Psycho Goreman

Regia – Steven Kostanski (2020)

Uno dei principali indicatori del mio inarrestabile invecchiamento è che, di un film Psycho Goreman, non so più bene cosa farne. Se lo avessi visto soltanto cinque o sei anni fa, credo che sarei letteralmente impazzita com’è in effetti accaduto con Turbo Kid nel 2015; ora mi limito a registrarne la simpatia e a farmelo, tutto sommato, scivolare addosso. In altre parole non è, come ho letto in svariati commenti e articoli online, “il film che aspettavo da tutta la vita”, o forse non lo è più, o forse i film che aspettavo da tutta la vita li hanno già fatti e sono arrivata alla saturazione, non saprei.
Di sicuro Psycho Goreman è un caso di “non sei tu, sono io”: non è colpa del film, che funziona ottimamente per ciò che deve e vuole essere, e di sicuro ti fa passare quell’oretta e mezza di pura e spensierata allegria priva di qualsivoglia pretesa. Da più parti l’ho sentito definire un episodio dei Power Rangers, ma splatter. Non avendo mai visto un episodio dei Power Ranger in vita mia, non posso giudicare quanto sia veritiera l’affermazione, però posso dedurre che sia rivolto a un pubblico cresciuto davanti alla tv intorno alla metà degli anni ’90, perché lo sapevamo tutti che, finita l’ondata di nostalgia canaglia per gli anni ’80, sarebbe toccato al decennio successivo di non poter riposare in pace nel cimitero dei nostri ricordi.
E va bene che sono troppo anziana per i Power Rangers, ma Psycho Goreman è un film che comunque pesca a piene mani dal solito immaginario di cui qui abbiamo discusso svariate volte, e non mi pare il caso di continuare a ripetersi all’infinito. Siamo sempre nello stesso regno, sempre nella stessa zona, sempre nello stesso condominio. Poi c’è chi queste operazioni le conduce meglio, chi peggio. Steven Kostanski fa parte del primo gruppo e, anche se non ha la classe e il cuore del terzetto canadese al timone di Turbo Kid, ha dalla sua tanto cattivo gusto dissacrante e anni e anni di esperienza come truccatore.

Psycho Goreman racconta di due ragazzini, fratello e sorella, che disseppelliscono per caso un alieno pericolosissimo e malvagio come poche altre cose nell’universo, lo Psycho Goreman del titolo. Mimi (Nita-Josee Hanna) è una piccola psicopatica in erba e suo fratello Luke le è completamente sottomesso. Sempre per circostanze fortuite, Mimi entra in possesso di un artefatto in grado di controllare l’orrido mostro venuto dallo spazio profondo e decide dunque di farlo diventare il suo amico e compagno di giochi; sono lei e Luke a battezzarlo Psycho Goreman; allo stesso tempo, i nemici intergalattici di P.G. sono diretti sulla terra per sconfiggerlo e liberare così la galassia dal male.
Seguiranno, come da tradizione, botte da orbi, gore a ruota libera, effetti pratici, costumi gommosi di ottima fattura, modellini vari e l’intero armamentario del prodotto indie a basso budget fatto alla maniera di.

Il film si fa apprezzare per alcune trovate che, se non sono di certo sofisticate, sono almeno molto consapevoli della ragion d’essere di Psycho Goreman. Partiamo, per esempio, dallo stesso titolo: P.G. è il nome del mostruoso protagonista abbreviato, campeggia sulle locandine a caratteri cubitali ed è evidente che giochi con la categoria della censura statunitense dei film per ragazzi, ovvero il PG13; Kostanski scrive e dirige una storia che è chiaramente ispirata al cinema per ragazzi, ha la stessa comicità indirizzata a un pubblico di dodicenni, ma non solo, possiede proprio la stessa struttura narrativa di quella pletora di film dove un essere di un altro pianeta o anche qualche animaletto buffo e un po’ strano, fanno amicizia con un bambino. Solo che, nel caso specifico, si tratta di un film cui il marchio Restricted sta anche un po’ strettino (perdonate il gioco di parole) e a farlo vedere a un dodicenne si rischia una denuncia. Insomma, avrà anche l’estetica dei Power Rangers, ma la storia è quella di un E.T. a caso dal 1982 in poi.

Logicamente, Kostanski la butta in farsaccia: l’adorabile bambina non è adorabile neanche un po’, è un piccolo mostro dispotico che tiranneggia fratello e genitori e non si scompone di fronte alle minacce di Psycho Goreman, tantomeno di fronte alle continue  e violentissime dimostrazioni del suo potere; né Mimi né P.G. cambiano nel corso della storia. Al massimo imparano a sopportarsi, e anche ad apprezzarsi a vicenda, dato che si somigliano parecchio. a Psycho Goreman manca proprio la classica morale delle storie da cui prende spunto. Al suo posto ci sono teste strappate a mani nude, bambini fatti esplodere o trasformati in grotteschi cervelli provvisti di tentacoli e bulbi oculari, risse cosmiche tra entità potentissime e via così, sempre tuttavia rispettando rigorosamente ogni singola tappa e appuntamento emotivo del cinema con cui sono state cresciute svariate generazioni. Psycho Goreman lo omaggia e allo stesso tempo lo dissacra e lo svuota di significato, a volte cadendo con tutte le scarpe nella pura parodia, altre riuscendo a evitarla per un soffio. C’è persino il classico montage musicale con scenette di vita quotidiana.  È come se, tanto per restare nello spazio temporale degli anni ’90, in Free Willy l’orca si fosse messa a sgranocchiare con dovizia di particolari la metà del parco attori.

Quindi sì, non è un film fatto a casaccio o privo di un progetto, e non è neppure il film citazionista un tanto al chilo che si limita a dar di gomito allo spettatore riproponendo ciò che presume possa solleticare la sua vena nostalgica; Psycho Goreman rivede, rielabora, mette in discussione i suoi punti di riferimento. Il fine ultimo non è la riflessione, ma lo sberleffo fine a se stesso, che non è moltissimo, ma ce lo facciamo bastare.
Dove davvero il film brilla (ed è sempre stato così, anche nei lavori precedenti di Kostanski) è nel reparto trucco ed effetti speciali, nel design delle varie creature che affollano la scena e nell’inventiva con cui P.G. fa fuori le sue numerose vittime. Dopo la parentesi seriosa e, a mio parere, non proprio riuscitissima di The Void, Kostanski è tornato alle commediacce in salsa horror: ha diretto il sorprendete Leprechaun Returns, a cui nessuno avrebbe mai dato una lira, e invece è un filmetto godibilissimo, e ora questo Psycho Goreman, in cui deve essersi divertito come un pazzo con tutti i mostri a disposizione. Scene che mi hanno ricordato il concilio di Fantasia ne La Storia Infinita, dove ogni singolo personaggio ha il suo carattere dato dal costume. Ecco, in quel settore, Psycho Goreman è davvero un’esplosione di creatività come non se ne vedeva da tempo.

Oltre al gusto retrò degli effetti e dei mascheroni, tuttavia, avrei gradito anche una messa in scena, mentre mi è sembrato sempre di assistere al lavoro di un dilettante tutto preso a girare con i suoi amici. Non so se per ragioni di budget o perché Kostanski non ha ancora un suo stile, o forse ancora perché, essendo prima di tutto un truccatore, pensa ad altro, ma si sente la mancanza di una direzione artistica vera e propria, di un’idea visiva che vada a sorreggere il gore, le battute sceme e degli attori lasciati un po’ troppo liberi di strafare, soprattutto la giovane protagonista che si merita tutte le lodi di questo mondo, soprattutto per una sequenza che coinvolge un paio di occhiali da sole e un crocifisso, ma oltre ad avere talento puro e carisma da buttare, non è diretta e va a briglia sciolta.
Certo, sono questioni che lo spettatore a cui un film come Psycho Goreman è rivolto neppure si pone, ma io penso sia giusto segnalarle se si vuole continuare a prendere il genere sul serio. Psycho Goreman funziona in alcune parti, scricchiola in altre, intrattiene e strappa qualche risata, ma si ferma lì.
Non dico che Tammy e il T-Rex era meglio, però insomma, stiamo più o meno da quelle parti.

8 commenti

  1. Giustamente comprendere che è un prodotto diretto a un pubblico specifico, non annulla anche una seria critica al film. Comunque la cosa bella di questo blog è proprio leggere anche l’evoluzione della sua creatrice, come succede a tutti noi. Poi io non ho mai avuto la nostalgia degli anni 80, figuriamoci dei 90- ero adolescente e andavo a scuola che schifo ^_^ –

    1. I ’90 erano una roba ignobile.
      Io non capisco come si faccia a provare nostalgia per un momento così squallido.

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Una forma di “nostalgia” che posso provare per quegli anni è certo di tipo televisivo, specialmente da metà ’90 circa in poi per quanto riguarda il fantastico sulle emittenti nazionali, sia pubbliche che private: Star Trek (TNG e DS9) spadroneggiava assieme a The Outer Limits e Poltergeist Legacy, U.F.O di Gerry e Sylvia Anderson si riaffacciava (pur se mancante degli episodi inediti) sui palinsesti dopo oltre vent’anni di totale assenza, X-Files iniziava la corsa verso la più che meritata fama, piccoli gioielli incompresi (nonostante il marchio di qualità Raimi-Tapert) come American Gothic apparivano come meteore per poi sparire del tutto, Hercules e Xena programmati a manetta e alla via così… per non parlare dell’angosciante miniserie Voci Notturne, canto del cigno delle produzioni “misteriose” targate Rai.
        E i Power Rangers? Rimasticatura USA di precedente materiale nipponico che già conoscevo e che, quindi, poco m’interessava vedere proposto di nuovo come fotocopia a stelle e strisce, ragion per cui eviterò di prenderli come termine di paragone quando vedrò Psycho Goreman. Senza nulla togliere a quest’ultimo, con i pregi e i difetti che hai analizzato, non mi sarebbe però dispiaciuto vedere Kostanski insistere seriamente su tematiche lovecraftiane, magari proprio dando un seguito all’imperfetto The Void…

  2. Visto che Turbo Kid non mi ha mai convinto, ho apprezzato di più PG. Senza esaltarmi, proprio come spieghi a inizio rece. Sì, forse saremo invecchiati, ma le colpe per me stanno sempre da entrambe le parti, e le cadute di PG, che hai analizzato ottimamente (as usual), sono evidenti.

    Consiglio a tutti di recuperare, di Kostanski, il corto in ABCs of Death, che per coerenza di atmosfere potrebbe essere ambientato in uno dei tanti mondi bazzicati dal buon PG.

    1. Non saprei, io Turbo Kid l’ho trovato molto più “cinema” di questo, anche se giocano lo stesso campionato.
      Il corto di ABCs of Death forse resta la cosa migliore mai fatta da Kostanski.

      1. Sì, Turbo Kid è un film da cinema e PG è molto film tv, su questo non ci sono dubbi.
        (nel commento intendevo che comunque ho preferito PG a TK, che trovai deludente all’epoca).

  3. Io recupero appena possibile, sono molto curioso

  4. Maria Alessandra Cavisi · · Rispondi

    Io negli anni anni ’90 sono stata bambina e poi adolescente. Ho guardato quindi i Power Rangers, ma devo dire che vorrei non averlo fatto. Ciò detto, al di là della deriva nostalgica che può avere questo film, a me sinceramente (che sempre più fortemente mi sto rendendo conto che più invecchio e più divento di bocca buona, laddove credevo che sarebbe successo il contrario col passare degli anni), basta anche solo questo “ci sono teste strappate a mani nude, bambini fatti esplodere o trasformati in grotteschi cervelli provvisti di tentacoli e bulbi oculari, risse cosmiche tra entità potentissime e via così”.

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