Lucia e il Found Footage: Incident at Loch ness

Regia – Zak Penn (2004)

Ogni vostro desiderio è un ordine: Giuseppe, uno dei lettori più fedeli del blog, ha richiesto che in questa rubrica si parlasse di Incident at Loch Ness, ed eccolo qui. In realtà, ne avrei parlato comunque, perché rientra nella categoria di mockumentary che piace a me, ovveri quelli che non sarebbe possibile realizzare utilizzando un linguaggio diverso. Qui poi la faccenda è più complessa e metacinematografica del solito: Incident at Loch Ness è un falso documentario su un falso documentario che documenta a sua volta le riprese di un falso documentario, ma il regista del falso documentario è convinto di star girando un documentario vero.
Sì, lo so, avete mal di testa. Procediamo con ordine.

John Bailey sta girando un documentario sulla vita e il lavoro di Werner Herzog, intitolato Herzog in Wonderland; nel frattempo, il regista sta preparando il suo prossimo film, a sua volta un documentario, sul mito del mostro di Loch Ness, prodotto da Zak Penn, noto sceneggiatore di film dell’allora ancora relativamente piccolo universo Marvel. Penn vuole smetterla di essere un autore di script e avviare una proficua carriera da produttore, mentre l’obiettivo di Herzog non è tanto stabilire l’esistenza della creatura nel lago, ma di trovare la verità dentro al mito, il motivo per cui abbiamo bisogno di credere nei mostri per sopravvivere. Le due personalità, per ovvi motivi, finiscono per entrare in conflitto, proprio perché hanno due concezioni di cinema diametralmente opposte, e perché Penn cerca di inserire degli elementi di finzione hollywoodiana nel film, senza che Herzog se ne accorga.
In tutto questo, la troupe del documentario su Herzog segue passo dopo passo la lavorazione del documentario su Nessie, che si fa sempre più difficile e travagliata, come da tradizione (o ancora una volta, come da mito) del cinema di Herzog. Ci manca soltanto che il mostro esista davvero e prenda di mira la barca su cui viaggia la troupe

Ed è proprio ciò che accade, altrimenti non staremmo qui a parlarne su un blog dedicato all’horror: “Il tuo documentario su di me è diventato qualcos’altro, John, è diventato un film dell’orrore”, così dice Herzog a Bailey, quando la creatura li ha attaccati già un paio di volte e non è più possibile negarne la realtà, quando il produttore, come da tradizione, è scappato con l’unica scialuppa lasciando regista e collaboratori da soli, in mezzo al lago, senza radio e col motore rotto.
E così si era partiti alla caccia del mito, e il mito si è mostrato in tutta la sua potenza, facendosi beffe del cinema d’autore e di quello hollywoodiano, quando entrambi, magari il primo con un rispetto maggiore del secondo, cercavano di addomesticarlo e utilizzarlo per i propri scopi.

Incident at Loch Ness non è soltanto il falso racconto di un set avventuroso e del suo progressivo disfacimento dovuto alle tensioni tra due esigenze opposte, quelle del regista, intento a cercare una supposta “verità”, e quello del produttore, che invece sta cercando di realizzare un progetto di facile presa commerciale sul pubblico; è una riflessione sullo stesso concetto di verità, così come viene filtrata dal cinema, e sulla sua manipolazione, che avviene anche nel genere più aderente al reale possibile, il documentario. Anzi, forse avviene con più frequenza proprio nel documentario, e lo stesso Herzog ne sa qualcosa.
Dal canto suo, Zak Penn sa qualcosa di come invece Hollywood manipola la realtà: l’autore delle sceneggiature degli X-Men e di altri successi di cassetta come Behind the Enemy Lines ha una conoscenza molto approfondita delle dinamiche interne ai grandi studios e crede fermamente di poterle applicare a uno come Herzog.

Per lui non c’è niente di male nell’allestire un animatrone di Nessie da lanciare in acqua all’occorrenza, né nell’assumere una modella per farle recitare la parte, all’insaputa del regista, di addetta al sonar, e neppure di ingannare Herzog dicendogli di aver chiamato un vero criptozoologo, mentre si tratta soltanto di un attore che recita dati e statistiche sugli avvistamenti imparate a memoria. Credo sia questa la parte più interessante di Incident at Loch Ness: due idee molto diverse di come si fa un film che collidono, generando caos, liti, incomprensioni e persino una sequenza che scimmiotta la famigerata diceria secondo la quale Herzog avesse diretto Kinski puntandogli addosso una pistola da dietro la macchina da presa.

Il set cinematografico alla stregua di una lunga guerra di logoramento non è di certo un’idea nuova dei film sul mestiere del cinema, ma mai come in questo frangente, l’illusione che tutto stia accadendo davvero è stata portata fino alle sue più estreme conseguenze. Che poi, se consideriamo attentamente tutto il filone del mockumentary, si tratta quasi sempre di film sul mestiere di fare film. Solo che, in Incident at Loch Ness, vuoi perché Herzog è veramente Herzog e Zak Penn è il vero Zak Penn e tutti i membri della troupe sono riconoscibili come veri professionisti nel loro campo, vuoi perché tutta la lavorazione è stata un gigantesco scherzo, per cui l’industria pensava davvero che Werner Herzog stesse girando un documentario su Nessie prodotto da Penn, sembra di assistere a un bizzarro backstage che si trasforma prima in tragedia e poi in horror. Insomma, Incident at Loch Ness è più vero della realtà stessa.

È, inoltre, un film divertentissimo, grazie soprattutto all’interpretazione di Herzog, che non so come o perché si sia prestato a questa cosa, ma resta uno dei miei esseri umani preferiti sulla faccia della terra, proprio perché, oltre a tutto il resto, si è anche prestato a questa follia, ironizzando su se stesso, sulla sua carriera, sul suo lavoro con una leggerezza e una capacità di autoanalisi invidiabili. Sono pochi gli autori del suo calibro in grado di saper comprendere quanto ci sia di ridicolo nel mestiere del cinematografaro, quanto fare un film sia molto spesso una faccenda da cialtroni, e che poi il film riesca a essere portato a termine, sia soltanto un miracolo contro la congiura della realtà.

16 commenti

  1. Mi fiondo a guardarlo. Questa tua rubrica mi sta facendo conoscere titoli fantastici, per un genere che una volta non consideravo troppo. Poi ho scoperto Lake Mungo e da lì in poi ho cominciato a riscoprire il found footage e tutte le sue varianti, affascinato dall’angoscia che genera il mischiarsi dei piani della realtà e della finzione.

    1. Io sto davvero facendo ammenda per aver snobbato il filone con una presunzione che non meritava.
      Continuo a preferire una forma di racconto più tradizionale e classica, ma per mere motivazioni estetiche.
      Però sto imparando ad apprezzare anche queste cose.

  2. mi manca completamente, grazie mille 😀

    1. Ma ci mancherebbe! Siamo qui per questo!

  3. Giuseppe · · Rispondi

    1) Grazie, prima di tutto 😉
    2) Recensione perfetta! E’ un peccato che un mockumentary così intelligentemente complesso, sfaccettato e stratificato (oltre che, come hai giustamente ricordato, divertentissimo) sia così poco conosciuto dalle nostre parti… Poi, vedere un Werner Herzog che “gioca” con il mito di sé stesso è davvero impagabile 🙂

    1. Uno dei miei essere umani preferiti sulla faccia della terra, il buon Werner. Come si fa a non amarlo?

      1. Luca Bardovagni · · Rispondi

        Werner è meraviglioso. La bellezza di sto film è che spesso i film “a scatole cinesi” fanno cilecca. Per eccesso di ironia, o per mancanza della stessa, o per pretenziosità. (non ho amato molto “Essere John Malkovich” ad esempio).
        Qua fila tutto liscio.

        1. Perché qui è tutto molto naturale e non c’è quella tendenza di parecchi film metacinematografici a voler essere più intelligenti dello spettatore.
          E poi c’è Werner ❤

  4. Non ti ringrazierò mai abbastanza per questi titoli pazzeschi che non troverei da nessun’altra parte. Mi metto a cercarlo, sembra già difficile ma ne varrà di sicuro la pena.

    1. Non è così difficile, te lo assicuro 😉
      E non puoi immaginare quanto mi faccia piacere ricevere un ringraziamento del genere. La missione del blog è compiuta 😀

      1. Assolutamente. Anche se non mi reputo un fan dell’horror, le idee per i titoli migliori ultimamente le trovo proprio sul tuo blog.

        1. Sono felicissima, grazie!

  5. Alberto · · Rispondi

    Ma che cosa spettacolosa! L’ho guardato con un sorrisetto scemo (anzi estatico…) per tutto il tempo. Comunque Herzog è un documentarista formidabile, consiglio a chiunque di vedere l’opera omnia, a cominciare da La soufriere – di cui parla nel film – per non dire delll’incredibile Gesualdo, morte per cinque voci. Ma insomma tutto.

    1. I believe in Werner Herzog, è la mia religione 😀

  6. https://youtu.be/0KzEy91hsDY
    WE ARE THE MISSING found footage con i fiocchi

    1. Sì, è in attesa, ma per questa rubrica sto cercando di recuperare found footage con qualche annetto sul groppone, insomma quelli che hanno fatto un po’ la storia del genere. Non roba così recente. Comunque lo guardo di sicuro e, in caso, ci faccio un post a parte.

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