spettatore, con il preciso scopo di annientarlo, lo sguardo. È un’esperienza molto vicina a un incubo vissuto da svegli o una paralisi del sonno, e quindi non si tratta di non possedere una struttura narrativa coerente, si tratta di rifiutarla a priori, di non averne bisogno.

L’Aldilà è ciò che accade quando applichi l’anarchia al cinema dell’orrore. Ma non è quell’anarchismo giocoso alla Raimi, per intenderci, e neppure il predominio assoluto delle leggi del fantastico sul reale, come poteva essere Phantasm di Coscarelli; c’è una componente di orrore esistenziale che io definisco tipicamente europea e d’autore, inserita però in un contesto di bassa macelleria: del resto la critica italiana ha notato soltanto il contesto e non la sostanza.
L’Aldilà ci dice che la vita è un incubo a occhi aperti e che se speriamo di trovare una qualche forma di sollievo in quello che ci aspetta dopo, ci sbagliamo di grosso. I personaggi sono, è vero, dei burattini, ma non perché Fulci e Sacchetti non sapessero scrivere dei buoni personaggi, ma perché chiunque appaia ne L’Aldilà (esclusa in parte, e solo fino a un certo punto, Emily) è uno strumento nelle mani del Male, quello puro, senza spiegazioni o motivazioni, che avvolge l’universo intero con i suoi miasmi e il suo gelo. Non c’è neppure un filo di speranza ne L’Aldilà: dal prologo allo sconvolgente finale, ogni cosa è predeterminata e predestinata, non da una volontà superiore benevola, ma da una malvagità caotica e truce.

Al che qualcuno potrebbe dirmi che sì, va tutto benissimo, ma sono concetti esprimibili anche senza mostrare nei dettagli un poveraccio divorato dalle tarantole, due dicasi due occhi strappati dalle orbite e, evitando di fare un elenco che, comunque, non potrebbe essere esaustivo, senza lo sterminato campionario di nefandezze assortite cui assistiamo ogni due o tre minuti. Insomma, si può fare orrore esistenziale rimanendo ben educati, suvvia.
Ma Fulci non è mai stato un regista ben educato, e d’altronde il linguaggio dell’incubo non ha mai chiesto il permesso a nessuno prima di mostrargli i parti peggiori del proprio inconscio. Se deve essere incubo, se deve essere inferno, allora facciamo le cose a modino e distruggiamolo, questo corpo umano, questa fragile barriera tra noi e la morte, che è così facile da fare a pezzi. Perché nulla riesce a mettere più a disagio della realtà fisica, anatomica della morte, del prendere atto di essere niente altro che dei sacchi di carne e sangue.
Che poi è anche uno dei motivi principali, a mio modesto parere, per cui il gore è così malvisto e mal considerato dalla gente perbene.

E non è un caso se quasi tutto il cinema dell’orrore degli anni ’80 si basa sulla sistematica distruzione del corpo umano: Fulci ci arriva soltanto prima degli altri, e anche in maniera più esplosiva degli altri. Ne L’Aldilà, grazie anche agli effetti speciali di Giannetto De Rossi (scomparso giusto una ventina di giorni fa) mostra cose che persino il cinema statunitense più all’avanguardia ancora non aveva avuto il coraggio di mostrare. Gli eccessi gore di un film come Dawn of the Dead impallidiscono di fronte alle deflagrazioni fulciane, e forse soltanto il solito Romero, cinque anni dopo, nel terzo capitolo della sua saga dei morti viventi avrebbe eguagliato il parossismo raggiunto da Fulci in quest’opera sperimentale e impossibile da catalogare con esattezza.
Un film che comincia come un southern gothic, con l’ambientazione in Louisiana e il linciaggio del pittore nei primi minuti, e poi si fa via via sempre più bizzarro, abbandonando lungo il cammino ogni pretesa di trama tradizionale, per tracimare nell’orrore cosmico puro e paralizzante.

L’inferno come una grigia silenziosa distesa di cadaveri tutta uguale, in cui vagare ciechi per l’eternità, e il mondo reale come un mattatoio, dove è impossibile sfuggire al proprio destino. Ogni volta che rivedo L’Aldilà (e credetemi, lo so quasi a memoria) ne esco nauseata, nel senso che ho difficoltà a mangiare per un paio di giorni, e profondamente turbata da un punto di vista emotivo. Trovo incredibile che ancora, a distanza di tanti anni, abbia questo effetto così violento su di me. Fulci non si limita a indulgere nel dettaglio macabro, no. Lui insiste, lo lascia in campo per un tempo che pare infinito. Le sequenze a più alto tasso di gore hanno una durata più lunga del normale, sono estese all’inverosimile. Lenti sono i suoi zombi, lente o bloccate sono le vittime.
La bambina Jill che non riesce ad allontanarsi dal liquido a terra, Martha che sta ferma mentre il cadavere decomposto di Joe, uscito dalla vasca da bagno, le va incontro e la inchioda al muro, Martin che rimane sdraiato a terra mentre le tarantole gli strappano la lingua. È la grammatica dell’incubo che prende il posto del realismo, che lo schiaccia e lo asserve alla sua logica. Se non fosse stato rigettato da gran parte della critica, L’Adilà avrebbe potuto rappresentare la sconfitta irreversibile del cinema realistico, che mai potrà avere la stessa potenza nel ritrarre senza reticenze o timidezze la nostra condizione esistenziale.

Il primato il film lo tocca solo nello stomachevole. E siamo sinceri: a tale livello è più tollerabile la pornografia“.
Riporto questo breve stralcio di una recensione a L’Aldila uscita su Il Corriere della Sera nel 1981, non per fare il solito e trito discorso su quanto molta critica italiana di cinema dell’orrore non avesse capito nulla, e non volesse capire nulla, ma perché trovo molto interessante che il film venisse messo sotto accusa per aver fatto bene il proprio mestiere. È stomachevole? Certo che lo è, vuole essere stomachevole, vuole suscitare la nostra repulsione. Non è un effetto collaterale o, peggio, un errore di Fulci: è la sua natura. Per tacere poi del paragone con la pornografia che, qui da noi, viene sempre tirato fuori alla bisogna.
Ciò che mi preme sottolineare è, tuttavia, che la violenza messa in scena da Fulci, almeno in questa fase della sua carriera, non è mai compiaciuta o estetizzante. Ciò avviene molto più facilmente nei gialli di Argento, per esempio. Lo splatter di Fulci è sporco e turpe, non è lì che va cercata la bellezza nei suoi film, che pure abbonda, ma in altri momenti: l’incontro con di Emily e Lisa su quella strada che pare procedere nel nulla e attraverso il nulla è un momento di grandissimo cinema, un attimo di sospensione poetica prima che si scateni, letteralmente, l’inferno.
Si tratta di un’opera troppo complessa per essere liquidata in un articolo di poche parole come quello che state leggendo, ci sarebbero ancora tante cose da dire, tante sequenze da descrivere, bisognerebbe fare un post a parte solo per parlare della musica di Frizzi, ma vi ho già ammorbati abbastanza, anzi, sono 10 anni che vi ammorbo con Fulci, e quindi la pianto qui. Voglio solo aggiungere un brevissimo ricordo: il giorno prima di De Rossi, ci ha lasciati anche Enzo Sciotti, l’illustratore della magnifica locandina originale de L’Aldilà, e di decine di altri poster di film di ogni nazionalità e dallo stile inconfondibile.
Passano gli anni, e le persone che hanno contribuito alla realizzazione di film come L’Aldilà se ne vanno una dopo l’altra. Cerchiamo di fare in modo che non se ne vada anche la memoria di questi film.

16 commenti

  1. Guy Montague · · Rispondi

    Che meraviglia! Fulci, con questo horror ha segnato, per me, quello che io chiamo il tramonto “paurorifico”italiano; difficilmente troveremo in seguito pellicole cosi’. Mi chiedo cosa sarebbe successo se il Maestro avesse potuto usufruire dei fondi necessari ( e di produzioni piu’ degne ) per realizzare le sue ” visioni”. Per me rimane e rimarra’ sempre, quello che lui amava definirsi : un ” terrorista ” dei generi.

    1. Non ne esistevano prima di Fulci, di film così, e non ne esiteranno più dopo Fulci, purtroppo. Soltanto lui era in grado di portare il terrore a questi livelli, e non solo in Italia.

  2. Blissard · · Rispondi

    Un solo commento per zio Fulci? Non me lo aspettavo proprio, si vede che viviamo in tempi difficili….
    Sottoscrivo tutto quello che hai detto (tranne il fatto di rivedermelo spesso, io non ho la tempra per farlo), e aggiungo che la sgradevolezza è data proprio dalla mancanza di una narrazione in senso stretto, sembra di essere avvolti in una spirale.
    Non so cosa ne pensi tu, ma secondo me zio Carpenter un’occhiata gliel’ha data al film prima di ideare Il Signore del Male, e ho detto tutto.

    1. Io sono fermamente convinta che Carpenter se lo stia addirittura studiato, The Beyond per Il Signore del Male. Ma è una cosa che nessuno mi leverà mai dalla testa, anche se Carpenter stesso dovesse negarla 😀

  3. Jason13 · · Rispondi

    Pensa che ho appreso della morte di Giannetto De Rossi da un blog spagnolo, tanto per dire quanto vengono ricordati qui da noi artisti che hanno fatto la storia del genere (non solo italiano, ma tout court). In merito a Fulci, volevo chiederti se avessi letto il volume “Beyon Terror, the films of Lucio Fulci” di Stephen Thrower, e – nel caso – cosa ne pensassi.

    1. Guarda, purtroppo non sono ancora riuscita a leggerlo e ce l’ho tipo in wishlist da secoli, ma ha un prezzo non proprio friendly, ecco 😀

      1. Jason13 · · Rispondi

        si, infatti. Prima di avventurarmi nell’acquisto volevo conoscere un tuo eventuale parere. A questo punto andrò in avanscoperta e ti dirò…

  4. Ma che capolavoro è? Bellissimo.

  5. Ci provo. Con Fulci ho sempre fatto un po’ fatica. Non si sevizia un paperino mi colpì tanto, però. L’Aldilà mi mancava e stasera ho recuperato. In effetti è stata una esperienza e c’è tutto quello che racconti nel post. Poi, ci ho visto un po’ de La Casa, ma se con Raimi dal terrore e dall’inquietudine potevi fuggire col suo lato più divertente e grottesco, Fulci non da scampo in termini emotivi (infatti ora, mentre scrivo, luci ben accese e sullo schermo Superbad). Finale fantastico e poetico nel suo essere annichilente. Lo scantinato infernale mi ha riportato nei sotterranei di Soavi e proprio tutto il film a La Chiesa (il mio horror italiano del cuore, insieme a Phenomena). Pure Hellraiser mi ha ricordato. Possibile? Però ho avuto un po’ bisogno di essere guidato: non ho una cultura cinematografica immensa, ne filologica e di Fulci probabilmente senza saperlo ho amato più il cinema che non sarebbe stato così senza di lui (se quel che dite de Il signore del male è vero, di sicuro!) che i suoi film. Devo dire che nell’epoca della mia “formazione cinematografica”, quella della TV e dei videoregistratori, Fulci non l’ho praticamente mai visto (mentre Argento, Carpenter, Romero, Landis, Cronenberg, Barker… sì).

    Posta del cuore:
    – Se Fulci è così importante per il cinema di genere (per poetica, inventiva, politica…) perché non dedicargli una puntatona del podcast? Con tutto l’amore che c’è per lui da queste parti ne uscirebbe una figata! Io non lo trovo un autore molto facile e quindi un vostro super contributo che rimane in rete potrebbe essere utile per quelli come me e, soprattutto, per le nuove generazioni di giovani appassionati (ce ne sarà qualcuno, no?).

    Musica!https://www.youtube.com/watch?v=Mab5FLkW6U8

  6. Giuseppe · · Rispondi

    Capolavoro visionario: L’Aldilà, assolutamente. E sul perché lo sia molto difficilmente si sarebbero potute usare parole migliori delle tue, per spiegarlo (fra le sequenze indimenticabili penso a quella di Emily assediata da Zweick e gli altri, con il cane che inizialmente la difende)… I nostri critici, ovviamente, erano molto più impegnati a scriverle perle come quella di cui sopra, pure coadiuvati da giornalistucoli zelanti nel riportare presunti casi di presunti spettatori presi da presunto malore in sala a causa della “stomachevolezza” del Fulci d’epoca.
    P.S. Ero al corrente di Sciotti, sì, ma non avevo ancora saputo niente della scomparsa di Giannetto De Rossi 😦

  7. Giuseppe · · Rispondi

    OK, è la mattina del 2 maggio e, siccome ogni promessa è debito, ecco che mi ricordo degli auguri per il decennale (con tanto di licenza poetica)…

    For she’s a jolly BLOG fellow
    For she’s a jolly BLOG fellow
    For she’s a jolly BLOG fellow!
    Which nobody can deny
    Which nobody can deny
    Which nobody can deny
    For she’s a jolly BLOG fellow
    Which nobody can deny! 😉 😀
    ✌💓🍻🍻🍻🎂🎉🎆🎆🏆

    1. Grazieee! ❤ ❤
      20 anni sono tanti tanti, eppure siamo ancora qui, dai che è una vittoria. Mi sento quasi una sopravvissuta!

  8. Ecco perché non oso recensire gli Horror: nessuno ha il dono di trasportarti nelle atmosfere del film, nella visione del regista, nel farti percepire l’epoca e le contraddizioni in cui nascono questi capolavori come ci riesci te ❤

    1. Ma grazie ❤ ❤ ❤

      1. Prego, tutta stima assolutamente meritata ❤

  9. Un incubo, questo è quello che scrivi de “L’Aldilà” e questo è quello che ho sempre pensato. A Fulci non interessava creare un film horror efferato ma allineato agli stilemi del tempo, ma mettere in scena un incubo senza nessuna via di ritorno. Non ci sono spaccature nette, perché di fatto il bene non esiste nella dimensione del film, ma ogni cosa è permeata di male. Imperdibile e imprescindibile per tutti gli amanti del cinema a prescindere dal genere.

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