Willy’s Wonderland

Regia – Kevin Lewis (2021)

Non si può essere sempre mortalmente seriosi, anche su questo blog dove il cinema horror viene trattato con serietà estrema; ogni tanto ci vuole un film che non miri a niente altro se non a una novantina scarsa di minuti di puro divertimento fracassone.
Ho sentito parlare di Willy’s Wonderland per la prima volta mesi fa, all’interno del consueto calderone di notizie sui ruoli presenti e futuri di Nicolas Cage. C’è quel film dove combatte contro gli alieni a colpi di arti marziali, quello in cui se la deve vedere con una belva feroce su una nave cargo, quello in cui interpreta se stesso e via così. La carriera di Nicolas Cage ha ormai preso una piega farsesca e a lui sta benissimo così. Ogni tanto riesce ancora a comparire in un film interessante e, per quanto a me non sia affatto piaciuto, Mandy lo ha aiutato a tornare a essere non soltanto una burla condivisa sui social, ma anche un attore ancora capace di scegliersi le parti.
Non ho mai avuto alcuna attrazione per ciò che oggi passa sotto la definizione di trash, e di sicuro non vado a cercarmi Cage che si copre di ridicolo al solo scopo di farmi beffe di lui e del suo personaggio pubblico.
Ma Willy’s Wonderland ho voluto ugualmente vederlo, e non me ne sono pentita affatto.

Willy’s Wonderland è una sorta di sala giochi/ristorante per famiglie in un paesuncolo sperduto in mezzo al nulla e chiuso da parecchi anni. Ci capita per caso il nostro Nicolas Cage, che nel film non ha un nome ed è accreditato solo come The Janitor; si ritrova con tutte e quattro le gomme della sua Camaro bucate, grazie a un aggeggio lasciato in mezzo alla strada non si sa da chi, e senza contanti per pagare le riparazioni, dato che a bifolcolandia non accettano carte di credito e non esistono i bancomat. Ma gli viene presentata subito una comodissima soluzione: ripulire Willy’s Wonderland, prossimo alla riapertura, in cambio della cifra necessaria a sostituire gli pneumatici. In fondo si tratta di passare una notte in un posto spettrale, ma innocuo, e quei pupazzoni a forma di animali sono decisamente adorabili.
Peccato che siano anche cattivissimi e con il solo obiettivo di fare la pelle a chiunque metta piede nella struttura.

Un po’ di Five Nights at Freddy’s e, ci scommetto ogni singola fibra del mio essere, un po’ del recente The Banana Splits Movie, che usa gli animatroni per bambini come inarrestabili macchine omicide e riesce nell’impresa di trasformare un programma per l’infanzia in una ferocissima commedia splatter (mi domando per quale motivo io non ne abbia mai parlato). Ma qui il valore aggiunto è proprio Nicolas Cage e non perché si esibisca nella sua classica interpretazione tutta urla, strepiti e gestualità esasperata, ma perché fa tutto questo senza pronunciare una sola parola per tutta la durata del film, portandosi al livello successivo di ciò che, a suo parere, significa recitare. Come recitano molti banner promozionali per il film presenti in rete, trattasi di “A pure shot of Cage madness”.
Stranamente, questo non affossa il film, non lo derubrica a stramberia da rigattiere cinematografico e neppure lo rende un prodotto scadente, fatto a bella posta per quella fascia di pubblico che guarda Cage solo per assistere al suo declino e vedere quanto cadrà in basso con il prossimo flop accettato per pagarsi i debiti.
Willy’s Wonderland, pur non essendo quello che normalmente definiremmo un buon film, funziona, e pure troppo bene, di sicuro meglio di uno Psycho Goreman a caso, tanto per dire. La ragione, a mio avviso, sta nella volontà, da parte del regista, di ricreare quell’atmosfera fuori di testa tipica di tantissima serie B virata al gore degli anni ’80, senza tuttavia citare gli anni ’80 o richiamarsi a essi in maniera esplicita.

Inoltre, è peculiare e inconsueto il modo in cui il film utilizza Nicolas Cage, le cui qualità istrioniche sono la principale attrazione, nonché la struttura portante. Ma la scelta di non fargli pronunciare neanche una linea di dialogo impone all’attore una prova esclusivamente fisica. È il suo corpo a parlare, insomma, e questo ci porta ad avere un’ora e mezza di azione ininterrotta, un gioco al massacro tra Cage e gli animatroni della sala giochi, con l’intrusione di altri personaggi da slaher, ovvero un gruppo di adolescenti comprensivo di final girl, che fungono da carne da macello e permettono ai pupazzi di sbizzarrirsi nell’arte dell’omicidio. Bisogna aggiungere che la sceneggiatura, per quanto lineare e priva di pretese, non si accontenta di mettere in scena la situazione “Cage vs Pupazzoni”, ma ci prova a raccontare una storia, a inventarsi delle ragioni per cui questi animali di pezza sono diventati killer assetati di sangue. Nulla di elaborato, per carità, ma anche questo è funzionale e soddisfacente e dà un senso di completezza al film, lo fa camminare sulle proprie gambe, a prescindere da Nic Cage intento ad ammazzare uno struzzo armato di mocho e un gorilla a colpi di sturalavandini. Intendiamoci, è uno spettacolo assistere a questa strage di animatroni a mezzo di oggetti contundenti impropriamente usati, una delizia e una gioia, ma non credo basti per tenere qualcuno incollato allo schermo 89 minuti. Almeno, non basta per tenere me incollata allo schermo tutto quel tempo.

Di solito ho bisogno che ci sia anche dell’altro e, contro i miei stessi pregiudizi, che erano tanti e radicati, l’ho trovato in Willy’s Wonderland. In parte deve essere dovuto a una personale fissazione per i cosiddetti non-luoghi, che ho sempre pensato fossero delle perfette ambientazioni per un horror. Non so se siete mai stati in un posto tipo Willy’s Wonderland. Io sì, ci ho accompagnato, con enorme imbarazzo, mio nipote per il compleanno di un suo compagno dell’asilo, e sono rimasta impressionata dallo squallore che si respira sotto lo strato di allegria posticcia e forzata. Mancavano gli animatroni, perché credo in Italia non si usino, ma per il resto, eravamo in una versione in piccolo di Willy’s Wonderland, con tanto di canzoncina di compleanno sparata dagli altoparlanti, gli alberi finti e una moquette verde a simulare un prato inesistente.
Non ci vuole poi moltissimo per immaginare un luogo del genere di notte, chiuso e deserto, con i giocattoli usati da centinaia di bambini che prendono vita, e non in senso amichevole alla Toy Story.

Willy’s Wonderland sfrutta benissimo l’ambientazione spettrale di un tempio del divertimento in piena decadenza, con un passato violento e dotato di malvagità intrinseca. È un low budget, e tuttavia da un buon lavoro con le luci, che diventano ogni minuto meno naturalistiche e deragliano nello psichedelico mentre Cage fa fuori uno a uno i mostri di pezza fino al boss finale; fa un buon lavoro anche con le scenografie, dando un’identità specifica a ogni stanza e, allo stesso tempo, mettendo in evidenza la miseria che contraddistingue posti simili.
Mi sarei aspettata qualcosina di più dal reparto trippe e frattaglie, ma è evidente la scelta di puntare tutto sulla distruzione degli animatroni e di essere meno creativi con le vittime umane. Lo si perdona, Willy’s Wonderland, perché è un film scacciapensieri perfetto per un venerdì sera in cui non si può andare da nessuna parte, ma si vuole concludere la settimana con qualcosa di divertente e rilassante, a tratti capace di entusiasmare.
Non è The Color out of Space, ma è perfetto come calcio d’inizio del fine settimana.
Mi ringraziate dopo.
Articolo dedicato alla mia amica Erica.

8 commenti

  1. Piaccia o no, Nicholas Cage si sta votando a scelte cinematografiche coraggiose (basti citare Mandy, anche se mi sembra di aver capito che non ti fosse piaciuto). Che dire poi di Mom and Dad, e di Colour of the space? Quale altro attore avrebbe potuto interpretare quei ruoli in modo credibile?
    Come ho letto nel commento al film in qualche altro blog dell’internet, l’unico genere cinematografico nuovo nato negli ultimi anni è il Nicholas Cage movie.

    1. Ecco, immagino vagamente chi ha scritto questa cosa e devo dire che a me Willy’s Wonderland è piaciuto proprio perché non è un Nicolas Cage movie, o meglio, non lo è soltanto.
      Ci sono certo alcune scene in cui è completamente scatenato, ma il film non poggia soltanto su questo, ecco.
      Ed è da apprezzare.

  2. Un Nicholas Cage che non parla per tutto il film? Questa effettivamente è una scelta molto particolare che mi interessa molto così come mi interessa tanto la storia del film.

    1. Nic Cage muto è una meraviglia per gli occhi e una gioia per il cuore.

  3. Nicolas Cage God of Pinball.
    Non c’è altro da aggiungere ^^

    1. Poesia. Pura poesia.

  4. Luca Bardovagni · · Rispondi

    Eh. Stavo per infilare il film di Richard Stanley come rivalutazione postuma di Cage (Cage è un caso unico di attore POSTUMO A SE STESSO MA ANCORA VIVENTE) ma mi hai fregato all’ultima riga.
    P.s.-Non solo ho accompagnato in quei non luoghi degli infanti, ma a causa del mio lavoro , in quattro occasioni su cinque , ci ho accompagnato dei ragazzi con la sindrome di down.
    Immagina l’effetto che ha fatto a te un po’ moltiplicato…

    1. Terribile. Ma poi come fanno a sopportare l’illuminazione di quei posti, io non lo so.
      Il minimo che ti aspetti è che sbuchi un pupazzo assassino da un angolo

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